La fine del mecenatismo d’arte delle banche

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Palermo – La notizia è stata resa nota il 26 ottobre scorso da Marilena Pirrelli su il Sole 24 Ore e segna probabilmente, anche nella, sempre in ritardo, percezione generale, la fine di una epoca, quella del mecenatismo bancario e, soprattutto, quella del rapporto della banche col territorio in cui sono nate, e che le ha nutrite e strutturate. Il Monte dei Paschi di Siena ha assunto l’impegno con la Commissione Europea, nell’ambito del piano generale di ristrutturazione, di cedere la sua collezione d’arte, nel pieno rispetto, si intende, della attuale legislazione. La collezione comprende circa trentamila opere d’arte, con forte presenza dei grandi artisti dello straordinario Trecento senese, tra essi Pietro Lorenzetti, Simone Martini e lo loro scuole. Attesi i vincoli normativi la cessione non appare facile, ma ciò che ne consegue è la forte cesura con l’area territoriale che del Monte è stata nutrice, sintomatica della ormai acclarata assoluta estraneità ed indifferenza del sistema bancario nazionale come internazionale ad identificazioni che non siano esclusivamente basate su aspetti e tematiche finanziarie. È stata posta cioè la parola fine al rapporto tra banca e arte, più propriamente banca e cultura. L’andamento è generale e pone anche il problema, nel costante ampliarsi di fusioni ed accorpamenti tra banche su scala mondiale, della destinazione finale di raccolte ed opere d’arte, non più fruibili al pubblico, come spesso sono state precedentemente, anche sotto forma di fondazioni ed altre istituzioni culturali.

L’impegno artistico e sociale del sistema bancario italiano, peraltro, non era stato limitato all’acquisto e valorizzazione di dipinti e sculture, ma anche all’editoria, al restauro ed alla tutela archeologica. Conducenti esempi sono rintracciabili nei due bei volumi La Banca ed il libro. Catalogo delle pubblicazioni delle aziende e degli istituti di credito italiani, editi dall’ABI nel 1991, a cura di Enrica Schettini Piazza, con prefazione di Umberto Eco. E nel Catalogo delle edizioni della Casse di Risparmio e Banche del Monte 1982-1992, edito dall’ ACRI nel 1993, con prefazione di Roberto Mazzotta e nota introduttiva di Federico Zeri. Tutto questo appartiene ormai alla storia, ma descriveva anche un rapporto tra arte, economia e territorio, vivo e fecondo, che delle banche è stato specifico brodo di cultura. E che viene adesso pretermesso nel sentiero di una globalizzazione che negando le radici del passato, può togliere moltissimo al futuro.

Paolo Massimiliano Paterna