I Racconti dell’impiegato

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Palermo – Pubblichiamo a puntate “I racconti dell’impiegato” di Battista Naperta, già apparsi sul prestigioso periodico “Sud Nord”, edito dal gennaio 1983 al giugno 1987.

Naperta era un bancario siciliano, categoria che ha sempre espresso il meglio di sé in altri campi. Il tempo, e la narrazione, è quello in cui esisteva un sistema creditizio siciliano, centrato su una grossa banca nazionale (il Banco di Sicilia); una banca media con il più grande numero di sportelli in Sicilia ed un fortissimo legame col territorio (la Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele II per le Province Siciliane), ed una significativa banca minore (la Banca del Sud). Nulla più esiste di ciò, ma per moltissimi decenni quel sistema garantì benessere a questa terra.

A fianco ad esso nacquero comportamenti, costumi ed una antropologia del personale impiegatizio di quegli anni. In quel contesto deve essere quindi letta la narrazione. Per il resto i nomi sono di assoluta fantasia ed ogni racconto ha veste scherzosa, spesso però fondata sulla amplificazione di avvenimenti singolarmente non del tutto estranei alla realtà.

La gita del CRAL

Tra gli eventi più drammatici di una carriera impiegatizia occorre citare quello tragico per eccellenza della «gita del Cral». La partecipazione ad almeno un viaggio, anche di un solo giorno, organizzato dal Circolo Ricreativo Aziendale dei Lavoratori, ha infatti natura pedagogica nella formazione del carattere del subordinato. Ma assume anche intense connotazioni economiche per cui è d’uopo parlarne in questa nostra guida a carattere eminentemente consolatorio.

Per una migliore comprensione del concetto è però necessaria una riflessione semantica: il vero significato della parola «impiegato» non è «colui che si impiega», (che descriverebbe anche il possesso di funzioni di tipo cerebrale), ma invece «colui che viene impiegato». In una molteplicità di usi e circostanze, con comportamenti peculiariamente passivi. L’impiegato è così «impiegato» in ogni accadimento direttamente o indirettamente riconducibile al suo rapporto di schiavitù lavorativa. La questione non è di poco momento. Basti ricordare la non risolta disputa teologica riguardante la categoria impiegatizia per eccellenza, quella dei bancari. La dottrina infatti parrebbe univoca. Nonostante le rassicurazioni del noto teologo Mons. Bramieri, parrebbe accertato che costoro «non hanno un’anima», in quanto essa sdegnosamente si allontana dal corpo dopo il primo giorno di sportello.

Per non tediare però il nostro unico lettore (il preoccupato editore) ci asterremo dall’esporre le nostre personali convinzioni, che sono peggiorative, e ritorneremo all’argomento centrale restando, secondo i rigidi metodi storiografici di Chabod, vincolati al fatto realmente accaduto.

Il 14 ottobre viene distribuita alla Cassa Centrale di Sparagno Umberto I una circolare del Cral che preannunzia un viaggio per il fine d’anno a Vienna e Budapest. Le condizioni sono a prima vista favorevolissime.

In più la rateazione (concetto basico dell’economia domestica dell’impiegato italiota) appare abbordabile. I posti a disposizione sono 60 e sono presenti agevolazioni pure per i familiari. Le prenotazioni si accettano dal primo di novembre, rigidamente a partire dalle 8:30 in punto, sino ad esaurimento dei posti, e comunque entro e non oltre il 15.

Da questo momento alcuni processi divengono irreversibili. Quanti di loro infatti non porteranno a casa la circolare, così, tanto per parlarne?

La disputa familiare si accende immediatamente vivacissima. Dopo la breve esposizione del presunto capofamiglia la replica «consortile» si sviluppa per schemi classici.

«Se tu non avessi giocato ogni domenica al totocalcio (senza mai vincere, n.d.r.) ora avremmo i soldi per andare a Vienna!».

La querelle si conduce per almeno un paio di giorni. Poi, con qualche cambiale, decidendo di non cambiare la vecchia Fiat 127 e tenendo ancora fino ai prossimi mondiali di calcio l’antico televisore in bianco e nero, si decide la partenza. Verrà anche la figlia. Da questo momento Corrado Ricottini, 26 anni di servizio, segretario da 17, può diffondere la voce della sua partenza ostentando in ufficio la sua potenza economica. Il suo tavolo si riempie di pieghevoli turistici, di Vienna, in tedesco, che legge e spiega con sussiego ai colleghi, pur nulla comprendendo a parte (ed in parte) le fotografie. A casa l’atmosfera è distesa e festaiola. La notte la moglie non ha più il mal di testa.

Il primo novembre è il grande appuntamento. Il giorno precedente Ricottini ha chiesto di potere venire tardi in ufficio per passare dal Cral per le prenotazioni. L’assegno con l’anticipo gli gonfia la tasca. E’ impaziente di telefonare a casa per dare conferma.

E’ il suo grande momento! Alle ore 8,10 è già dinanzi il Cral. Solo un altro impiegato lo ha preceduto, il geometra Rosario Lo Guardo, di poco più anziano, di età, grado e delusioni.

Meno male, i posti sono molti, ma non si sa mai. Gli sguardi si incontrano gelidamente; i saluti sono freddini. Ma Ricottini è pur sempre secondo.

Lo Guardo non può certo prenotare tutti i 60 posti! Alle 9,17 arriva sospirando il commesso ad aprire. Alle 9.51 giunge l’impiegato addetto al Cral. Ha in mano molti foglietti. Alle 10,57 i due finalmente possono entrare. La situazione è tragica. I posti sono esauriti. Molti direttori hanno già prenotato per sé e per i loro amici e familiari. Quando? chiedono protestando Ricottini e Lo Guardo. Loro sono i primi, all’orario previsto dalla circolare! Ma non c’è nulla da fare. Tuttavia, benevolmente, vengono messi in lista d’attesa. Se qualche amica della cugina di terzo grado di qualche dirigente dovesse rinunziare… forse… allora…

La notizia è accolta in famiglia come una tragedia. L’accusa della moglie è quella «naturale» di non sapersi fare valere.

Ricominciano, più forti, i mal di testa. Nei giorni successivi Ricottini medita la vendetta. Pensa pure a dimettersi. Ma la liquidazione non basterebbe a pagare i molti debiti e la pensione non sarebbe sufficiente a campare la famiglia. Così il nostro Corrado riprende, dal 2 novembre, a fare pure le due ore quotidiane di straordinario (che fà puntualmente da nove anni) e che aveva interrotto il primo novembre dichiarando pubblicamente la definitiva ed irrevocabile cessazione per protesta. Infatti in ufficio Corrado è un pezzo di pane. Tutti gli danno ordini, compreso il commesso ed il portiere!

Un collega, giornalista televisivo a tempo perso, lo aveva ribattezzato «mulo di redazione».

Lui talora si arrabbiava e minacciava di scrivere un libro nero, con tutta la verità. Ma lo sfogo durava poco e, passata la rabbia, Corrado eseguiva, lavorava, eseguiva. L’idea di scrivere un libro non era sua. L’aveva appresa dal padre, aiuto contabile al Comune, che gli aveva trasmesso in eredità la pancetta, gli occhiali, il senso del dovere e quello della subordinazione. Dopo qualche giorno Ricottini decide di rivolgersi al suo sindacato. Ne faceva parte da quando, il giorno dopo l’assunzione, il suo primo capufficio gli aveva «consigliato» di iscriversi. In 26 anni aveva sempre pagato il contributo e non aveva mai chiesto nulla. Non fu facile parlare con il segretario responsabile, né fu bello scoprire che lui, di tendenze moderate, era stato da sempre iscritto al sindacato più radicalmente forcaiolo e contestatore. Ancora peggio fu lo scoprire di far parte da un decennio del Direttivo Provinciale del sindacato, risultando così antipatico al Servizio Personale, il cui acronimo è Serpe, in quanto sindacalista ideologizzato e militante. (In effetti era stato incluso nel Direttivo, a sua insaputa, proprio per la sua lunga fedeltà e perché non contava proprio niente).

Tuttavia alla fine, come «grosso favore sindacale fatto proprio, ma proprio a lui» il nostro Corrado riesce, il 12 novembre, ad entrare nell’elenco dei partenti. Il giorno successivo, 13 novembre, viene comunicata la lista definitiva dei 54 prenotati, restano liberi 6 posti. Era stata infatti solo la defezione di un direttore e della sua «corte» a consentire l’ingresso prima di Lo Guardo, poi di Ricottini. Ma ormai Corrado aveva già pubblicamente, in casa ed in ufficio, vantato la sua potenza sindacale, assumendo atteggiamenti rivoluzionari, e, per quanto palesemente preso in giro, sarebbe stato adesso costretto, per gratitudine, a restare iscritto almeno sino alla pensione. Dalla lista risulta poi un’altra tragica verità: Ricottini è il più basso in grado.

La cosa non era irrilevante. Alle gite del Cral si formano, infatti, tre graduatorie. La prima riguarda i dipendenti della banca, ed è, ovviamente, in ordine gerarchico. La seconda, parallela alla prima, include mogli, sorelle, amanti e ruoli assimilabili. La terza infine i figli. E’ infatti logico che la moglie di un direttore valga più di quella di un funzionario, e che il figlio di quest’ultimo sia assai più degno del figlio dell’impiegato. La famiglia Ricottini, inclusa la figlia Rosaria, grassoccia, con acne ed appassionata di spiritualità orientale con tendenza all’arancione, risultava quindi all’ultimo posto in tutte le tre graduatorie. Senza diritto di voto o di parola. Le graduatorie hanno molti scopi nel corso di un viaggio del Cral. Determinare anzitutto il posto e la stessa precedenza di salita sul pullman; indicare i criteri di scelta dei tavoli al ristorante, e talora dello stesso menu, per cui il gusto del direttore si impone a quello del subordinato in modo cogente; stabilire la priorità nella assegnazione delle camere migliori in albergo. Ma, ciò che è più importante, la graduatoria ha spesso risvolti economici. Essi sono conseguenza della delega in bianco che viene «implicitamente» rilasciata al momento della prenotazione al dirigente più in alto in grado per la modifica discrezionale dello stesso programma di viaggio.

Se ad esempio, la escursione ad Innsbruk precede il pranzo al ristorante italiano, di seconda categoria, e la cena in albergo a Vienna al ritorno (tutto compreso nel prezzo); piacendo al megadirettore pranzare invece nel tipico ristorante tirolese, (quattro stelle), e tornare in albergo solo a notte fonda dopo una deviazione pomeridiana con cena a Salisburgo, ecco che Ricottini dovrà sfamare la sua affamatissima famiglia pagando salatissimi conti, non previsti, cui far fronte con prestiti contratti in loco con colleghi danarosi, garantiti da emissione di assegni posdatati a fine mese.

Sventata con estrema difficoltà la proposta del vicemegadirettoregenerale di fermarsi per altri tre giorni a Budapest, tutto a spese dei viaggiatori, Corrado tornato a Palermo racconterà con falso e dovuto entusiasmo ad amici e colleghi (quelli che non hanno partecipato al viaggio) di incredibili avventure erotiche, mai vissute realmente, nel mondo austroungarico. Trattenendo a stento le lacrime, come chi è conscio come, oltre a non essersi affatto divertito, impiegherà lo straordinario dei prossimi due anni solo a pagare i debiti contratti durante il viaggio del Cral! (1-continua)

Battista Naperta

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