Chiuso Per Ferie

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Cefalù (Pa) – Sono indeciso. Fortemente indeciso. Perplesso. In preda ad amletici dubbi. Frastornato dalla ridda di possibilità che sembrano, lì, a portata di mano, accessibili, allettanti, fruibili, ma che quando tu cerchi di acchiapparle, ingannatrici civette, circee sirene, procaci erinni, ti sfuggono di mano, si dileguano, si dissolvono, spariscono come evanescenti ectoplasmi.

Honolulu? Palma di Maiorca? Seychelles? Palm Beach? Maracaibo? Galàpagos?

Continuo? Tanto che me ne viene? Che ci spendo?

Grecia, Danimarca, Svezia o Francia?

O i paesi dell’Est?

No, questi ultimi, no. Li lascio agli iniziati, a quelli che dalla disposizione di alcune semplici pietre sanno capire un’opera d’arte assimilandone i celati innegabili edificanti pregi.

Dove andare, allora, in vacanza, quest’anno? Perché la vacanza è un’abitudine, un rito, una performance, una religione, direi quasi un dovere.

Mah!

Intanto dovrò controllare nel mio portafoglio, prima di decidere, quanto mi resta ancora dopo il salasso operato dalle inesorabili e non misericordiose tasse, che, stando alle promesse ed alle premesse, sarebbero dovute diminuire; tuttavia il miraggio non si è ancora avverato. L’oasi appare lontana, irraggiungibile; la strada per pervenirvi, impervia, sassosa, impraticabile.

Una chimera! Una fumata nera, come sempre; contratto o non contratto con gli Italiani!

Si, è vero, l’angelo è comparso, ha annunziato a suon di fanfara la messianica riduzione dei balzelli; ma mi sa tanto, invece, che questi finiranno con l’aumentare, col moltiplicarsi come i pesci di evangelica memoria.

Ahimé, effettivamente il mio portafoglio “…mi mett’al mentire…”, come scrisse Cecco Angiolieri. E’scarno, esiguo, improbabile, per non dire vuoto, insomma. Ha subìto una vacatio monetaria per l’accennato annuale prelievo fiscale. Doveroso, ma esoso; legittimo, ma vessante. In quattro parole: sono rimasto a secco; come certi rivoli d’acqua in Agosto.

A conti fatti, quindi, se farò un viaggio potrò arrivare si e no a S. Ambrogio e tornare, poi, a piedi spingendo la macchina, attesi i costi della benzina.

Ma mi sa che anche lì a prezzi non si scherza.

Il turismo ha favorito il commercio, si, ma ha penalizzato il reddito fisso.

Diciamo pure che ha demansionato il nostro habitat: da centro di produzione (agricola, ittica, artigianale) è diventato un capoluogo di servizi. Ha subìto una catarsi irreversibile! Da padrone a domestico; quantunque, oggi, conviene di più fare il domestico che il padrone, grazie alla burocrazia imperante.

Fisiologica metamorfosi d’una comunità in progress.

Cambio avviso, allora, e me ne andrò in campagna dove c’è qualcuno che mi aspetta.

Si, abbandono il civico quorum, la classe dei letterati, quella degli artisti di vaglia e non di vaglia, quell’altra dei super premiati che mietono allori ad ogni piè sospinto; porterò la mia manifesta insignificanza fra le fresche frasche, umide di rugiada al mattino, olezzanti di un corposo gradevole afrore di paglia la sera.

Mi beerò delle acque salse in quel di Fiumecarbone, superando i laceranti squarci inflitti al terreno intermedio per la costruenda galleria, mediterò sui rapporti umani e su quelli disumani all’ombra delle annose querce (e non dei cipressi, né delle fanciulle in fiore) e valuterò le mie capacità di adattamento ad una società bislacca che corre affannosamente e dissennatamente alla ricerca del vello d’oro e ad una conclamata visibilità, risibile e vacua, non tenendo conto della propria finitezza.

Ahimè!

Il dio denaro, da che mondo è mondo, non ha avuto, ha od avrà mai rivali! Supera i rapporti familiari, la parentela, l’amicizia e quant’altro.

Smentitemi, se potete!

Sino ad Ottobre il mio computer resterà chiuso per ferie.

Vi lascio la cattedrale, con preghiera di farmela ritrovare così com’é.

Buone vacanze a chi resta a godersi la canicola ed il giornaliero turbinoso bailamme.

Ph:Giuseppe Maggiore, scrittore e regista cinematrografico

Giuseppe Maggiore

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