Il Mio Egitto. Reportage di Fabio Savagnone

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Continuamo la pubblicazione dei reportage fotografici di Fabio Savagnone, fotografo di rilievo internazionale

 

 

Palermo – E’ una terra che incanta e che amo profondamente, e che per ragioni professionali ho vissuto con intensità, fotografando ambienti, persone ed immensità d’arte e natura.

L’Egitto è il Nilo ed il Nilo è l’Egitto. Ed anche come il Nilo è il padre dell’Egitto, l’Egitto è l’origine della civiltà del Mediterraneo.

Il Nilo raggiunge 6853 chilometri e ha foce nel Mediterraneo, essendo il fiume più lungo della Terra, è traendo origine dai grandi Nilo Bianco che nasce dal Lago Vittoria in Uganda, e dal Nilo Azzurro che nasce dal Lago Tana in Etiopia. Il suo delta ha l’enorme bacino idrografico di 3.254.555 chilometri quadrati. Il Nilo ha sei grandi cateratte ed il suo corso è interrotto dal Lago Nasser, creato dalla diga di Assuan per la produzione di energia elettrica. Ciò ha però creato problemi per l’arrivo del limo, il grande fertilizzante, ed anche tensione con gli altri Paesi attraversati dal fiume.

La Repubblica Araba d’Egitto conta quasi cento milioni di abitanti e si estende per oltre un milione di chilometri quadrati.

La migliore comprensione del Paese è possibile non solo visitando le impressionanti piramidi, l’enigmatica Sfinge, i musei con sarcofaghi, mummie e papiri, gli splendori dell’arte islamica, i suk pieni di voci e di vita. Chi ne avesse la fortuna dovrebbe viaggiare sul grande fiume, respirando le atmosfere dei barconi ( dhow) immodificati da secoli; giungendo almeno sino a Luxor, col Tempio di Karnak, e visitando la valle dei Re; ammirando genti di razze e dialetti diversi; dei canneti e della tipica vegetazione che crea le rive; dei buoi, bufali, dromedari e cani che vi si muovono; del sole e della luna esclusivi di queste terre; del ritmo, religioso oltre che fisico, dell’Est dove nasce la vita e dell’Ovest dove ha termine, e dove per questa ragione si trova la maggior parte delle antiche costruzioni.

Ma la più straordinaria visione è quella possibile dai finestrini di un aereo. Osservando dall’alto le azzurre acque placide del poderoso fiume, divinizzato come Dio Hapy, fiancheggiate cromaticamente da due fasce verdi, ubertose di vita. Oltre le quali il giallo del deserto. E’ il grande Nilo, ma è anche l’Egitto.

L’Egitto che io ho più amato è quello dei miei scatti del 2002, tuttora inediti ed ancora lontani dalla crisi del 2011. Nei volti mitezza e dignità, ma anche apertura verso l’altro, di un grandissimo popolo.

Fabio Savagnone

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