Pabulum Animi

28

 

Cefalù (Pa) – Un fumus eloquentiae inerente alla rivisitazione di opere di non indifferente rilevanza culturale, apprezzabile revival indicativo di un accesso più diretto e completo verso le patrie lettere, scaturito all’insegna del programma “Dalle parole ai libri-Incontri in biblioteca”, preclara iniziativa promossa da qualche anno a questa parte dalla lungimiranza di componenti il patriziato istituzionale vigente nel nostro glorioso Comune, pare abbia preso piede e corpo in questa ruggeriana città dove i millenari campanili del vetusto sacrario svettano imperiosi verso l’etereo cielo quasi a voler ribadire l’innegabile afflato loro impresso dalla costanza della regale fede d’un saggio che fu, e si sia incardinato in indizioni di incontri su vari argomenti culturali e conseguenti possibili dibattiti.

In quest’ottica, nei locali del “Circolo Culturale Unione”, sodalizio che ha visto la luce nel lontano 1883 ed oggi oculatamente presieduto e diretto dall’esimio Prof. Angelo Rosso, prestigioso Preside emerito dell’Istituto Onnicomprensivo di Termini Imerese nonché conferenziere della più bell’acqua, sotto l’egida dell’Assessorato alle politiche culturali del Comune di Cefalù, dello stesso predetto sodalizio e della locale Biblioteca Comunale, si è svolto ieri l’incontro sull’argomento: “Il Circolo Unione di Cefalù, strabiliante fabbrica affabulatoria nell’opera di A. Castelli”.

Introdotto dalla cordiale sicumera dell’Amico Franco Geraci, degno rappresentante del Circolo Unione in discorso, che ha reso elegantemente gli onori di casa, e dal forbito intervento del Prof. Vincenzo Garbo, Assessore alla Cultura dell’ Ente locale di cui sopra è cenno, il Prof. Giuseppe Saja, impegnato sapido docente e carismatico ricercatore, preclaro autore di vari testi storici e letterari, ha preso la parola disquisendo con estrema competenza sul citato tema enunciandone valori e meriti.

Conosciamo perfettamente Franco Geraci per la sua pluriennale proficua militanza presso il sodalizio in discorso, nonché funzionario, in tempi passati, presso l’allora Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo; così come ben conosciamo ed apprezziamo l’erudito Prof. Vincenzo Garbo, sia nella sua specifica qualità rivestita in seno al Comune sopra enunciata che nell’impegno docenziale professionalmente esplicato, la cui adamantina eloquenza, supportata da una cultura e da una memoria storica invidiabili, lo rende ascrivibile a quella mirifica casta oratoria di cui Cicerone fu l’insostituibile capostipite.

Il tema, incentrato sulla figura umana e creativa dello scrittore Antonio Castelli, castelbuonese di nascita e cefaludese d’adozione, deceduto a Palermo nel 1988, spirito schivo e lontano da lobby e correnti letterarie, letterato nella forma e nella sostanza, scrittore che si distinse per l’acutezza e lo spirito critico con cui schizzò i tratti caratteriali di alcuni personaggi frequentatori del prefato Circolo Unione all’epoca noti e per l’ironico fraseggio con cui li dipinse, è stato attentamente seguito e reso godibile dalla prestanza di alcuni assunti letti a corredo dell’intervento esplicato.

Poca la notorietà del Castelli dovuta anche all’esiguità numerica delle opere prodotte: “Ombelichi tenui” (1962), rieditato poi nel 1998 con una prefazione del Prof. Natale Tedesco, “Entromondo” (1967) e “Passi a piedi passi a memoria” (1985 a cura della Sellerio Editrice).

Fu collaboratore a “Il Mondo” di Pannunzio ed al “Il Caffé” di Vicari. Nel 1986 il Comune di Cefalù gli conferì la cittadinanza onoraria alla presenza di Leonardo Sciascia e di Vincenzo Consolo. Fu apprezzato da coevi autori del calibro di Ennio Flaiano, Sebastiano Adamo e dello stesso Sciascia. A quest’ultimo fu legato da sincera fraterna duratura amicizia.

Nel 1998 gli venne assegnato, postumo, il premio letterario “Racalmuto Leonardo Sciascia” per il suo ultimo libro “Passi a piedi passi a memoria” sopra citato.

Personalità eclettica, il Castelli, versata nella accurata composizione di un caratteriale mosaico paesano dal quale i sentimenti scaturenti formano l’esatta identificazione di atavici isolani costumi perpetuati nel tempo, dopo la laurea in legge aveva vinto un concorso alla Regione Siciliana dal quale, poi, per motivi inerenti alle proprie convinzioni, tendenze ed aspettative, si defilò.

Vincenzo Consolo, sulla rivista “Narratori Siciliani del secondo dopoguerra”, edita a cura di Sarah Zappulla Muscarà (Catania, Maimone, 1988), ebbe a dire di lui: “Antonio Castelli modernamente affidava i suoi frammenti a un parlato antilirico, secco, laico, incisivo…Una scelta la sua, fin dal primo esordio in volume, dettata da una rara consapevolezza artistica…E queste scelte lo iscrivevano, prima e al di là di poetiche storiche e storicizzabili, a un’aura, a un clima antico, classico, a una tradizione letteraria che, in Sicilia, parte dai mimi del greco siracusano Sòfrone e arriva fino a quelli di Francesco Lanza” (sic!).

Affollata la sala non di ampie dimensioni. Numerose, magnificanti e delucidative, le citazioni ed i riferimenti, incisivi, che il Prof. Saia, che con vari testi si è occupato del Nostro, ha voluto annotare a corredo di quanto esposto nel suo esauriente ed interessante intervento.

Fra gli altri, presenti il Prof. Angelo Ciolino, Sindaco emerito del Comune di Castelbuono, Pietro Carollo, filodrammatico e cultore di patrie lettere che ha letto, caratterizzandoli con una appropriata mimica interpretativa ed un recitativo tono adeguato, degli esplicativi brani tratti dalle opere del celebrato autore, la poetessa Antonietta Castelli, la docente e scrittrice Santa Franco, le Sigg.re Rosaria Muffoletto e Giardina, moglie, quest’ultima, del conferenziere, nonché la di lui sorella, il Prof. Enzo Rosso, lo scultore Sebastiano Catania, il Dr. Enzo Iovino ed altri a me non noti.

All’inizio i pochi presenti avevano fatto temere in una sostenuta diserzione alla serata; ipotizzata assenza che, permanendo, avrebbe senza dubbio potuto indebolire l’efficacia del fattivo incontro; ma poi, via via, ad intervento iniziato, il contenuto ambiente si è riempito gradatamente rendendo onore ai relatori ed all’argomento trattato.

L’augurio è che consimili iniziative allignino nel tempo qualificando sempre più autori, relatori ed ambiente.

Ph copertina: La cattedrale di Cefalù dall’alto, Ph Marco Arata

Giuseppe Maggiore, scrittore e regista cinematrografico

Giuseppe Maggiore

CONDIVIDI