Ad Maiorem Dei Gloriam

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Cefalù (Pa) – Questo noto motto (che qui fà luogo a mò di titolazione) tanto caro ai Gesuiti perché posto ad epigrafe di molte loro pubblicazioni, la cui prima attestazione va ricercata addirittura nell’opera di Gregorio Magno (Dialoghi 1,2,21), nonché precedentemente in S. Paolo (Prima lettera ai Corinzi 10,31 e Seconda ai Filippesi, 4,15), espressione per altro, di converso, fortemente avversata da Voltaire nel “Dizionario filosofico, mi pare bene assolva ad incipit della descrizione di un accadimento ecclesiale, inteso alla oculata perpetuazione di un servizio religioso basilare per una comunità in fieri: quello dell’opera di un Parroco in una Parrocchia.

La decisione formulata da Sua Eccellenza Rev/ma Mons. Vincenzo Manzella, Vescovo di Cefalù, la cui forbita omelìa inerente alla celebrazione Eucaristica officiata per l’evento ha focalizzato le figure del Parroco e della Parrocchia esemplificandone la valenza e l’importanza nella odierna società cristiana, nel destinare alla Sede dell’Itria di questo millenario centro un insigne prelato del valore di quell’altro che viene sostituito è prova di grande saggezza che tende, riuscendovi, a rendere accettabile il nodo di congiunzione del distacco e dell’innesto senza creare discrepanze od incertezze sempre umanamente possibili in momenti di cambiamenti, di innovazioni o di mutazioni liturgico-culturali, nell’animo di quanti hanno apprezzato un valore e si dispongono ad apprezzarne un altro.

In una economìa consumistica come l’attuale in cui l’ambizione viene chiamata vocazione, in cui un tizio si può definire finito mentre un altro culturalmente è compiuto, in un momento storico in cui ad una retta coscienza il successo appare ripugnante se lo si paragona alla falsa somiglianza col merito ed in cui per i più la riuscita ha lo stesso profilo della supremazia, in cui la prosperità presuppone capacità ed in cui chi trionfa è venerato, in tale risibile gorgo di vanità, di superficialità e spesso di millantato credito, atteggiamento che caratterizza, purtroppo, se non l’intera, almeno buona parte della nostra odierna società, l’opera morale, conduttrice di equilibrio, risanatrice e confortatrice dello spirito, che può fornire la presenza ed il polso di un Parroco illuminato e sagace, credo si dimostri l’unica via onestamente percorribile che conduca ad un apprezzabile congruo risultato morale.

In buona sostanza, nel nostro caso, il perfezionato avvicendamento di un Parroco con un altro, più che una sostituzione fisiologica di Presbiteri in ecclesiali incarichi, d’altronde prevista dall’ordinamento canonico quando se ne presenti la necessità, risulta più atto dovuto che mera strategìa di potere episcopale.

Si sa: al compimento del settantacinquesimo anno di età le porte della pensione si aprono anche per gli uomini di Dio, quantunque Essi risultino ancora validi nelle mansioni che loro sono state affidate e che ancora possano proseguire nella loro carriera di insegnamento.

Ripugna parlare di “carriera” riferita in ambito religioso: è riduttivo e, forse, anche irriverente; più che di carriera, vocabolo che connota un fumus di pertinace laicità, si dovrebbe parlare di ulteriore proseguimento nei valori dello spirito, di elevazione, di maturazione, per non dire di sublimazione.

Così, don Liborio Asciutto, reggente ecclesiale della Chiesa dell’Itria, per raggiunti limiti di età lascia il sacrale scanno della sua sede pastorale al suo successore designato dal Vescovo Manzella: don Cosimo Leone, già Parroco della storica Cattedrale di Cefalù, monumento insigne dichiarato patrimonio dell’Unesco.

Accadimento avvenuto lo scorso 12 Novembre di quest’anno 2017 nella urbana dimensione chiesastica itriana alla presenza dello stesso Vescovo di Cefalù, del Vicario Generale della Diocesi, Mons. Sebastiano Scelsi, del Sindaco della città, Rosario Lapunzina, accompagnato dalla sua gentile consorte, Sig.ra Pina Avanzato, e dell’Assessore alla Cultura, Vincenzo Garbo, oltre che di un nutrito pubblico conscio del particolare importante avvenimento.

Due presbiteri, due mitre importanti, Asciutto e Leone, a confronto: il precedente che cede il passo al subentrante, esclusivamente per i citati motivi tecnico-burocratico-temporali.

Due coscienze pregne di virtù teologali che si alternano nella direzione di una Chiesa, tempio della fede, quali intermediari fra l’uomo e l’infinito, fra la materia e lo spirito, fra il nulla ed il tutto, in una consapevolezza cosmica intrisa di speranza e di fiducia.

Umanamente, al rammarico per l’assentarsi dell’Uno subentra il compiacimento per l’avvento dell’Altro.

Consideriamo Chi se ne va, sulla cui operosità espressa abbiamo la possibilità di formulare un giudizio in quanto, appunto, prova eseguita, e proseguiamo tentando una radiografia su Chi, armato delle migliori intenzioni, volenteroso e preparato, fattivo e responsabile, già pure conosciuto e stimato per altra similare attività pastorale altrove svolta, serenamente si presenta consegnandosi al nuovo prestigioso incarico.

L’uscente, adunque.

Don Liborio Asciutto! E chi non lo conosce? E’ dal ’76 del secolo scorso (e già, parlare di secolo impronta l’immaginario collettivo d’una patina temporale di tutto rispetto) che, presentato dal Vescovo dell’epoca, Mons. Cassisa, ha curato sin qui la Parrocchia dell’Itria. Lascia questa sede che ha nutrito col suo apporto umano e spirituale per ben quarant’un’anni.

Ordinato Sacerdote nel 1964 ha insegnato al locale Istituto Magistrale “Rosmini” per proseguire poi la sua fattiva attività in altre scuole approdando infine al Liceo-Ginnasio Mandralisca quale docente di Storia e filosofìa.

Per un certo periodo è stato segretario del Vescovo Mons. Calogero Lauricella.

Ha portato molte innovazioni socioculturali ed economiche durante il suo (pontificato, stavo per dire) impegno diocesano; la più semplice ma la più rivelatrice della sua personalità di schietto Uomo di Dio: non ha chiesto mai soldi ai fedeli per l’amministrazione dei sacramenti, ma soltanto libere spontanee offerte. Per non parlare, poi, delle molteplici iniziative per promuovere il vangelo nella sua più pura concezione e l’ecumenismo inteso soprattutto a far conoscere l’ebraismo e l’islam.

Coadiuvato nel suo pastorale impegno dal proficuo e intelligente apporto culturale della D.ssa Amalia Misuraca, è andato avanti nella sua missione con la serafica serenità evangelica del tratto che tutti gli riconosciamo.

Così come i teologi cristiani dei primi secoli (Ireneo di Lione) legittimarono l’appropriazione cristiana degli scritti ebraici che avevano profetizzato l’avvento del Messia promesso ai Giudei, il Nostro fece dell’impegno svolto nell’accogliere persone, più o meno illustri, di tutte le etnie e di tutte le convinzioni, il suo pane quotidiano, tanto da essere nominato dal Vescovo Mazzola suo delegato in diocesi per l’ecumenismo ed il dialogo fra le religioni.

In buona sostanza, e parafrasando il dettato del paragrafo 2 del can. 520, cap. VI, libro II del codice di diritto canonico, si può a fronte alta asserire che don Liborio Asciutto si è distinto per sana dottrina e onestà di costumi; che è dotato di zelo per le anime e d’ogni altra virtù e che non gli fanno difetto tutte quell’altre qualità che sono richieste sia dal diritto universale che da quello particolare per la cura pastorale della Parrocchia.

Il subentrante.

Don Cosimo Leone, molto conosciuto ed apprezzato pure lui sin da quando nel lontano 1984 succede a don Salvatore Mormino come Parroco della ruggeriana nostra rinomata Cattedrale; Dottore in Sacra Scrittura, Cerimoniere dei Presuli Catarinicchia e Mazzola.

Nato il 25 Novembre del 1953, ordinato presbitero nel 1984, già Direttore spirituale del Seminario di Cefalù e poi capace Rettore del medesimo, nonché Parroco a Valledolmo e a Petralìa Soprana dal 1994 al 2008, Delegato vescovile per la Pastorale giovanile e per le numerose confraternite nella diocesi, ha conseguito il dottorato in teologìa biblica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Figura ascetica e riflessiva nella quale il tratto culturale s’innesta nella volontà e nella capacità del fare e del promuovere; attributi preminenti ed innovativi ispirati all’ubbidienza totale verso i dettami superiori intesi come provenienti dal Divino discernimento.

E’ indubbio che raccoglierà le fila dell’ordito lasciato da Mons. Asciutto e le coordinerà sempre con il massimo impegno, così come ha dimostrato sin’ora nell’attività pastorale espletata altrove.

Regista della cerimonia il già superiormente citato mons. Sebastiano Scelsi, nella veste di Vicario Generale e, per l’occasione, insostituibile preparato scenografo dell’incontro, seguito nell’espletamento della scaletta del protocollo dai quattro testimoni di rito: Sigg. Giuseppe Portera, Salvatore Di Fatta, Gaetano Cangiamila e Vincenzo Rosso; il quale ultimo ha composto ed ha letto un encomiabile messaggio di benvenuto, dagli astanti molto apprezzato, paragonabile quasi (facendo un volo lirico) ad una ouverture, ad un proemio, ad una prefazione, ad una lirica leopardiana, ad una sonata di Mozart, ad un’aria di Verdi, ad una sinfonìa di Beethoven, ad una presentazione del nuovo, insomma, con preciso riferimento all’affettuoso ricordo, giustamente tributato, del viandante che si allontana in campo lungo in una dimensione scenica stillante commozione.

Unisco i miei sinceri auguri a Liborio che si ritira ed a Cosimo che subentra, elargendo ad entrambi, saccheggiando alcuni testi classici di immortali autori, alcune frasi augurative che mi appaiono consone all’attuale circostanza, all’argomento trattato ed ai Personaggi attori dell’evento:

“…manibus date lilia plenis…” (Virgilio);

“…gloriam qui spreverit veram habebit…” (Livio);

“…Bona opinio hominum tutior pecunia est…” (Publio Sirio)

per finire con

“…gloria…virtutem tanquam umbra sequitur…” (Cicerone).

Sarebbe fuor di luogo, inopportuno e forse anche disdicevole, se, rivolgendomi ad un ambiente in cui il latino è di casa, di tali frasi fornissi la traduzione!

Pertanto me ne astengo.

Giuseppe Maggiore