Le opere di Mario Schifano a Villa Cattolica

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In mostra a Bagheria il ciclo di 10 opere di Gibellina

Bagheria (Pa) – Sarà inaugurata sabato 8 luglio, alle ore 18.00, a Villa Cattolica, sede del museo Guttuso, la mostra dedicata a Mario Schifano, eclettico e moderno artista amico del maestro bagherese della pittura del ‘900 Renato Guttuso. 

La mostra, allestita nella sala del piano terra del prestigioso museo cittadino, è patrocinata ed organizzata dal Comune di Bagheria in collaborazione con il Comune di Gibellina, e gode del patrocinio degli Archivi Schifano e della Fondazione Orestiadi di Gibellina.

““Mario Schifano – Le opere per Gibellina” è questo il titolo della mostra curata da Marco Meneguzzo che apre i battenti l’8 luglio e potrà essere visitata sino al 24 settembre è costituita da un nucleo di 10 opere di grande formato (3m.x2m.) del maestro Schifano che provengono dalla collezione del museo civico di Gibellina dedicato a Ludovico Corrao. 

L’amministrazione comunale con questa mostra si rende inoltre protagonista di una singolare iniziativa: al fine di contribuire al continuo restauro di cui necessitano le opere, anche quelle di Schifano, i visitatori, se vorranno potranno contribuire con donazioni volontarie di qualsiasi importo a restaurare le opere di Mario Schifano; l’iniziativa è denominata “L’arte aiuta l’arte a rimanere nel tempo”. 

L’amicizia tra Mario Schifano e l’artista bagherese Renato Guttuso è testimoniata anche da una nota fotografia scattata dal pittore de “La Vucciria” a Mario Schifano (fotografato da Guttuso arrampicato su una scala, mentre a sua volta fotografa “L´edicola”, la scultura life size del pittore di Bagheria ed inoltre in collezione c’è un ritratto di Schifano che ritrae appunto Guttuso.  

Il progetto di proporre il gruppo di opere di Schifano a Bagheria, e per di più a Villa Cattolica, riveste un’importanza molteplice: mostra un patrimonio siciliano poco conosciuto, valorizzandolo; lo mostra a stretto contatto con Renato Guttuso, che ben conosceva e stimava il più giovane collega romano; contribuisce alla conoscenza “scientifica” di Schifano, di contro alla sua fama basata sulla commercializzazione della sua infinita produzione” – dichiara il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque. 

Queste opere sono testimonianza importante di un modo di intendere la pittura da parte di un artista – Schifano, appunto – oggi fortemente rivalutato sul piano internazionale – sottolinea l’assessore alla Cultura, Romina Aiello  – “Il patrimonio di opere di Schifano custodito a Gibellina, è dunque uno dei pochi che testimonia unitariamente il metodo di lavoro adottato da Schifano, basato, oltre che sulla velocità, sul concetto di “variante” rispetto a un tema dato: essendo state tutte realizzate nello stesso momento, per una stessa occasione, e non essendo state disperse nel mercato dell’arte, costituiscono quasi un “unicum” nella storia dell’artista. Questa mostra costituisce anche l’occasione di verificare ogni necessità eventuale di restauro delle opere, magari avviando una piccola campagna di conoscenza dei materiali correlata da una attività didattica specifica per la mostra”. 

Nel giugno 1984 Mario Schifano e la moglie passavano quasi un mese a Gibellina, ospiti della città” – racconta il curatore della mostra Marco Meneguzzo docente universitario, critico d’arte, membro del comitato per la salvaguardia e la creazione di un catalogo generale dell’opera di Mario Schifano – comitato costituito dai legittimi eredi nel 2004.

In quell’occasione è nato il “ciclo di Gibellina”,  integralmente donato dall’artista alla città. Il gesto munifico di Schifano è il sintomo – oltre che della sua personale generosità – di come si guardasse all’esperimento di Gibellina Nuova, l’unico esempio italiano di vera e propria “città di fondazione” del dopoguerra, affidato utopisticamente – ma non troppo – ad artisti e ad architetti, che ne avevano fatto un laboratorio di sperimentazione e di libertà creativa e intellettuale. Sono dieci tele di grande formato che coprono l’intero repertorio espressivo dell’artista, così come lo aveva elaborato tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, e che in questa occasione siciliana diventano “il” punto, la riflessione sulla propria pittura che allora stava vivendo una straordinaria e rinnovata stagione, dopo la crisi esistenziale e linguistica degli anni Settanta”. 

M.Mancini