Possiamo salvare il mondo prima di cena

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Palermo – E’ stato pubblicato a fine agosto il libro ”Possiamo salvare il mondo prima di cena (perchè il clima siamo noi)”, scritto dal quarantaduenne statunitense Jonathan Safran Foer ed edito in Italia da Feltrinelli.

Il titolo è scherzoso ed è scritto in modo gradevole, ma il contenuto è tremendamente serio. Propone una appendice bibliografica di inconsueta lunghezza, che comprende Rapporti delle Nazioni Unite e ricerche di autorevoli università. La sintesi è che i cambiamenti climatici sono il più grave pericolo per l’umanità.

Abbiamo tutti i dati e le informazioni necessarie – sostiene l’autore – ma ancora non vogliamo realmente capire. Ci sono state nella storia cinque estinzioni di massa, ma sempre dovute ad eventi naturali, ed esiste troppa distanza tra la consapevolezza del pericolo e le misure prese per evitarlo. Permane un meccanismo di rimozione collettiva riguardo ai rischi per l’ambiente. Previsioni come le città di Venezia, New York e Miami sommerse dalle acque; la scomparsa totale, in atto, del verde dell’Amazzonia, sempre e soltanto per incendi dolosamente appiccati dall’uomo; la fine delle barriere coralline, sembrano flash intellettuali che non giungono realmente al cuore. Occorrerebbe che fossero realmente colpite le emozioni. Safran Foer indica quattro iniziative individuali, ma decisive.

Diminuire il consumo di carne, rinunciare a prendere l’aereo, servirsi il meno possibile dell’automobile, ridurre la natalità. Ma ammette la sua debolezza personale rispetto a questi principi. La scelta di un maggiore orientamento vegetariano è motivata dalla altissima incidenza dell’allevamento sulle emissioni di gas serra, valutate tra 15 ed il 51 percento di quelle globali annue, secondo le diverse fonti.

L’Autore sottolinea poi un perverso paradosso, secondo cui i Paesi meno consumatori di carne sono tra coloro che  maggiormente soffrono per i cambiamenti climatici, come il Bangladesh, in cui sei milioni di cittadini hanno perso le case per cicloni e inondazioni causati dalle modifiche del clima.

Altro elemento di riflessione è dato dal diffondersi, considerato positivo, delle auto elettriche. In realtà il loro ridotto impatto ambientale è legato alla pulizia delle fonti energetiche. E ci sono Paesi che per essi utilizzano il carbone.

E mentre aziende inquinanti si sdegnano di ancor piccole misure ostative e intere classi politiche perseguono con radicale ipocrisia i loro  interessi, la salvezza sembra poter venire dal singolo. La sua decisione non si avvertirà, ma la somma di milioni di decisioni sì. Ed il libro sembra essere un invito a decisioni accettabili.

Noi siamo il diluvio, noi siamo l’Arca”. Il volume segue altre opere: “Ogni cosa è illuminata” del 2002, “Se niente importa”, “Eccomi” del 2016.

Paolo Massimiliano Paterna

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