Il grande Po. Reportage di Fabio Savagnone

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Siamo lieti di pubblicare un vasto reportage fotografico di Fabio Savagnone, ambassador Fujii ed uno dei migliori artisti della fotografia contemporanea

Palermo – Scorre placido, divinità benefica, ma anche devastante furia distruttiva. Amato e temuto. Divenuto di recente anche icona politica, esiste da tempo geologico e guarda con pazienza la ristretta temporalità dell’umano.

I miei scatti del 2017 lo ritraggono potente e sereno, ma questo è solo un momento del suo fluire. Ha ritmato la vita e definito il pulsare della economia di chi lo ha vissuto. A partire da quanto noi sappiamo della Storia. E ci sarà alla nostra scomparsa.

Il Po nasce dalle Alpi cozie e ha foce nell’Adriatico. Con i suoi 652 km di lunghezza è il primo fiume d’Italia ed il quinto d’Europa. Il suo bacino idrografico è di circa 71.000 chilometri quadrati. Chiamato Eridanos dai greci ed Eridanus dai latini, sulle sue prossimità è collocato un terzo delle industrie e della produzione agricola italiana, e circa la metà della zootecnia. Il patrimonio ittico endemico ed autoctono è notevolissimo ma è adesso minacciato da specie alloctone, introdotte dalla stupidità umana. Trovati esemplari di piranha, tartaruga azzannatrice, siluro, gambero rosso della Louisiana. Altro danno proviene dall’ aumentato inquinamento e dalla costruzione di dighe prive di impianti di risalita, che impediscono – ad esempio – allo storione di risalire il fiume per riprodursi. Alcune sue piene autunnali sono devastanti. Nel secondo dopoguerra apportarono lutti quelle del novembre 1951, novembre 1994 e ottobre 2000.

L’alternarsi di benignità ed ostilità del fiume costituisce lo straordinario scenario di fondo, e ne conferisce storica testimonianza cinematografica quando non supplisce addirittura la documentaristica, ai cinque umanissimi film che descrivono l’aspro confronto politico del secondo dopoguerra italiano.

Immaginati con due protagonisti di fantasia, fortemente però plausibili e profondamente umani, dalla penna di Giovanni Guareschi, che li introduce nel settimanale umoristico “Candido”. Sono Giuseppe Bottazzi, sanguigno sindaco comunista, detto Peppone, e l’erculeo ed energico parroco Don Camillo, ambedue della mitica classe 1899, che salvò la dignità bellica italiana nella prima guerra mondiale.

L’azione si svolge a Brescello, sul Po, anche se alcune scene sono girate a Boretto. I film furono prodotti da Cineriz dal 1952 al 1965 per le regie di Julien Duvivier, Carmine Gallone e Luigi Comencini. Peppone è interpretato dal grande Gino Cervi, Don Camillo dell’altrettanto bravo Fernand Joseph Désiré Contantine detto Fernandel.

Come detto, le storie si svolgono con la presenza forte del grande fiume, che con i suoi doni della calma possente e le tragedie delle piene, quasi

ritma e scandisce i tempi della narrazione. Divenendo così il terzo protagonista, ma anche contribuendo a consegnare alla storia una preziosissima documentazione della vita italiana di quegli anni.

Fabio Savagnone

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