Francesco Trombadori (Siracusa 1886 – Roma 1961)

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Roma – “L’essenziale verità delle cose Francesco Trombadori (Siracusa 1886 – Roma 1961)”. Galleria d’Arte Moderna di Roma Via Francesco Crispi, 24. Una mostra antologica di largo respiro che racconta il rapporto del pittore con i luoghi di Roma che amò e dipinse, scegliendoli come patria elettiva sin dai primi anni del Novecento. Riportiamo per i lettori il commento di Giovanna Caterina de Feo: “Questioni di pittura”.

Questioni di pittura

Ero a due passi dal caffè Aragno. “Là, là allo sbaraglio!”

e, nel cieco orgasmo che mi spronava entrai.

(Luigi Pirandello, Il Fu Mattia Pascal, 1904)

«Esattamente come Adriano Meis, l’alter ego di Mattia Pascal, anche il giovane Trombadori, da poco arrivato a Roma, non poteva fare a meno di entrare nel celebre caffè di Via del Corso, in un percorso che, come rilevava Sciascia anni dopo1, potrebbe essere assunto a paradigma di quello di un giovane artista che fosse nato a Siracusa e a pochi anni dall’unità d’Italia. Il caffe Aragno, o meglio la Terza Saletta del notissimo ritrovo situato a pochi passi da Palazzo di Montecitorio, era il luogo di passaggio obbligato per chiunque avesse voluto partecipare alla vita politica e culturale della capitale. Le cronache riferivano dei conciliaboli tenuti intorno ai tavoli: nel 1904 Benedetto Croce si ricordava di Antonio Labriola e della non “piccola sua efficacia nelle cose politiche italiane degli ultimi decenni: sebbene essa operasse quasi nelle quinte, o nell’altra scuola che egli teneva, ogni giorno, al Caffè Aragno” (2), mentre nei romanzi (3) il luogo era persino scenario di incontri amorosi o di duelli, veri o presunti tali, come nel caso di Meis, che vi irrompeva alla ricerca di un padrino. Si narra come giovani di belle speranze, aspiranti scrittori, artisti o uomini politici, sedessero a quei tavolini, silenziosi, nella speranza di intercettare il pensiero benevolo del maestro più anziano o, come scriverà anni dopo Libero de Libero: “nella fede del catecumeno, che non dispera mai di ottenere il battesimo almeno con una goccia dell’acqua lustrale, di cui erano avarissimi quei rigorosi diaconi.”(4). La frequentazione della Terza Saletta del Caffe Aragno, che è da ritenersi uno dei punti chiave per individuare la traccia degli anni a venire del giovane pittore, è testimoniata anche dagli articoli di giornale conservati nell’ Archivio Trombadori: il foglio “La canzone della Terza Saletta” (1912), il cui frontespizio era disegnato da Cipriano Efisio Oppo, suo compagno d’Accademia (5), e l’articolo comparso nel 1914 tra le pagine della rivista “Urbis et Orbis” (6), nel quale il giovane è in una fotografia insieme a un gruppo di amici, alcuni dei quali lo saranno, poi, per tutta la vita: il giornalista del “Corriere d’Italia” e futuro uomo politico Roberto Cantalupo (Napoli 1891 – Roma 1975), gli architetti Cesare Bazzani (Roma 1873 – 1939) e Vittorio Mariani (Siena 1859 – 1946), il giornalista de “Il Mattino” Carlo Scarfoglio (Roma 1887 – 1970), figlio di Matilde Serao e di Edoardo, lo scrittore e giornalista della “Tribuna”, “L’Idea Nazionale” ed il “Giornale d’Italia” Adone Nosari (Suzzara 1875 – Mendoza (Argentina) 1957) e il giornalista, scrittore e futuro deputato nelle file del PNF Ermanno Amicucci (Tagliacozzo 1890 – Roma 1955), per il quale nel 1914, ancora con il nome d’arte di Franz Trombadori d’Ortigia, disegnerà le illustrazioni del Piccolo Mondo Dannunziano (7). Ma Trombadori doveva incontrarvi anche gli artisti Enrico della Leonessa, in arte Lionne (1875 – 1921) da lui scelto per breve tempo come maestro, Arturo e Anton Giulio Bragaglia (8), Bruno Barilli (9), Emilio Cecchi, Carlo Socrate, Mario Broglio, Riccardo Francalancia, Amerigo Bartoli, Amleto Cataldi e Arturo Martini e gli scrittori de “La Ronda”, Arturo Onofri, Vincenzo Cardarelli (10), De Santis, Antonio Baldini, Teofilo Valenti, Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio, i giornalisti Aldo Borelli del “Mattino”, Botazzi del “Corriere della Sera”, Guido Milelli del “Popolo Romano” e lo scrittore e giornalista Diego Angeli, tra l’altro autore della raccolta di poesie “L’Oratorio d’amore”, conservata nella biblioteca del giovane pittore, recante nelle ultime pagine due proprie elegie. La presenza del volume e, al di là dell’intrinseco valore poetico, anche delle liriche autografe, confermano l’ambito in cui si svolge a Roma la prima formazione del giovane artista, avvenuta nell’ambiente del “Convito”, la rivista d’arte e letteratura fondata da Adolfo De Bosis con Gabriele d’Annunzio e Angelo Conti, della quale Angeli era caporedattore e Giuseppe Cellini, il suo maestro in Accademia, uno dei principali illustratori (11). Sarà proprio l’influsso della pittura purista di Cellini che, momentaneamente sopito nei quadri divisionisti di quei primi anni, troverà soluzione nelle opere degli anni Venti, quando con i compagni d’Accademia Cipriano Efisio Oppo e Virgilio Guidi, insieme a Carlo Socrate – tutti operanti a Villa Strohl-Fern – in seguito all’impulso offerto da “Valori Plastici” di Mario Broglio, daranno vita alla Prima Scuola Romana. L’esordio espositivo di Trombadori era avvenuto negli anni precedenti la grande guerra, dapprima a Siracusa e poi a Roma, alle mostre della Secessione, nelle quali aveva esposto opere d’ispirazione divisionista quali la “Canzone siciliana” e “La Contessa di Galleni”. Già durante la guerra, nel 1917, mentre si trovava nel deposito della Brigata Casale all’indomani del ferimento a Gorizia, partecipava a Palermo, alle mostre del Kursaal Biondo e quelle di Lugo di Romagna, con opere dipinte all’insegna del colore e della luce, e già lontane dal divisionismo di Lionne, descritte dall’amico Balilla Pratella come: “arte mediterranea serena luminosa, piacente come una bella donna: arte piena di salute e di potente sensualità. Vita dei colori nella forma…”.(12) Caratteristiche dimostrate nel piccolo olio donato all’amico compositore e dal suo ritratto, dipinto verso il 1917, quando nonostante il proseguimento della guerra, Trombadori manda al compositore i saluti “degli amici di Roma” (13), ossia del musicista e scrittore Bruno Barilli, del musicologo Fausto Torrefranca, del pittore Oppo e dello scrittore russo Nikolaevič Semënov, nomi che documentano un rapporto avviato da tempo e con ogni probabilità maturato anch’esso tra i tavoli di Aragno. Tra gli amici, non nominato in quest’occasione ma sicuramente presente, c’era anche Mario Broglio, che Trombadori aveva presentato a Pratella divenuto, infatti, un collaboratore di “Valori Plastici”. Scrive Broglio al musicista: “…Non le ho scritto che non ci riesce di decidere il titolo della rivista. Ci pensi dunque anche lei e mi proponga qualcosa. Veda di sollecitare qualche giovane di sua stima se non le riesce incomodo scriva anche a Severini come ò già fatto io. Per il primo numero dell’anno cose di de Chirico, Savinio, Folgore, Carrà” (14). In un’altra missiva, di poco successiva, Broglio si informa di Prampolini, al quale vorrebbe chiedere un articolo, torna a dire di essere ancora “alle prese col titolo” e chiede a Balilla “di pensarne qualcuno”. Queste brevi frasi, i nomi di de Chirico, Savinio, Folgore e Carrà, unitamente a quelli di Severini e di Prampolini che Broglio avrebbe voluto coinvolgere, dimostrano quanto fosse variegato a Roma il mondo dell’arte; in particolare del gruppo che faceva capo alle mostre della Casa d’Arte Bragaglia (15), nella quale si esponevano quadri divisionisti alla Enrico Lionne o di suggestione boccioniana, come la “Scena notturna” (1918ca) del giovane Trombadori. Nel 1919 Trombadori invia a Pratella i propri auguri per l’imminente esordio de “L’ Aviatore Dro”; con l’occasione lo informa anche sull’andamento del proprio lavoro: “Caro Balilla, sono qui dopo un mesetto di viaggio attraverso la Sicilia e godo della mia piena libertà tanto sospirata! Laggiù ho raccolto un buon numero di impressioni solari. Mi serviranno per quel che penso si fare. Adesso infatti sono in attesa di un po’ di voglia di lavorare che però ancora non viene…. Tu come stai? Che fai? Io debbo molto ringraziarti per le affettuose parole che mi hai dedicate nel tuo ultimo libro e che ho avuto da parte di mio cognato. Dammi qualche tua notizia. Qui parliamo spesso e bene, s’intende, di te con Torrefranca, Oppo, Barilli, Broglio, Melli ed altri…” (16). Parole nelle quali si riscontra l’interesse di Trombadori per la realtà, in particolare per gli effetti determinati dalla luce – le “impressioni solari” – come negli “Alberi controluce” (p. 67) o in “Siracusa mia!” (p. 65), esposto nel 1922 alla mostra annuale degli Amatori e Cultori di Belle Arti, probabilmente, dipinti dopo quell’errabonda estate del 1919 in Sicilia, durante la quale aveva raccolto il materiale che avrebbe, evidentemente, sviluppato in seguito, nell’atelier (17). “Alberi controluce” e “Siracusa mia!” dimostrano come il superamento del divisionismo fosse, in Trombadori, già avvenuto da tempo. Dipinti con piccole pennellate precise, le stesse che nel periodo precedente erano piuttosto staccate e disposte con intenzione quasi decorativa, a lambire il contorno delle figure, ora creano volumi che si percepiscono piuttosto definiti, con nitide forme, immerse in nitida luce. Come già era accaduto nel cosiddetto “Nudo col velo”, un sentito piccolo quadro che probabilmente ritrae la giovane moglie Ghita, e ne “Il Viale di Villa Strohl-Fern”, il primo e ultimo quadro avente come soggetto la Villa (un altro luogo fondamentale per l’artista) e forse uno degli ultimi dipinti en plein air alla fine del 1919». (Giovanna Caterina de Feo)

(1) Leonardo Sciascia, Ni muy atràs ni muy adelante, in Francesco Trombadori (1886 – 1961), catalogo della mostra antologica realizzata dal Comune di Siracusa, Siracusa, Istituto del Dramma Antico, 27 novembre – 31 dicembre, Palermo 1976, pp. 13-15.

(2) Benedetto Croce, Antonio Labriola, in Pagine sparse, serie terza, memorie, schizzi biografici e appunti storici, Napoli, Riccardo Ricciardi editore, 1920, p. 113.

(3) Oltre al citato Fu Mattia Pascal, alcuni altri titoli: di Matilde Serao, La conquista di Roma, Napoli, Perrella editore 1910 e Vite e Avventure di Riccardo Joanna, Giuseppe Galli libraio, Milano 1887; di Antonio Fogazzaro, Sonatine bizzarre. prose disperse, N. Giannotta editore, Catania 1901; di Lucio D’Ambra, Il “Damo Viennese”, Licinio Cappelli editore, Rocca S. Casciano 1918; di L. A. Vassallo, Diana ricattatrice,

Fratelli Treves, Milano 1916 e Gli uomini che ho conosciuto, Fratelli Treves, Milano 1918.

(4) Libero De Libero, Trombadori amabilissimo pittore, in Francesco Trombadori, pieghevole della mostra, Roma, Galleria La Tartaruga, febbraio, Roma 1955.

(5) La canzone del Caffè Aragno, in “La saletta di Aragno”, a.1, n. 1, Roma 12 febbraio 1912

(6) La Tremouille, La terza saletta di Aragno, in “Urbis et orbis”, a. II, nn. 16 – 17, Roma 10 maggio 1914.

(7) Sull’attività di illustratore svolta da Trombadori dagli esordi fino al 1921 vedi: Gloria Raimondi, Note a Margine, nel presente catalogo, pp. 23-31.

(8) Le quattro fotodinamiche che si trovano nell’archivio Trombadori, costituiscono la testimonianza di un rapporto con i fratelli Bragaglia, che si svolge per quasi un decennio, dal 1914 fino alla partecipazione del pittore alla centesima mostra della Casa d’Arte Bragaglia nel 1923. Sul clima della roma di quegli anni e interessante ricordare “Thais” (o Les Possédées in francese), il film diretto tra il 1916 e il 1917 da Anton Giulio Bragaglia (1890-1960), il cui originale è conservato presso la Cinématheque Française di Parigi, unica testimonianza di un momento di grande fermento artistico – culturale a Roma, scritto da Riccardo Cassano, con le scenografie di Enrico Prampolini, interpretato da Thais Galitzky, Ileana Leonidoff, Augusto Bandini, Alberto Casanova, Dante Paletti e Mario Parpagnoli e, in parte, girato a Villa Strohl-Fern, luogo nel quale sia i Bragaglia che Trombadori avevano lo studio.

(9) Su Barilli vedi Bruno Barilli. Scrittore artista funambolo, mostra a cura di Paola Montefoschi e Giovanna Caterina De Feo, Roma, Biblioteca nazionale centrale, 24 marzo – 23 maggio 2015, Biblioteca Nazionale Centrale, Roma 2015.

(10) Una copia del libro di Vincenzo Cardarelli, Giorni di piena, quaderni di Novissima, Roma 1934, reca sul frontespizio la dedica ”A Francesco Trombadori/ il mio vecchio d’armi compagno/ nelle battaglie del Caffè Aragno Vincenzo Cardarelli 26 III 1935 – XIII”.

(11) E’, tra l’altro, “Il Convito”, che raccoglieva l’eredita di “In Arte Libertas” il cui motto era stato coniato nel 1887 proprio da Cellini, che prospetta la traccia di un ideale percorso del giovane siracusano, il quale nel primo decennio del Novecento sente il bisogno di seguire le orme calcate piu di venti anni prima da Nino Costa e da Giuseppe Cellini, e cerca uno studio a Villa Strohl-Fern, trovandovi il necessario contatto con la natura e il silenzio, che ancora oggi si respirano tra gli alberi del grande parco tardo simbolista romano. Nel grande parco e negli studi della Villa Strohl- Fern, la villa degli artisti fondata del gentiluomo alsaziano Alfred Wilhelm Strohl-Fern (Sainte Marie aux Mines 1847-Roma 1927), Trombadori incontra Amedeo Bocchi, Renato Brozzi, Aleardo Terzi, Nicola D’Antino, Arturo Martini, Francesco Nagni, Ercole Drei, Attilio Selva, Alfredo Biagini, Francesco Coccia, Giuseppe Ciotti, Francesco Di Cocco, Giorgio Hinna, Domenico Colao, Attilio Torresini, Vittoria Morelli, Virgilio Guidi, Carlo Socrate, Cipriano Efisio Oppo, Deiva De Angelis, Gisberto Ceracchini, Bruno Barilli, Pasquarosa, Nino Bertoletti, e i fratelli Bragaglia.

(12) Francesco Balilla Pratella, Rivista Conclusiva, in Cronache e critiche, Edizioni Pizzi, Bologna 1918, p. 93

(13) Si ringrazia in modo particolare l’archivio Pratella per la segnalazione delle cartoline postali scritte da Trombadori e da Mario Broglio.

(14) Indirizzata “All’ill.mo Maestro Balilla Pratella soldato Ufficio Maggiorita del deposito dell’11 fanteria Forlì, il 22 marzo 1917”.

(15) Casa d’Arte Bragaglia in Via Condotti 21, dalla fine del 1918 avvia un’intensa attività espositiva; dal 1922 al 1930 si trasferisce in Via Rasella, nei cui sotterranei e ospitato “Il Teatro degli indipendenti”.

(16) Indirizzata “Al Maestro Balilla Pratella, Lugo (Romagna)” il 21 agosto 1919.

(17) Un’anticipazione di un preciso modus operandi che adotterà da ora in poi (si veda al proposito: Duccio Trombadori, Il Paesaggio come teatro, nel presente volume, pp. 19-21.

longo@gdmed.it

Ph copertina:Fanciulla nuda, 1934, olio su tela, Civica Galleria d’Arte Moderna Empedocle Restivo, Palermo

Giuseppe Longo

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