“Nella giostra della social photography” di Anna Fici

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Palermo – Pur essendo una disciplina antropologicamente giovane, la fotografia si è conquistata un posto importantissimo nelle abitudini di tutti noi, radicandosi nel basamento inconscio delle nostre vite. Oggi, la pratica fotografica è diventata ancor più pervasiva: mentre un tempo gli scatti dei non professionisti intercettavano i momenti topici della vita sociale (matrimoni, nascite, avvenimenti di rilievo nella sfera privata) e le foto dei professionisti aspiravano a riconoscere i momenti decisivi in senso autoriale o storico, al tempo del digitale e dei social network ogni istante sembra meritevole di essere immortalato.

Tutte le immagini sono potenzialità dell’essere, tutti i selfie potenzialità del sé, mentre la fotografia – esposta, condivisa, talvolta addirittura ostentata – si fa linguaggio attivo e mediazione nella relazione con se stessi e con gli altri. La prima conseguenza di questo slittamento, determinato dalla stessa possibilità tecnica della condivisione (anzi, della “disseminazione universale e simultanea”, secondo la definizione utilizzata da Michele Smargiassi nella sua premessa al testo) prima ancora che dall’uso, è la trasformazione di un medium tradizionalmente verticale e fondato sullo schema autore-opera-destinatario in medium orizzontale basato sull’interazione libera e spesso istantanea tra soggetti. Un paradigma culturale costruito in quasi due secoli è stato demolito nel giro di una manciata di anni. “Come sempre accade, le rivoluzioni copernicane producono ansia culturale, panico politico e reazioni di difesa” scrive ancora Smargiassi “Nell’incapacità di far rientrare la fotografia dei social nel vecchio paradigma, la fotografia stessa è stata frettolosamente dichiarata morta. Al suo posto si paventano invasioni di ≪ immagini ≫ mutanti e decerebrate, una peste visuale sembra contagiare le menti delle masse instupidite dall’aggeggio multimediale e iperconnesso che portano in tasca”.

In un quadro così confuso, è utile che lo sguardo della sociologia torni a posarsi sulla fotografia, non senza tenere conto delle riflessioni prodotte dai saperi limitrofi e dagli effetti che questo overload di immagini riprodotte sta avendo su di essa. In questo libro, Anna Fici, che può contare su una duplice esperienza di sociologa e fotografa, si è proposta di mettere a fuoco quali aspetti del mutamento sociale in atto siano più rilevanti per la concezione del fotografatile negli anni Duemila, rispetto all’antecedente illustre rappresentato dagli studi di Pierre Bourdieu, pubblicati nel 1965.

Corredano il testo una serie di interviste a fotografi in attività – appartenenti a generazioni diverse e impegnati in pratiche fotografiche diverse, dal fotogiornalismo alla fotografia artistica, dalla pubblicità alle cerimonie – realizzate dall’autrice per capire come il microcampo della fotografia stia reagendo all’impatto con la social photography e “tastare il polso” della professione. Scelti come testimoni privilegiati, il maestro Ferdinando Scianna, il “fotografo” satellitare Max Serradifalco e altri raccontano il loro lavoro e le loro strategie di sopravvivenza professionale di fronte alle trasformazioni nella produzione e nel consumo delle immagini.

L’autrice Anna Fici è professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Palermo. È titolare degli insegnamenti di Teoria e tecniche dei nuovi media e Sociologia del mutamento sociale e culturale nell’ambito dei corsi in Scienze della comunicazione. Tra i suoi volumi: Mondo Hacker e logica dell’azione collettiva (FrancoAngeli, 2004) e Leggere e scrivere i media. L’uso delle nuove tecnologie.

Il libro

Insieme ad una equipe di colleghi, si è più recentemente dedicata alla Sociologia del tempo libero. Ha contribuito al volume a cura di F.M. Lo Verde, dal titolo Consumare/investire il tempo libero, (Mondadori, 2012) con un capitolo dedicato al fenomeno del «naturismo».

Indice Premessa di Michele Smargiassi Introduzione 1. La fotografia oggi. Continuità e discontinuità tra fase analogica e digitale 1.1. Perché questo tema? Perché ricorrere alla sociologia per affrontarlo?; 1.2. La fotografia. Usi e funzioni sociali di un’arte media e le sue possibili attualizzazioni; 1.3. La fotografia come processo culturale e comunicativo; 1.4. La fotografia oggi come dissacrazione di un processo dissacratorio; 1.5. Una definizione di «fotografia» dal punto di vista della sociologia dei processi culturali e comunicativi; 1.6. Fotografia digitale o postfotografia?; 1.7. La crisi anomica della fotografia: crisi di funzioni o crisi di essenza? 2. La fotografia condivisa come supporto di un discorso pubblico a larga partecipazione 2.1. Il discorso pubblico ingloba la dimensione del visivo; 2.2. La fotografia condivisa a supporto del pubblico interesse; 2.3. La fotografia tra mission moderna e disinformazione; 2.4. La fotografia nel flusso di un mutamento ambiguo; 2.5. «Parlare» con la fotografia nei social; 2.6. «Parlare e comprendere» la fotografia attraverso i frame; 2.7. Esibire, esibirsi, provocare; 2.8. I social nel quotidiano; 2.9. Il selfie come multitasking dell’identità 3. Dal “momento decisivo” al selfie. La fotografia nel tempo dell’indicibile 3.1. Fotografia e società verso la tardomodernità; 3.2. Una ricostruzione dell’intreccio tra sociologia e fotografia nella prospettiva dell’accelerazione sociale; 3.3. Verso un’ipotesi di operativizzazione; 3.4. C’era una volta il «momento decisivo», teorizzato da Henri Cartier-Bresson; 3.5. Strategie adattive della social photography: il selfie soprattutto; 3.6. Strategie adattive della social photography: la serialità 4. Le interviste ai «testimoni privilegiati» 4.1. Le interviste: una comune presentazione. Una questione di metodo; 4.2. Lillo Foto, ovvero Vincenzo Zaffuto, fotografo di cerimonia; 4.3. Giuseppe Mazzola: reportage diretto o espressione seriale?; 4.4. Gabriele Lentini e il senso del ‘sacro’ in fotografia; 4.5. Alfredo D’Amato reporter: un giovane meravigliosamente ‘vecchio’; 4.6. Fabio Sgroi: uno sguardo indipendente; 4.7. Francesco Faraci: un fotografo in controtempo; 4.8. Tony Gentile: un giornalista moderno e ‘vocato’; 4.9. Giacomo D’Aguanno: dalla pubblicità al paesaggio urbano; 4.10. Fabio Savagnone e la pubblicità che racconta; 4.11. Max Serradifalco: un ‘fotografo’ satellitare; 4.12. Antonio Biasiucci e la fotografia ‘necessaria’; 4.13. Palermofoto: tra sperimentazione e didattica; 4.14. Ferdinando Scianna, un intellettuale, un Maestro Postfazione Della bambina morta: un racconto Un ultimo commento Bibliografia

Collana Saggi Pagine 320 a colori

Prezzo 22 euro

Editore Mondadori Università

In libreria da settembre

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