Eloquenza del conciso

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Cefalù (Palermo) – Nella qualità di “Cantore delle virtù cittadine”, come altra volta spartanamente ebbi ad autodefinirmi, consolidata attività per la quale credo di poter indossare il pallio, la clamide, la cappa, la toga, la pretesta, o qualsivoglia altro vestiario di merito che vi sia, a vostra insindacabile scelta, quanto appresso:

Sabato, 7 Luglio 2018, ieri, alle ore 18, nella prestigiosa sede della “Sala delle Capriate” del Palazzo di Città in Cefalù, il Vice Sindaco Vincenzo Terrasi, in rappresentanza delle massime cariche istituzionali dell’urbe (del Sindaco Rosario Lapunzina e del Presidente del Consiglio Comunale Giovanni Iuppa, entrambi assenti per impellenti motivi inerenti alla propria alta carica), ha dato il “là” alla manifestazione indetta sotto il patrocinio dello stesso Ente Locale nell’ambito della quale è stato presentato il libro “GIUSEPPE FORTE, Pennellate di vita, Affreschi cefaludesi” della feconda Rosalba Gallà, preclara titolare di cattedra a scuola e di scanno al Comune, che ha anche con estrema disinvoltura da consumata oratrice presentato e condotto la serata.

L’incontro, che è stato introdotto in apertura da un video sul pittore realizzato da Alberto Culotta con commento fuori campo della stessa Gallà, ha lucrato interessanti ed acculturati interventi sia della Medesima che degli addottrinati ecumenisti Liborio Asciutto ed Amalia Misuraca.

Presente in sala numeroso il pubblico delle grandi occasioni; su di esso, una tantum, violentando le mie consolidate abitudini di spregiudicata ed eterogenea notazione, in ossequio all’impegno di concisione di cui al titolo della presente disamina ometto di fornire primi piani, primissimi o dettagli che siano.

Mi tengo, pertanto, con estrema discrezione al campo lungo, asettico ma pur efficace specifico di filmica sintassi, che mi consente un’ampia visione del tutto ma non del particolare.

E ciò malgrado il crudo impegno di concisione autoimpostomi mi abbia privato del piacere di disquisire ad iosa di Antoniella, di Sylvia, di Salva, di Antonella e di Danila (ahimè!), con le inevitabili conseguenti doverose attribuzioni attinenti alle Stesse!

Anche io non sono immune da vessanti sacrifici!

Il testo, analitica anabasi concettuale, esaustivo e capillare saggio esplicativo redatto con mano sicura da persona adusa a consimili presentazioni di pregio (ancora la Gallà!), offerto in una elegante veste tipografica su carta patinata all’insegna degli “Amici di Plumelia”, editato nello scorso Maggio per i tipi delle Officine Tipografiche Aiello & Provenzano di Bagheria con foto di Salvatore Vinci e di Rosario Vizzini che ne ha curato, quest’ultimo, anche l’impaginazione e la grafica, nonché impreziosito da un’accurata congerie di autorevoli supporti, quali:

contributi su collettive e personali del Forte, locandine delle esposizioni alle quali il Nostro ha partecipato, numerose recensioni ed articoli di noti autori su di lui apparsi sulla stampa cartacea e telematica, foto di sue opere pittoriche denuncianti particolari contingenti toccanti tematiche, come quella su “i migranti”, e di quell’altre in parte rese in omaggio ad artisti di vaglia ed in parte facenti luogo della propria vasta ed accurata produzione, ed inoltre rivisitazioni di affreschi murali allocati nello studio del noto Arch. Mangano; e poi ancora svariate creazioni grafiche, volti e figure in particolari coinvolgenti atteggiamenti determinati dal quotidiano, eterogenee citazioni delle creazioni prodotte dal 2010, la biografìa dell’autore licenziata con metodo didattico, l’elencazione certosina delle numerose mostre a cui lo Stesso ha partecipato, sempre dal 2010 ad oggi, ed infine le molteplici testimonianze sull’artista e sulla sua frenetica attività dispiegata raccolte a partire dal 2011,

apre un profondo squarcio dilucidativo (“Pennellate di vita”, appendice molto significativa) sulle peculiarità umane e creative di Forte, personaggio di grande impegno civile e di riconosciuto spessore umano, nonché valente paesaggista, stigmatizzandone in modo esemplare ed efficace la linfa poetica che, crescendo, si è imposta negli anni.

Durante l’incontro, in omaggio al pittore, ha preso la parola Amedeo Tullio, noto archeologo, ed hanno recitato poesìe Franco Catalano (in vernacolo) e la giovanissima Alessia Paola (in lingua).

Sul pluricelebrato Artista (che alla fine non ha mancato di ringraziare l’uditorio nominando anche alcuni intervenuti più di spicco), al quale non sono estranee le virtù cardinali e quelle teologali e sulle cui opere, data la sua innegabile versatilità nel comporle, è completamente superfluo tentare qui di formulare un’ennesima esegesi, sull’Autrice del dovizioso e pregevole assunto (sempre la Gallà), la cui botticelliana giovanile prestanza costantemente inneggia ad una sempreverde rutilante primavera, e sugli onorevoli ed autorevoli Officianti di contorno dei quali sopra è cenno, inquadrati nell’ambito dell’incontro suddetto, conosciutissimi personaggi tutti sulla cui etica, professionalità e cultura mi sono varie volte favorevolmente espresso in passato, mi sembra ininfluente, vano e ripetitivo soffermarmi ulteriormente: sarebbe come pestare l’acqua nel mortaio riproponendone encomianti giudizi ed elogiative considerazioni; col rischio latente, ahimè, attesa la nota amicizia che mi lega agli Stessi e della quale tanto meno vanto, di poter venir ingiustamente tacciato di sciatto ed insulso nepotismo.

Deprecabile condizione, quest’ultima, ove avesse a verificarsi, che mi lederebbe alquanto.

Pertanto opportunamente mi astengo dal proseguire e, con buona pace di tutti gli amici, eo rus.

Giuseppe Maggiore

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