Bella gente a grand…”Sicilia”

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(parafrasando il titolo di una ben nota trasmissione televisiva, degli anni che furono, di Maurizio Costanzo).

Cefalù (Pa) – 12 Maggio, in Cefalù, al teatro comunale “Cicero”.

Nell’ambito del programma di “Incontri con l’Autore”, conversazioni indette dalla biblioteca comunale del nostro centro che hanno già sortito una loro prima applaudita performance in occasione della presentazione del libro “Rumori” dello scrittore castelbuonese Massimiliano Città, si è dato corso al secondo rendez-vous per il recente romanzo dall’intrigante titolo “Luna Barocca” di Santa Franco, conosciutissima docente locale sulla quale già, in occasione del suo primo testo “Donne di zagara”, ebbi, credo esaurientemente, positivamente ad esprimermi su questo stesso Blog.

Riannotare, pertanto, che la scrittrice, che a proposito di quel suo lavoro precedente ha testualmente esternato “…La mia è soltanto una voce narrante che la nebbia aveva avvolto nell’oblìo, in un non luogo della memoria…”, proviene da Tusa, piccolo paese della Sicilia nebroidea, che insegna presso L’Istituto Comprensivo N. Botta di Cefalù, che si è sempre occupata di problematiche sociali e politiche rivestendo anche cariche istituzionali e ruoli di partito, che è stata spesso protagonista di incontri e dibattiti di natura culturale, artistica, antropologica e sociologica, che è impegnata costantemente nell’arte della scrittura, che ha promosso svariati incontri finalizzati alla valorizzazione del vernacolo siciliano, mi sembra completamente ripetitivo, inutile e forse anche noioso.

I suoi meriti, la sua preparazione cattedratica, la sua inventiva, la sua linearità letteraria, il suo charme compositivo, il suo stile narrativo, apprezzabilissimi, li conosciamo bene e, quindi, il ripetermi sarebbe come pestare l’acqua nel mortaio.

Eppure, qui, malgrado le mie espresse superiori divisazioni, i miei dubbi, le mie incertezze, ho riproposto tutto ciò. La penna non si è fermata di fronte alla luce della logica ed ha continuato, imperterrita, nella sua laboriosa gradevole fatica trasfusionale d’inchiostro su un candido foglio di carta bianca, se non addirittura, sulla patinata virginea superficie di una immacolata pergamena (oggi, più che d’inchiostro, di carta o di pergamena sarebbe proprio il caso di parlare di “tastiera” e di “videoscrittura” eliminando un terzo incomodo).

L’incontro, naturalmente patrocinato dal Comune di Cefalù, si è svolto alla presenza del Sindaco, Rosario Lapunzina, degli Assessori Vincenzo Garbo e Tania Culotta e della Consigliera Salva Mancinelli.

Dall’ultima fila delle poltrone, su una delle quali ero assiso, non mi è stato dato di vedere altre cariche istituzionali.

Fra il folto e qualificato pubblico che animava la sala, esponenti della cultura e dell’arte; fra i quali la pluripremiata poetessa Pina Granata, i cui delicati sentimenti hanno trovato nella poesìa il loro veicolo più immediato per manifestarsi, i pittori Forte e Morello e quant’altri; e fra le Signore presenti: Pina Avanzato, moglie del Sindaco, la splendida Maria Orlando ed altre che non ho avuto il bene di conoscere.

Avrei avuto il piacere di rivedere la tesaurizzata Francesca Mezzatesta, sensibile competente programmatrice d’arte e la giammai abbastanza lodata Sylvia Patti, insuperabile curatrice di mostre; ma entrambe hanno disertato l’incontro: la prima chissà perché e la seconda sicuramente per concomitanti impegni ottagonali.

Sul palco a far da corona all’Autrice per gli interventi di rito: Giuseppe Saja, Daniela Mendola, Francesco Caruso, Marianna Miranti; e gli interpreti e fini dicitori che hanno letto dei brani del libro dando corpo ai personaggi del testo: Arianna Attinasi, Emanuela Davì, Giovanna Butticé, Pietro Carollo e Rebecca Dimarco.

Saro Curcio ha curato la copertina del volume oggetto dell’incontro.

Poiché il libro presentato ancora non l’ho letto, e, come credo, assieme a me il 99% degli astanti spettatori (sicuramente lo hanno letto solo i Relatori sopra elencati), mi limiterò a focalizzare brevemente la coreografìa della serata più che i contenuti dell’assunto che non conosco se non sommariamente attraverso i dialoghi che si sono intrecciati sulla ribalta fra gli intervenuti espositori.

Inoltre: come mai si possono conoscere ed apprezzare la tematica, i pregi lessicali, lo stile ed il carisma di un libro assumendo dei dati da ciò che viene detto su un proscenio nel limitato torno di tempo di qualche ora?

E’ la stessa cosa che assistere al trailer di un film nel quale, attraverso un montaggio vorticoso costituito da brevissimi pezzi di pellicola vengono mostrati di scorcio personaggi, ambienti e quant’altro creando più confusione che chiarezza.

In buona sostanza, nell’uno e nell’altro caso non è possibile capire a fondo la questione; si riesce soltanto ad involtarsi in un fumus pseudoconoscitivo, che, comunque, lascia il tempo che trova.

Quindi, l’aver chiesto alla fine del convegno se qualcuno volesse intervenire nell’intento di un possibile dibattito è stato puramente aleatorio; perché quale mai chiarificazione si sarebbe potuta chiedere da parte di taluno, su quale punto, in base a quale convincimento, se la vera consistenza del libro era ignota ai più?

D’altronde, ben conoscendo personalmente la valenza dell’Autrice che non ha mai mancato in tutte le sue precedenti esteriorizzazioni di mantenere quel livello elegiaco che oggi i Sigg. Relatori le hanno ampiamente riconosciuto, non posso fare a meno di pensare che l’attuale “Luna barocca” assolverà degnamente all’impegno profusole conseguendo gli stessi ottimi risultati dei testi che l’hanno affermativamente preceduta ed accreditata.

L’incontro, gestito dal Saja, noto critico e letterato, scrittore di vaglia e, come si è voluto definire da buon luogo, anche accademico, personaggio di spicco nel nostro comprensorio che lo ha condotto in maniera elegiaca confermando ancora una volta le sue inclite doti di acuto interlocutore e di colto intrattenitore suasivo, ha registrato una fattiva prolusione iniziale del Sindaco Lapunzina, che, nella sua veste istituzionale, ha porto agli intervenuti i saluti di prammatica; prolusione che è stata seguita da una elegante esposizione dell’Assessore Garbo che ha posto il “la” sugli scopi dell’iniziativa che si situa, come sopra accennato, nel quadro generale delle manifestazioni programmate dalla Biblioteca Comunale della città, rivolgendo, infine, un sincero plauso alla Franco per questa sua ultima apprezzata fatica letteraria.

Così, di volta in volta, chiamati all’argomento dal pro tempore prefato anfitrione Saja, i vari Relatori si sono avvicendati al microfono fornendo la propria interpretazione del testo e mettendone in luce le originali sfaccettature.

La Davì, bravissima attrice, dicitrice d’eccezione, accurata e passionale nella esposizione, ha dato vita a personaggi dell’opera animandoli con l’intensità del proprio karman.

l’Attinasi, pregevole musicologa oltre agli altri suoi titoli, ha eseguito al pianoforte dei gradevoli melodici pezzi, commentando armonicamente alcune letture; tuttavia mantenendo troppo alto (e non in sottofondo) il livello sonoro delle note che spesso hanno coperto la vocalità espressiva dell’interprete di turno.

Disguido sonoro che una più accurata regìa tecnica avrebbe potuto agevolmente evitare.

In più (sempre a voler trovare il pelo nell’uovo) un nutrito continuo scilinguàgnolo, cicaleccio, brusìo, di voci bianche, proveniente dalla scala d’ingresso oltre i tendaggi regolarmente chiusi, non ha mancato di disturbare gli occupanti (me compreso) delle ultime file delle poltrone della sala.

Giuseppe Maggiore

Ph:Giuseppe Maggiore, scrittore e regista cinematrografico

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