A ciascuno il suo, film 1967 – 2017

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Cefalù (Pa) – “…forse il miglior film di uno dei più lucidi cineasti di impegno sociale dell’epoca…” (Merenghetti);

“…l’uso eccessivo e continuato dello zoom disturba ed è di cattivo gusto…” (Ponzi);

“…l’utilizzo di grandangoli e teleobiettivi è perfettamente coerente con la narrazione, efficace nel rendere, con gli improvvisi avvicinamenti della MdP, la prospettiva di un osservatore distaccato che penetra nella vicenda, coglie i momenti rivelatori, scopre i lati nascosti dei personaggi…” (Zambetti);

“…linguaggio aggressivo con forzature ottiche e sonore che possono infastidire per una loro schematica violenza espressiva…” (Morandini).

Positive e negative, alcune delle critiche del tempo apparse in prima pagina su prestigiosi quotidiani.

Il fatto si è, comunque, che il film ha occupato molti schermi, nazionali ed internazionali, e ha sortito prestigiose premiazioni.

Domenica, 3 Dicembre 2017, ore 17,30, al teatro Cicero.

Un interessantissimo documentario, quasi un reperto storico, nel quale lo sceneggiatore Ugo Pirro, la moglie del regista ed il musicista Bacalov autore della colonna sonora del film ricordano i problemi inerenti alla sua realizzazione, le curiosità e quant’altro, apre la serata precedendone gli acculturati interventi.

Sulla tela vengono pure proiettati degli scatti fotografici, epigoni di accreditate private raccolte (Varzi, Augello, Saja ed altri) che documentano i vari ciak ed i personaggi, professionisti e non, che hanno preso parte alle riprese realizzate nelle varie locations.

“A ciascuno il suo”, girato in massima parte a Cefalù ed in appendice a Palermo nel ’67 del secolo scorso, è il secondo film sonoro che si è avvalso della nostra città come ambientazione dopo lo storico “Vacanze d’amore” del ’52 di Jean Paul Le Chanois che reclamizzò turisticamente l’allora “Village Magique” e, per traslazione, anche la nostra stessa urbe.

Sono state queste due pellicole a determinare l’incremento turistico di Cefalù ed il suo conseguente sviluppo; così come Ciminna, eletta da Visconti ad ideale Donnafugata per il suo film “Il Gattopardo” tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel ’63 cambiò i connotati al paesino facendogli conseguire lo sviluppo che ha oggi.

Patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cefalù e dall’Assessorato Regionale Turismo Sport e Spettacolo della Regione Siciliana ed in collaborazione con Siciliafilm Commission, con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo, con la Fondazione Leonardo Sciascia e con Salvatore Sciascia Editore, si è svolto un incontro di studio, un simposio, un addottrinato seminario inteso a solennizzare i cinquant’anni del film “A ciascuno il suo” di Elio Petri.

Qui, in questa particolare celebrativa serata, in questo romantico spazio sacrale dedicato all’arte e impreziosito dalla mirifica composizione pittorica del valente artista Spagnuolo, il teatro Comunale Cicero, splendido gioiello di un prestigioso ottocento, “sette (e non sei) personaggi in cerca d’autore” (così li connoterebbe Pirandello) si contendono culturalmente la ribalta: Rosario Lapunzina, Giovanni Biondo, Caterina Di Francesca, Franco Nicastro, Giuseppe Saja, Franco Marineo e Gigi Borruso

Dopo i saluti istituzionali profferti dal Sindaco della città, Rosario Lapunzina, sempre proclive a favorire manifestazioni culturali intesi ad accrescere il credito e la rinomanza in cui, soprattutto in questi ultimi anni, Cefalù è andata incontro, introdotto dalla inesauribile verve di un Giovanni Biondo (più personaggio che officiante, sagace esponente del sapere nostrano, che, per pura innocente traslazione, io vedrei nei panni dell’impiegato al posto di un bambinesco Rascel nell’interpretazione del film “Il cappotto” di Lattuada), per la circostanza nella qualità di aedo ed in perfetta simbiosi con l’ambiente e con la materia trattata, il Primo Cittadino all’indirizzo di saluto ha fatto seguire il suo personale compiacimento per l’incontro in itinere basato sulla ricerca delle tracce e degli effetti che il passaggio del film ha potuto lasciare dietro di sé nella nostra comunità; poi, sempre presentato da Biondo, è salito sul proscenio Vincenzo Garbo, Assessore alla Cultura di questo Comune, il quale ha tracciato un breve excursus della manifestazione collegata ad altrettante che si terranno nel prosieguo dell’anno subentrante, delucidandone scopi, concomitanze ed intendimenti.

Caterina Di Francesca, nota attrice locale che ha anche ricoperto interessanti ruoli in film di pregio quali “Placido Rzzotto” di Scimeca e “Il regista di matrimoni” di Bellocchio, intervenuta in veste di esponente dell’ “Associazione Amici del Cinema Di Francesca”, ha tratteggiato i rapporti intrattenuti a suo tempo fra la sua famiglia e la troupe cinematografica in trasferta a Cefalù evidenziandone originali collaterali accadimenti intervenuti durante le riprese del film.

E’ stata la volta, quindi, del pubblicista Franco Nicastro, Consigliere Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti nonché Presidente emerito della Fondazione Culturale Mandralisca, che, nella sua qualità di moderatore esplicata con dovizia di professionalità e finezza di tratto, ha presentato i due relatori della serata: il Prof. Giuseppe Saja, conosciutissimo studioso, recensore e validissimo oratore nonché poliedrico docente nel nostro comprensorio ed il critico cinematografico Franco Marineo.

Il Prof. Saja, scrittore di vaglia (“Il silenzio e l’azzardo-Narratori e poeti siciliani del ‘900”, “Antonio Castelli-Opere” ) pigmalione di molteplici culturali interventi e saggi, su Consolo, sulla Mostra del Libro Antico, su Federico Tozzi e quant’altri, ha esperito un approfondito esame critico trattando della correlazione tra il testo letterario “A ciascuno il suo” di Leonardo Sciascia, da cui è stato tratto il film, e l’omonima pellicola di Petri; ne ha messo in luce tutti i risvolti salienti enucleando il pensiero del compianto illustre scrittore e dell’altrettanto accreditato scomparso regista.

Il Marineo, Insegnante di storia del cinema e del video all’ “Accademia di Belle Arti” e presso il “Centro Sperimentale di Cinematografìa” di Palermo, autore di diversi testi sulla settima arte (“Il cinema dei fratelli Coen”, “Face On. Narrazione del volto del cinema”, “Il cinema del terzo millennio. Immagini, nuove tecnologìe”), ha, invece, disquisito sull’aspetto tecnico del film, analizzandone sceneggiatura, riprese, montaggio ed edizione ed evidenziando nei vari ciak il costante utilizzo dello zoom come pentagramma stilistico aduso a focalizzare dettagli, atteggiamenti e personaggi colti in particolari momenti delle sequenze; ha anche sottolineato gli inevitabili risvolti sociali della storia alla luce della particolare morale dell’epoca tracciando un confronto con la permessività di quella attuale. Ha anche evidenziato le vicende del film, pluripremiato, ma che ha dovuto subire dei blocchi giudiziari durante la sua fruizione pubblica.

Infatti, appena uscito nelle sale (1967) la pellicola è stata bloccata perché ritenuta oscena la locandina che ritrae i due protagonisti in un momento intenso della storia.

Il Marineo inoltre, a proposito del bellissimo pianosequenza iniziale (e mi riferisco alla efficacissima carrellata sulla rocca realizzata dall’elicottero, inquadratura che apre il racconto, non prevista in sceneggiatura ma che era stato possibile realizzare atteso che nel sito per altri lavori si trovava un elicottero) ha notato che l’ombra del velivolo in movimento si proiettava sulle rocce sottostanti; e malgrado ciò, che pur grammaticalmente nella sintassi cinematografica risulterebbe un marchiano errore, il regista non abbia voluto ripetere la scena mantenendo la sequenza già ottenuta per una sua scelta stilistica giustificata dalla valenza del girato.

Personalmente sostengo che non si è trattato di una pura scelta stilistica, bensì del fatto che l’elicottero non era più disponibile; e così pur di non tagliare una bellissima ripresa si è dovuto mantenere quell’unica di cui si era già in possesso.

Avviene che tante volte, per l’impossibilità di ripetere una scena, ci si debba necessariamente accontentare di un girato, magari non perfettamente a modo, se è unico e la valenza dello stesso consiglia di non abrogarlo.

Le prolusioni dei due relatori sono stante contrappuntate sia da sporadiche delucidative comparse del Biondo, che da significative letture tratte dallo scambio epistolare intercorso fra Petri e Sciascia; letture proposte a cura di Gigi Borruso, ottimo dicitore, fecondo attore, pure lui regista ed autore di numerosi testi teatrali nonché di un romanzo “Il suono della notte” recentemente pubblicato.

Tale personaggio sarà presentato a Cefalù prossimamente nell’ambito degli incontri organizzati dalla biblioteca comunale.

Presente in sala uno scelto pubblico che ha seguito i lavori con la massima partecipazione plaudendo gli esaustivi relatori.

Giuseppe Maggiore

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