Un ufficiale asburgico tra fedeltà e patria slovena dal fronte galiziano al poligono di Opicina

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Trieste –Un ufficiale asburgico tra fedeltà e patria slovena dal fronte galiziano al poligono di Opicina” (Gaspari, Udine, 2019) a cura di Marina Rossi e Roberto Todero.

«Il memoriale inedito di Stanislav Dekleva non è solo uno dei tanti racconti di guerra ma riesce a dare un diverso quadro, rivelando nuove realtà, su quella che fu la guerra bianca vissuta in Marmolada. Le ricerche di Marina Rossi e Roberto Todero hanno permesso di fare luce anche su di un difficile dopoguerra vissuto da antifascista sloveno attivo in un territorio di confine quale la Venezia Giulia, nata dalla disgregazione dell’antico Litorale Austriaco occupando anche territori prevalentemente sloveni.

L’autobiografia dell’ufficiale di carriera Stanislav Dekleva ne rivela l’evoluzione di pensiero e l’attività nel corso della guerra combattuta in Galizia ed in Tirolo. Del tutto inedito il suo percorso esistenziale dal primo dopoguerra al tragico epilogo dell’aprile 1944, in cui Stanislav fu prelevato dalle carceri del Coroneo ed inserito nella lista dei 72 ostaggi fucilati il 3 aprile 1944 al poligono di Opicina (Trieste).

Finora si conosceva il loro numero, ma non le loro biografie ad eccezione di quella di Stevo Rodič, miracolosamente vivo perché coperto dai corpi dei compagni fucilati.

La novità è frutto delle appassionate e difficili ricerche di Marina Rossi. Ma c’è di più: la tragica vicenda familiare dei Dekleva rispecchia emblematicamente i drammi del confine orientale, poco conosciuti nel resto d’Italia, un capitolo di storia plurietnica, internazionale in cui si scontrarono progetti ed ideali diversi: il comunismo, il socialismo, la democrazia liberale, emersi dolorosamente e faticosamente nel clima parossistico di violenza che caratterizzò l’Adriatische Küstenland annesso al III Reich.

Stanislav Dekleva venne fucilato; la moglie, Vera Kalister, bruciata in Risiera; uno dei loro figli, partigiano, Ciril, ucciso dai fascisti; Igor, valoroso gappista, disconosciuto come cittadino italiano di famiglia triestina fino al 1985 perché nato a Maribor.

La moglie di Igor, Augusta Zebochin, ed Igor Steno confermano, nella loro travagliata esistenza, l’impossibilità di vivere liberi sotto la pressione di due nazionalismi, l’italiano e lo sloveno, ben presenti anche nei partiti comunista italiano e sloveno, nell’agitato secondo dopoguerra.

Un percorso davvero inconsueto quello che portò Stanislav Dekleva, ufficiale di carriera dell’esercito asburgico a combattere la guerra bianca sulla Marmolada. Una guerra conosciuta da altri diari e monografie che rivela ora nuovi aspetti e inediti sviluppi. Le ricerche di Roberto Todero hanno infatti portato al ritrovamento di tre altri diversi testi nei quali il Landesschütze triestino viene ricordato sempre in maniera positiva. Uno di questi, pubblicato in proprio dal figlio di un altro ufficiale citato nel memoriale Dekleva metta per la prima volta in luce episodi che danno una svolta allo stato della conoscenza di ciò che avvenne sulla Regina delle Dolomiti, spodestando addirittura il notissimo Leo Handl dal posto di ideatore dei tunnel scavati nel ghiacciaio ed attribuendo l’idea al nostro Dekleva, che i colleghi avevano scherzosamente ribattezzato Deckelhofer storpiandone il cognome alla maniera tirolese. Pluridecorato e benvoluto da collegi e truppa, Dekleva non nascose mai la sua appartenenza culturale al mondo slavo, ma la stessa non gli fece dimenticare quale fosse il suo dovere principalmente nei confronti dei camerati sul campo. Il memoriale pubblicato è accompagnato da un importante impianto fotografico composto da immagini, la maggior parte delle quali scattate da colleghi ufficiali e per lo più inedite.

Marina Rossi, più volte docente a contratto presso la cattedra di Storia dei Paesi Slavi delle Università di Trieste e Venezia, è particolarmente nota, anche all’estero, per gli studi riguardanti il fronte orientale e le prigionie in Russia nel corso dei due conflitti mondiali. Tra i volumi più importanti, legali alle ricerche russe: I prigionieri dello zar (Mursia, Milano 1997), Irredenti giuliani al fronte russo (Del Bianco, Udine, 1999), Le Streghe della notte. Storia e testimonianze dell’aviazione femminile in URSS (1941-1945) (Unicopli, Milano 2003), Evghenij Chaldej, un grande fotografo di guerra (La Stampa, Torino, 2006), L’Armata Rossa al confine orientale (1941-1945) (LEG, Gorizia, 2014). Collabora per la pagina culturale de Il Piccolo dal 1997. Ha contribuito alle celebrazioni del centenario della Grande Guerra con i volumi, distribuiti con i quotidiani del Triveneto: 1914: Il Suicidio d’Europa (Ed. Storica Treviso), 1915: L’Italia in guerra (Ed. Storica Treviso); 1916: Le presa di Gorizia; 1917: Nel vortice di due rivoluzioni (ES Treviso); 1918: Basta con la guerra! (Editoriale Programma); La maledetta barca (Editoriale Programma) 2018.

Roberto Todero, ricercatore storico, studioso della Prima Guerra Mondiale, animatore culturale, collezionista, esperto di uniformologia e storia asburgica è autore di diversi volumi legati alla storia e alle tradizioni dell’esercito austro – ungarico con particolare riguardo alla storia dei militari austriaci di lingua italiana. Collabora con svariate associazioni ed istituzioni italiane ed estere ed è socio fondatore della Associazione Culturale F. Zenobi di Trieste. Conferenziere e conduttore di serate tematiche, è l’ideatore degli spettacoli coreografici “Luci e ombre sul carso della Grande Guerra”, “Il Quattordicidiciotto” e “Il racconto dei canti della Grande Guerra”. Ha partecipato o organizzato mostre in Italia e all’estero tra le quali le recenti “Trieste, guarnigione della belle époque 1883 – 1914” e “Balcani – Galizia 100 anni, scena prima”. Per il suo impegno sulla memoria è stato insignito nel 2010 della Ehrenkreuz da parte della Croce Nera d’Austria e dal 2012 è nell’elenco degli Esperti sui Siti della Grande Guerra riconosciuti con apposita legge regionale. Attualmente impegnato nella mostra quinquennale “Uno sguardo dal Litorale – Pogled s Primorja 2014 – 2018”.

Ha pubblicato diversi saggi sulla storia dei soldati provenienti dal Litorale Austriaco, tra i quali Dalla Galizia all’Isonzo, storia e storie dei soldati triestini nella Grande Guerra, italiani sloveni e croati del k.u.k. I.R. Freiherr von Waldstätten Nr. 97 (Paolo Gaspari Editore, Udine, 2006), Il racconto delle cartoline imperial regie; società esercito e guerra nel mondo di ieri, (Paolo Gaspari Editore, Udine, 2009), 1780-1918 canti militari degli italiani d’Austria (Costumi Tradizionali Bisiachi, Turriaco, 2010), Cani e soldati nella prima guerra mondiale; quattrozampe al servizio dell’umanità nell’esercito asburgico (Gaspari, Udine, 2011), I fanti del Litorale Austriaco al fronte orientale 1914 – 1918 (Gaspari, Udine, 2014), 1780 – 1918 canti militari degli italiani d’Austria nel Litorale (Costumi Tradizionali Bisiachi, Turriaco, 2018).

Un’autobiografia di guerra ricchissima, che offre squarci inediti e significativi sul fronte russo ed italiano, in Tirolo ed entra nella mentalità di un valoroso ufficiale sloveno, idealista, sognatore, spinto dagli eventi a rifiutare progressivamente le logiche della guerra imperialista».

L’Associazione Culturale F. Zenobi di Trieste è un’associazione no profit che opera nell’ambito della ricerca storica, della promozione culturale e dell’intelligente impiego del tempo libero per far conoscere e meglio valorizzare le ricchezze e le peculiarità delle aree di confine.

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

 

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