Osterio Magno,scrigno di bellezza. Una lettera per riaprirlo

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Cefalù (PA) – L’ Osterio Magno, edificio storico cefaludese è uno scrigno di bellezza e ricchezza storica che attualmente, non è fruibile al pubblico. Tenerlo chiuso significa mancata condivisione di un bene che tutti i visitatori apprezzerebbero se ne avessero l’opportunità di ammirarlo.Così Fortunata Rizzo, Presidente dell’Archeoclub d’Italia (sezione di Cefalù), ha deciso che era giunto il momento di agire per restituire alla pubblica fruizione l’edificio storico, “Osterio Magno”. Di seguito riportiamo la lettera che la professoressa Rizzo ha inviato ai responsabili regionali ma non solo a loro.

Al Presidente della Regione Siciliana

on. Nello Musumeci

segreteria.presidente@regione.sicilia.it

All’Assessore Regionale

dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

prof. Sebastiano Tusa

assessorebci@regione.sicilia.it

assessorato.beni.culturali@certmail.regione.sicilia.it

All’Assessore Regionale dell’Economia

e Demanio Regionale

avv. Gaetano Armao

assessorato.economia@certmail.regione.sicilia.it

All’Assessore Regionale del Turismo

dott. Sandro Pappalardo

assessore.turismo@regione.sicilia.it

assessorato.turismo@certmail.regione.sicilia.it

Alla Soprintendente

ai BB.CC.AA. di Palermo

arch. Lina Bellanca

sopripa@certmail.regione.sicilia.it

e p.c.

Al Signor Sindaco

del Comune di Cefalù

signor Rosario Lapunzina

protocollo@pec.comune.cefalu.pa.it

Al Direttore del Servizio Turistico

di Palermo U.O. 1 di Cefalù

dott. Domenico Maccarone

strcefalu@regione.sicilia.it

Alle Associazione e ai Cittadini di Cefalù

Cefalù, 24 maggio 2018

Oggetto: Lettera aperta per chiedere la riapertura alla fruizione pubblica dell’edificio storico, Osterio Magno di Cefalù, ubicato in Corso Ruggero, civico 71.

«L’associazione Archeoclub d’Italia, sede di Cefalù, chiede, con la presente, che venga riaperto alla pubblica fruizione l’edificio storico “Osterio Magno” di Cefalù, di proprietà della Regione Siciliana, ubicato in pieno Centro Storico. L’importante complesso architettonico, adibito per un lunghissimo periodo ad abitazione plurifamiliare, nel 1911 fu ritenuto, con vincolo, di interesse monumentale e nel 1958 fu fatto oggetto di un progetto organico di espropriazione e di restauro, redatto dal prof. Epifanio. Nel 1979, conclusa la procedura d’espropriazione, furono avviati alcuni studi propedeutici e minimi interventi da parte dei proff. Culotta, Leone e Giuffrè, dell’Università degli Studi di Palermo. Successivamente, negli anni che vanno dal 1988 al 1992, l’Osterio Magno fu oggetto di un profondo restauro, con un finanziamento dell’Assessorato alla Presidenza della Regione Siciliana e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo. A completamento dei lavori, l’Osterio Magno fu affidato alla gestione culturale dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Cefalù, oggi Servizio Turistico Regionale di Cefalù. Nell’ambito dei lavori di restauro, diretti dall’arch. Braida, vi furono effettuati, dall’archeologo prof. Amedeo Tullio, una serie di scavi archeologici; questi misero in luce, all’interno dell’edificio, resti dell’area urbana di età ellenistica; furono inoltre individuate le trincee dei muri di fondazione della sovrastante torre, utili per la datazione dell’edificio. Tra gli anni ’90 del secolo scorso e i primi anni del 2000 l’edificio, riaperto al pubblico, ha accolto al suo interno diverse iniziative di carattere culturale, divenendo per un certo periodo anche luogo di rappresentanza del Corso di laurea in Scienze del Turismo Culturale dell’Università degli Studi di Palermo, che in quegli anni ha avuto sede a Cefalù. Per anni, parecchi anni ormai, l’edificio è rimasto chiuso, e chiuso resta tuttora; la motivazione iniziale di ciò parlava, per quanto sappiamo, di una chiusura temporanea per lavori di manutenzione. A questa Associazione pare adesso che tale attesa sia stata anche troppa, considerando anche il fatto che non vi sono attualmente lavori in corso. Vivo è inoltre il timore che l’edificio, lasciato in stato di abbandono, possa subire gli attacchi del tempo e i danni dell’abbandono, mortificandosi così la sua storia, il suo recupero, la sua valorizzazione e la sua fruizione. Più volte abbiamo chiesto informazioni in ambito locale, ma le risposte non sono mai state chiarificatrici. A questo punto, in un contesto generale in cui del patrimonio culturale viene sbandierata l’importanza, mentre per altro verso ne viene ignorata la tutela e l’adeguata fruizione, a noi Archeoclub d’Italia, movimento d’opinione al servizio dei beni culturali e ambientali, interessa sapere cosa si stia facendo per riaprire le porte dell’Osterio Magno ai cittadini e agli studenti di Cefalù, ai Siciliani e a tutti i visitatori che frequentano la nostra città. Ci piacerebbe, infatti, poter inserire il sito archeologico che vi è contenuto nell’elenco dei siti visitabili per la conoscenza di Cefalù antica, e desidereremmo che esso fosse destinato, attraverso un progetto serio, a un uso culturale più ampio della mera musealizzazione. Pertanto chiediamo alle SS.LL. di essere informati sulla situazione attuale, e, se ci si trovasse a un punto di stallo, chiediamo di conoscere come e quando sarà possibile procedere, da parte di ognuno per le proprie competenze, affinché questa Domus Magna dell’antica famiglia dei Ventimiglia possa ritornare alla pubblica fruizione. La nostra Associazione intanto procederà con una serie di iniziative culturali per mantenere alto il livello d’attenzione su questo importantissimo “bene” della città di Cefalù. Grazie per l’attenzione. In attesa di riscontro si inviano i più distinti saluti». (Fortunata Rizzo, Presidente Archeoclub d’Italia – Sede di Cefalù)

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

 

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