Una gigantesca Rosalba Bologna al Ditirammu

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Palermo – Può succedere a Palermo. Può accadere che dall’itinerario normanno apprezzato dall’Unesco venga incoltamente dimenticata la bella ed intatta Chiesa di Santo Spirito, simbolo specifico del Vespro Siciliano. Come può succedere che dalle opportunità finanziarie e dalle ricadute mediatiche di Manifesta 12 venga ignorantemente esclusa quella che è certamente l’opera d’arte più importante del territorio palermitano: i Graffiti dell’Addaura, di cui si sta pure pure perdendo la memoria storica.

Ma può anche accadere che al Teatro Ditirammu, piccolo e prezioso “luogo” della migliore e sanguigna cultura palermitana, che ci auguriamo con tutto il cuore possa proseguire nella sua bella attività, si debba restare stupefatti e quasi intimiditi dalla rappresentazione dell’atto unico “Polline” scritto e diretto da Filippo La Porta, rappresentato a fine febbraio ed interpretato da una gigantessa del palcoscenico. Quella Rosalba Bologna che decenni di teatri ai massimi livelli di impegno e bravura non hanno, davvero stranamente, sinora proiettato verso i grandi teatri nazionali, anche televisivi, talora vissuti invece da autentiche mediocrità “protette”.

Polline è una vera e propria prova d’artista. Dopo una breve introduttiva parte filmata, è sola sulla scena Rosalba, come Pinuccia Scolaro che lavora come sarta, e fa anche le pulizie, presso un grande teatro. Di esso narra glorie e miserie umane degli attori e di coloro che vi lavorano -interpretandole con impressionante versatilità e bravura- ma anche recitando interi brani tratti dalle opere colà rappresentate. E a questi autentici quadri aggiunge aneddoti della condizione della sua vita, esistenza non esaltante ma vissuta nel rapporto spontaneo e lealissimo con le sue migliori amiche: Gilda, Regina, Maria Napoli e Annina, prostitute dell’Olivella dalla straordinaria umanità.

Bologna e Ferlisi
Bologna e La Porta

La narrazione è intramezzata da momenti musicali, condotti con l’accompagnamento della chitarra, dalla splendida voce di Teresa Ferlisi. Con lei Fabrizio Augugliaro che modula in sintonia la sua fisarmonica, con una compostezza che fa ricordare il grande e indimenticato Massimo Melodia.

Correttissimi i costumi di Domenico Scarano, mentre l’intero spettacolo fila via avvincente e senza pause, nella impeccabile conduzione dell’autore e regista Filippo La Porta.

Giovanni Paterna

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