Gradus ad parnassum (ascesa al Parnaso)

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Cefalù (Pa) – Sotto l’alto auspicio di Calliope, che in uno all’altre Muse nella mitologìa classica greca ha sempre rappresentato l’ideale supremo dell’Arte intesa come “verità del Tutto” ovvero “l’eterna magnificenza del divino”, la stessa Calliope che Esiodo pone al nono posto fra le divine Consorelle dandole veste di protettrice della poesia, il, 13 Aprile di quest’anno del Signore 2019, alle ore 16, al pubblico teatro “Cicero” di questo insediamento umano che si affaccia su un limpidissimo ceruleo mare, orgogliosamente ed a buon diritto ostentando la mirifica ruggeriana cattedrale circuita dalla sue imponenti torri, maestoso eclatante monumento già dichiarato patrimonio dell’UNESCO, si è svolta la cerimonia di premiazione del 4° concorso internazionale di poesia “La vita in versi”, edizione 2018, indetto dalla infaticabile verve del rinomato poeta, regista e quant’altro, Antonio Barracato, del quale mi onoro essere amico e, come auspicai altrove con estrema lungimiranza e pomposamente celiando, che i Cieli conservino per la magnificazione delle generazioni future.

Questo è il quarto intervento che spendo sulla manifestazione di chiusura del concorso poetico annuale, voluto e creato dal Nostro di cui sopra, ed al quale simposio ho sempre immeritatamente partecipato come giurato.

E, lasciatemelo dire: le frasi di prammatica, i ghirigori periodali, gli eufemismi letterari e quant’altro del genere, attributi che io mi picco di sciorinare in proposito, triturati e suggeriti dalla cadenzale ripetitività della performance che persegue il solito collaudato cliché di svolgimento, sono sempre irrimediabilmente gli stessi, seppure scanditi da qualche contenuta ineludibile innovazione.

L’analessi è d’obbligo, quindi. E ciò perché nell’iter della manifestazione possono variare i personaggi, i temi, la scaletta, i premi, gli orari e le sedi del convegno, ma la sostanza ed il patron rimangono costantemente quelli. Non cambiano mai. Non si smentiscono. Sono inscalfibili. Inalterabili. Immutati nel tempo e nello spazio. Insostituibili. Consolidati. Eterni.

L’eterno umano, naturalmente, come connotavano Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel libro “Il Gattopardo” e Luchino Visconti nell’omonimo film.

E ciò non potrebbe che rappresentare pure un pregio, perché attesterebbe che l’ossatura del costrutto non cigola, si mostra valida, attendibile, regge.

Pertanto, far qui una riflessione particolare sul nostro Antonio (al secolo Barracato), autore, direttore e regista dell’evento, per quanto superflua, sarebbe ed è doverosa: il personaggio lo meriterebbe e lo merita ad iosa, atteso il suo costante impegno nel produrre arte.

E, se vogliamo essere concisi, la riflessione potrebbe anche essere licenziata in tre fatidiche parole, due virgole ed un punto esclamativo: “Bene, bravo, bis!”.

Ma io che amo la ridondanza del periodo, la ricercatezza della frase, l’originalità del concetto, le apposizioni reiterate, la molteplicità degli aggettivi, qualificanti o meno, il profluvio degli epiteti, l’alternanza dei vocaboli, le costruzioni lessicali arzigogolate, ricercati artifici che, in ultima analisi, inneggiano ad una sempre maggiore esaltazione o detrazione del personaggio di volta in volta focalizzato;

io che m’immergo in una involuta sintassi di puro stampo classicistico (o “neo” tale), pretestuosamente e presuntuosamente (ma non polemicamente) fornendo delle singolari reprimende alle Accademie della Crusca e dei Lincei (e di ciò ne ho anche ripetutamente chiosato in passato) con l’accentare le terze persone singolari del presente indicativo del verbo fare (fà) e del verbo dare (dà) per distinguerle, a mio discutibile vedere (i Grammatici mi odieranno!), dalle corrispondenti particelle temporali e dalla risaputa nota musicale (fa), nel primo caso, e di quella di moto da luogo, nel secondo;

io che reputo la settima arte come la prima e l’ultima spiaggia per chi voglia esprimersi per immagini enunciando e dipanando concetti più o meno basilari rivolti a sceverare il “da ubi consistam” dell’esistenza (e Archimede, col suo “Da mihi, inquit, ubi consistam, et terra commovebo” ne sapeva più che tanto!), né disattendendo le altre linfe artistiche, comunque;

io che ambisco circondarmi di culturali intelligenze del calibro di una Antoniella Marinaro (felice connubio tra Venere e Minerva, che volentieri vedrei assisa sullo scanno di Prima Cittadina nella prossima competizione elettorale), di una Teresa Triscari (novella madame de Stael, della quale assomma virtù sociali e carisma culturale), di una Santa Franco (donna d’impegno femminista ed evoluta letterata, una Sibilla Aleramo trasportata ai nostri giorni), di una Antonietta Castelli (fine e delicata poetessa intimista, i cui sentimenti che affiorano dai suoi scritti risentono più dell’aura ottocentesca che di quella di questo secolo), splendide espressioni muliebri nella forma e nella sostanza che uniscono alla grazia del portamento la consapevolezza della propria imperante femminilità; di un Enzo Garbo (distinto, cortese e disponibile, per classe ed impegno politico assimilarlo alle capacità ed alla flemma di un Moro andrebbe bene?), di un Daniele Tumminello (per cultura e orientamento professionale: Benedetto Croce e lui, due gocce d’acqua, non dei nostri rubinetti, tuttavia), di un Giuseppe Saja (insigne studioso e critico letterario, secondo il mio metro riconducibile a Nievo; sono certo che qualche giorno lo indurrò a scrivere, più che le “Le confessioni”, “Le memorie di un ottuagenario”, prendendo a modello me, trovandomi, io, in un clima epocale consono ad un tal testo. E’ una premonizione? Assolutamente no. Soltanto un inquietante pensiero), d’un Enzo Rosso (non ho un prototipo a cui appaiarlo: forse a Pietro il Grande? No, no: è meglio che lo lasci così com’é!) e d’altri, personaggi votati al sapere che possano validamente concorrere ad irrobustire le mie sparute intellettuali conoscenze arricchendo la mia indole e fornendole una vitalità del tutto nuova, sincera e priva di tutti quegli inutili orpelli che spesso influiscono negativamente sull’etica dell’individuale essenza (e qui, cari Amici, sono più che sincero!);

attesa la conclamata mia sensibilità che pervade ed uniforma la dimensione del mio carattere, io non posso liquidare (non me la sento, non mi è congeniale, mi genererebbe spirituale sofferenza) l’opera di Antonio con le fatidiche tre parole sopra espresse “Bene, bravo, bis!”, seppure intramezzate da due virgole e da un punto esclamativo; sarebbe altamente lesivo, riduttivo e, perché no, anche ignobile, nei suoi e nei miei riguardi: per lui come osannato, cioè, e per me come osannante.

Eppertanto, fatta di necessità virtù, viepiù tenuto a mente che già su Barracato è stato in maniera mirabile, esaustiva, corposa, concreta ed erudita, espresso un più che favorevole parere critico di alta levatura, soddisfacente quant’altri mai, parere fornito dalla miriade di eterogenei premi sin qui dallo Stesso meritatamente ricevuti e dalla loro culturale consistenza (oltre 200), qui dovrò semplicemente destreggiarmi in una diversa ed anche concisa, opportunamente elaborata, prolusione lessicale che sia consona alla valenza dell’artista ed anche alla coerenza del sottoscritto, umile imbonitore del presente.

E così è mia aspirazione tentarci, industriarmi a riuscirci, mettermi alla prova, pormi in gioco, altalenare fra lo slancio ardimentoso del mio spirito di iniziativa e la pacata ponderatezza che m’impongo per contrastare la mia costante emotività.

Ma m’avvedo, ahimè, che già sin dall’incipit di questo esplicativo assunto mi son lasciato prendere la mano dalla mia solita prolifica enfasi; ed anziché letterariamente morigerarmi, alla stregua d’uno stringato Sciascia, d’un compìto Bufalino, o d’un espressivo Vittorini e di quant’altri, personaggi che della concisione han fatto il loro credo, mi sono trovato più affabulatore di prima impantanandomi nelle sabbie mobili lessicali, infide sabbie in cui la rena è sostituita dagli aggettivi, dai sostantivi, dalle perifrasi e da quant’altro, ad libitum.

Che ci volete fare? C’é chi nasce Melchisedech e chi Quirino, come dice l’antico padre Dante, se m’é permesso, trovandoci in clima poetico, qui riciclarlo ad usum delphini; ed io che non son nato né l’uno, né l’altro, è mestieri che pur m’arrabatti in qualche modo, cercando nella mediocrità in cui vegeto e mi dibatto quella panacea che altri cercano e trovano sotto le sfolgoranti luci della ribalta. No?

Che, comunque, il Cielo non arrida mai ai miei detrattori, ove ve ne siano!

Ma ritorniamo all’evento.

Sotto il patrocinio del Comune di Cefalù e dell’Accademia dei poeti siciliani “Federico II”, in collaborazione, per l’incontro di premiazione, con “Fare Ambiente Cefalù-Madonie” e “SiciliAntica Cefalù”, tutti Organismi di pregio che onorano la nostra città, la serata, presentata da una “sempreverde”, spigliata, esaustiva e prestante Francesca Mancinelli in alternanza con lo stesso pigmalione Barracato che nei momenti salienti non s’é privato di prendere la parola, dopo gli istituzionali saluti espressi dal Sindaco, Rosario Lapunzina (in alcune fasi dello svolgimento anche simpaticamente faceto, e l’arguzia non gli difetta), personaggio che con la sua liberalità ha dato costantemente impulso e lustro ad incontri culturali e convegni collaterali che hanno incentivato la conoscenza di Cefalù oltre i confini territoriali mantenendo alto il suo livello turistico, si è svolta nel seguente modo.

Le sezioni previste dall’indetto concorso letterario sono state quattro:

– sezione “A” in vernacolo;

– sezione “B” in lingua italiana;

– sezione “C” under 18;

– sezione “D” in videopoesia.

Le opere in gara, pervenute da quasi tutta Italia e da diverse nazioni europee sono state 473.

1) I primi tre premiati della Sezione “A” (vernacolo, 114 opere pervenute) sono stati:

-1° classificato – Enrico Del Gaudio, di Castellammare di Stabia, con l’opera “O spizio”;

-2^ classificata – Cinzia Pitingato, di Castelbuono, con l’opera “U vecchiu c’aspittava”;

-3° classificato – Lia Gaetano Monterosso, di Almo (RG), con l’opera “Sbogghia la musa”.

La Giuria preposta a questa sezione è stata costituita da Santa Franco, Antoniella Marinaro, Salvatore Mirabile e Salvina Mirenna.

2) I primi tre premiati della sezione “B” (lingua italiana, 296 opere pervenute) sono stati:

-1° classificato – Marco Marra, di Milano, con l’opera “Il pastore di Roghudi”;

-2° classificato ex aequo – Lorenzo Spurio, di Jesi, con l’opera “Ausculti il tempo che precede”;

-2^ classificata ex aequo – Gloriana Solaro, di Termini Imerese, con l’opera “Ulivi saraceni”;

-3^ classificata – Grazia Dottore, di Messina, con l’opera “Sogni”.

La Giuria preposta a questa sezione è stata costituita da Rita Di Martino, Anna Laurà, Francesca Caronna, Angelo Abbate e Teresa Battaglia.

3) I primi tre premiati della sezione “C” (under 18, 20 opere pervenute) sono stati:

-1^ classificata ex aequo -Elena Mora, di Parma, con l’opera “Piccolo”;

-1^ classificata ex aequo -Zaccone Minyety Ana Lucia, di Bagheria, con l’opera “Avrei voluto avere”;

-2^ classificata – Miosi Gaia, di Bagheria, con l’opera “L’amicizia”;

-3° classificato – Giangrasso Emanuele, di Bagheria, con l’opera “Il tacco rosso”.

La Giuria preposta a questa sezione è stata costituita da Giusi Randazzo e Antonio Barracato.

4) I primi tre premiati della sezione “D” (videopoesia, 43 opere pervenute) sono stati:

-1^ classifcata – Anna Maria Deodato, di Palmi, con l’opera “Ai tuoi piedi”;

-2^ classificata – Rosaria Lo Bono, di Termini Imerese, con l’opera “E s’addumanna paci”;

-3° classificato – Fabrizio Cacciola, di Messina, con l’opera “Il mio quartiere”.

La Giuria, preposta a questa sezione è stata costituita da Maria Teresa Rondinella, Antonio Barracato e Giuseppe Maggiore.

Presidente delle Giurie, la graziosa Maria Teresa Rondinella, laboriosa, fattiva, competente, infaticabile; archeologa di professione, che, attingendo a quest’ultima, ha dato man forte al Barracato nel ricercare opere e pergamene, lì sul retro del palco dove l’intera giurìa stava assisa, che sprovvedutamente si erano confuse se non perdute. I problemi della diretta?

I membri della giuria si sono alternati nella consegna delle varie targhe.

I nomi dei molti altri premiati, oltre ai canonici tre primi classificati per ogni branca di cui s’é detto, che da parte di altri Enti, Città, Organismi culturali e quant’altri hanno ricevuto attestati, menzioni di merito, d’onore, diplomi, ecc., che per ovvi motivi di spazio qui non son potuti essere compresi, sono pubblicati sul blog “CefalùArt” diretto da Antonio Barracato e su altri collaterali mezzi di informazione.

Alcune delle poesie selezionate sono state lette da due interpreti d’eccezione: Clara Russo e Giusi De Pasquale.

Intermezzi musicali a cura della brava Giusi Gambaro, ospite della serata, che su musiche di Barbera-Castelluzzo si è esibita con due testi di Antonio Barracato: “Questa terra non ha eroi” e “Divenne tiranno”.

Fotografa, l’impeccabile, cordiale ed onnipresente Salvina Mirenna.

In seno all’incontro sono state consegnate 4 targhe alla carriera ai sottoelencati personaggi che per il loro costante impegno e per la loro intensa attività culturale si sono distinti nel campo artistico e letterario:

– Patrizia Allotta;

  • Enzo Randazzo.

  • Premi speciali alla carriera a:

– Ciccio Liberto, Maestro artigiano nel settore delle calzature dell’automobilismo sportivo, “Patrimonio vivente dell’UNESCO”, per i suoi meriti conseguiti in campo internazionale;

– Pasquale Scimeca, regista, eccellenza del cinema siciliano, per aver onorevolmente contribuito a far conoscere la Sicilia nel mondo.

La competizione letteraria, ideata e diretta da Barracato, negli anni ha sortito un nutrito incremento stabilizzandosi sempre di più; il che, perseguendo l’iter sin qui seguìto, fà bene sperare in un futuro ancora più soddisfacente.

Giuseppe Maggiore

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