DIONISO IN SICILIA

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Cefalù (Pa) – Se per “Ciciri”, il libro della Guddo presentato nella Sala delle Capriate del Comune di Cefalù qualche settimana fa, gli astanti eravamo quattro gatti (non più di una quindicina), ora per quello della Modeo, “Dioniso in Sicilia”, appunto, di gatti eravamo solo due (contando me, gli astanti non raggiungevano le dieci unità).

Tale penuria partecipativa non è affatto da ascrivere, sia per l’una che per l’altra occasione, ad alcuna insufficienza dei testi esaminati; bensì, sicuramente, all’inclemenza del tempo, molto rigido in queste piovose serate di Dicembre.

Cosi, sempre sotto l’egida del Comune di Cefalù in simbiosi con SiciliAntica, il 15 scorso alle ore 17 nella detta Sala delle Capriate (ambiente deputato ad altare delle concioni politiche ed ormai anche assurto a prestigiosa rinomata ribalta di culturali frequenti incontri) si è svolta la presentazione del libro “Dioniso in Sicilia” (edito nel corrente anno da Lussografica nella collana Mesogheia) di Simona Modeo, un’attraente giovane donna dallo sguardo accattivante e dai capelli biondi a caschetto, docente di lettere e archeologìa, dal 2012 Presidentessa Regionale di “SiciliAntica” (associazione che da oltre vent’anni opera nella nostra isola con l’impegno precipuo di salvaguardare e valorizzare il nostro patrimonio culturale), nonché cofondatrice della citata collana “Mesogheia” (raccolta dei volumi degli atti dei Convegni annuali di studio sulla Sicilia antica promossi dal 2004) ed eclettica spigliata autrice di teoremi mitologici.

La scrittrice, che nel 1994 ha studiato all’Università degli Studi di Palermo, fra l’altro, lavora presso il Ministero della Pubblica Istruzione e vive a Caltanissetta.

Non è al suo primo lavoro: ha anche pubblicato in passato altri due testi: “Le iconografìe femminili della stele di Mozia” (edito da Sciascia) e “Dal mito alla storia. La Sicilia nell’ Archaiologhia di Tucidite”.

Facenti parte del quorum dei Relatori: il Prof. Vincenzo Garbo, Assessore alla Cultura della nostra città, il Prof. Daniele Tumminello, Consigliere dello stesso collegio, l’archeologa Maria Teresa Rondinella e la Prof.ssa Miriam Cerami, entrambe, queste due ultime, scrittrici di vaglia, da me ripetutamente connotate e positivamente qualificate altrove in occasione di convenuti similari incontri letterari.

Maria Teresa Rondinella, feconda ed abile oratrice di indubbia valenza lessicale, laureata in lettere classiche nonché Presidentessa della sezione di Cefalù del prefato Organismo “SiciliAntica”, ha aperto la seduta presentando l’autrice del libro e parzialmente addentrandosi nel suo più intimo contenuto; a seguire, il corposo addottrinato intervento di Daniele Tumminello, che, come professore, anche lui, di lettere classiche, non ha mancato di mettere in luce i significativi risvolti del mito di Dioniso focalizzandone i particolari aspetti che hanno influenzato la cultura della nostra Sicilia dei primordi.

A quest’ultimo è seguita l’erudita disamina dell’Assessore Vincenzo Garbo, aduso a consimili interventi, che, addentrandosi nei meandri del testo, ha felicemente esposta una realtà mitologica che trova in Dioniso la matrice primaria dell’ebbrezza, della forza vitale, del vino e del delirio mistico.

Miriam Cerami, Coordinatrice Provinciale del Sodalizio superiormente nominato ed anche lei colta relatrice di pregio, ha stigmatizzato l’argomento della serata ponendo l’accento sull’antichità del culto di Dioniso, il cui nome si trova già su una tavoletta cretese del 2° millennio a.C. Ha, inoltre, evidenziato certi collegamenti di tale culto con determinati riti e consuetudini della nostra terra ed ha ceduto, infine, la parola all’autrice del libro presentato.

Simona Modeo, ha rimarcato la struttura di questa sua recente ripagante fatica, la cui stesura, sia per la ricerca documentativa che per la redazione dell’assunto, l’ha impegnata per ben quattro anni.

Diciamolo pure: questo particolare parterre femminile, fine elemento rappresentativo del quorum, queste tre muse dell’insegnamento e della letteratura o tre Grazie che siano, insomma, hanno ingentilito l’ambiente oscurando il vuoto dei sedili; a me personalmente hanno consentito di assimilare l’enunciata materia più gradevolmente.

Tale ultimo lavoro della Nostra (la Stessa è alle pendici di un nuovo importante impegno letterario), così come ho evinto dai corali interventi dei Relatori in sala, costrutti che qui, alla meglio, tento di riportare più o meno integri all’ipotetico benevolente lettore (schivando lo sguardo ammonitore dei mezzi busti del Mandralisca e del Botta che, dislocati alle spalle della patriziale pedana comunale, uno a destra e l’altro a sinistra, sembrano volermi dire con piglio accusatorio “Intemperante, lascia perdere, vattene a casa, non è luogo alla tua altezza, questo!), è articolato in cinque diverse sezioni che corrispondono alla figura del dio Dioniso, forse la più interessante arcaica divinità greca, associata, come ha sopra ben evidenziato l’Assessore Garbo, all’ebbrezza del vino, alla frenesìa ed alle danze liberatorie:

“mythos”, prima sezione, tratta della rappresentazione del mondo dionisiaco, “…in quanto il dio ed il suo thiasos di satiri e menadi, unitamente ad animali e piante ad esso strettamente connessi, non solo sono spesso protagonisti delle scene mitologiche rappresentate sui vasi, ma sono anche raffigurati in altre classi di materiali…”; “symposion”, la seconda, affronta la celebrazione del dio attraverso il vino, elemento con cui il dio stesso viene identificato; “hades”, la terza, contempla Dioniso come un dio capace di vincere la morte e di risorgere e che con la sola sua presenza evoca la stessa morte e l’aldilà; la quarta, “theatron”, considera l’argomento da un punto di vista eminentemente scenico, teatrale e “mysteria”, infine, concentra l’attenzione sulla diffusione del culto dionisiaco in Sicilia a partire dall’età arcaica e sino a quella ellenistica.

Dioniso nella cultura preellenica è visto probabilmente come il “figlio di Dio”; identificato come protettore della vegetazione e in particolare, come sopra accennato, della vite e, quindi, del vino.

Chiamato anche Bacco, fu inoltre ritenuto dai Romani come la divinità italica “Liber Pater”, da cui prese anche il nome di “Libero”. Il suo culto di natura servile assume specificatamente carattere popolare. La sua essenza trae origine da elementi greci e di paesi vicini come la Tracia e la Frigia.

Secondo la leggenda, infatti, sarebbe nato da Zeus e Persefone sul monte Nisa e si racconta che la madre di quest’ultima, Demetra, abbia nascosto la figlia in una grotta della Sicilia affidandola alla custodia di due serpenti. Zeus, allora, si tramutò in serpente e riuscì ad accoppiarsi con Persefone generando Dioniso che nacque con la testa ornata di due corna.

Vedi un po’ come la fantasìa dei progenitori, mista alle credenze del tempo impregnate di superstizione e miraggi, favolegiasse e riuscìsse ad elaborare storie degne della lungimiranza d’un sapiente Omero.

La presentazione del libro, oggetto dell’incontro, attesa la già esecrata penuria di intervenuti, si è dimostrata più una interessante conversazione a carattere familiare che una vera e propria conferenza. E, forse, questo suo modo di conformarsi, ha favorito un migliore scambio di avvedute domande e di esaurienti risposte fra i vari interlocutori.

Il fattivo convegno si è concluso a due ore dal suo inizio.

Giuseppe Maggiore

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