“C I C I R I”

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“Ciciri”, Edizioni Del Riccio, è il titolo del terzo romanzo della Professoressa Sandra Vita Guddo

Cefalù (Pa) – E’ un compendio di “racconti di terra di Sicilia” presentato nell’Aula consiliare, alias Sala delle Capriate, del Comune di Cefalù,il 1 Novembre alle ore 17,30.

Diamo qualche cenno sull’Autrice, per chi ancora non l’avesse a conoscere.

Chi è Sandra Vita Guddo?

Laureata nel 1973 in filosofìa ad indirizzo psicopedagogico col massimo dei voti e la pubblicazione della tesi svolta su Gaetano Mosca, vincitrice di concorsi per l’insegnamento di Scienze Umane, docente di Italiano e Storia negli Istituti Superiori, abilitata in materie letterarie e in latino nella Scuola Media Inferiore, operativa nel campo scolastico sin dal ’74; oggi in pensione.

Nel ’91 il M.I.U.R. di Palermo la inserisce, per il periodo che va sino al 2001, nel progetto contro la dispersione scolastica in qualità di operatrice psicopedagogica nei quartieri più a rischio della città.

Portata d’istinto allo scrivere, dà alla luce nel 2014 il romanzo “Tacco 12 – Storie di ragazze di periferia” per i tipi delle edizioni Hombre e nel 2016 dà un fratello al primo libro, “Le Geolier”, per le edizioni Vertigo.

Ha partecipato a svariati concorsi letterari ed ha sortito numerosi premi e riconoscimenti, quali: “A.S.C.U.” di Bagheria, “Antonino D’Aleo”, “Salvatore Gatta”, “Empire International Club”, “Giornata della Donna”, “Salvatore Quasimodo”.

E’ membro effettivo dell’ “Accademia di Sicilia” ed è componente del Consiglio Direttivo di “Ottagono Letterario”, nonché Responsabile del Dipartimento di Cultura di “Fare Ambiente”; e, nel seno dell’ “Università Popolare di Palermo”, di cui è Presidentessa, è anche Responsabile ed Editor di Unicult, blog di cultura indipendente.

Collabora con l’ “Ulite”, “Federspev”, “Filds”, “Ucal”. Fà (non ci si scandalizzi dell’accentazione della terza persona singolare del verbo fare: per me è perfettamente consona, come altra volta ebbi a spiegare) parte della Giurìa del Premio Internazionale letterario “Pietro Mignosi”.

Saggista e critica letteraria, scrive sulla rivista “Le Muse” e sul blog “Il Bandolo”. Conduce acculturati corsi di scrittura creativa ed organizza eventi.

Amen!

Io non ho ancora letto il libro “Ciciri”, terza fatica della Nostra; e come mai avrei potuto dal momento che ieri sera c’é stata la presentazione (nella quale cerimonia, me sconoscendo completamente l’Autrice ed ignorando i suoi trascorsi letterari e la sua indiscussa valenza e quella indubitabile degli intervenuti relatori, ad eccezione dei miei noti compaesani, mi son venuto a trovare grazie alle mene dell’amico Barracato che tuttavia qui ringrazio per avermene messo a parte) ed oggi mi trovo a licenziare alle stampe questo mio risibile commento per niente esaustivo ed illuminante senza che qualcuno, opportunamente, abbia pensato di fornirmi preventivamente una copia del testo in esame per aggiornarmi sul plot al fine di poter approntare una possibile acculturata disamina sull’argomento, e considerando viepiù che, per tempo, lo stesso non era acquistabile?

La consecutio temporum, insomma, è stata troppo breve per consentirmi anche un rapido contatto col lessico.

Così, fatta di necessità virtù, quello che qui sommariamente annoto si basa esclusivamente su ciò che ieri sera è stato detto in sala in maniera egregia dagli acculturati relatori che si sono alternati al microfono e dalla stessa Autrice.

Una concisa cronaca dell’incontro, quindi, questa, priva di qualsiasi intenzione esegetica; un fugace accostamento ad un apprezzabile dialettico convegno, forse non esaustivamente divulgato.

In buona sostanza, ad abundantiam, qui descrivo più l’incontro serotino (il contenente), che ammannire un’analisi approfondita dell’assunto (il contenuto), entro il quale, per i motivi sopra esposti, non mi addentro affatto; quantunque da qualcuno bene informato che ha avuto modo di leggere il libro io abbia potuto appurare, così per inciso, che l’Autrice, in questo testo, narra con sagacia ed ironìa “…fatti dimenticati o, peggio, mistificati della storia della Sicilia. Non la grande storia, quella scritta dai vincitori, ma piccole storie, non per questo meno importanti, dei vinti: di quei siciliani che parlano poco, che non si agitano, che si rodono dentro e soffrono…” (sic).

Quanto sopra per non lasciare completamente a bocca asciutta l’ipotetico lettore che spenda il suo tempo onorando con la sua cortese attenzione la mia presente scarna prolusione.

Ma, al di là di tutto (al “postutto” scriverebbero gli avi), ammettiamolo francamente: dai prestigiosi titoli che connotano la personalità dell’Autrice e dalle riuscite prove dalla Stessa fornite con i precedenti suoi lavori già menzionati (“Tacco 12-Storie di ragazze di periferia” e “Le Geolier”) agnosticamente si può benissimo desumere la valenza del parto letterario oggetto del presente simposio.

Un’ennesima affermazione, questo “Ciciri”, dunque, secondo quanto espresso da chi ha avuto modo di apprezzarlo, della creatività letteraria della Guddo.

Comunque mi riprometto di provvedere al più presto alla mia giustificabile lacuna onde poter acquisire una mia appropriata valutazione del testo.

Perché, poi, questo titolo, “Ciciri”? I ceci? Molti potrebbero chiedersi che c’entrano i ceci?

Che una pianta delle papilionacee, originaria dell’Abissinia e dell’Asia centrale, che produce un frutto a legume ovato da consumarsi, maturo ed essiccato, come minestra o come contorno di un saporito pasto, il cece, insomma, possa essere assurta ad emblema culturale, a titolo esplicativo, a frontespizio preminente di un componimento artistico (ammenoché non abbia a trattarsi di un vero e proprio compendio di agricoltura), tanto da accendere una comprensibile meraviglia, è un fatto a dir poco inusitato.

Beh, in questo caso i ceci, i ciciri, dommiamo ammettere che c’entrino. Infatti, poiché i 14 racconti che, come mi è dato di sapere, connotano il libro riguardano la storia siciliana e nella fattispecie quella che parte dagli avvenimenti accaduti nel torno di tempo dei Vespri Siciliani, pare che il termine che dà nome al testo sia il logos indicativo, lo shibboleth, che permetteva allora ai siciliani, attraverso la pronunzia, di individuare gli Angioini e passarli per le armi. Tutto qui.

Non presente all’incontro, programmato sotto l’egida del Comune di Cefalù e del sodalizio “Sicilia Antica”, perché chiamato altrove per gli improrogabili impegni inerenti alla sua alta carica, Rosario Lapunzina, Sindaco della città; encomiabile ed infaticabile personaggio che mai si sottrae dal patrocinare iniziative di alto livello culturale intese a valorizzare il nostro Comune con l’apporto di opere degne di essere vagliate e discusse.

Passo alla scaletta.

Ad aprire i lavori ed a dare il benvenuto agli astanti (non molti, per la verità, ma buoni), Miriam Cerami, splendida figura di beatriciana grazia, amabile conversatrice, insegnante e scrittrice d’impegno anche lei (“Addio malaria-Il novecento tra storia e memoria”), nonché Presidentessa del coordinamento provinciale di “SiciliaAntica” di Palermo e voce narrante (in c. e f.c.) in documentari amatoriali.

Ha, quindi, sommariamente presentato l’Autrice del libro il poeta, scrittore, autore di testi lirici, creatore de “I Narratura”, componente del direttivo locale dell’associazione “Fare Ambiente”, accademico, coregista con Giuseppe Sferruzza di un video divulgativo indipendente su Roccapalumba, pluripremiato e conosciuto in tutte le parti dell’orbe terraqueo (e chi ne ha più ne metta), Antonio Barracato, la cui inesauribile verve non ha mancato di fornire un’ennesima riprova del proprio consolidato mirifico talento.

Ha, poi, preso la parola la poetessa, pur essa scrittrice (“Nodi di donne”, “Volti e svolte al telefono”, “Ho liberato le parole”) e pittrice, Palma Civello, laureata in lettere classiche e insegnante in scuole secondarie, apprezzatissima in concorsi letterari nazionali ed esteri, che ha letto dei brani del libro presentato soffermandosene sui passi più significativi e commentandoli.

Il Dr. Antonio Licata, profondo conoscitore di storia, di fatti, di aneddoti per lo più scomparsi dalla memoria corrente e della cultura e della lingua siciliana, membro dell’Università Popolare di Palermo nonché Editore del lavoro della Guddo, al quale si deve la dotta prefazione al testo, ha, a sua volta, disquisito sul valore del libro mettendone in rilievo determinate valenze stilistiche. Ha, anche accennato a collaterali autori siciliani del calibro di Verga, di De Roberto, di Sciascia, di Bufalino, di Camilleri e d’altri che hanno, con i loro scritti, promosso con passione ed impegno la sicilianità, così come la stessa Guddo.

A corredo delle osservazioni avanzate e dei favorevoli giudizi espressi sull’Autrice e sul suo modo di porsi dinanzi alla storia siciliana, ha dialogato con lei, ponendo dei quesiti sul testo e sulle motivazioni di certe scelte stilistiche (quesiti a cui la scrittrice ha forbitamente risposto rivelando una inimitabile classe ed una encomiabile limpidezza di pensiero oltre che una consolidata conoscenza della storia), la Prof.ssa Maria Teresa Rondinella (figlia della più che nota Sylvia Patti, preparata intrattenitrice ed impareggiabile curatrice di eventi), insegnante laureata in lettere classiche e specializzata in archeologìa classica, nonché attiva Presidentessa della sezione di Cefalù del citato Organismo “SiciliaAntica”; già Ricercatrice a Tubingen in Germania, vincitrice di un concorso pubblico per un posto di ricercatore-archeologo per analizzare l’offerta storico-artistica delle Madonie e costruire itinerari turistico-culturali. La Stessa lavora come collaboratrice esterna alla Soprintendenza dei BB.CC.AA. di Palermo ed ha pubblicato numerosi articoli su riviste specializzate di archeologìa. E’ Autrice del pregevole “La guida non guida-proposte di itinerari archeologici e storico-artistici nei paesi delle Madonie”, utilissimo vademécum per chi voglia più conoscitivamente vivere la peculiarità culturali del nostro comprensorio.

Dal dialogo con la Rondinella è emersa come la limpida e fresca acqua che sgorga spontanea dalla sorgente o dalla roccia di remoti siti montani l’estrema sensibilità dell’animo di Sara Vita Guddo. Lei, siciliana verace, non ha mancato di esternare tutto il suo intenso amore per la nostra terra. Ha fatto osservare, inoltre, che il movimento femminista, di cui è adepta, promotrice e sostenitrice, è quello che ha dato alla Sicilia molte vite di native, antesignane di sociali battaglie ed ha anticipato il progetto di suoi nuovi imminenti lavori.

In una parola, ha messo a nudo la sua personalità di donna, di moglie, di madre, di cittadina e di artista.

A questo punto, a buon diritto, verrebbe oggettivamente da osservare che una corale presenza di interlocutori di tal calibro non possa, ancora una volta, che deporre in favore della valenza dell’Autrice presentata.

Infine, da accanito osservatore qual mi ritengo ed usufruendo di ampie visuali panoramiche rivolte col capo nei due sensi con conseguenti surreali fugaci zoomate in avanti a schiaffo sino al primo piano od al dettaglio che siano del personaggio che lo sguardo di volta in volta fortuitamente s’é trovato ad inquadrare, fra i convenuti più di spicco della cultura e dell’arte (oltre a me, naturalmente), che costituivano lo scelto seppur sparuto pubblico che ha fatto corona all’incontro e che alla fine ha convintamente applaudito di gusto l’Autrice di “Ciciri” e gli altri relatori , non ho potuto fare a meno di notare i Sigg. Pasquale Spatola, marito della Guddo, Santo Macaione, facente parte di SiciliaAntica, Domenico Sinagra marito della Civello, le Sigg.re Brucia, Rosa Maria Tumminello e Teresa Battaglia ed altri intervenuti di grande spessore culturale.

Ribadiamolo francamente: non c’era un folto pubblico; il maltempo e gli inesorabili impegni hanno sconsigliato molti, più o meno giustificatamente, di uscire di casa. Ma perdere un simile evento con i suoi ampi risvolti culturali, secondo me è stato un sonoro sbaglio.

Così ci siamo ritrovati ad essere quattro gatti. Si, quattro, ma che gatti! E’ la qualità e non la quantità che determina un successo. Più un incontro familiare, il nostro, che un eterogeneo pullulante convegno. Diciamola tutta, spartanamente: è stato un incontro fattivo, acculturante e, perché no, anche simpaticamente cordiale pur nella sua esiguità di convenuti.

La riunione, non so perché, mi ha riportato al film di Visconti “Gruppo di famiglia in un interno”..

Sandra Vita Guddo

Salvina Mirenna, per l’occasione ancora una volta solerte fotografa di scena (olim in campo nazionale andava per la maggiore un tal Poletto, ora c’é Salvina), non ha mancato di immortalare, con la sua accessoriata macchina fotografica e piazzandosi nei posti più convenienti, le fasi più importanti dell’incontro.

…E più oltre non dico e mi taccio…(parafrasando il sommo poeta).

Giuseppe Maggiore

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