Alla ricerca del genio perduto. (parafrasando Proust)

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Cefalù (Pa) – “Tra Arte e Scienza” è’ il titolo della conferenza che il 16 Novembre scorso nei locali della Comunità MASCI di Cefalù il Prof. Francesco D’Anna ha tenuto sul tema “Leonardo, genio universale”; conferenza indetta per la ricorrenza dei 500 anni dalla morte dell’artista.

Che c’è da dire ancora sulla personalità inconfondibile ed immortale di Leonardo da Vinci (Anchiano, 15 Aprile 1452 – Amboise, 2 Maggio 1519), artista e scienziato del ‘400, sul quale s’è scritto a profusione e tutto s’è detto?

Così come, che c’è ancora da dire sul relatore, lo stimato Prof. Francesco D’Anna, conosciutissimo artista anche fuori del nostro comprensorio, sul quale in passato ho avuto modo di dissertare e del quale pure s’è detto tutto?

Nell’ossequioso rispetto delle due personalità ci troviamo di fronte: da una parte l’uno, scienziato, artista ed umanista, geniale inventore e filosofo, faro illuminante in un periodo storico buio e di transizione culturale; e, dall’altra, un professionista integerrimo, pittore dallo stile delicato e coinvolgente, pluripremiato da accademie nazionali ed estere.

Per quanto entrambi siano distanti nel tempo e con i dovuti distinguo e per quanto valutabili su piani diversi, dire qualcos’altro, aggiungere altri esplicativi aggettivi, sull’indole, sulle opere e su quanto di loro pertinenza, sceverare ulteriori tematiche ricollegabili alla tecnica creativa dei due personaggi sarebbe una ripetizione che nulla aggiungerebbe al valore delle rispettive esperienze formative vissute; in buona sostanza sarebbe un’analessi fuorviante, stancante ed improduttiva e, soprattutto, totalmente inutile. Mi sembrerebbe come pestare l’acqua nel mortaio, tanto per citare una frase fatta.

A voler rispolverare un motto, un adagio, un aforisma, che ricorreva spesso negli usuali conversari dei dignitari alla corte di Luigi XIV, naturalmente attenendomi alla semplice conformazione del lessico e non certo alla sostanza del costrutto, motto che assumeva “… tale il padrone, tale il servitore…”, qui potrei dire “… tale l’Artista, tale il Relatore…”

Tuttavia il ricordo di un “Grande”, le cui teorie hanno avuto un innegabile riscontro nelle moderne realizzazioni scientifiche, rievocato oggi da una mentalità sensibile, competente ed appassionata nel settore, qual è quella del Prof. D’Anna, non può che portare beneficio a quanti si attardino nella conoscenza di un genio che tanto, con le sue opere, influenzò l’intera Europa, per non dire, oggi, l’intero orbe terracqueo.

Infatti la figura di Leonardo che è venuta fuori dalla analitica, doviziosa, capillare, esaustiva lectio magistralis del Relatore pronunciata nella cennata ricorrenza cinquecentennale risplende di una luce nuova in un evo, quello moderno, in cui, purtroppo, certi valori appaiono obsoleti se non addirittura catarticamente sostituiti e sorpassati.

Ricordiamoci che il Da Vinci non fu solo pittore, nella cui veste è maggiormente conosciuto ed apprezzato, ma anche filosofo, architetto, scultore, disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, botanico, musicista, ingegnere e progettista.

Le sue Muse (chiamiamole così) furono tante, e tanti furono i raggiungimenti ch’Egli conseguì operando alacremente nei 67 anni del suo terreno viatico.

Sua è la frase riportataci dal Melzi, fedelissimo amico ed in parte anche erede di alcuna sua sostanza, che espresse antivedendo il termine della propria vita; quasi una confessione maturata a lume della saggezza acquisita grazie ad anni di esperienze, le più contrastanti. Quasi un vaticinio, quindi, una predizione, una premonizione che testualmente recita: “… si come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire…” (sic).

Uno dei più grandi geni che possa vantare l’umanità, Leonardo da Vinci. Un artista che, stando alla comune opinione, “… incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell’arte e della conoscenza!…”

Nota curiosa: a Vinci era nato il padre del Nostro (ha spiegato il Prof. D’Anna), un tal Ser Piero e non lui; ma stranamente in siffatto modo è stato sempre connotato.

Ma torniamo al presente.

Raggiunta, all’orario indicato, la location del simposio con qualche tribolo, atteso il forte vento che contrastava il passo spruzzando fastidiosa polvere negli occhi e nelle nari per tutto il lungo tragitto del percorso, e, contravvenendo al noto adagio che recita “de minimis non curat praetor” (concetto, in questo caso, rivolto a persona e non ad argomento) cortesemente accolto nella sala del convegno già gremita di Amici e Conoscenti dal “Magister” della Comunità, Dr. Salvatore Muffoletto, dallo stesso Relatore, il già citato Prof. Franco D’Anna, e dagli adepti del sodalizio Franco Maggio e Lorenzo Ilardo, mi son reso conto che, malgrado le difficoltà contingenti, il richiamo di una sana cultura tiene banco ancor oggi in cui i disvalori si sommano nello stesso tempo in cui le virtù si sottraggono.

La disamina, più amichevole chiacchierata che conferenza, assistita da una opportuna proiezione d’immagini si è dipanata acculturante, interessante e gradevole.

Il Prof. D’Anna, il quale con la sua ultima opera da me conosciuta ed apprezzata “Cromatismi Floreali” ha raggiunto una tappa importante nella sua poetica (per un traguardo ancora più prestigioso, che non manco di augurargli, ha ancora molto da dire), ha fatto un esemplare excursus sulla vita e le opere di Leonardo toccando tutti i punti salienti delle sue multiformi attività come sopra elencate; dalle innovazioni idrauliche, cioè, all’architettura, dall’anatomia alla scrittura, dalla messa a punto di ingegnose macchine belliche agli studi per approntare un apparecchio capace di volare ed un altro per navigare sott’acqua, dalla speciale tuta che permettesse all’uomo di immergersi nel liquido elemento alla ideazione dell’elicottero e della bicicletta; passando, poi, dalla fisica, alla pittura.

Inoltre, essendo lui stesso un affermato esponente nella dimensione pittorica, si è particolarmente soffermato su alcune opere figurative dell’osannato Maestro, quali Il ritratto di Ginevra de’ Benci, il Battesimo di Cristo, la Madonna Benois, il San Girolamo, l’Adorazione dei Magi, la Vergine delle Rocce, la figura del Musico, la Dama con l’ermellino, la Bella Ferronniére, la Madonna Litta, l’Ultima Cena, il Salvator Mundi, la Madonna dei Fusi, la Gioconda, il cartone di Sant’Anna, il San Giovanni Battista, l’Autoritratto, l’Uomo Vitruviano, la Battaglia di Anghiari, l’Annunciazione, elencandone i tratti salienti, chiarendo i significati della postura dei personaggi dei vari dipinti e magistralmente disquisendo sulla tecnica usata da Leonardo, che, essendo affascinato dai colori, aveva sperimentato un sistema per rendere più evidente la profondità di campo trattando lo “sfondo” con il cosiddetto “inazzurrimento dei lontani”; tecnica, se ho capito bene non facendo io parte dell’artistica cordata, che consiste nell’aumentare la percentuale di un ingrediente dei colori tenui, il “ciano”, nei soggetti che si trovano in campo lungo, ciò per dare un maggior risalto alla scenografia di contorno delle opere stesse.

Tale effetto, ha spiegato il Prof. D’Anna, è dato dalla sovrapposizione dei colori dei vari strati dell’atmosfera; espediente che crea una patina sempre più azzurrina man mano che l’occhio umano si allontana dai soggetti che campeggiano in primo piano.

In più, la composizione geometrica di certe raffigurazioni leonardesche, la simmetria degli sguardi, degli atteggiamenti e delle posizioni che inducono a rendere vitali i personaggi in campo dell’ “Ultima Cena”, per esempio, la conformazione e la posizione delle mani e l’indirizzo delle dita nell’ “Annunciazione”, sia dell’Angelo che della Madonna, denotano a chiare lettere un muto dialogo delle figure altamente espressivo e coinvolgente: frutto, tutto ciò, di un’armonica inimitabile capacità sopraffina.

Elaborata sintesi appassionata, quella del Prof. D’Anna, su un genio universale, su un personaggio, artista in ogni campo, su un poliedrico inventore di tanti secoli fa che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte e della scienza.

Alla riuscitissima conferenza, che ha anche usufruito di appropriati commenti di don Liborio Asciutto e dello stesso Magister della Comunità, il quale, fra l’altro, ha anche presentato l’Oratore, ha partecipato un numeroso, attento e scelto pubblico.

Copertina:Leonardo da Vinci, Ruota perpetua idromeccanica (Ph Credit Uffizi Firenze)

Giuseppe Maggiore, scrittore e regista cinematrografico

Giuseppe Maggiore

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