Le lingue dell’antico Mediterraneo

388

 

Palermo – In maniera colta ed assai opportunamente il Museo Archeologico Antonino Salinas di Palermo ha collocato, nell’area espositiva riservata alla Pietra di Palermo, fondamentale reperto egizio in cui sono riportati gli annali più antichi della storia dell’umanità, una serie di pannelli che sintetizzano i fondamenti strutturali delle principali lingue presenti nell’antico Mediterraneo in un arco temporale che partendo dagli Egizi giunge al latino del III secolo dopo Cristo.

I pannelli trattano la scrittura egizia, fenicia, greca, etrusca, elima e romana. Ne ampliamo l’area geografica e temporale, nella consapevolezza di come ciò rappresenti comunque solo una traccia. La scrittura egizia si basa per un lunghissimo periodo, che dalla fine del IV millennio a.C. giunge al IV secolo d.C., su “un sistema di scrittura che si serviva di parecchie centinaia di segni, divenuti migliaia nell’età tolemaica. I segni erano immagini schematiche di animali, piante, oggetti vari e figure umane in diversi atteggiamenti”. Essi vengono chiamati geroglifici dal greco lettere sacre incise, ed hanno valore sia ideografico sia fonetico. “Ideografico perché indicavano gli oggetti ed esseri viventi di cui rappresentavano la schematizzazione oltre che le azioni e le idee astratte ad essi connesse; fonetico perché alcuni segni erano usati per il suono dei nomi, degli oggetti o degli esseri rappresentati. Si diede cioè al sistema ideografico una base fonetica, limitatamente però ai suoni consonantici”. Una novità è constatata attorno al III millennio a.C., quando divenne in uso “una forma di scrittura corsiva che accorciava le complesse figure dei geroglifici e che venne chiamata ieratica. Dal VII secolo a.C. al V d.C. si diffuse un’altra forma di scrittura corsiva derivata dalla scrittura ieratica e detta demotica (popolare)”.

Nell’area cretese troviamo la lineare A, un antico sistema di scrittura minoica in uso a partire dal secolo XIX a.C., di cui non è tuttora chiara l’appartenenza al gruppo semitico o alle lingue dell’Anatolia. La lineare B, documentata da tavolette cretesi (XIV secolo a.C.) e micenee (XIII secolo a.C.) ha invece struttura sillabica ed è stata decifrata nel 1952 dall’architetto britannico Michael G.F. Ventris, che provò come si trattasse di una forma arcaica della lingua greca. La lineare B ha circa 90 segni rappresentanti ciascuno una sillaba, generalmente una singola vocale o una consonante seguita da una vocale.

Decisive novità sono introdotte dalla scrittura fenicia. Troviamo i Fenici attorno alla fine del II millennio a.C., nella terra di Canaan, chiamata Fenicia dai Greci, stretta fascia costiera coincidente con l’odierno Libano, ma comprendente anche parte di Siria ed Israele. Grandi navigatori e commercianti, i Fenici “parlavano una lingua del gruppo delle lingue semitiche nord-occidentali. Questa lingua fu decifrata nel 1758 dell’abate J.J. Barthèlemy che per primo riuscì a interpretare un’iscrizione bilingue (greca e fenicia) rivenuta a Malta. La scrittura fenicia si compone di ventidue segni, ciascuno dei quali serviva a rappresentare graficamente un fonema consonantico (cioè un suono corrispondente a una consonante). Scritti da destra verso sinistra, nell’alfabeto (il termine deriva dal nome delle prime due lettere fenicie, aleph e bet) i segni erano disposti in un ordine restituitoci da alfabetari rinvenuti in diverse aree del Mediterraneo. Tale ordine viene mantenuto ancora oggi, a seguito della trasmissione della scrittura fenicia ai Greci, agli Etruschi e ai Romani. Il movimento di espansione dei Fenici verso Occidente, a partire dal IX sec. a. C., portò alla diffusione della scrittura fenicia in diverse aree del Mediterraneo. Il gruppo più numeroso di testi si colloca tra il V e il III sec. a.C. Nel VI sec. a.C. con l’inizio della supremazia militare ed economica di Cartagine (fondata dai Fenici sulla costa nord-africana nell’814 a.C.), si affermeranno in Occidente la lingua e la scrittura puniche, da Poeni il nome con cui i Romani chiamavano i Cartaginesi. Dopo la distruzione di Cartagine (146 a.C.) la scrittura punica subirà modifiche rilevanti e sarà chiamata neopunica”.

Le diverse forme di lingua ittita di ceppo indoeuropeo, erano diffuse in Anatolia a partire dal II millennio a.C. sino a giungere quasi all’inizio dell’era cristiana. Studi basati sulla linguistica avrebbero dimostrato la originaria provenienza degli Ittiti dal Nord Europa. Il geroglifico ittita è diffuso dal 1500 al 700 a.C. ma usa segni radicalmente diversi da quelli egizi. Il cuneiforme ittita è presente dal 1500 al 1200 a.C., ma rappresenta una trascrizione di una lingua diversa, con caratteri derivati dalla Mesopotamia.

In Anatolia troviamo un altro ramo estinto dell’indoeuropeo: il luvio cuneiforme, il luvio geroglifico, il licio, il palaico, il cario, il lidio, il pisidico, il sidetico.

Gli Aramei erano una antica popolazione di stirpe semitica, inizialmente seminomade, della regione siro-palestinese. La lingua aramaica è un ramo del semitico centrale. Dopo il declino dell’accadico (la lingua degli Assiro-Babilonesi), soprattutto sotto i Persiani, a partire dal 539 a.C, divenne per molto tempo la lingua più diffusa nel Medio Oriente. Gesù parlava spesso in aramaico.

L’ebraico antico appartiene al ramo cananeo della famiglia delle lingue semitiche nord occidentali, altrimenti dette afroasiatiche. Il più antico documento è il Calendario Genzen del X secolo a. C., epoca dei re Davide e Salomone. E’ scritto nell’alfabeto ebraico antico, sviluppato dalla scrittura fenicio-ebraica, ed ha subito l’influenza dell’alfabeto aramaico.

La civiltà europea deve la sua nascita alla Grecia classica, e da essa ha importato sommi valori artistici, filosofici, scientifici, come pure le sue forti tensioni politiche. Contributo fondamentale è posto dallo alfabeto greco “basato sulla rappresentazione dei fonemi consonantici e vocalici. I sistemi grafici nord-semitici che lo avevano preceduto si basavano invece sulla rappresentazione dei soli fonemi consonantici. La derivazione dell’alfabeto greco dalla scrittura fenicia è dimostrata indiscutibilmente dai nomi, dall’ordine di successione e dalla forma delle lettere che è pressochè la stessa di quelle fenicie più antiche. A differenza della scrittura sillabica linerare B… il nuovo e più semplice sistema alfabetico ebbe ampia e rapida diffusione in tutte le aree geografiche in cui si parlava la lingua greca. All’VIII sec. a.C. risalgono le più antiche iscrizioni greche finora note. A partire dagli ultimi decenni del V sec. a.C. le varianti alfabetiche locali cominciarono a essere sostituite, più o meno rapidamente, a seconda delle località, dall’alfabeto in uso a Mileto, nella Ionia d’Asia. Da quel momento la struttura dell’alfabeto greco rimase invariata e i singoli segni subirono soltanto mutamenti di stile. L’alfabeto greco si dimostrò tanto flessibile da essere adottato dalle popolazioni non greche di tutto il bacino del Mediterraneo, dall’Asia Minore alla Spagna. Nell’Italia antica fu trasmesso, attraverso gli Eubei della Campania, a Etruschi, Latini, Veneti, Messapi, Osci, Leponzi, ecc. In Sicilia fu adottato da Elimi e Siculi”.

In Africa il termine copto indica sia la lingua derivata dagli antichi egizi, sia l’alfabeto di origine greca usato per trascriverla.

Non è tuttora chiarita la questione della provenienza degli Etruschi, che secondo Erodoto proverrebbero dalla Lidia, in Anatolia, e che Dionigi di Alicarnasso considerava invece autoctoni. Ciò è in gran parte dovuto allo isolamento della loro lingua, che, successivamente scritta in greco, non appartiene al ceppo indoeuropeo e non ha legami con alcuna altra lingua dell’Europa e del Mediterraneo. “La nostra conoscenza della lingua e della scrittura etrusca è basata su circa 13.000 iscrizioni, datate dagli inizi del VII al I secolo a.C. e provenienti dall’Etruria e dalle aree di espansione etrusca. Gli Etruschi, per scrivere la loro lingua, adottarono i segni dell’alfabeto greco usato dai coloni provenienti dalla città di Calcide (nell’isola greca di Eubea) che si erano insediati a Pithecusa (Ischia) e a Cuma. Poiché la lingua etrusca aveva suoni differenti e in minor numero rispetto al greco, alcuni segni dell’alfabeto greco rimasero inutilizzati… altri furono impiegati per esprimere suoni diversi … infine alcuni segni furono creati appositamente per i suoni dell’etrusco. La direzione della scrittura è di norma sinistrorsa (da destra verso sinistra) come in quella greca più antica. Dall’inizio del VI secolo si diffuse l’uso di segni divisori (punti e trattini) che, indicando le pause della lingua parlata, dovevano facilitare la lettura. Le iscrizioni a noi pervenute sono, in genere, brevi: formule di possesso o di dono con l’oggetto che parla in prima persona, io sono di… o io sono per …; nomi propri di personaggi rappresentati sugli oggetti, o semplicemente marchi di fabbrica. La maggior parte delle iscrizioni è funeraria: i sarcofagi e le urne, o le pareti dipinte delle tombe, riportano i nomi dei defunti, la loro età, le parentele e, in alcuni casi, le cariche pubbliche ricoperte”. Non c’è accordo sull’origine della gorgia toscana, quel singolare fenomeno di aspirazione che riguarda le consonanti sorde K, P e T in posizione intervocalica, e che taluni studiosi rinviano ad una origine etrusca.

Anche il problema dei primi abitanti della Sicilia in età storica non è completamente risolto. Prima dell’arrivo di Greci e Cartaginesi, i Sicani, forse di origine iberica, abitano la parte centrale dell’isola. I Siculi, provenienti dall’Italia, quella occidentale. Gli Elimi quasi l’intera attuale provincia di Trapani e parte di quella di Palermo. Loro centri principali sono Segesta (Egesta per i Greci) ed Eryx (Erice). Siculi ed Elimi si servono della scrittura greca per rendere la loro lingua. Dei Sicani ancora poco è noto e studiato. “Tra gli ultimi decenni del VI e i primi decenni del V sec. a.C. nascono così le scritture indigene. Erano scritture diverse tra loro perché ciascuna area utilizzava un alfabeto basato su quello della città greca di Sicilia più vicina o culturalmente egemone. Così per l’area sicula, ad esempio, la scrittura usata nei centri del Mendolito di Adrano e di Centuripe deriva da quella delle colonie calcidesi della zona, e quella di Montagna di Marzo dall’alfabeto di Gela. Per quanto riguarda gli Elimi, le iscrizioni in lingua locale della prima metà del V secolo a.C. impiegano un alfabeto che è sostanzialmente lo stesso che troviamo nelle iscrizioni di Selinunte dello stesso periodo. L’acculturazione alfabetica degli Elimi è avvenuta dunque grazie ai contatti con i Greci di Selinunte: contatti che dovevano essere molto stretti, come mostrano i risultati della ricerca archeologica e come confermano le fonti storiche e il fatto che nelle due città sono documentati spesso gli stessi nomi di persona”. In realtà tra le due città sono però frequenti i contrasti territoriali, i cui confini sono segnati dal corso superiore del fiume Mazaro, che hanno spesso portato ad interventi cartaginesi, greci, sicelioti ed ateniesi a sostegno delle due parti. Incerta è inoltre da sempre l’origine degli Elimi. Per Tucidide hanno origine da una fusione tra indigeni e profughi troiani e della Focea. Secondo Dionigi di Alicarnasso giungono invece dall’Italia prima dei Siculi.

Le lingue italiche indoeuropee comprendono due famiglie. La prima è costituita dalle lingue osco-sabelliche: lingua osca (parlata dai Sanniti), marrucina, peligna, sabina, umbra (studiata dalle Tabulae Eugubinae, sette tavole bronzee trovate ad Ikuvium, Gubbio, e scritte in lingua e caratteri umbri, lingua umbra e caratteri latini e caratteri etruschi, estranea ai moderni dialetti umbri), marsa, picena meridionale, volsca, dialetti di origine osca, vestina, dialetto ernico, dialetto equo. Un secondo gruppo riguarda le lingue latino-falische: lingua falisca, latina, venetica, sicula. Queste lingue hanno grafie con alfabeti locali su base greca o etrusca, alfabeto greco o alfabeto latino. Il ligure antico rappresenterebbe invece un’eredità linguistica preindoeuropea. Della lingua illirica, di origine indoeuropea, parlata nella gran parte dei territori del versante adriatico della Penisola Balcanica sino ai primi secoli del primo millennio d.C., abbiamo notizie dal V secolo a.C., ma è probabilmente più antica. Viene progressivamente soppiantata dall’invasione slava. Altre lingue indoeuropee presenti sono la lingua daca, tracia, macedone, poenia, e frigia (dalla Tracia poi migrata in Asia Minore).

La lingua latina è stata la lingua principale e più diffusa nel Mediterraneo. “La scrittura latina, attestata a partire dal VII sec. a.C., costituisce la base delle moderne scritture usate in gran parte del mondo occidentale. Sulla derivazione dell’alfabeto latino dall’alfabeto greco euboico – che era stato diffuso in Campania, nell’VII sec. a.C. dai coloni provenienti dall’Eubea, un’isola dell’Egeo – gli studiosi sono concordi. Resta il dubbio dell’assunzione diretta dell’alfabeto greco da parte dei Latini o per tramite degli Etruschi. Nell’età di Augusto (31 o 27 a.C. /14 d.C.) le iscrizioni monumentali testimoniano l’uso prevalente della scrittura quadrata (detta anche capitale), caratterizzata da lettere larghe, con tratti perfettamente orizzontali e verticali, che potevano essere inscritte in un quadrato. Un altro tipo di scrittura capitale è quella actuaria – altrimenti definita rustica – influenzata da quella usata per gli acta diurna (resoconto stilato giorno per giorno e reso pubblico, degli eventi degni di nota accaduti a Roma), per i quali si adoperavano strumenti diversi a seconda della superficie che doveva accogliere lo scritto. La scrittura rustica presenta lettere allungate e ristrette, angoli arrotondati, linee meno rigide e chiaroscuro accentuato. Appare più diffusa nel III secolo d.C. la scrittura corsiva (dal latino currere, cioè correre, per sottolineare la velocità nell’azione di scrivere) che veniva usata su tavolette cerate o per graffiti e aveva lettere irregolari che ne rendevano difficile la lettura”.

Parallelamente all’espansione dell’impero romano si diffonde il latino, che si innerva su un sostrato linguistico locale mantenendosi comunque, sino a quando è sostenuto dall’autorità imperiale, prevalente. Nasce comunque un latino volgare. Da ciò si autoesclude l’area linguistica greca e bizantina, per più antica cultura e per tendenziale orgoglio. Dopo il definitivo crollo del 476, le invasioni barbariche sconvolgono il quadro, che si stabilizza lentamente tra il VII ed il IX secolo con il nuovo assetto dei popoli latini e germanici in Europa. Dal recupero dell’antica cultura classica e dalla acquisizione di elementi linguistici dei popoli sopraggiunti, nascono le lingue volgari europee, che perdono la declinazione latina, da esse la formazione delle lingue neolatine o romanze. Premesso che ogni classificazione è approssimativa, esse sono: italiano, dalmatico, ladino, sardo, franco provenzale, provenzale, catalano, spagnolo castigliano, francese, portoghese, galiziano. Si aggiunge la lingua romanza balcanica romeno o rumeno o dacoromeno. Per essa l’Accademia della Crusca conferma anche un’incertezza nominale del passato tra la più antica forma ruman e la più moderna roman. Essa ha però risentito di influenza slava, greca, turca e daca (lingua indoeuropea dell’antico popolo dei Daci).

Non c’è dubbio che l’italiano sia, per ricchezza lessicale e profondità grammaticale e sintattica, una tra le più complete, armoniose ed espressive lingue al mondo. Alla sua origine c’è la lingua siciliana, come precisa Dante Alighieri nel De Vulgari Eloquentia, trattato in latino e primo studio delle lingue romanze. Con la Scuola poetica siciliana nata alla corte sveva palermitana di Federico II e del figlio Manfredi, dove emerge, tra il 1233 ed il 1240, Jacopo da Lentini. Tale primigenia è riaffermata nel Trionfo d’amore contenuto nei Triumphi di Francesco Petrarca: “i siciliani che fur già primi e quivi eran da sezzo”. Così interviene Lodovico Castelvetro nel 1756: “i Siciliani, che furono i più lodati per migliori Poeti” e che indica tra essi Guido Giudice da Messina.

Nella sponda africana del Mediterraneo la conquista islamica impone la lingua araba, lingua semitica del gruppo centrale. Comparsa durante l’età del ferro nell’Arabia. La bella scrittura dell’arabo classico si sviluppa dalla forma tardo nabatea dell’aramaico. L’arabo standard moderno è oggi la quarta lingua più parlata al mondo, ed una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Essa travolge il latino ed emargina la lingua berbera o amazigh, lingua camitica appartenente alla famiglia linguistica afroasiatica, nella sua fase più antica rappresentata dall’antico libico. Gli arabi conquistano la Spagna meridionale, ed alcuni elementi lessicali iberici si avvicinano tuttora ai dialetti magrebini. All’arabo, e alla sua grande scienza medievale risalgono denominazioni matematiche ed astronomiche. Dal dominio arabo nasce uno specifico dialetto arabo siciliano, da cui trae origine la lingua maltese. Secondo altri studiosi essa presenta invece una forte derivazione dal punico.

Giovanni Paterna

Indicazioni bibliografiche

Agius de Soldanis Giovan Pietro Francesco Dell’origine della lingua punica presentemente usata dai maltesi Biblioteca Nazionale di Roma, 1750. Digiting sponsor Google

Alighieri Dante De Vulgari Eloquentia

Allen James The ancient egyptian language Cambridge University Press, Cambridge 201899999

Baldissera Eros Il dizionario di arabo Zanichelli, Bologna 2004

Basset Andrè La langue berbèra London, New York, Toronto, 1952

Biondi Laura (a cura di) Mannon, Antiche scritture del Mediterraneo Scuola Normale Superiore

Castelvetro Lodovico Le rime del Petrarca brevemente stampate Antonio Zatta, Venezia 1756

Chadwick John Lineare B. L’enigma della scrittura micenea Einaudi, 1959

Cotticelli Kurras Paola Grammatica Ittita pdf 2005

De Pascale A., Del Lucchese A., Raggio O. (a cura di) La nascita della Paleoetnologia in Liguria

Atti del Convegno, Bordighera 2008

De Simone Carlo, L’epigrafia sicana e sicula in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Quaderni 1999

Devoto Giacomo Le Tavole di Gubbio 1948

Garand Lionel Regards sur le berbere Centro Studi Camito-Semitici 2010

Heilman Luigi Grammatica storica del Greco antico SEI, Torino 1963

Levi della Vida Giorgio, Giannelli Giulio, Ferretti Gino, Gasperini Guido Alfabeto in Enciclopedia Italiana

Lambdin Thomas Introduction to Biblical Hebrew Danton, Longman e Todd, 1971

Mandruzzato Enzo I segreti del latino Mondadori, Milano 1991

Oedipa Drake” Francesca La decifratura della lingua ittita e la scoperta della sua antica civiltà The Omega Outpost. WordPress, 18 febbraio 2015

Petrarca Francesco Thriumphi

Pittau Massimo La lingua etrusca. Grammatica e lessico Libreria Koiné, Nuoro 1997

Pittau Massimo Dizionario della lingua etrusca Libreria Koiné, Sassari 2005

Roccati Alessandro Introduzione allo studio dell’egiziano Salerno Editrice, Roma 2008

Sorianello Patrizia Gorgia toscana Enciclopedia dell’Italiano, Istituto Treccani 2010

Sticotti Piero Illiri e Illiria Enciclopedia Italiana 1993

Sturtevant Edgar H. The Indo-Hittiti laryngeals National Library of Australia

Sznycer Maurice Les passage punique en transcription latine dans le Poenolus de Plaute Paris, Libraire C. Klincksick, 1967

Tagliavini C. Le origine delle lingue neolatine Bologna 1963

Tiradritti Francesco Nella Pietra di Palermo da 140 anni al Museo Salinas le prime dinastie egizie e l’Antico Regno in La camera dello scirocco, Palermo novembre 2017

Tsereteli Kostantin Grammatica generale dell’aramaico Silvio Zamorani Editore, Torino 1955

Younger John G. Testi in Lineare A Università del Kansas, 15 agosto 2009

Vecchi Vaglieri Laura Grammatica teorico pratica della lingua araba IPO, Roma 1937

Lingue italiche Laboratori di epigrafia dell’Italia antica della Università Ca Foscari di Venezia

Manoscritto copto Atelier Deltos, Firenze 25 aprile 2016

CONDIVIDI