Volti di Roma. Dialoghi di Luigi Spina con i ritratti della Centrale Montemartini

1137

 

Roma – Volti antichi delle collezioni capitoline in dialogo con le fotografie di Luigi Spina. Dal 18 aprile ai Musei Capitolini, Centrale Montemartini, una suggestiva mostra fotografica propone un dialogo visivo tra 37 ritratti di epoca romana e l’obiettivo e lo sguardo contemporaneo di Luigi Spina. Volti di Roma alla Centrale Montemartini. Fotografie di Luigi Spina (8 aprile – 22 settembre). Riportiamo per i lettori il commento di Claudio Parisi Presicce.

Volti di Roma. Dialoghi di Luigi Spina con i ritratti della Centrale Montemartini

«L’idea della mostra fotografica Volti di Roma nasce da un pluriennale programma di ricerca portato avanti dalla Sovrintendenza Capitolina, che ha come scopo la più ampia documentazione possibile del ricco patrimonio delle collezioni capitoline e che in questo caso ha avuto come oggetto alcuni dei più significativi esempi della ritrattistica antica conservati nella Centrale Montemartini.

L’insieme dei ritratti dei Musei Capitolini, costituito da 696 esemplari – verosimilmente la collezione più importante al mondo non solo per quantità ma soprattutto per la qualità degli esemplari – è stato magnificamente e integralmente pubblicato da Klaus Fittschen e Paul Zanker in quattro tomi (il terzo con la collaborazione di Petra Cain) tra il 1983 e il 2014. La catalogazione sistematica ha permesso di avere a disposizione un’indagine completa sulla sequenza dei tipi ritrattistici degli imperatori e delle loro famiglie, con tutte le repliche note, e sulla influenza che tali ritratti hanno avuto nella creazione e nell’evoluzione delle mode adottate per le raffigurazioni dei privati.

L’immagine ritrattistica, tuttavia, non restituisce soltanto la conformazione del volto e dei suoi lineamenti, non esaurisce il suo compito attraverso la messa in scena della somiglianza; la legittimazione della veridicità ha a che fare con il riconoscimento dell’espressività e conseguentemente con i frammenti del tempo, con quel momento peculiare e irripetibile che appartiene al flusso cinetico della vita.

Il ritratto è un ‘luogo del ricordo’, che oscilla tra le parole greche eikon e mnema. L’immagine del personaggio raffigurato, quindi, esorta gli osservatori a dargli un ‘luogo nel loro ricordo’ e attraverso l’espressività stabilisce con loro un legame intimo, riconducibile all’ordine sociale della comunità di appartenenza.

L’espressione facciale è una parte consistente della comunicazione e non bastano le regole elementari della fisiognomica, che pure ebbe grande successo nel mondo antico – se ne attribuiva l’origine a Pitagora o a Ippocrate – ed era considerata una vera scienza collegata alla medicina. Se un ritratto esprime un’emozione, un sentimento, una passione interiore, è necessario che lo spettatore ne colga il significato e lo riconduca al carattere psicologico e morale della persona, come se i lineamenti del volto ne fossero un’oggettiva trascrizione.

Fu Plinio il primo a considerare nei ritratti antichi l’espressione dei valori morali e quindi a considerare la capacità di rivelare attraverso la mimica facciale la personalità più intima dell’individuo. Ma poiché un ritratto è pur sempre una delle tante forme espressive che ogni persona offre di sé, oppure che gli costruisce l’artista che lo ritrae, soprattutto quando è un personaggio pubblico e agisce sotto la luce dei riflettori, appare evidente che vita, arte e teatro si sovrappongono e interagiscono tra loro.

Con queste considerazioni abbiamo accettato con interesse il progetto di ricerca sui ritratti del museo elaborato dal fotografo Luigi Spina, un apprezzato autore di importanti libri fotografici nei quali esprime in maniera mirabile, con la tecnica del bianco e nero a lui congeniale, la sua visione della bellezza. La sua lunga e ricca esperienza nel mondo della fotografia d’arte è narrata, in particolare, attraverso le pubblicazioni che documentano le sue ricerche sulle sculture della collezione Farnese, esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Dopo un lungo e attento lavoro svoltosi tra la fine del 2018 e gli inizi del 2019, la sua raffinata ricerca compiuta sul tema della ritrattistica antica alla Centrale Montemartini ha prodotto un’ampia documentazione fotografica, dalla quale sono state selezionate 60 fotografie in bianco e nero, realizzate con banco ottico – una tecnica già utilizzata da Spina con risultati di alto livello – e stampate a mano dallo stesso autore.

Le 60 stampe fotografiche, esposte nelle sale del museo, ritraggono 37 opere scultoree antiche, che rappresentano una tipologia molto variegata: ritratti romani di epoca sia repubblicana che imperiale, molti raffiguranti personaggi sconosciuti, altri identificati, e ancora teste ideali, copie di originali greci.

È un ricco repertorio, al quale fa riferimento il titolo del progetto di ricerca, scelto dall’autore evidentemente non a caso, quale richiamo ai più noti studi sulla ritrattista romana.

I ritratti non sono, però, indagati e classificati in base allo stile e alla cronologia, ma sono proposti dall’autore secondo una trama fatta di suggestioni e di richiami tra i variegati volti, individuati attraverso una lunga osservazione e un’approfondita analisi, e svelati attraverso un sapiente uso della luce e delle ombre.

La vicinanza tra i volti antichi e le opere fotografiche crea un vero e proprio “dialogo visivo”, che arricchisce la possibilità di comprendere l’opera antica, evidenziandone caratteristiche e particolarità che a prima vista non emergono in maniera altrettanto evidente: le foto diventano di conseguenza uno strumento di conoscenza dell’opera d’arte antica.

Luigi Spina suggerisce, quindi, un suggestivo viaggio che è vera scoperta della contemporaneità espressa dai tratti fisiognomici delle antiche sculture, proposte in tutta la loro palpitante umanità e cariche di una vibrante espressività.

Attraverso le sue fotografie scopriamo che in un ritratto c’è tanta roba preziosa, al punto che ogni volta che lo guardiamo scopriamo che lì dentro c’è qualcosa a cui non avevamo mai pensato.

Scorrendo la sequenza di immagini da capo a fondo, non ne ricaveremo mai l’impressione di un catalogo di opere ben fatte, di bellezze artistiche del tempo antico. Il filo che percorre queste immagini è teso, lo si potrebbe definire come un interesse costante – vissuto da Spina drammaticamente, in prima persona, ancor prima che attraverso spiegazioni didascaliche – per i modi in cui l’esperienza, all’interno di una determinata comunità dell’antica Roma, si trasformava in narrazione visiva.

E’ un lavoro che genera un prodotto culturale dotato di un peculiare statuto ontologico, perché si tratta di immagini che non coincidono esattamente né con la verosimiglianza del soggetto raffigurato né con lo stato d’animo dell’osservatore, ma partecipano di entrambe.

A ogni difficoltà tecnica incontrata, l’autore fa corrispondere una difficoltà di carattere interiore, una forma potente dell’anima da scoprire, da sollecitare negli occhi di chi è di fronte, in ultima analisi un processo di rinascita contro la morte dell’individuo raffigurato.

Come una nave che rulla e beccheggia, Spina tende a dimenticare le ‘leggi generali’ della cultura figurativa, che costruiscono un significato condiviso, una riconoscibilità del mondo delle immagini, e a far emergere ‘le leggi speciali’, che corrispondono a una reazione soggettiva alla pressione del mondo, alla filosofia del singolo osservatore.

Da sempre un’immagine visiva deve la propria esistenza più ad altre immagini precedenti che all’osservazione diretta della natura o dell’oggetto stesso, e perciò l’imitazione non è mai stata, in arte, subalternità.

Tutta la tradizione artistica, come è noto, si fonda su un sistema d’influenze rispetto al quale la vocazione di ‘originalità’ è un concetto relativamente recente, e anzi la ‘classicità’ di un’opera si misura proprio per il suo inserimento in una serie, la sua ‘artisticità’ si misura secondo il piacere delle varianti, non importa quanto minime, ma significanti».

Musei Capitolini, Centrale Montemartini, via Ostiense 106

Info:

www.centralemontemartini.org

www.museiincomune.it

www.zetema.it

Togato Barberini

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

 

CONDIVIDI