“L’anima dello scirocco” di Donatella Zarcone

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L’anima dello scirocco è il primo romanzo di Donatella Zarcone, e presenta una struttura narrativa con fortissime connotazioni autobiografiche che in nulla però disturbano la freschezza e l’originalità del racconto

Palermo – Donata, chiamata anche dalle amiche Zarì, è una scrittrice che vive nella bella cittadina di Termini Imerese, nel palermitano, in una villa di campagna, inondata di fiori, profumi e sensazioni descritte con singolare competenza e coinvolgimento.

E’ sola, per la fine – causata dalla sua eccessiva gelosia – di un amore totalizzante ed esclusivo. Le sue giornate sono condivise da Sofia, Nathalie ed Alice, amiche complesse ed estrose ma affettuosissime e leali. Spinta da un sogno di forte intensità, Zarì ritrova dimenticate lettere e pagine di diari della madre, Lucia, morta quando Zarì era ancora giovanissima, e che adesso sembrano volerla condurre progressivamente ad un itinerario di più intenso rapporto, quasi una identificazione con la stessa, in una ulteriore crescita interiore. A partire da questo spunto, Zarì vuole anche raccontare con orgoglio le lotte di Lucia per laurearsi ed emanciparsi da una famiglia patriarcale, nella quale era scontato che studiare per le donne fosse contro natura. La narrazione si articola graficamente, come nel successivo romanzo Il respiro dell’oceano, in un racconto parallelo di vissuti della protagonista e di letture di scritti della madre, differenziate in corsivo e tondo. Questa estrema sintesi non rende però giustizia al “modo” in cui Donatella Zarcone narra. Anzitutto in un italiano scorrevole ed impeccabile. Le pagine sono inoltre intrise di un colto amore per la storia, la lingua e le tradizioni della Sicilia; con finezza di analisi, anche psicologica, nelle ricostruzioni d’ambiente. Sommamente nei deliziosi affreschi dei vissuti popolari che vanno dagli anni trenta ai sessanta del secolo scorso. Corrette e partecipate le pagine che descrivono la conquista da parte degli Alleati della Sicilia (Operazione Husky), gli sfollati e poi le passioni della gente per cinema, radio e ballo nel dopoguerra. E tutto questo è innervato da sottilissime introspezioni psicologiche fondamentalmente positiviste, che si incontrano però con l’accettata possibilità di una presenza, cui Zarì forse vorrebbe inconsciamente virare, di un esoterismo corretto che apre a più vasti orizzonti di pensiero. Sintetizzato nella figura, che giganteggia in pur poche righe, di Frate Sajhié. Ed ancora di umorismo e di senso del destino: le sliding doors. Sullo sfondo anche le belle descrizioni delle atmosfere di Chartres, Zagabria, Belle Ile en Mer intrise da pagine di una sensualità selvaggia quanto riservata e dolcissima. Alla fine Zarì, più consapevole nella gestione della sua gelosia, si ricongiungerà con l’amato Goran, ponendo, anche, le premesse del successivo romanzo. Il volume è stato edito da Aletti Editore, con prima edizione dell’ottobre del 2012. Una colta coinvolgente lettura, da consigliare.

Paolo Massimiliano Paterna

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