Caccia al ladro

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Palermo altare Oratorio S. Lorenzo senza la Nativita’
Giuseppe Maggiore, scrittore e regista cinematrografico

 

Cefalù (Pa) – Che la “Natività” del Caravaggio, con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, sia stata dipinta a Roma nel ‘600 o a Palermo in epoca coeva, così come da taluno viene ipotizzato, è un fatto del tutto secondario, marginale, ininfluente; quello che è importante, che conta, che turba, che dispiace, che addolora e che indigna, invece, è che la tela sia stata asportata dall’Oratorio di San Lorenzo, a Palermo, nella notte tra il 17 ed il 18 Ottobre del 1969 durante un violento temporale e che ancora oggi, dopo ben 50 anni dal trafugamento, non se ne abbiano notizie certe e che la si ricerchi attivamente formulando le più svariate ipotesi…

Bel primato per le misure di sicurezza messe in opera per proteggere la tela.

Il fatto delittuoso fà sì che il patrimonio artistico italiano ha indiscutibilmente perso una grande opera di un grande pittore, irrimediabilmente subendone una perdita incalcolabile.

Nessuna certezza sull’autore o sugli autori del colpaccio; solo sospetti ed ipotesi suffragati da incerte spifferate, più o meno accreditate, e da riservate indicazioni fornite da multiformi fonti più o meno attendibili.

Furto su commissione ai fini di lucro? Per arrecare uno sfregio alla capitale siciliana? Alla sua cultura? Per avere nelle mani da parte della mafia o di chi altro un oggetto di valore da poter opportunamente porre su un ipotetico tavolo di trattative ai fini di un possibile do ut des? Per altri imprecisati motivi? C’entra la mafia, oppure no?

E chi lo sa? Valle a conoscere le segrete mire di chi ha ordinato la ignobile esecuzione. I documenti, le interrogazioni giudiziarie, le minuziose indagini tutt’ora in itinere non mancano, sia in Italia che all’estero, le ipotesi sono tante, alcune fuorvianti altre no, ma da tutto ciò alla verità ce ne corre.

Quanto sopra è il tema del giallo, una certosina analitica ricostruzione del fatto, che il giornalista-scrittore Riccardo Lo Verso ha intelligentemente riproposto alla pubblica attenzione ipotizzando soluzioni e conclusioni più o meno condivisibili nel libro “La tela dei Boss”, volume edito per i tipi del Gruppo Editoriale Novantacento e che ieri sera, nel collaudato programma “Dalle parole ai libri” messo in atto dalla Biblioteca Comunale di Cefalù sotto l’egida dell’Assessorato alle Politiche Culturali, è stato presentato nella Sala delle Capriate del cittadino Municipio alla presenza di facenti parte del patriziato istituzionale della cittadina normanna e di un qual certo intervenuto pubblico.

Uso il termine “qual certo” riferendomi al pubblico perché, a volerla dir tutta, non è che si fosse così numerosi come si sarebbe potuto supporre dato l’interesse dell’assunto e la valenza dell’Autore; si, bisogna spartanamente ammetterlo: eravamo quattro gatti; ma che gatti! (questa perifrasi l’ho usata altrove, ma qui mi pare che cada a fagiolo e così, sfidando i negativi effetti di una inficiante analessi, con sicumera la ripeto).

Ma questa penuria di astanti va da essere imputata al fatto che contestualmente alla indetta serata per la presentazione del libro del Lo Verso altre contemporanee iniziative erano in itinere allo stesso orario altrove. Ciò sempre per il discutibile modus operandi di taluni organizzatori.

Comunque, fra i più rappresentativi presenti (oltre a me, naturalmente) posso esser lieto di annoverare i soliti habitué bacati dalla cultura: la poetessa Antonietta Castelli, lo scultore Sebastiano Catania, la Dott.ssa Laura Modaro col marito Salvatore Vazzana. le Sigg.re Rosalinda Brancato e Lilli Chimera (il marito di quest’ultima non mi è stato presentato), gli attori Enzo Iannone e Giusy De Pasquale, Donato Saja e qualche altro (mi scuso, ma debbo pur dirlo) a me non noto, o, per essere più equanime, il cui nome ho dimenticato o non ho mai saputo.

Chi di voi è senza peccato…

Fatto più che strano, o comunque insolito, non m’é stato dato di notare la Sig.ra Gallà, onnipresente in incontri culturali del genere nell’ambito dei quali ha anche quasi sempre preso la parola. Quindi ne taccio la presenza.

Insomma, per lo più, eravamo quelli che ho sopra nominato; né più, né meno.

Ma, tornando al libro.

A presentare Lo Verso ed il suo volume e ad introdurre i lavori del convegno, l’apprezzatissima docente e scrittrice Prof.ssa Santa Franco, donna di fattivo impegno sociale e politico, che già, nella stessa veste e per lo stesso libro e, quindi, per lo stesso autore, si è spesa nel Luglio dello scorso anno in quel di Castel di Tusa.

Conosciamo costei per averla già in passato nominata in seno ad altre consimili manifestazioni culturali o in occasione della presentazione di alcuni suoi numerosi pregevoli testi.

Inizialmente, per gli istituzionali saluti in rappresentanza del Sindaco Rosario Lapunzina. assente per altri impegni, ha preso la parola Il Prof. Vincenzo Garbo, benemerito Assessore alla cultura del nostro Comune, il quale con la riconosciuta indefettibile armonia dell’eloquio ha tratteggiato sommariamente il senso del libro inserendo nella sua disamina precisi riferimenti culturali.

Poi, sempre introdotto dalla Franco, ha preso la parola lo stesso Autore che, con l’acume che gli è proprio, ha tratteggiato l’assunto inducendo l’uditorio a delle profonde considerazioni e a degli oculati interventi.

La storia proposta ripercorre cinquant’anni di indagini mai definitivamente concluse e sempre, comunque, in itinere. Lo Verso, focalizzando la vicenda della tela dal momento della sua scomparsa sino ad oggi, col suo invidiabile stile giornalistico che gli ha permesso di creare da uno scabroso fatto di cronaca un vero e proprio giallo, tiene in sospeso il lettore mantenendolo in una continua suspense.

Il Nostro, giovane cronista giudiziario del quotidiano Livesicilia e del mensile d’inchiesta “S”, ha lavorato per anni presso il Giornale di Sicilia di Palermo e presso il gruppo del collaterale Telegiornale; ha collaborato al “Foglio” di Milano e presso la redazione di “Studio Aperto Italia 1”.

A seguire l’Autore, il Prof. Giuseppe Saja, Presidente della sopra citata Biblioteca Comunale, nonché studioso e docente, ha preso la parola connotando l’assunto del libro con sue precise calibrate intuizioni e dialogando col Lo Verso.

A chiudere l’incontro, come altre volte le ho visto fare, la Dott.ssa Tania Culotta, anche lei facente parte del quorum istituzionale del nostro Comune; la Stessa ha salutato gli ospiti ringraziandoli per la loro partecipazione all’incontro.

In calce, tuttavia, a proposito di questa parvenza d’assenza sopra accennata della Sig.ra Gallà, per diritto di cronaca qualcosa la debbo pur dire, no?

C’era, è vero, vicino all’amico Donato, una signora ben messa, in pantaloni e giacca, con un ardito cappellino tubolare di sapore vagamente risorgimentale, orpello adornatorio che avrebbe fatto più bella figura se fosse stato dotato di una piuma di struzzo, dritta verso l’alto, inneggiante alle superne sfere.

Una figura alla Hopper, per intenderci. Ma per quanto costei assommasse in sé i tratti caratteristici della sopraddétta Professoressa Rosalba, giammai da me sottaciuta in consimili incontri sia per la personale sua indefettibile prestanza che in quanto fiore all’occhiello del rinomato Liceo Artistico cefalutano “Diego Bianca Amato”, non mi parve di notare in lei quel fanciullesco sorriso intriso di comunicabile gaiezza, quell’adamantina verve espressiva del tono vocale a tratti interrotto da improvvisi atomi di serietà, quel giovanile portamento di una figura femminile di vent’anni, peculiarità ed estrosi atteggiamenti propri dell’originale Prof.ssa Gallà.

Due gocce d’acqua, a dirla in breve, tra quella che conoscevo e quest’altra, pure avvenente tuttavia, che pareva la gemella della prima. Ma chi avrebbe mai potuto asserire con certezza che fosse proprio lei in persona quella che sedeva avanti a Donato e che io vedevo dirimpettaia? Io sono rimasto costantemente nel dubbio e perciò in questa congerie di assembrati mi pare opportuno non includerla, passare la sua presenza sotto silenzio e non nominarla, quindi: mi riservo di elogiarne i tratti e le virtù in altra sede, quando sarò certo al cento per cento di non ingannarmi sull’identità del personaggio. Amen!

Concludendo, uscendo ho comprato il libro e me ne sono andato a casa dove mi sono dato ai piaceri della carne con una bella fetta di fiorentina cotta al punto giusto ed insaporita con gli aromatici ingredienti del caso; e non come qualche malevolo possa opinare che la mia cena sia stata a base di aglio e cipolla e innaffiata da un semplice vinello di campagna che dopo 15 giorni in bottiglia inacidisce…

Giuseppe Maggiore

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