La Colonna Traiana: anatomia di un monumento

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La Colonna Traiana Ph. Sabina Bernacchini

 

Firenze – “L’arte di costruire un capolavoro: la Colonna Traiana” è il titolo della mostra (21 giugno – 6 ottobre) che le Gallerie degli Uffizi dedicano al celebre monumento innalzato nel cuore di Roma nel 113 d.C. dal primo imperatore di origini iberiche, Traiano, per celebrare la conquista della Dacia. Riportiamo per i lettori il commento di Paolo Galluzzi, Direttore del Museo Galileo.

La Colonna Traiana: anatomia di un monumento

«Imponente e solenne, la Colonna Traiana domina l’omonimo Foro da quasi due millenni, incurante delle ingiurie del tempo e delle offese degli uomini. Un numero infinito di occhi umani si sono fermati sulla sua superficie cilindrica fittamente istoriata da episodi che evocano in spiraleggiante sequenza le imprese del suo promotore, l’Imperatore Marcus Ulpius Nerva Traianus.

Eppure tra la massa sterminata dei visitatori che da secoli sostano ammirati davanti a quel mirabile monumento, circondato da vestigia che fanno percepire la grandiosità dell’impianto architettonico dell’Urbe al tempo di Traiano, è esiguo il numero di coloro che si interrogano su come sia stato possibile erigere quella poderosa struttura con i mezzi tecnici a disposizione delle maestranze del tempo.

Per questo abbiamo ritenuto opportuno porre al centro del progetto espositivo la ricostruzione della straordinaria avventura dell’edificazione di quel monumento, in modo da far risaltare l’ingegno, la sapienza tecnica e il lavoro degli uomini che resero possibile quel conseguimento. Per quanto possa sembrare strano, è la prima volta che questo tentativo viene compiuto. Il lungo viaggio dal momento della prima delineazione del progetto, al taglio dalle cave delle Apuane dei giganteschi blocchi di marmo, dal peso di oltre trenta tonnellate ognuno, fino alle ingegnose soluzioni per farli discendere intatti al mare, al loro trasporto sulle navi marmorarie per 200 miglia da Luni al porto di Traiano e, ancora, allo scarico nell’Emporium e alla movimentazione fino al cantiere della Colonna nel Foro traianeo costituiscono capitoli di una storia che non può non generare la più viva ammirazione e il più istintivo stupore in chi venga messo in condizione, come qui avviene, di seguirla passo a passo.

L’obiettivo che ci siamo proposti è stato quello di far entrare il visitatore nel backstage di questa memorabile impresa architettonica, rendendolo spettatore delle sue complesse fasi esecutive, in modo da cogliere l’ardimento e l’ingegno che le caratterizzarono.

Sulla scena della mostra risalteranno in primo piano gli autori di quel progetto di ambizione inaudita. Non solo Apollodoro di Damasco, che recitò un ruolo fondamentale nella progettazione e nell’ideazione del cantiere, ma anche le maestranze che versarono sudore e sangue su quei candidi blocchi, che costruirono le possenti macchine del cantiere e ne governarono le operazioni e che scavarono all’interno dei giganteschi cilindri di marmo, sovrapposti con precisione l’uno sull’altro, una scala elicoidale perfetta.

Questo evento reca un tributo a quella folla di artefici senza nome, aiutandoci a capire come nelle grandi civiltà – quale fu, e al più alto grado, quella romana – furono raggiunti livelli di eccellenza non solo nelle arti, nelle lettere, o negli ordinamenti civili, politici e sociali, ma anche nelle conoscenze tecnico-scientifiche e nelle pratiche applicative.

L’esposizione sulla costruzione della Colonna Traiana è il frutto, in primo luogo, del lavoro intenso, competente e appassionato di Giovanni Di Pasquale, il quale ha già offerto con le mostre da lui curate sulla tecnica nel mondo pompeiano e in quella, più recente, sulla Siracusa di Archimede, prove eloquenti della sua padronanza dell’evoluzione delle scienze e delle tecniche nelle civiltà antiche del Mediterraneo e, in particolare, in quella della Roma nei secoli del suo massimo splendore.

Fondamentale è risultata la collaborazione con un grande artista contemporaneo, lo scultore, internazionalmente noto, Claudio Capotondi, raffinato plasmatore del marmo bianco di Carrara con l’impiego dei metodi e degli strumenti della tradizione, che ha intessuto con Giovanni Di Pasquale e con gli autorevoli membri del Comitato Scientifico internazionale un dialogo prolungato ed estremamente proficuo. Senza quel dialogo interdisciplinare, al quale hanno offerto fin dall’inizio un contributo fondamentale, tra gli altri, Cinzia Conti e Giangiacomo Martines, la ricostruzione di questa complessa vicenda non avrebbe potuto conseguire risultati così convincenti e coinvolgenti. Dobbiamo a Capotondi la formulazione di un’ipotesi assolutamente plausibile sul processo di edificazione del monumento. E non solo quello. Ha infatti ricostruito con le proprie mani di abilissimo artefice i modelli dei dispositivi tecnici e delle macchine di sollevamento e posizionamento delle quali gli artefici romani dovettero avvalersi per quell’ardimentosa impresa architettonica. Come se non bastasse, ha offerto un saggio eloquente della sua formidabile vena di artista, producendo molte decine di spettacolari ricostruzioni grafiche dell’intero ciclo realizzativo: una galleria di immagini di enorme forza espressiva, che si configura come una sequenza di fotogrammi che danno vita a un racconto filmico dal ritmo serrato e appassionante.

A rendere possibile questa realizzazione ha efficacemente contribuito fin dalla sua prima delineazione la Sovrintendenza Capitolina, che ha accompagnato con preziosi suggerimenti la definizione del percorso espositivo mettendo peraltro a disposizione reperti originali di grande suggestione. Mi preme ringraziare, in particolare, il Direttore dei Musei Capitolini, Claudio Parisi Presicce, e la responsabile dei Mercati di Traiano, Lucrezia Ungaro.

Il fascino di questa operazione di archeologia “viva” della cultura tecnica del mondo antico ha contagiato anche Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi. Appena gli illustrai il progetto della mostra si lasciò infatti immediatamente coinvolgere. Ricordo che aprì l’agenda e, senza la minima esitazione, stabilì la data di inaugurazione e la sede nella quale sarebbe stata allestita. Gli sono estremamente grato per la fiducia dimostrata e per l’entusiasmo col quale ha dato avvio a questo nuovo proficuo partenariato tra le Gallerie che dirige e il Museo Galileo. Eike Schmidt ha peraltro messo a disposizione dell’impresa le profonde competenze archeologiche di Fabrizio Paolucci, responsabile del Dipartimento Antichità Classica delle Gallerie degli Uffizi, che ha offerto collaborazione costante e preziosa. Ha inoltre disposto che fosse destinata a sede della mostra la Limonaia del Giardino di Boboli, assumendo, grazie all’impegno competente di Francesca Montanaro e Patrizia Tarchi, la complessa gestione dei prestiti di opere originali concessi da istituzioni prestigiose. Gallerie degli Uffizi hanno infine garantito gli indispensabili supporti organizzativi e la stesura del progetto di allestimento, definito con la consueta competenza dall’architetto Mauro Linari.

Desidero ringraziare lo studio RovaiWeber design, che ha elaborato il suggestivo progetto grafico che si sviluppa lungo l’intero percorso espositivo, e Opera Laboratori Fiorentini, che ha realizzato l’allestimento, con il coordinamento dell’architetto Piero Castri, e i modelli e le ricostruzioni, sotto la guida di Laura Stiattesi. Esprimo infine apprezzamento per Claudio Pescio e Dario Dondi del Gruppo Editoriale Giunti per la competenza e l’impegno profusi nella produzione del catalogo.

Tutto lo staff del Museo Galileo ha partecipato con entusiasmo alla realizzazione di questa iniziativa. Vorrei ricordare, in particolare, il contributo determinante del nostro Laboratorio Multimediale che, con il coordinamento di Jacopo Tonini, ha prodotto una cospicua serie di filmati digitali che sceneggiano in maniera immersiva le diverse fasi di questa memorabile impresa costruttiva. Né meno importante è risultato l’apporto dell’Unità Web diretta da Iolanda Rolfo, che ha realizzato il ricco sito internet della mostra. Infine, Laura Manetti ha sovrainteso a tutte le fasi del processo, tenendo i contatti con i numerosi collaboratori e gestendo i rapporti con Gallerie degli Uffizi e con l’editore». (Paolo Galluzzi)

Info:

Sito web: www.uffizi.it

Ph. Claudio Capotondi, Torre impalcatura. Modello in scala 1:20

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

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