“Uccideteli tutti “ di Donatella Zarcone. Vera Canam editrice

171

 

Palermo – Per quanto da tempo io preferisca leggere di saggistica storica -dividendo il tempo con gli scritti sulle mie testate d’arte- e vada sempre più tralasciando la narrativa, non ho smesso del tutto questa frequentazione. Mi è così capitato di leggere, ammetto con ritardo rispetto alla sua uscita, un planetariamente incensato romanzo di uno scrittore statunitense del New Hampshire dal forte successo commerciale, dal quale è stato pure tratto un film, che suggerisce riletture, francamente fantasiose ed improbabili, della Storia. Ma non mi meraviglia il suo successo in quest’epoca frettolosa e superficiale. Poco dopo mi è capitato di leggere “Uccideteli tutti” di Donatella Zarcone, edito dalla palermitana Vera Canam nel dicembre 2017. Attesa qualche analogia, il paragone è spontaneo ma impietoso, e non ad italico sfavore. In estrema sintesi, la questione è tale: cosa rende e legittima un libro come un buon libro. Vediamo di procedere con oggettività, non adottando emozioni e giudizi altrui, ancorchè di moda. Per mia consolidata, e spesso autolesionistica scelta, sono infatti consustanzialmente ostile ai belanti intruppamenti descritti dal danese Andersen ne “I vestiti nuovi dell’Imperatore”, fiaba pubblicata nel 1837, nota attraverso il grido del bimbo “il re è nudo”, e divenuta chiave di lettura della italiota ipocrisia intellettuale. Accade talora che il mio giudizio sia errato, forse più spesso di quanto vorrei, ma esso non è mai influenzato dalla “moda”.

Primo. La struttura della Zarcone è fluida, scorrevole, in bell’italiano, e mostra una profonda proprietà, con padronanza di termini poco frequentati, ma non pesanti e che esaltano la straordinarietà espressiva della nostra lingua. Sotto questo, e molti altri aspetti, sicuramente la più bella e completa del mondo occidentale. E la lettura coinvolge e appassiona dall’inizio, quasi ti costringe a proseguire.

Secondo. Altro approfondimento proviene dalla trama. Essa deve appassionare e coinvolgere. La Zarcone narra secondo un impeccabile itinerario parallelo di eventi, con un gioco di livelli temporali che si alternano, quasi per rispondere alla domanda se il futuro non sia già scritto nel passato. Nel primo itinerario la giovane studentessa di archeologia Rigel Brignano ed il professore Benoit Ladrech, docente di Archeologia medioevale alla Sorbonne, si troveranno coinvolti nella ricerca di uno dei perduti vangeli gnostici, venendo pericolosamente osteggiati da una misteriosa setta integralista. Le premesse storiche e le ragioni della vicenda sono progressivamente svelate nella narrazione alternata, che ha origine ad Alessandria d’Egitto nel 391 dopo Cristo, e prosegue in Occitania e quindi in Spagna, all’inizio del tredicesimo secolo. I due percorsi narrativi sono collegati da fortissime emozioni, ricordi e premonizioni vissuti da Rigel, e troveranno sintesi finale. Questo doppio binario narrativo è ben condotto dall’Autrice, che lo ha già utilizzato nei suoi precedenti romanzi “L’Anima dello scirocco” ed “Il respiro dell’oceano”, con coerenza ed appropriatezza delle ricostruzioni d’ambiente. Un’ altro filo lega i tre romanzi, pur tra loro del tutto autonomi ed indipendenti, essi narrano le vicende di più generazioni della stessa famiglia. E Rigel è già apparsa bambina. In questa prospettiva “Uccideteli tutti” segna una singolare maturità espressiva dell’autrice, che scrive in un quadro di profonda consapevolezza di storia e psicologia, collocandovi personaggi ed eventi reali, convissuti con i suoi protagonisti, del tutto possibili, verisimili e profondamente umani. E che, nel suo terzo romanzo si è emendata da alcuni precedenti, ancorché minimali, appesantimenti di taluni dialoghi, dimostrando così l’umiltà della scrittrice di gran razza.

Terzo. La descrizione dei luoghi, del passato come dell’adesso. E’ parte gradevolissima, capace di donare con le parole la suggestione di una visione fotografica, condita di emozioni, di città, borghi, sentieri, mercati, processioni del mondo medioevale come della realtà dei nostri giorni. Esse appaiono ispirate da una sintonia spirituale di Rigel con l’anima stessa dei siti. Come quella che la morente cultura classica definiva genius loci.

Francamente questa capacità di descrittiva sintonia visiva non è comune, ma la Zarcone vi mostra una singolare attitudine nel proporla, sul piano realistico ed emozionale. Sono colori, profumi, atmosfere, ciò che mangia la gente. E’ indubbio che l’ego profondo di Rigel coincida col suo. Peraltro le presenze femminili, con il loro vastissimo spettro psicologico ed emozionale, sono centrali nelle sue narrazioni. Come il colore rosso fulvo, dei capelli di Rigel e delle fiamme degli incendi accesi dalla stupidità e dalla cattiveria umana. Osservo come l’Autrice, nei ringraziamenti riportati sul libro, abbia

Donatella Zarcone

posto il marito, che l’ha accompagnato nella, intensamente vissuta, visita che inderogabilmente riserva ai luoghi in cui sarà ambientata la narrazione. In essi passione per viaggi e fotografia convivono con la ricerca della documentazione, anche emotiva e spirituale. E voglio dirlo con estrema chiarezza: quanta diversità dal mondo dei moltissimi -ipocritamente ritenuti inesistenti- frettolosi ghost writer che debbono supportare le firme di scrittori di successo a volte inariditi!

Un quarto elemento è la tecnica narrativa della conclusione del racconto, spesso chiave di lettura dei fatti. La Zarcone la propone nella figura di Frate Sajhiè, nè deus ex machina, nè demiurgo, ma apritore alle menti delle più profonde ragioni degli accadimenti, di assoluta verisimilitudine storica ed umana.

Adesso corro il rischio di essere crocifisso. Ma francamente non ho trovato molto di tutto ciò nelle pur coinvolgenti banalità storiche e narrative di Daniel Gerhard Brown. E pur non stupendomi del plauso e della plausibilità che intellettuali plaudenti di ogni latitudine gli hanno tributato, ritengo invece in piena coscienza che Donatella Zarcone, di Termini Imerese, scriva meglio e meriti ed abbia diritto alla migliore attenzione da parte della grande editoria italiana. Perchè è davvero una grandissima scrittrice.

Giovanni Paterna

CONDIVIDI