“Da Stesicoro a Stenio due civiltà un solo popolo”

977

l’ultima fatica di Roberto Tedesco

 

Roberto Tedesco

Palermo – Scoprire gli antichi splendori della città di Termini Imerese attraverso le pitture seicentesche è il tema principale dell’opera dello studioso di Roberto Tedesco. “Da Stesicoro a Stenio due civiltà un solo popolo” è questo il titolo dell’ultima fatica editoriale che è possibile acquistare nelle principali librerie della provincia di Palermo. Si tratta di un vero e proprio viaggio dove i protagonisti sono proprio il melico imerese Stesicoro vissuto tra il VII e VI secolo a.C. e Stenio il nobile terminato rimbalzato alla cronaca per essere stato difeso da Cicerone. La Cammara picta è senza dubbio una tra le più prestigiose sale, che si siano dipinte in Sicilia nel periodo del manierismo. Nei quattro fronti è possibile ammirare una sequenza di affreschi realizzati nel 1610 dal pittore termitano Vincenzo La Barbera. In queste pitture vengono narrati avvenimenti della storia di Imera e di Thermae Himerenses. Esse rappresentano un’occasione per narrare una storia antica: quella della colonia greca di Imera e quella di Terme, durante il dominio romano. Una breve descrizione, dove la storia della Sicilia si intreccia con gli uomini di queste terre. Non vi è alcun dubbio che l’opera pittorica di Vincenzo La Barbera risulti di estremo interesse, sia per il raro tema trattato, di carattere profano, sia per la grande espressività pittorica che l’artista è in grado di trasferire attraverso il colore, il tocco del pennello, la prospettiva, e anche grazie al racconto delle immagini. “Permettetemi di suggerire un consiglio per i lettori” dice l’autore dell’opera “la visita della Cammara picta deve intendersi come la conclusione di un cammino che inizia ad Imera, prosegue con il Museo civico Baldassare Romano, e si conclude al palazzo del Magistrato di piazza Duomo. Ultima tappa di un affascinante viaggio, dove molto spesso gli uomini si mescolano con gli dei, gli eroi e i miti”. Il riferimento a cui fa l’autore è quello di Athena, Eracle, Euclide, Simo, Sacon, Stesicoro, Mamertino, Lionato, Petronio, Crisone, Ergotele, Demofilo, Ischiro, Pitone, Carcino, Agatocle e Stenio, solo per citarne alcuni, che proprio in questo territorio sono stati i protagonisti di una storia che ancora oggi rimane un vero e proprio unicum. “L’opera di questi personaggi” continua Tedesco “è diventata un modello che si è tramandato da generazione in generazione, ed è arrivato ai nostri giorni in forma di mito autoctono”.

Tutti gli affreschi del La Barbera alla base della rappresentazione riportano una didascalia in latino, come dettata all’autore dal maestro di umanità Giovanni Leonardo Faraone da Benevento. I due pannelli frontali rappresentano: Eracle tra le ninfe, e una scena di uno spettacolo teatrale. Il primo raffigura il momento in cui le ninfe, su ordine di Athena, fecero sgorgare le acque termali per ristorare Eracle dopo una delle sue fatiche (in particolare la decima impresa, nella quale egli si impossessa del bestiame di Gerione). Il secondo mostra una rappresentazione teatrale che ci rimanda ai carmi stesicorei, (impropriamente cori, secondo quanto indicato nella didascalia del cartiglio). I successivi sei affreschi, partendo da destra, rappresentano le vicende storiche della vicina colonia greca di Imera. In ordine: la fondazione di Imera, Tisia bambino, il viaggio di Stesicoro a Corinto, il tempio circolare eretto in onore di Stesicoro, ed infine la distruzione di Imera ad opera dei cartaginesi nel 409 a.C. Questa fu la data in cui la città venne rasa al suolo e abbandonata probabilmente per sempre. Nella circostanza, come narrato da Cicerone (106 – 43 a.C.) nelle sue Verrine, Imera venne saccheggiata e privata delle preziose statue che adornavano i templi, l’area del temenos e l’agorà. Tra queste vi erano, una capretta, Stesicoro, e una rappresentazione della ninfa Imera. Il ciclo narrativo viene interrotto dall’affresco raffigurante lo stemma civico della città. Gli ulteriori sei affreschi, di sinistra, sono dedicati al periodo della dominazione romana. Se nella prima parte della narrazione, la storia ruota intorno alla figura di Stesicoro, il teorico della libertà, nel secondo ciclo il protagonista è Stenio (I secolo a.C.), il pragmatico della libertà. Si inizia con il pannello in cui Scipione restituisce a Termini le statue trafugate dai cartaginesi ad Himera; si prosegue con Pompeo fermato da Stenio; poi quest’ultimo nell’atto di opporsi alla rapacità di Verre; ancora Stenio accusato da Verre, ed infine Stenio difeso da Cicerone. Si ricorda che quest’ultimo, con le sue orazioni, scagionò dalle accuse di tradimento Stenio. Ecco perché gli affreschi della Cammara picta del palazzo del Magistrato rappresentano un’occasione per ripercorrere la storia di questa antica Città. Una storia che affonda le sue origini nel mito della dea che rappresenta la sapienza: Athena. La stessa dea che ordina alle ninfe di far sgorgare delle acque calde per ritemprare l’eroe Eracle impegnato, proprio in questa terra, in una delle sue mitiche fatiche. Una ricostruzione che, attraverso la ricerca delle fonti antiche, mette in risalto le virtù dei protagonisti che vissero nel nostro territorio in quel tempo. Ecco emergere, con forza e determinazione, il poeta arcaico Stesicoro ed i suoi fratelli: Mamertino e Lionato. Gli atleti Crisone ed Ergotele, divenuti famosi perché vincitori dei principali agoni della madrepatria. A quest’ultimo, il più grande poeta greco antico Pindaro, dedicò una Olimpica: la dodicesima. E, ancora, come non sottolineare la determinazione nell’affermare la libertà, ancora oggi ben attuale, del nobile termitano Stenio che si oppose ai soprusi di Verre. Stenio, condannato a morte ingiustamente dal governatore romano, venne difeso da Marco Tullio Cicerone che lo scagionò dalle infamanti accuse, come testimoniato nelle famose Verrine. Un racconto, quello di Roberto Tedesco, che intende essere un supporto divulgativo sia per i turisti che visitano la nostra Città (che auspichiamo possano essere sempre più numerosi); sia per tutti coloro che intendono approfondire la storia del proprio territorio. Le pagine di questo volume danno conto di quanto sia importante e prezioso il patrimonio ereditato dal passato che dobbiamo custodire per le generazioni future non dimenticando, al contempo, di promuoverlo con intelligenza e amore. Ecco perchè il volume di Roberto Tedesco sulla “Cammara picta” all’interno del palazzo del Magistrato di Termini Imerese costituisce un’importante sintesi storico – artistica sul ciclo pittorico e sull’apparato decorativo di tutto il complesso. Si tratta di uno studio analitico che si sofferma su ogni singola raffigurazione, sulle iscrizioni, sui diversi motivi ornamentali. Assolve quindi ad una primaria funzione didattica, di cui si avverte la necessità, capace di offrire una valida guida a chi vuole accostarsi alla lettura del monumento. Ciò che sicuramente riemerge nelle pagine di Roberto Tedesco è un passato glorioso corredato da un insieme di testimonianze che confermano quanto ricco di storia e di bellezza contiene questo territorio.

 

Roberto Tedesco, nasce a Palermo nel 1969, si laurea in Architettura (1998), e in Pianificazione Urbana (2011), presso l’Università di Palermo e consegue il diploma di specializzazione in Tecniche Urbanistiche, presso l’Università La Sapienza di Roma (2001).

Dal 2001 al 2007 ha svolto la sua attività presso l’ufficio urbanistico del Comune di Termini Imerese (Pa), collaborando alla stesura di alcuni strumenti urbanistici, tra cui: La Variante per il Centro Storico (2005). Ha partecipato, per conto del Comune di Termini Imerese, all’emergenza sisma in Abruzzo (2009), svolgendo attività di verifica e rilevamento dei danni nelle aree colpite per conto della Protezione Civile della Regione Siciliana.

Attualmente lavora presso l’ufficio di progettazione del Comune di Termini Imerese. E’ co-progettista di numerosi progetti tra i quali: il Parcheggio di scambio e servizi (2011), della Mobilità interna della via Serpentina (2012), del recupero dell’Antico mercato di via Bagni (2013), delle Antiche Terme (2013) e della piazza antistante (2017), del Restauro della porta medievale denominata “Palermo” (2014) ed infine della Riqualificazione del complesso di Santa Chiara sede della Bibblioteca Liciniana (2017).

Questa attività di progettazione e di recupero dei monumenti gli ha permesso di approfondire gli studi di storia greca e romana. E’ autore di numerose pubblicazioni tra queste: Contributo per l’area metropolitana di Palermo (1997 – con altri autori), Termini Imerese città romana, itinerario archeologico (2013), La Cammara picta di Vincenzo La Barbera (2013), Storie Antiche di Stesicoro e Stenio. Piccolo dialogo teatrale (2015) – premio Himera 2015 – e infine Da Stesicoro a Stenio due civiltà un solo popolo. La Cammara picta del palazzo del Magistrato di Termini Imerese (2016). Tutt’oggi collabora con la testa giornalistica: Il Giornale del Mediterraneo e con il periodico Sicilia. L’isola del tesoro.

Per il cinema ha partecipato nella prima fase come assistente tecnico logistico per poi continuare l’esperienza nel reparto di scenografia del film L’Ora legale (2016) di Ficarra & Picone. E’ stato consulente scientifico nonché scenografo del docu – film Gelone la spada e la gloria di Gianni Virgadaula (2017). Per il teatro è autore di numerosi allestimenti scenografici.

Roberto Militello