Spagna e Italia: una costante osmosi culturale.Spain and Italy: a constant cultural osmosis

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Firenze – Spagna e Italia: una costante osmosi culturale. “Spagna e Italia in dialogo nell’Europa del Cinquecento”: una mostra per indagare su contatti, rapporti, confronti. (27 febbraio – 27 maggio), nuove sale dell’Aula Magliabechiana, Uffizi. Riportiamo per i lettori il commento di Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi.

Spagna e Italia: una costante osmosi culturale: «Due anni fa, presso la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando a Madrid, si aprì la mostra I segni nel tempo. Dibujos españoles de los Uffizi curata da Benito Navarrete Prieto con la collaborazione di Roberto Alonso Moral. Quell’esposizione costituiva, nelle nostre intenzioni, la necessaria premessa alla presente edizione, in realtà assai diversa dalla prima per il taglio cronologico più ridotto, la varietà tipologica delle opere selezionate, la presenza di prestiti provenienti anche da altri Musei e Biblioteche, in aggiunta ai disegni del vasto e prestigioso nucleo grafico spagnolo posseduto dagli Uffizi e per la maggior parte risalente alla donazione di Emilio Santarelli (1866). Se la versione madrilena della mostra si poneva in linea di continuità con la “storica” esposizione tenutasi agli Uffizi nel 1972 – mi riferisco alla Mostra di disegni spagnoli curata da Alfonso E. Pérez Sánchez -, i tre curatori, Marzia Faietti, Corinna T. Gallori e Tommaso Mozzati, si propongono oggi obiettivi diversi. Infatti, la redazione odierna intende piuttosto mettere a fuoco alcuni concetti e questioni ancora problematici o meritevoli di approfondimento, che caratterizzano il dialogo fra le tradizioni artistiche spagnola e italiana, così da evidenziarne contatti e rapporti, prestiti e scambi nel periodo di piena maturazione dell’Epoca moderna. A partire dal Quattrocento la Spagna aveva iniziato quel processo di unificazione che l’avrebbe condotta a diventare una monarchia, e poi un impero a dimensione planetaria, che comprendeva culture anche molto diverse tra loro. Proprio attorno al XVI secolo le tendenze politiche e intellettuali dei regni spagnoli e dei territori italiani andarono avvicinandosi, con la conseguenza di continue e inattese sovrapposizioni: dal pontificato di papa Alessandro VI Borgia alla conquista dei domini napoletani; dall’annessione del ducato di Milano all’affermazione di una stabile influenza politica sulla penisola italiana. Coerentemente, una simile situazione portò anche a più stretti e continuativi legami in ambito culturale, favoriti inoltre dalle rotte commerciali che connettevano le diverse sponde del Mediterraneo. La mostra si articola in otto sezioni, concepite per evocare quella cornice storica e a loro volta introdotte da una premessa sullo sviluppo dell’arte spagnola nel suo contesto continentale, in un arco che partendo dall’inizio del Cinquecento, in epoca precedente all’insediamento sul trono di Castiglia e di Aragona della dinastia asburgica, giunge fino all’età di Filippo II. La prima sezione riguarda la produzione dei pittori o scultori educatisi in Italia fra gli anni Dieci e Trenta, da Alonso Berruguete a Bartolomé Ordóñez, fino a Gaspar Becerra; una simile galleria di opere conduce, nella seconda sezione, a dibattere sul problema della composizione della figura e della rappresentazione del nudo messa a punto nei cataloghi di quegli artisti attraverso il confronto con l’arte e la trattatistica italiana. La terza sezione vuole invece ricordare l’importanza della pittura tosco-romana per le realizzazioni artistiche spagnole attorno agli anni Quaranta e Cinquanta, grazie a opere di Luis de Vargas e Luis de Morales accostate a fogli attribuiti a Sebastiano del Piombo e di Giorgio Vasari. La quarta si concentra invece sugli spostamenti degli artisti (tra cui spicca il caso emblematico di El Greco) in direzione opposta, dall’Italia alla Spagna, e sul passaggio dinastico fra Carlo V e Filippo II, quest’ultimo responsabile di un radicale ripensamento nelle dinamiche di committenza della Corona. Da qui si sviluppa, nelle due sezioni successive, un percorso espositivo mirato sui disegni italiani legati alla decorazione della chiesa e monastero di San Lorenzo dell’Escorial e una riflessione sull’uso delle arti grafiche da parte di Filippo II per controllare e promuovere tale importantissimo cantiere.

La settima sezione indaga la presenza degli artisti italiani “escorialensi” e introduce alla grafica di alcuni autori spagnoli dell’ultimo trentennio del Cinquecento, mentre la sezione conclusiva è dedicata ai membri di due famiglie, i fratelli Carducci (Carducho) e i Cascese (Cajés), e alla loro eredità artistica e teorica. La mostra annovera, dunque, fogli di straordinaria qualità, ad esempio di Alonso Berruguete (fra i primi testimoni di un linguaggio “rinascimentale” a ovest dei Pirenei, alimentato da lunghi periodi di formazione fra Firenze e Roma), di Romolo Cincinnato e Pompeo Leoni (entrambi interpreti significativi di una leva di personalità chiamate dall’Italia a lavorare in Spagna nei più prestigiosi cantieri reali), fino a includere disegni di protagonisti della stagione che chiude il Cinquecento in Spagna, quali Francisco Pacheco, Patricio e Eugenio Cajés, Vicente Carducho. Al fine di ricollocare le singole creazioni grafiche nel loro contesto di provenienza, si è inoltre provveduto a selezionare sculture, dipinti, oreficerie e manufatti di arti applicate per offrire al visitatore un’immagine più completa e multidisciplinare. Da questo punto di vista la mostra si differenzia dalle diverse esposizioni sul disegno spagnolo allestite in Spagna e in alcune città europee e degli Stati Uniti a partire dagli esordi del terzo Millennio, epoca che ha indubbiamente registrato un crescente interesse verso il tema dopo la fioritura di studi degli anni Settanta del secolo scorso. Per taglio cronologico e prospettive di indagine questa mostra dunque si distingue, pur risultando a essa complementare, da quella aperta agli Uffizi nel 2013 con il titolo Norma e capriccio. Spagnoli in Italia agli esordi della “maniera moderna”, che Tommaso Mozzati aveva curato insieme ad Antonio Natali. Quest’ultima era infatti incentrata sugli artisti spagnoli che maturarono l’esperienza del viaggio in Italia agli esordi del Cinquecento, di cui veniva esaminata soprattutto, anche se non esclusivamente, l’attività pittorica in un serrato confronto con i loro modelli italiani. Da ultimo va rimarcato che al presente catalogo, accanto ai tre responsabili del progetto scientifico, sono stati invitati a partecipare studiosi di consolidata esperienza sia nel campo del disegno spagnolo, sia in relazione al cantiere monumentale dell’Escorial. Li affiancano altri specialisti, di giovane generazione, per assicurare quell’ibridazione tra specializzazioni e chiavi di lettura diverse che l’argomento, nell’impostazione datane dai tre curatori, necessariamente richiedeva». (Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi)

Le Gallerie degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, 6 – 50122 Firenze

Info: [Sito web: www.uffizi.itCatalogo: Giunti Editore a cura di Marzia Faietti, Corinna T. Gallori, Tommaso Mozzati].

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

Florence – Spain and Italy: a constant cultural osmosis. “Spain and Italy in dialogue in 16th century Europe”: an exhibition to investigate contacts, relationships and comparisons. (27 February – 27 May), new halls of the Magliabechiana Hall, Uffizi. We report to the readers the comment by Eike D. Schmidt, Director of the Uffizi Galleries.

Spain and Italy: a constant cultural osmosis: «Two years ago, the exhibition I signs in tempo opened at the Real Academia de Bellas Artes de San Fernando in Madrid. Dibujos españoles de los Uffizi curated by Benito Navarrete Prieto with the collaboration of Roberto Alonso Moral. That exhibition constituted, in our intentions, the necessary premise for this edition, in reality very different from the first for the chronological chop, the typological variety of the selected works, the presence of loans also coming from other Museums and Libraries, in addition to the drawings of the vast and prestigious Spanish graphic nucleus owned by the Uffizi and for the most part dating back to the donation of Emilio Santarelli (1866). If the Madrid version of the exhibition was in continuity with the “historical” exhibition held in the Uffizi in 1972 – I refer to the Spanish drawings exhibition curated by Alfonso E. Pérez Sánchez -, the three curators, Marzia Faietti, Corinna T. Gallori and Tommaso Mozzati, today we propose different objectives. In fact, today’s editors intend to focus on some concepts and issues that are still problematic or deserving of depth, which characterize the dialogue between the Spanish and Italian artistic traditions, so as to highlight contacts and relationships, loans and exchanges in the period of full maturation of the Modern era. Beginning in the 15th century, Spain had begun the process of unification that would have led it to become a monarchy, and then an empire with a planetary dimension, which included very different cultures. Just around the sixteenth century, the political and intellectual tendencies of the Spanish and Italian territories came closer, with the consequence of continuous and unexpected overlaps: from the papacy of Pope Alexander VI Borgia to the conquest of the Neapolitan dominions; from the annexation of the Duchy of Milan to the affirmation of a stable political influence on the Italian peninsula. Coherently, such a situation also led to closer and continuous ties in the cultural sphere, favored also by the trade routes that connected the different shores of the Mediterranean. The exhibition is divided into eight sections, designed to evoke that historical frame and in turn introduced by a premise on the development of Spanish art in its continental context, in an arc that began at the beginning of the sixteenth century, before the settlement on the throne of Castile and Aragon of the Habsburg dynasty, it reaches the age of Philip II. The first section concerns the production of painters or sculptors educated in Italy between the thirties and the thirties, from Alonso Berruguete to Bartolomé Ordóñez, up to Gaspar Becerra; a similar gallery of works leads, in the second section, to discuss the problem of the composition of the figure and the representation of the nude created in the catalogs of those artists through the comparison with Italian art and treatises. The third section, on the other hand, recalls the importance of Tuscan-Roman painting for Spanish artistic achievements in the 1940s and 1950s, thanks to works by Luis de Vargas and Luis de Morales combined with sheets attributed to Sebastiano del Piombo and Giorgio Vasari. The fourth focuses instead on the movements of the artists (among which the emblematic case of El Greco stands out) in the opposite direction, from Italy to Spain, and on the dynastic transition between Charles V and Philip II, the latter responsible for a radical rethinking dynamics of commission of the Crown. From here it develops, in the following two sections, an exhibition focused on Italian drawings related to the decoration of the church and monastery of San Lorenzo dell’Escorial and a reflection on the use of graphic arts by Philip II to control and promote this very important building site.

 The seventh section investigates the presence of Italian artists “escorialensi” and introduces the graphics of some Spanish authors of the last three decades of the sixteenth century, while the final section is dedicated to the members of two families, brothers Carducci (Carducho) and Cascese (Cajés) , and their artistic and theoretical heritage. The exhibition includes, therefore, sheets of extraordinary quality, for example by Alonso Berruguete (among the first witnesses of a “Renaissance” language west of the Pyrenees, fed by long periods of training between Florence and Rome), Romolo Cincinnato and Pompeo Leoni (both meaningful interpreters of a leverage of personalities called from Italy to work in Spain in the most prestigious royal yards), to include drawings of protagonists of the season that closes the sixteenth century in Spain, such as Francisco Pacheco, Patricio and Eugenio Cajés, Vicente Carducho . In order to relocate the individual graphic creations in their context of origin, we also proceeded to select sculptures, paintings, goldsmiths and artifacts of applied arts to offer the visitor a more complete and multidisciplinary image. From this point of view the exhibition differs from the different Spanish design exhibitions set up in Spain and in some European cities and the United States starting from the beginnings of the third millennium, an era that undoubtedly registered a growing interest in the theme after the flowering of studies of the seventies of the last century. For chronological cutting and perspectives of investigation, this exhibition therefore distinguishes itself, even if it is complementary to it, from the one open to the Uffizi in 2013 with the title Norma and capriccio. Spaniards in Italy at the beginning of the “modern way”, which Tommaso Mozzati had edited together with Antonio Natali. The latter was in fact focused on the Spanish artists who matured the experience of the trip to Italy at the beginning of the sixteenth century, which was examined above all, though not exclusively, the pictorial activity in a close confrontation with their Italian models. Finally, it should be noted that the present catalog, together with the three heads of the scientific project, have been invited to participate scholars of consolidated experience both in the field of Spanish design, both in relation to the monumental site of the Escorial. They are joined by other specialists, from a young generation, to ensure that hybridization between specializations and different interpretations that the topic, in the approach given by the three curators, necessarily required “. (Eike D. Schmidt, Director of the Uffizi Galleries)

The Uffizi Galleries, Piazzale degli Uffizi, 6 – 50122 Florence

Info: [Website: www.uffizi.it – ​​Catalog: Giunti Editore by Marzia Faietti, Corinna T. Gallori, Tommaso Mozzati].

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

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