Palazzo Pitti esposto il Dittatore folle di Chini

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Firenze – Notte dei Ponti, a Palazzo Pitti esposto il Dittatore folle di Chini – Ingresso gratuito il 4 agosto. Per la ricorrenza della distruzione del cuore di Firenze il 4 di agosto 1944 l’ex reggia medicea e il giardino di Boboli gratuiti per tutti.

Il 4 agosto Palazzo Pitti ed il Giardino di Boboli saranno ad ingresso gratuito e nel corso della giornata verranno organizzate visite-focus guidate da specialisti del Museo, dedicate al Dittatore folle ed anche al Vaso di Fiori di Jan van Huysum, il dipinto trafugato dai nazisti nel 1944 e restituito dalla Germania poche settimane fa. Questi approfondimentigratuiti ed offerti in lingua italiana, si terranno alle ore 11 per quanto riguarda il Dittatore folle. Alle ore 16, il comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri di Firenze, Maggiore Lanfranco Disibio, illustrerà il ‘Vaso di Fiori’ ed il suo recupero insieme al direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt.  

Riportiamo per i lettori la scheda descrittiva del Dittatore folle di Chini, a cura di Giuseppe Rizzo.

Scheda descrittiva: Galileo Chini, Il Dittatore folle, 1938, cartone a tecnica mista, 2,40m x 4,53m

«Questo grande cartone a tecnica mista, recentemente acquisito dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per le Gallerie degli Uffizi, è la versione preparatoria del dipinto Il Dittatore folle (olio su tela, 1939) presente nella collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. L’opera, di fortissimo impatto visivo e simbolico, fu ideata nel corso del 1938 dal celebre artista fiorentino Galileo Chini (1876-1956) in occasione della visita trionfale a Firenze di Adolf Hitler, avvenuta il 9 maggio di quell’anno. Per mostrare all’ospite l’eccellenza della cultura italiana e in particolare toscana, dal Medioevo dei liberi comuni alla fioritura del Rinascimento, già nei mesi precedenti Firenze si era trasformata in colossale cantiere con allestimenti di addobbi effimeri volti a creare un’ambiziosa scenografia cittadina. Lo sfarzo del progetto fu considerato eccessivo da Galileo Chini, che pur iscritto al Comitato fascista per i festeggiamenti per Hitler si rifiutò di partecipare, esprimendo un forte dissenso che gli costò la revoca dell’incarico di professore accademico e il rischio di una condanna al confino. Davanti al Tribunale di Firenze, il pittore si difese sostenendo “che non si trattava né di ingiurie né di oltraggio, ma di apprezzamenti di carattere artistico”. Assolto dalle accuse, Chini continuò ad esprimere con libera franchezza il suo pensiero contrario alle atrocità prodotte da una cieca politica dittatoriale e ai suoi effetti devastanti, come testimonia il grande cartone Il Dittatore folle, in cui l’artista volle rappresentare l’essenza della crudeltà e della follia umana.

Tra i massimi protagonisti della stagione del Modernismo europeo di inizio Novecento, Chini rappresenta l’anello di congiunzione tra la grande tradizione artistica toscana e le aperture internazionali promosse dall’Art Nouveau, grazie alla sua abilità di ceramista e la passione verso il mestiere artigiano. I suoi lavori in genere esprimono in una visione onirica gli aspetti più sereni e gradevoli dell’esistenza: tanto più evidente diventa il profondo turbamento di coscienza che portò l’artista a creare un dipinto come Il Dittatore folle, antitetico alla ‘joie de vivre’ che aveva sempre caratterizzato le opere di Galileo Chini. Le distruzioni perpetuate dalle dittature e dalle guerre avevano infatti dato il via a un’inevitabile trasformazione nei modi espressivi dell’artista verso una forma più scabra e povera, che evoca il disfacimento fisico e il preludio alla morte.

Colto e raffinato conoscitore del simbolismo italiano ed europeo, da Previati a Sartorio, da Von Stuck a Klinger, nel Dittatore folle Chini si confronta inoltre con i precedenti dell’arte visionaria di Goya e gli esempi più alti della pittura del Rinascimento, con evidente riferimento alla figura di Minosse dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina. Il risultato, di una brutalità unica nella pittura italiana di quegli anni, diventa denuncia aperta della follia umana e degli orrori della dittatura». (Giuseppe Rizzo)

Le Gallerie degli Uffizi, Piazzale degli Uffizi, 650122 Firenze

Info:

Telefono: +39 055 2388 831

Web: www.uffizi.it

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

 

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