De nihilo nihilum

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“Nulla nasce dal nulla”

Cefalù (Pa) – (Persio? Lucrezio? Epicuro? Diogene Laerzio? La matrice è incerta).

Naturalmente la citazione tramandataci è da riferirsi esclusivamente al mio pensiero e non a quello di altri! Eh?

Proseguo.

Nella fortuita ed incerta veste di cantore delle cittadine virtù, di aedo delle multiple urbane valenze, di postulatore di accreditate individuali artistiche canonizzazioni, di cultore di una narrativa dalla quale la tragedia che tanto ammaliava i Greci è completamente bandita, di rapsodo di liriche inveterate pulsioni e di quant’altro (chi ne ha, più ne metta!), funzioni che involontariamente mi sono trovate ricucite addosso da qualche anno a questa parte, me inconsapevole e non certamente attratto da una mia particolare predilezione professionale per tali rami (io scrivo sceneggiature, racconti ed altre quisquilie), non mi resta, al momento, che occuparmi di questa mostra, fotografica e non, una e trina (perché in sé ne ingloba altre due di cui dirò nel prosieguo), inaugurata lo scorso Sabato giorno 21 di questo tristo Aprile, mese climaticamente inaffidabile ove ad intermittenza il vento e la pioggia fanno capolino alternandosi e turbando il civico sereno andazzo cittadino, alle ore 19 negli storici locali dello splendido “Ottagono di Santa Caterina” (struttura polivalente facente parte dell’atavico Palazzo Comunale) con gran concorso di fruitori fra i quali, numerosi, non mancavano artisti locali e locali acculturati e non solo concittadini, dame in preziose vesti e favolose acconciature, curiosi e sfaccendati vari, alla presenza dello stesso Sindaco, che prima di dare l’incipit alla fruizione delle opere ha preso la parola, seguito, poi dagli interventi di Salva Mancinelli, di Rosalba Gallà, di Daniele Tumminello e della D.ssa Francesca Mezzatesta; mostra che resterà visitabile sino al prossimo 1° Maggio.

Le tematiche proposte, che fra di loro coabitano, come sopra accennato sono tre:

Un borgo da amare“, “Dal “Kaos al Kosmos” e “Il nucleo“.

Una triade di sezioni curate da tre diverse matrici che, senza appigliarmi ad una falsa magniloquenza, definirei “Accademie”; tutte operanti sotto l’egida della Civica Amministrazione di Cefalù nell’ambito della rassegna “Day Earth” che si allaccia alla 48^ Giornata Mondiale della Terra, ricorrenza attualmente in itinere.

Il Day Earth è una manifestazione nata qui a Cefalù nel 2013 da un’idea della infaticabile e doviziosa Arch.tta Salva Mancinelli (Green Economy delle locali Istituzioni) con l’apprezzabile progetto di valorizzare l’immagine turistica della nostra città, sensibilizzando l’attenzione di quanti vi abitino o vi convergano alle tematiche ambientali e sociali; ma, soprattutto, favorita dalla lungimiranza di Rosario Lapunzina, emerito Sindaco di questa comunità, il quale ha sempre avuto per fermo (opinione condivisa da chi fà ragionare la testa che porta sulle spalle) che il progredire di un popolo è da ricercarsi principalmente nella volontà del fare, nella cultura e nell’arte (dimensioni intese nel loro senso più lato) e riproposta quest’anno sempre su iniziativa della detta Mancinelli.

Nell’ambito di tale ciclica ricorrenza, quest’anno, a cura sempre di quest’ultima, la manifestazione si è scissa in tre branche tematiche dalle esotiche denominazioni:

Un Borgo da amare“, “Dal Kaos al Kosmos” e “Il Nucleo“; le stesse facenti capo a tre diverse organizzazioni.

Un Borgo da amare“, sezione ideata dal fattivo estro della Prof.ssa Rosalba Gallà, colonna portante nei suoi due principali dicasteri (Insegnante presso il locale Liceo Artistico “Diego Bianca Amato” e Consigliera di questo glorioso Comune) nonché esperta fotografa di tramonti e d’albe, di paesaggi e d’anfratti, valente espositrice Essa stessa pure nella presente circostanza, è indirizzata alla scoperta di Sant’Ambrogio, rurale frazione (oggi turistica) della nostra beneamata città dove, malgrado il caos estivo, il proverbiale caldo riverberato dalla immanente Rocca (“L’eccelsa Rupe” l’ha chiamata Saro Ilardo nella sua monumentale analoga opera), gli immancabili vessanti divieti circolatori, la stressante mancanza di posteggi spesso occupati da estemporanee manifestazioni pseudoculturali, la promiscuità delle razze e la petulanza degli insistenti questuanti di estrazione multietnica, in qual certo modo, facendo di necessità virtù e pensando più alle piaghe di nostro Signore che non al nostro compiacente benessere, se non benissimo si riesce comunque a degnamente sopravvivere.

L’iniziativa è scaturita da una escursione effettuata nell’Ottobre scorso in quel di Sant’Ambrogio da una congerie di fotografi dilettanti che hanno immortalato la rustica location mettendo a nudo i suoi innegabili tesori prospettici con estrema dovizia di particolari.

Fra gli autori degli scatti che hanno partecipato a questa fattiva escursione: Antoniella Marinaro, Daniele Tumminello, Danila Saja, Federica Mallia, Fortunata Luparello, Giovanna Sidoti, Nina Kalinova, Noemi Lisuzzo, Pasquale Turdo, Rosalba Gallà e Rosario Vizzini.

La Marinaro, new entry nel novero degli espositori (è la prima volta, a quanto ne sappia io, che partecipa ad una qualsiasi mostra con le sue fotografie), non è stata presente alla serata inaugurativa dell’incontro di cui si tratta; forse perché non si era ancora rimessa dalle emozioni sostenute per aver funto da testimone, or non è guari, al fausto connubio civile fra il noto conterraneo poeta Antonio (non è affatto il caso di citarne anche il cognome perché lo conoscono anche le pietre del suo “Strati e Stratuzzi“) e la sua impareggiabile compagna Salvina Mirenna; dal quale connubiato binomio mi auguro che il benigno Cielo faccia venir fuori un’inclita prosapia di indiscutibile artistico pregio.

La Marinaro, con le sue foto che ritraggono siti caratteristici di Sant’Ambrogio e, soprattutto, col dettaglio della bougainvillea in piena fioritura, quasi a voler innalzare, con questa visione entusiasmante, un inno alla natura fagocitando l’auspicio che mai possa venire deturpata, raggiunge il diapason dell’interpretazione naturalistica rendendo appieno il concetto che l’Earth day Cefalù si propone di trasmettere, tanto sperato dalla Mancinelli e da quant’altri.

Inoltre, a proposito di Danila Saja, altra partecipante agli scatti santambrogiani nonché stupenda ragazza degnissima di sfilare sulla passerella del concorso di miss Italia, vorrei osservare che, sicuramente, la sua linfa fotografale l’ha tratta dalla madre, Rosalba Gallà, della quale ho già opportunamente chiosato in precedenza.

Fra le due creatrici d’immagini indubbiamente insiste una corrente “d’amorosi sensi” artistici ben recepibile ad una prima occhiata delle loro opere esposte. Danila, più professionista che dilettante della macchina fotografica, che ha ricevuto molti consensi in passato anche a livello internazionale, mostra nei suoi scatti una visione intimista del mondo che la circonda riuscendo a destare emozioni, passioni e sentimenti.

Di Daniele Tumminello, altro fotografo dilettante che ha partecipato alla citata escursione, vorrei sottolineare il tono altamente drammatico dei suoi scatti in bianco e nero eseguiti col filtro rosso per accentuarne il pathos; scatti che mi riportano alla mente il Kammerspiel ed il suo collaterale opposto, l’Espressionismo tedesco, dei primi anni dello scorso secolo riecheggiando nomi sepolti nella nebbia della storia quali quelli dei registi Lupu Pick e Murnau ed dei fotografi Horsoe, Yin Hang e Man Ray.

Dal Kaos al Kosmos“. Questa seconda sezione della ricorrenza Earth Day Cefalù 2018, è espressione di un progetto culturale poliedrico programmato a sua volta dalla valenza professionale di un’altra colonna portante della cultura nazionale ed internazionale: la palermitana D.ssa Francesca Mezzatesta (la Sicilia ha le sue gemme!), laureata a lettere e filosofìa, ex ballerina classica, progettista di aree verdi, storica e critica d’arte e spettacolo, Tesoro Umano Vivente dell’UNESCO per le Arti Calligrafe e detentrice di molti altri innumeri titoli accademici che se li elencassi tutti questo mio intervento sulla serata si andrebbe a fare benedire e parlerei solo di lei (e lo meriterebbe, perbacco, data la sua gradevole avvenenza!).

Fra gli artisti del pennello, curati dalla suddetta: Fabio Liberto, Wanda Banterle, Emanuele india, Lucia Sarto, Simonetta Barini e Gino Di Gennaro.

Interessante e originale la tecnica messa a punto da quest’ultimo a cui ha dato un virtuoso nome: “PirodunamycArt“. Il metodo si compendia in pitture ottenute con esplosioni di colori spruzzati su supporti lignei, acrilici, conchiglie o sabbia (sempre se ho capito bene, perché, come ho detto altrove, io sono rimasto a Leonardo, a Michelangelo Merisi e a Cimabue, per non citare anche il Pinturicchio), ottenendo delle macchie astrali ed astratte, che, combinandosi, dànno vita alla composizione con effetti particolarmente scenografici.

Fare Ambiente Cefalù Madonie“, infine, è la terza dimensione culturale presente in questa mostra con l’opera “Il nucleo” dello scultore Luigi Alicò, realizzata dall’autore con materiali di risulta ed esclusivamente concepita per la ricorrenza “Earth Day Cefalù” sopra citata.

La scultura, che consta di un globo centrale di colore rosso circondato da ellissi concentriche, vuole indurre al pensiero di come si potrebbe vivere in una maniera più semplice e proficua se il nostro approccio con la natura che ci circonda fosse più consapevole e razionale.

.A dir la verità, a volerla dire tutta d’un fiato senza sottacere niente, io qui dichiaro: non mi sono mai piaciute le mostre collettive, che siano esse di fotografia, di pittura, di scultura o di quant’altro. A parer mio risultano dispersive. Mi sembra come andare al museo o nella galleria di un mercante di quadri.

E’ indubbio che nelle collettive si possano mettere a confronto svariati stili, eterogenei per matrice e cultura, questo si, e trarne un convincimento più o meno omogeneo sull’uno o sull’altro autore; ma risulta oltremodo scomodo e confusionario focalizzare l’indole di ognuno, approfondirne un giudizio preciso, assorbirne una intimistica poetica, una convincente etica, un specifico modus operandi, goderne una sua particolare predilezione tematica, certificarne le pulsioni che hanno scandito il suo excursus, che hanno determinato l’opera e quant’altro.

Sono le “Personali” che mi allettano oltremodo perché mi dànno l’estro di radiografare l’animus dell’artista attraverso la visione fruita, sfrondandola da tutti quei falsi orpelli che di solito in essa son soliti allignare.

Tuttavia, invitato in maniera altamente seducente e, perché no, anche coinvolgente (e come potersi rifiutare ad un simile tipo d’invito specificatamente porto con la grazia tanto femminilmente amabile da una illustre esponente della nostrana burocratica borghesia, che, pro bono pacis e per una squisita questione di privacy ve ne taccio il nome. Vi basti solo sapere che i suoi maggiori o i penati, se preferite, vantano radici madonite. “…E più oltre non disse e si tacque…” annoterebbe il Poeta.

E dappoiché ormai sono qua, non ho potuto fare a meno di volgere uno sguardo curioso in giro ed esternare, sulle foto, sulla scultura e sulle pitture esposte, con la mia ben nota incultura, un mio superficialissimo pensiero.

Posto ciò, con la convinzione di essere stato il più possibile sincero nelle valutazioni che ho espresso, verificandone tutti gli annessi e connessi congeniali al mio modo di vedere, di pensare e di scrivere, ribadisco che sono più portato alle “Personali” che alle “Collettive.

In sala, a seguire il Sindaco ed i Relatori officianti dopo il taglio del nastro tricolore, oltre gli organizzatori, i rappresentanti delle Istituzioni, gli artisti espositori, personaggi della cultura e dell’arte di non indifferente calibro: il pittore Franco D’Anna con la sua gentile Signora Mimma Saja, il pittore Giuseppe Forte, la D.ssa Laura Modaro col marito, Lucia Paola, Sylvia Patti…E sulla sua visione mi fermo…

In ultima analisi, volendo tracciare un definitivo consuntivo sull’incontro che ci occupa, sui suoi promotori, protagonisti e fruitori, ma, soprattutto, sul livello delle opere presentate, siano esse fotografie sculture o pitture, c’è da osservare che la manifestazione è più che riuscita grazie al costante impegno dagli organizzatori profuso nell’idearla, nell’organizzarla e nel condurla.

Quantunque, anche qui, a volerla dire tutta, cosa che potrebbe ingenerare un orgasmo negativo nell’amica che mi ha invitato, m’é un pò rimasto sul groppo il parere enunciatomi all’uscita dal simposio da una mia attempata conoscente non di Cefalù, la signora Ippolita Calderai in Giovielli che viene nella buona stagione a villeggiare in quel del Romito, conoscente che in tempi aurei e vitali soleva consolare le abbacchiate pulsioni di certi spasimanti afflitti da sentimentali ripulse offrendo loro in cambio le sue vistose e prelibate grazie; costei, infatti, incontratomi per puro caso dopo aver visitato di sfuggita la mostra, pur tessendone le lodi per il buon livello delle opere, per l’ottima organizzazione e disposizione dei manufatti, per gli esaustivi acculturati interventi proferiti dai Relatori e parlando in generale, ebbe a dirmi, lasciandomi interdetto non intuendo a cosa volesse riferirsi, che oggi nel campo delle immagini tutto fà arte, anche gli escrementi di una gallina raccolti su un foglio di carta immacolato.

Ph:Giuseppe Maggiore, scrittore e regista cinematrografico

Giuseppe Maggiore

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