I Cardonazzi. Una straordinaria storia di teatro1973-1984

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 Fascicolo Terzo

Ritorno a Ranchibile

1. Precisazioni

Giuseppe Santostefano mi ha fatto notare una svista. Recitammo Nica nella sala teatrale dell’Istituto Don Orione di via Ammiraglio Rizzo, non nella sede di via Pacinotti. L’ho ringraziato e ne faccio menzione. Tuttavia, essendo io testardo, sono pure andato a rivedere il locale di via Pacinotti. Ampio ma del tutto estraneo al teatro. Giuseppe hai proprio ragione. Ciò detto invito tutti coloro che dovessero riscontrare imprecisioni a comunicarmelo. Se ne avvantaggerà la precisione del racconto.

E chiedo pazienza per gli spazi autobiografici che intramezzano la narrazione: sono usciti di propria volontà dalla penna. (perchè io continuo ad usare la penna) e mi sentirei omicida a cassarli. Del resto in quegli irripetibili anni non c’era cesura tra le mie passioni.

Nota: Ricordo che i corsivi sono usati solo per la prima citazione, in tutta l’opera.

2. Ritorno a Ranchibile

Mentre si svolgeva la stagione il gruppo era frattanto accresciuto. Amici ed estimatori lavoravano spesso con noi e molti diventavano collaboratori stabili. Nel contempo maturava la scelta di fondo che avrebbe segnato il periodo d’oro della compagnia e contattavo l’amministrazione dell’Istituto Salesiano Don Bosco Ranchibile per tenervi una stagione nel teatro di via Libertà 199, a Palermo.

Il locale, ampio e funzionale in assoluto ed assai ben frequentato, a noi sembrava addirittura paradisiaco a confronto con le strutture dalle quali provenivamo. E tuttavia si trattava di un ritorno a casa per molti ex allievi che quell’istituto avevano frequentato sino alla maturità e che proprio in quel teatro avevano iniziato il loro rapporto con lo spettacolo. Giuseppe Santostefano, Giuseppe e Gigi Ferruzza, Franco Maniscalco, Pietro Cucchiara erano cresciuti in quell’ambiente e ne conoscevano ogni angolo.

Nel teatro si svolgeva tradizionalmente un affollatissimo ciclo di cineclub con dibattito spesso coordinato dall’ Ing. Silvestri, assai bravo e competente quanto impegnato in una guerra personale con gli Stati Uniti d’America. Il teatro era inoltre affittato a gruppi teatrali considerati affidabili con un cartellone non in contrasto con il messaggio che da quell’Istituto religioso proveniva. Le date disponibili per gli spettacoli, sopratutto il sabato e la domenica, con il venerdì sera per la prova generale, erano in pratica limitate ed impegnate per tempo. Ma fummo accolti a braccia aperte da direzione ed amministrazione, e sempre avemmo un trattamento di piena disponibilità.

In verità ripagammo con implacabile puntualità nei pagamenti, e con un particolare rispetto per il lavoro dei custodi e dei portieri, che a loro volta sempre ci riservarono comportamenti amicali e preferenziali. Ricordo in particolare la totale disponibilità del custode Paolo e del portiere Filippo. Eravamo insomma a casa nostra. Tra tutto questo clima benevolo non riuscimmo però mai ad instaurare un rapporto di sintonia reale con la locale associazione degli ex allievi. Intendiamoci, non ci fu mai ostilità aperta, anzi da parte di taluni, come Ignazio Cascino e Felice Di Caccamo, ci fu grande disponibilità. Felice poi, col fratello Antonello, finì per far parte della compagnia, e ad essa donò splendidi abiti maschili inglesi da cerimonia che risultarono fondamentali, e si specializzò nella compilazione dei borderò SIAE ed alla conduzione del botteghino. Lo ricordo anzi come il più affidabile in assoluto, assieme a Giacinta Sacco, in questo compito. Ma loro erano nostri coetanei. Diverso era invece l’atteggiamento di taluni altri ex allievi, più anziani, professionisti e dirigenti affermati, ma occupanti stabilmente, per diritto divino e da molti anni, alcune cariche direttive dell’associazione (quelle che consentivano rapporti esclusivi e di rappresentanza con la Curia e con il mondo della politica) che guardavano con malcelata proccupazione la nostra crescente affermazione. Debbo dire con il massimo della chiarezza che alcuni di costoro non ci mostrarono simpatia, sopratutto quando io ed altri iniziammo a frequentare l’associazione degli ex allievi. Il ragionamento era semplice. Quasi nessuno dei giovani appena maturati e dei neostudenti universitari frequentava (nè veniva parimente invogliato a farlo) l’associazione degli ex allievi. Le periodiche elezioni per il rinnovo delle cariche, che consentivano quei rapporti che ho indicato, potevano sembrare quindi gestite con criteri paternalistici ed esclusivi da un gruppo di amici pluricinquantenni, tutti sicuramente attivi ed impegnati nel campo professionale, ma sembrava che alcuni di loro evitassero con cura che una componente giovanile numericamente congrua sconvolgesse con imprevedibili risultati elettorali, possibili intendimenti e programmi personali. Senza molto interesse nei confronti dei maturati che andavano verso la vita (che avrebbero dovuto invece secondo me costituire perno della struttura ed oggetto sociale primario di essa), bastavano quindi non molti voti per una carica di prestigio. Se avessi sollecitato l’iscrizione alla Associazione da parte de I Cardonazzi ex allievi ed dei loro numerosi amici e mi fossi candidato a presidente avrei totalmente travolto numericamente questi equilibri e ne fui tentato. Fui accolto con sorrisi, e immediatamente eletto vicepresidente giovanile per tenermi buono, e considerato con paternalismo. E dopo una stagione di loro sponsorizzazione dell’attività teatrale, in cui noi avevamo messo da soli, denari, lavoro e fatica, e loro niente, mi stufai e chiusi la collaborazione sul piano teatrale. Ricordo invece con sincero affetto Agostino Sansone, autentico spirito di cristianesimo militante. Agostino conduceva con grande impegno sociale, assieme ai fratelli Franco e Ugo Sansone, il grande negozio di abbigliamento Tessilcora, riferimento di una vastissima clientela di ogni fascia reddituale, sito in via Cavour, quasi di fronte la Banca d’Italia. Una delle belle realità scomparse della città di Palermo, che sempre più va perdendo memoria storica ed identità.

Di piena apertura è sempre stata invece la posizione dei sacerdoti assistenti spirituali dell’associazione ex allievi, con cui si instaurarono rapporti di sintonia.

Eccellente fu anche il rapporto con il Direttore e l’Amministratore dell’Istituto Ranchibile. Ricordo con particolare piacere la fiducia dimostratami da Don Balistreri e Don Falsone, che ricambiavamo con rigorosissima puntualità nel rispetto delle date e dei pagamenti della sala.

Il debutto al Teatro Ranchibile di via Libertà avvenne sabato 11 gennaio 1975 con la replica de Il Marchese di Ruvolito di Nino Martoglio, dato nel dicembre precedente al Gonzaga. In realtà le due stagioni si accompagnavano e gli stessi lavori venivano ripetuti nei due teatri. E non fu facile sul piano tecnico ed organizzativo, attese le differenti misure dei palcoscenici, ma il nostro entusiasmo faceva superare ogni ostacolo.

Sul piano operativo stampavamo alcune centinaia di abbonamenti numerati progressivamente che mettevamo in prevendita, conseguendo spesso la collocazione quasi totale.

Ciò era ottenuto anche grazie ai numerosi rapporti di leale convenzione che riuscii ad instaurare. Sugli abbonamenti in prevendita era stampata la dicitura “questa tessera sarà sostituita dall’abbonamento SIAE al botteghino della prima rappresentazione”. Ciò avveniva dando appunto in cambio la tessera col timbo SIAE, di colore differente, dello stesso numero progressivo.

Stampavamo solo locandine in cartoncino di colori diversi per ogni stagione, che venivano posti solo al Ranchibile e presso negozianti amici. Nessuna altra pubblicità. Era il nostro pubblico a farcela spontaneamente. Dalla nutritissima biblioteca della mia famiglia – ed in mancanza comprando io stesso il nuovo volume – ricavavo per fotocopia i copioni, uno per attore, più regista, suggeritore e tecnici della luce e macchinisti. Altre volte era invece Licia che batteva a macchina da scrivere, facendone più copie. Ne conservo alcune.

Particolare, quasi maniacale, accuratezza era riservata ai costumi, quando necessari affittati senza badare a spese. Mentre col crescere della nostra reputazione alcune ditte iniziarono ad offrirci l’utilizzo di mobili ed arredi di scena, provvedendo esse stesse a farne pubblicità.

Il 14 febbraio 1975 portammo in scena I Navarra di Giovanni “Vanni” Pucci. Con la regia di Biagio Pardo recitarono lo stesso Biagio, Giuseppe Santostefano, Totò Badagliacca, Giovanni Tutone, Rosalba Durante, Pino Tanania, Licia Tumminello, Rosalba Bologna, Franco Maniscalco, Teresa Santostefano, Sergio Tumminello, Gigi Ferruzza, Pino Cavataio, Giuseppe Ferruzza, Antonio Badagliacca ed Ottavio Cimino. Tra i miei ricordi la splendida interpretazione di Biagio, quella di Rosalba Durante nel ruolo di Marta, la crescente bravura di Rosalba Bologna, il viso truce di Tanania. In quella occasione diedero sostegno attivo Giovanni Spatola, Mascia, Marcella, Maria Elisa e Graziella, Angela e Giusi Amato.

L’8 marzo riprendemmo Nica di Martoglio, e dall’11 aprile L’Eredità dello zio Canonico di Antonino Russo Giusti. Concludemmo dal 23 maggio con Scuru di Nino Martoglio. Conservo una commovente nota di ringraziamento e plauso di Marina Mancini, pubblicata sul Giornale di Sicilia del 7 maggio 1975.

Quest’ultima commedia, che segnò la conferma delle stupende interpretazioni nei ruoli di padre e figlio ciechi da parte di Biagio Pardo e Giuseppe Santostefano, con le notevoli presenze di Giovanni Tutone e Teresa Santostefano, fu riproposta il 9 agosto 1975, all’aperto a Bagheria, sulla collina.

Sul palcoscenisco campeggiava la scritta Gruppo Artistico Sperimentale, ma non eravamo noi.

Dopo la mia tradizionale presentazione recitammo in una serata d’incanto, sotto lo scenario di stelle, e pubblico numerosissimo e coinvolto sino alle lascrime dalla vicenda. Tra gli spettatori il mio compagno di banco al liceo a Messina, Gino Raffa, in quei giorni a casa mia. Una delle persone più buone che io abbia conosciuto. Divenuto un eccellente docente di Matematica a Stresa, lo scomparso Prof. Luigi Raffa vive molto spesso nei miei ricordi.

Come pure un altro compagno di classe, l’ingegnere Leonard Schropp, tedesco e nipote del console della Germania Ovest a Messina. Dalla intelligenza e sensibilità personale infinite. Alle memorie dei quali intendo anche adesso fare omaggio. E tra i compagni di liceo, il periodo più spensierato della mia vita, ricordo altre persone profondamente umane, cui ho voluto bene. Maria “Tina”Abramo, Marisa Mangano, Marcello Barbaro, Nino Ponzio e Mario Gionfriddo. Mario era nettamente il migliore nelle materie scientifiche. Ma, assai spesso, le valutazioni agli esami di maturità sono profondamente e tragicamente idiote. Fu bocciato, poi divenne presto docente universitario, Ordinario di Matematica.

Avemmo in quegli anni la straordinaria fortuna di avere come insegnante di Italiano e Latino il professore Francesco Giacobbe, anche vicepreside, detto “Ciccio”, da lui appresi a leggere, cioè a comprendere davvero ciò che è scritto, a scrivere ed a pensare. Ed anche ad iniziare a diventare un uomo.

A Bagheria recitarono Rosalba Durante, Teresa Santostefano, Angela Badagliacca con i fratelli Antonio e Totò, Giovanni Tutone, Graziella e Maria Elisa Paterna, Giuseppe Santostefano, Franco Maniscalco, Pino Cavataio e Biagio Pardo.

La geniale regia di Santi Ayello inseriva un momento di festa familiare nel corso degli eventi, con musiche e balli. I pezzi erano tratti dal basilare Corpus di musiche Popolari Siciliane,immenso lavoro di Alberto Favara, pubblicato a cura di Ottavio Tiby nel 1957.

Gli attori si divisero tra musicanti e danzatori. I primi furono Santo (flauto), Maria Elisa (tamburello), Pardo (concertina) e Maniscalco, che percuoteva e soffiava una quartara. Danzavano Angela, Graziella, Teresa, Rosalba, Totò, Giovanni, Pino e Antonio.

3. Giornali e politica

Frattanto la stampa aveva preso a seguirci con commenti favorevoli, ed uscite regolari sul Giornale di Sicilia e L’Ora con articoli sui nostri lavori. Ricordo in particolare il correttissimo Guido Valdini, poi caporedattore de L’Ora, che con grande equilibrio segnalava parimenti il nostro forte impegno teatrale ma anche la sostanziale estraneità ad una posizione militante o di rilettura, critica o politica, dei testi. Che egli invece auspicava, ma sempre con grande onestà intellettuale.

Avevo conosciuto Valdini molti anni prima, durante il periodo universitario. Frequentavo il gruppo G.S. diretto dal gesuita Guglielmo Neri, persona straordinaria che riusciva ad avere un rapporto di ascolto e sintonia con i giovani.

In G.S. conobbi belle persone che sarebbero divenute positivamente note, come Adele Mormino, Franco Muratore e Filippo Tortorici. Mi ritiravo inoltre spesso a studiare a Casa Professa, vicinissima alla Facoltà di Giurisprudenza. Da sempre appassionato di teatro, partecipai ad uno spettacolo che prevedeva anche un recital di poesie. Durante le prove si creò una forte simpatia tra i protagonisti. Con me c’erano appunto Valdini; Enzo Boncoraglio che sarebbe divenuto questore della Polizia di Stato e che era già un grandissimo gentiluomo; poi la dolcissima Maria Emanuele. Ritrovai anni dopo Guido Valdini giornalista, con le proprie idee ma sempre signorilmente disposto ad ascoltare quelle degli altri.

E tuttavia – tornando al racconto – Valdini aveva molte ragioni. Maturavano infatti allora nel gruppo altri due fondamenti ideologici della nostra attività. La fedeltà al testo era assoluta. Non bigotta: l’attore od il regista potevano operare soggetti o modifiche ma non dovevano (nessuno lo voleva ed io non lo avrei mai permesso) intervenire con “attualizzazioni e riletture politiche”. Ma lo spirito dell’epoca (e l’epoca era quella della triste epopea del Re nudo di Andersen in Italia) non lo ammetteva. Tutto doveva essere impegno politico. A me invece italiota appariva questo conformismo da sterilizzati mentali. E trovavo svago ed autentica libertà nel testo originale. Tanto più che nel suo studio tutti andavamo scoprendo il piacere e la bellezza della lingua siciliana, sia pure nell’idioma catanese, sopratutto grazie a Martoglio, con il quale in molti ci alfabetizzavamo solo allora. Inoltre il dissenso verso l’obbligatorietà di un impegno politico e partitico (di ogni colore) era stato rafforzato da un episodio avvenuto nella fase di transizione, quando lasciato Boccadifalco cercavamo nuovi approdi. Fummo contattati da Leopoldo Pullara, allora Vicesindaco di Palermo per il Partito Repubblicano, e responsabile dell’ENDAS. Ci offrì, debbo dire con molta cortesia e reale rispetto, locali ed appoggio, chiedendoci l’iscrizione al suo partito. All’incontro andammo io e Santo.

Ringraziammo senza alcuna ipocrisia per un offerta seria, vantaggiosa e formulata con rispetto, ma dicemmo no e rifiutammo da allora qualsiasi militanza politica.

Altro caposaldo di pensiero che veniva strutturandosi era la generale adesione ai valori cristiani. Ma con contemporanea assoluta esclusione, a differenza dei ricordati taluni dirigenti della associazione ex allievi salesiani, di qualsiasi colleteralismo, anche con partiti e movimenti, teoricamente, vicini ai valori della Chiesa. Non tutti eravamo cattolici (c’erano legittimi scettici), ma la chiarezza e la bellezza della nostra posizione era coinvolgente.

Pur essendo in molti (io certamente) più che discreti peccatori, il Padre Nostro recitato prima di ogni recita era fatto sinceramente sentito, seguito, e totalmente diverso dai riti autenticamente propiziatori. Essi invece consistevano nella mia introduzione al pubblico, nella quale con molta passione e con qualche volpigna attitudine alla psicologia sociale (disciplina nella quale poi conseguii, per esclusivo diletto, anche l’abilitazione allo insegnamento negli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado), ottenevo spesso una preventiva disposizione alla benevolenza. Ad essa seguivano il rituale delle raccomandazioni agli attori operato dal Santo, che si concludevano con un bicchiere di vino e due pesanti ceffoni. Facevano realmente male ma caricavano incredibilmente. L’estate del 1975 trascorse tra riunioni a Solunto, nella villa di Rosalba Durante, liti, riappacificazioni sincere quanto volatili e progetti per l’avvenire.

4. Statuti ed Inventari

Il numero degli amici de I Cardonazzi e di coloro che volevano impegnarsi era cresciuto notevolmente e qualche attrito si veniva creando tra nuovi e vecchi. Si poneva la questione di una più precisa regolamentazione della vita del gruppo e di una specifica disciplina della posizione dei nuovi soci ordinari.

Il nuovo Statuto della Compagnia, sottoscritto da tutti i dieci vecchi soci fondatori e da 14 nuovi soci ordinari il 27 giugno 1975, da me steso, tentava di dare risposta a queste tensioni. Nuovi soci ordinari risultavano Gigi e Giuseppe Ferruzza, Licia e Sergio Tumminello, Benedetto Marasà, Antonio, Salvatore ed Angela Badagliacca, Giovanna Muzio, Rosalba Bologna, Maria Elisa e Graziella Paterna, Santi Ajello e Rosario (Pino) Tanania. Lo Statuto, assai più dettagliato di quello del 28 ottobre 1974, ed anch’esso in forma di scrittura privata, comprendeva 28 articoli, In essi venivano ribaditi la assoluta volontarietà e gratuità dell’impegno, la responsabilità solidale dei soci fondatori per le obbligazioni assunte a nome della Compagnia. Il divieto di svolgere attività artistiche altrove senza autorizzazione del direttore, I diritti e doveri dei soci fondatori e dei soci ordinari, e si stabilivano gli incarichi da rinnovare a conclusione di ogni stagione artistica. Essi prevedevano i ruoli di direttore, cassiere, regista, e magazziniere. Data la rilevanza assunta adesso dal materiale scenico e dai costumi della Compagnia, al cui incremento e miglioramento era diretta la quasi totalità degli introiti, veniva decisa la redazione di un Inventario di tutto il patrimonio.

Questo lavoro occupò più di un mese e venne ultimato il 15 agosto del 1975, con le firme mia, di Giuseppe Santostefano e di Franco Maniscalco apposte sul documento.

5. La costituzione della Associazione

Se tuttavia questi dettagliatissimi accordi avevano valore nei rapporti interni, essendo sempre stati redatti sotto forma di scrittura privata, esistevano questioni normative nei confronti dell’esterno. Per facilitarli fu deciso di costituirci in associazione con atto pubblico. Ciò avvenne il 25 ottobre successivo presso il notaio Francesco Giambalvo di Palermo. La precisa dizione era Associazione di Cultura Siciliana I Cardonazzi. All’atto erano presenti oltre me, Franco Maniscalco, Giuseppe Cavataio, Mascia Ciringione, Giuseppe Santostefano, Rosalba Durante, Antonio Bonaventura Badagliacca, Giovanni Tutone, Rosario Giuseppe Tanania, Anna Licia Tumminello, Salvatore Badagliacca, Rosalia Bologna, Benedetto Marasà, Luigi e Giuseppe Ferruzza. Dovemmo a malincuore escludere i minorenni, peraltro paritari sotto qualsiasi profilo per lo Statuto. La sede legale della Associazione fu posta in via Telesino, a casa di Franco Maniscalco che divenne presidente della associazione. Vicepresidente Giuseppe Cavataio, segretaria Mascia Ciringione.

Assunsi la carica di segretario generale, mentre il collegio dei revisori era composto da Giuseppe Santostefano, Rosalia Bologna e Antonio Badagliacca. Lo statuto della associazione precedeva solo soci ordinari, ed eventualmente , per meriti, soci onorari, eliminando così ogni distinzione tra soci. Riservava inoltre grandi poteri al segretario generale. In pratica restarono vigenti tutte le norme stabilite nello Statuto del 27 giugno non esplicitamente superate dall’atto pubblico. Ovviamente dell’Associazione fecero parte anche quei Cardonazzi non presenti dal notaio. A completamento di questa sistemazione formale, il 20 giugno 1976 venne redatto un inventario più dettagliato ed includente il materiale acquisito durante la stagione teatrale 1975 – 76.

Anch’esso venne sottoscritto da me, Santo e Maniscalco. Infine, per alcune opportunità normative, fu costituito anche il Gruppo Teatrale I Cardonazzi, in data 30 settembre 1976. La scrittura privata fu sottoscritta da Benedetto Marasà, Rosalba Durante, Giovanni Tutone, Salvatore Badagliacca, Antonio Badagliacca, Maria Grazia Elisabetta Paterna, Giovanni Paterna, Cinzia Bertolino, Maurizio Giulio, Anna Licia Tumminello, Giuseppe Paradisi, Giovanna Melograni, Francesco Maniscalco, Giuseppe Ferruzza, Rosalia Bologna, Felice Di Caccamo, Giuseppe Santostefano, Luigi Ferruzza, Il Gruppo Teatrale era però sussidiario alla Associazione, che restava centrale e prioritaria.

6. La Targa Margherita Biondo

Scoppiava frattanto la questione della Targa Margherita Biondo, patrocinata dalla Fondazione Biondo. Il Teatro Biondo di Palermo aveva, credo dal 1974, aperto la sua programmazione ai gruppi artistici siciliani “minori”. Ed, atteso il nostro fortissimo successo di pubblico, ci aveva invitato, a partecipare ad una serie di incontri preliminari per l’allestimento di un cartellone dedicato: la Targa Margherita Biondo.

Andammo in massa all’incontro. Nel dettaglio la Fondazione offriva, oltre alla prestigiosa opportunità di recitare nel maggior teatro di prosa pubblico di Palermo, la totale gratuità della locazione della struttura. Sembrava una cosa entusiasmante… però… Però avremmo dovuto pagare le maschere in sala ed il personale del botteghino; non potevamo utilizzare i nostri scenari ed avremmo usato,gratuitamente, quelli del teatro, pagando però i locali macchinisti, poichè noi non potevamo manovrarli. Lo stesso per le luci. E tutte le paghe erano a livello sindacale (cioè assai salate). In aggiunta sarebbe stato opportuno rivolgerci per i costumi a ditte di fiducia dell’ente.

Facemmo i conti: risultarono mostruosi per gente che come noi, pareggiava i bilanci in autosufficenza con il solo botteghino e senza contributi. In effetti molti di noi sentivano il richiamo di quel palcoscenisco, ma personalmente ritenni quell’avventura una follia e mi assunsi la responsabilità di dire no.

7. La Stagione artistica 1975 – 76

Fu concepita escusivamente per il Ranchibile. Il teatro del Gonzaga poneva problemi tecnici e di spazio, ma vi rinunciammo a malincuore. Molti degli spettatori ci seguirono. L’esordio avvenne l’8 novembre 1975 con U Paraninfu di Luigi Capuana, Tra gli attori Rosalba Durante, Franco Maniscalco, Biagio Pardo, Giuseppe Santostefano, Giovanni Tutone, Licia Tumminello, Antonio e Totò Badagliacca, Pino Tanania, Teresa Santostefano e Giovanna Muzio. Esilarante nel corso della rappresentazione un balletto a due tra Licia, eccellente ballerina di danza classica, ed il Santo.

Le foto narrano come agli attori, e qualche copia anche al botteghino, Mascia e Marcella facessero omaggio di un volume di Bibi Bianca, Ne parleremo in seguito. Seguì sempre con la solita cadenza delle due recite di sabato sera e domenica pomeriggio, Il Burbero Benefico di Giovanni Girgenti, dato il 5 dicembre 1975. Il prof. Giovanni Girgenti è stato grande come uomo e come commediografo.

Nativo di Bagheria e scomparso da anni, è stato uno dei pochissimi autori di livello ad usare la parlata palermitana anzichè quella catanese. Di cultura enciclopedica ha scritto un centinaio di opere, novelle, poesie e testi teatrali. Ma anche un vocabolario siciliano, e splendide versioni in lingua siciliana dell’Iliade, l’Odissea e l’Eneide. Lo conobbi per caso ed ormai anziano. Sorse tra noi una grande simpatia. Riceveva nella sua abitazione di viale Strasburgo, in uno studio posto in un grande salone tappezzato di volumi. Su un arco campeggiavano due curiosissime scimmie impagliate, e dovunque trasudava competente e appassionato amore per la terra di Sicilia.

Il suo editore era Tumminelli di via Cavour, ma lui i libri li regalava agli amici che andavano a trovarlo, svenandosi. Volle donarmi quasi tutta la sua opera con dedica personale, e mi fece l’onore di venire con la moglie ad assistere alla prima del Burbero benefico.

Il testo era tratto da Goldoni ma la sua sicilianizzazione era assai più di una traduzione. A fine spettacolo ci disse quasi piangendo che la nostra era stata la versione più bella da lui mai vista della sua opera. Recitarono Totò Badagliacca, Giuseppe Santostefano, Pardo, Tutone, Teresa, Durante, Giovanna Muzio, Antonio Badagliacca, Franco Maniscalco. Regista Santi Ajello. Accuratissima la scenografia ed i costumi.

Il 17 gennaio 1976 fu rappresentato al Ranchibile Pensaci Giacomino di Luigi Pirandello, per la regia di Santi Ajello. Recitarono Biagio Pardo e Franco Maniscalco, Rosalba Durante, Teresa Santostefano, Antonio Badagliacca, Licia Tumminello, Giovanni Tutone, Marcella Maggio, Rosalba Bologna ed il piccolo Riolo. Nel frattempo avevamo concordato, al di fuori di qualsiasi coinvolgimento politico, una forma di collaborazione con l’Arci UISP e con la Camst. Essa riguardava l’utilizzo dei locali del salone al primo piano della Sirenetta di Mondello che, dotati di un palco, consentivano allestimenti scenici e spettacoli che erano, in quel momento, in linea con la politica aziendale della Camst di valorizzazione del locale. Ai gruppi contattati venivano offerte condizioni di favore. Dall’altra parte agli spettatori che si presentavano con la tessera dell’Arci noi praticavamo la riduzione del 50% sul prezzo del biglietto. Debbo dire che in quel periodo i rapporti personali con i responsabili delle strutture con le quali era stata raggiunta l’intesa furono eccellenti. Ricordo la cortesia e la disponibilità di Benito Caputo, presidente della Camst, e di tutto il personale della Sirenetta in particolare Giuseppe di Lorenzo. Ottima anche l’intesa con il correttissimo Alessandro Guardione, allora segretario regionale dell’Arci.

L’altro gruppo che divenne di casa a Mondello era I Frittoli di Giuseppe “Bibi” Bianca. Lo stesso Bibi Bianca poi curò alcune regie e recitò con noi, anche se poi considerò ciò una digressione non da lui stesso autorizzata dal filone del cabaret ed, in un suo libro, addirittura negò quell’esperienza. Gli artisti hanno talora un concetto del tutto balzano e personale della verità. Ma le foto che conservo sottolineano ampiamente quanto Bibi sia stato svagato nei suoi ricordi.

Così il 14 febbraio 1976, con uno straordinario tour de force, demmo al Ranchibile il San Giovanni decollato, di Martoglio (fuori abbonamento e con ingresso a pagamento), ed il 15 lo replicammo alla Sirenetta, trasportandovi, montandovi e smontandovi tutti gli arredi di scena di proprietà della compagnia. Al Ranchibile, ovviamente, usavamo le munitissime quinte e scene del locale.

Recitarono una Rosalba Bologna che si avviava a divenire tra le più brave in assoluto, un Franco Maniscalco impagabile, un Santi Ajello che se solo l’avesse voluto sarebbe potuto divenire uno dei più grandi attori italiani. Entrò in scena, vestito da calzolaio, ma con una fondina di pistola al fianco. All’interno c’era però il martello da scarparo. E l’effetto sul pubblico fu indescrivibile. Recitarono Licia, Angela Badagliacca, Maria Elisa, Giovanna Muzio, Tutone, Rosalba Durante, il Pardo, Graziella, Marcella, Bino Marasà, Antonio Badagliacca, il Santo, Cavataio, Teresa e Totò Badagliacca.

In Cartellone era poi prevista, sabato 27 marzo, La lupa di Verga. Opera difficile e tagliata su misura per il complesso personaggio della protagonista. Nei nostri progetti doveva interpretarlo Rosalba Durante, del tutto naturalmente adeguata alla parte. Ma per vicende personali Rosalba dovette rinunciare, e noi anticipammo il Fiat Voluntas Dei di Giuseppe Macrì, dato a Ranchibile il 27 marzo, con replica alla Sirenetta il giorno dopo. Risultò uno dei nostri migliori allestimenti.

Recitarono Rosalba Bologna, Pino Cavataio, Antonio Badagliacca, Franco Maniscalco, Rosalba Durante, il solito inarrivabile Santi Ajello nella parte del prete, Teresa Santostefano, Marcella Maggio, Totò Badagliacca esilarante nei suoi soggetti come sacrestano, ed il Santo nella parte del carnezziere Don Girolamo, padre di Annuzza. La sua, da nessuno immaginata, ricchezza risolve la trama. Ma Giuseppe, vestito da autentico macellaio, decide di andare a soggetto ed esprime la sua potenza nello acquisto di qualsiasi cosa desiderasse la figlia. “Cioffi, cioffi, cioffi”. Idioma e gesti scatenano l’ilarità irrefrenabile del pubblico.

Restò comunque il rammarico di non avere potuto realizzare La Lupa, che avrebbe previsto le interpretazioni centrali di Rosalba e di Santi Ajello, che più volte avevano discusso delle parti.

La Lupa venne però ripresa dal Teatro Minimo, anni dopo la fine dell’avventura de I Cardonazzi, che raccoglieva alcuni di essi. Con la presidenza di Totò Modica, ne furono protagonisti Rosalba Durante e Giuseppe Santostefano. Il lavoro fu dato al Teatro Crystal di via Mater Dolorosa 64, a Palermo. Ruolo di importante sostegno ebbe Lino Piscopo, galantuomo nella vita e di immensa competenza e passione in campo teatrale. E fu un grandissimo successo.

Seguì, fuori abbonamento Un rattoppo per l’anima, di Michele Machì, che demmo al Ranchibile il 24 aprile 76, replicandolo il giorno dopo alla Sirenetta.

L’autore era un impiegato statale con l’hobby del teatro, scelto perchè nella nostra programmazione volemmo inserire una sorta di spazio fisso riservato agli autori nuovi. Il testo era un pò melodrammatico ma fondamentalmente buono. La visione di fondo era tragica, in sintonia col titolo, ma a Ranchibile accadde un episodio che tuttora ricordo sorridendo. Recitavo anch’io. Non era stata una scelta nè mia nè di Santostefano che curava la regia. Una improvvisa defezione, nella trascurabilissima parte di un facchino che portava in scena un divano e poi andava via dopo un paio di battute. Così alle prove generali mi accollai, con un pizzico di divertimento, il “gravoso” compito. Come sempre, organizzai il botteghino, controllai il pubblico in sala, feci la tradizionale introduzione strappalacrime in giacca e cravatta, tornai all’ingresso e, alla fine del primo atto, andai a cambiarmi e truccarmi.

All’inizio del secondo atto la tragicità della situazione era al culmine. Il pubblico aveva seguito ed applaudito un testo assai onesto e seguiva concentrato. Anchi’io, concentratissimo e con vestito da facchino, entrai in scena. Ma accadde l’imprevedibile. Ho già detto che godevamo di un pubblico fedele ed amico, con gran parte di esso c’erano rapporti personali di conoscenza e simpatia. E c’erano molte famiglie con bambini, che andavano a vedere I Cardonazzi con la tranquillità di non trovare turpiloquio e volgarità gratuite. Così, quanto entrai, truccatissimo, dopo pochi istanti un bambino con tanta innocenza, esclamò ad alta voce: “Mamma, mamma, ma quel facchino è Gianni Paterna ! ” .

L’effetto fu travolgente. Le risate fecero letteralmente tremare il teatro. Machì, seduto in prima fila a seguire con compunzione la sua tragedia, impallidì in modo preoccupante. A me tremarono le gambe per il contemporaneo mio riso irrefrenabile e per il grande dispiacere per l’accaduto che metteva in forse il successo della recita. Accanto a me c’era Sergio Tumminello anche lui facchino, giovanissimo e terrorizzato. Ci urtammo, la poltrona che reggevamo cadde e si ruppe. La tragedia degenerò in farsa. Come sempre Giuseppe Santostefano, in quel momento sulla scena, fu assai bravo, non tentò neppure di recuperare subito il ritmo drammatico, ma ci fece un cenno d’intesa ed andò in un prolungato soggetto facendo sfogare il pubblico. Quando le risate si calmarono gradualmente si tornò all’impegnato. Alla fine il pubblico applaudì con convinzione sincera. Nonostante tutto la patria era salva. Ed alla Sirenetta, il giorno dopo, ripetemmo deliberatamente la gag, e fu un altro successo.

Oltre a me recitarono Teresa e Giuseppe Santostefano, Franco Maniscaldo, Rosalba Bologna, Antonio Badagliacca, il solito Biagio Pardo assai a suo agio nelle parti drammatiche, Licia e Sergio, Giuseppe e Gigi Ferruzza.

La stagione si concluse sabato 22 maggio, con la replica domenica e successivamente (il 23 agosto 1976) alla Sirenetta, di Gatta ci cova di Antonino Russo Giusti. Vi recirarono Marcella Maggio, Giuseppe Santostefano, Teresa, Rosalba Bologna, Gigi e Giuseppe Ferruzza, Pino Tanania, Sergio e Licia, Biagio Pardo, Bibi Bianca ed Ino Terrasi, Franco Maniscalco. Bianca e Terrasi erano in quel momento struttura portante de I Frittoli, Bianca scriveva i testi e curava la regia, Terrasi le musiche. Con Bianca c’era familiarità. Io ero inoltre, e non me ne vergogno, tra quegli amici cui ricorreva talora per sostenere le sue, in quel periodo mai molto fortunate, attività editoriali. Conservo tuttora due volumi che recano riferimento, come editore, al Centro Culturale I Cardonazzi. Giuseppe Bianca Racconti, con la presentazione dell’indimenticabile artista Giacomo Baragli. E Giuseppe Bianca Poesie, con la mia presentazione.

8. L’Agosto Mondelliano alla Sirenetta

L’estate del 1976 restammo quasi tutti a Palermo, e partecipammo all’Agosto Mondelliano alla Sirenetta, che si tenne dal 1 al 31 agosto.

Organizzato dalla Camst in collaborazione con l’Arci, nel tentativo di affermare il locale come centro delle attività culturali di Mondello. Coordinatore di tutto quanto era Bibi Bianca.

Riprendemmo, il 23 ed il 24, Gatta ci cova di Antonino Russo Giusti, interpretato da Rosalba Bologna, il Santo, Marcella Maggio, Pino Tanania, Bibi e Terrasi, Licia e Sergio Tumminello, Teresa, Franco Maniscalco ed Antonio e Totò Badagliacca.

L’estate mondelliana 76 era, come detto, organizzato dalla Camst in collaborazione con l’Arci e diretta da Bibi Bianca. Ad essa parteciparono I Travaglini, Il Cantamare patrocinato dall’Azienda di Turismo Palermo e Monreale, The Quartet of Palermo, il Gruppo Teatrale I Mafiusi, I Frittoli ed I Cardonazzi.

La Serata conclusiva, del 31, si esibirono il grandissimo Massimo Melodia, il Jarvato trio, Vincent Guarino, Gianni Nanfa, Bianca e Terrasi. Partecipammo alla cerimonia conclusiva della manifestazione. Le foto ritraggono, oltre me, coinvolti nelle premiazioni Ninni Gentile, Sergio e Licia, Antonio Badagliacca, Giovanni Di Maida, Teresa, Angela, Graziella, Giovanna Muzio e Franco Maniscalco.

In quella occasione cantò, meno bene di quanto sapesse, il tenore italoamericano Vincent Guarino, che io avevo inserito nella serata. Lo avevo conosciuto mentre cambiava dollari al Servizio Estero della sede della Cassa di Risparmio di via Mariano Stabile, dove ero stato trasferito e lavoravo allo sportello, anche per via di quell’inglese essenziale che parlavo.

C’erano, in quegli anni, molti siciliani che rientravano dagli States dove avevano trascorso una vita di lavoro, e che tornavano pensionati, con un assegno mensile del Tesoro americano. Allora Banco di Sicilia e Cassa di Risparmio erano le banche di riferimento principali, con una vastissima rete di sportelli (più estesa quella della Cassa, in Sicilia) ed una raccolta che nell’Isola giungeva a circa il 75 per cento dell’intera area regionale. I pensionati si davano parola, qualcuno telefonava la mattina per conoscere il cambio del giorno. Esso era deciso prima dell’apertura quotidiana dai responsabili del Servizio Estero delle due banche. Dato il cambio ufficiale del giorno, il cliente pagava in più per l’acquisto di dollari, in meno per la cessione di contante o assegni alla banca. Spesso le quotazioni offerte ai pensionati differivano. Mi finsi pensionato ed in un passabile siculo inglese iniziai a telefonare ogni mattina al Servizio Estero del Banco per chiedere la quotazione. Quindi, allo sportello della Cassa di Risparmio, praticavo – di mia iniziativa – una quotazione più favorevole, ancorchè sempre ampiamente vantaggiosa per la mia banca rispetto al tasso del giorno. In poco tempo portai la quasi totalità di pensionati americani alla Cassa. Il bello è che nessuno lo capì e se ne diede spiegazioni al Banco, e nessuno plaudì alla Cassa. É la vita!

Guarino mi raccontò che era venuto a Palermo per studiare lirica e perfezionare la voce. Familiarizzammo e diventammo assidui dato che del teatro lirico ero appassionato. Aveva una gran bella voce ma non un altrettanto grande carattere. Pare si fosse urtato con qualcuno al Teatro Massimo.

Poichè non avevo altro modo di aiutarlo lo proposi per quella serata. Ma a dire il vero fu una battaglia facile poichè Bibi cercava in tutti i modi lo spettacolo. Fu quasi un fiasco e fu applaudito solo per cortesia. Poco dopo tornò negli Stati Uniti ma appresi prima da lui stesso che in effetti era venuto in Sicilia piuttosto a seguito di conseguenze legali dovute al suo divorzio ed allo affidamento dei figli. Poi non ne seppi più alcunchè.

In quella serata fu comunque premiato, come pure Elio Guardo Riscica, notevole pittore misteriosofico ed astrologo appassionato, con cui avevo avuto, assieme a Bibi che me lo aveva presentato, disquisizioni piacevoli e dotte.

Le puntate precedenti sono state pubblicate sul quotidiano d’arte Zed, il 2 agosto 2018 ed il 21 ottobre 2018. (3-continua).

Nominativi citati nei tre fascicoli

Maria “Tina” Ambramo, Nino Aquila, Santi Ajello, Salvo Ajovalisit, Michela Amico, Giusi Amato, Alfredo Amoroso, Hans Christian Andersen, Salvatore Azzara, Angela Badagliacca, Antonio Badagliacca,Totò Badagliacca, Carla Ballerini, Marcello Barbaro, Giacomo Baragli, Cinzia Bertolino, Giuseppe “Bibi” Bianca, Maurizio Bologna, Rosalba Bologna, Enzo Boncoraglio, Franco Bruno, Tito Campesi, Leo Cannilla, Luigi Capuana, Benito Caputo, Filippo Carrà, Ignazio Cascino, Anna Catania, Pino Cavataio, Ottavio Cimino, Mascia Ciringione, Rosita Costantino, Pietro Cucchiara, Gaetano Cuccia, Sergio D’Alessandro, Marcello D’Amico, Aldo De Caro, E. De Caro, Cesare Di Bartolo, Antonello Di Caccamo, Felice Di Caccamo, Accursio Di Leo, Giuseppe Di Lorenzo, Giovanni Di Maida, Giovanni Di Miceli, Don Balistreri, Don Falsone, Don Giovannino, Rosalba Durante, Maria Emanuele, Alberto Favara, Gigi Ferruzza, Giuseppe Ferruzza, Valeria Ferruzza, Filippo portiere Ranchibile, Giacomo Fuschi, Ninni Gentile, Francesco “Ciccio” Giacobbe, Francesco Giambalvo, Emanuele Giglio, Mario Gionfriddo, Giovanni Girgenti, Maurizio Giulio, Carlo Goldoni, Dino Grammatico, Alessandro Guardione, Elio Guardo Riscica, Vincent Guarino, Gianfranco Gulotta, Gaetano Ingrassia, Filippo La Porta, Beppe La Rocca, Maria Lio, Michele Machì, Giuseppe Macrì, Dante Diego Maggio, Marcella Maggio, Marisa Mancini, Alfio Mangano, Mario Mangano, Marisa Mangano, Francesco Maniscalco, Bino Marasà, Antonio Margiotta, Nino Martoglio, Massimo Melodia, Giovanna Melograni, Ubaldo Mirabelli, Totò Modica, Aldo Morgante, Adele Mormino, Franco Muratore, Filippo Mussi, Giovanna Muzio, Guglielmo Namio,, Gianni Nanfa, Guglielmo Neri, S.J., Carmelo Nicolosi De Luca, Antonio Palazzo, Paolo custode Ranchibile, Giuseppe “Beppe” Paradisi, Biagio Pardo, Lucia Parlapiano, Graziella Paterna, Maria Elisa Paterna, Andrea Piraino, Luigi Pirandello, Lino Piscopo, Tonino Pitarresi, Nino Ponzio, Giovanni “Vanni” Pucci, Leopoldo Pullara, Luigi “Gino” Raffa, Rosa Maria Rini, Enzo Riolo, il piccolo Riolo, Antonino Russo Giusti, Giacinta Sacco, Laura Saia, Agostino Sansone, Franco Sansone, Ugo Sansone, Giuseppe Santostefano, Teresa Santostefano, Sergio Saturno, Sergio Schisano, Leonardo “Leo” Schropp, Pietro Sessa, Ing. Silvestri, Alessandra Siragusa, Giovanni Spatola, Pino Tanania, Ino Terrasi, Ottavio Tiby, Filippo Tortorici, Anna Licia Tumminello, Sergio Tumminello, Antonino Tutone, Giovanni Tutone, Leonardo Urbani, Roberto Urso, Guido Valdini, Francesco Ventimiglia, Giovanni Verga, Andrea Villani, Maurizio Zappia, Franco Zappalà, Antonio Zito.

Giovanni Paterna

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