Muri, colori e fantasia

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Palermo – Recentemente ho avuto modo di apprezzare alcuni murales “comparsi” sui muri dei quartieri più degradati della mia città. Partecipare ad una originale iniziativa che proponeva di attraversare i rioni che i manuali consultati dai turisti sconsigliano di frequentare, si è rivelata una esperienza stimolante e mi ha fatto rendere conto degli sforzi compiuti per tentare di migliorare le condizioni urbane e sociali di una parte di popolazione che finora era stata trascurata.

La riqualificazione delle periferie e dei quartieri degradati passa anche dal decoro degli edifici e dell’aspetto delle strade, di conseguenza i “murales” svolgono in maniera creativa la funzione di esprimere la voglia di una piena rinascita e di una reale “corrispondenza” col resto della città.

I dipinti murali costituiscono una forma di espressione artistica che ebbe origine nell’America Centro-Meridionale e si diffuse rapidamente in ogni Continente. Al giorno d’oggi le opere d’Arte realizzate all’aperto, su muri scalcinati o saracinesche contorte, hanno perduto l’originaria carica rivoluzionaria o celebrativa ed anche se, certe volte, qualche autore azzarda sarcastiche denunce sociali, generalmente, i murales hanno assunto un valore unicamente estetico e sono stati totalmente accettati.

Al fine di evitare che le pareti vengano imbrattate senza criterio da qualsiasi vandalo di passaggio, il Comune di Palermo ha creato un Albo di artisti qualificati ed autorizzati a produrre i loro lavori in 28 spazi pubblici individuati per accogliere opere temporanee, permanenti o semi-permanenti. Tuttavia non tutti gli street artist attivi sul territorio sono favorevoli alla forma di regolarizzazione adottata.

Lungo le pareti dei sottopassaggi di Brancaccio, costruiti per superare la ferrovia che attraversa il quartiere, sono stati realizzati diversi murales per rendere le moderne infrastrutture simili a delle variopinte “gallerie d’arte”. Le opere saranno presentate nel corso di due cerimonie previste per il 28 ed il 29 dicembre 2019 nell’ambito del progetto “Oltre i margini”.

Il co-patrono di Palermo è San Benedetto il Moro, un modesto monaco nato nel 1526 da una coppia di immigrati nordafricani. Un dipinto di Igor Scalisi Palminteri lo rappresenta su un muro dell’Albergheria, un altro quartiere della grande città.

Nella zona in cui un tempo scorrevano le malsane acque del fiume Papireto, oggi si snodano le intricate viuzze del rione Danisinni. Le iniziative e i progetti intrapresi in questo quartiere sembrano affrontare concretamente i disagi derivati dall’ambiente. Tra gli artisti che hanno partecipato al progetto “Rambla Papireto”, decorando i muri delle case, c’è stato anche l’argentino Guido Palmadessa, il quale ha contribuito con la rappresentazione del “cibo relazionale” su una parete di 6 metri per otto che domina una “fattoria” piena di ortaggi ed animali da cortile.

Anche se coloro che vi abitano continuano a nutrire la speranza di un ritorno economico, i quartieri disagiati riescono con la semplicità dei murales e la naturale cordialità della gente a sorprendere positivamente anche i visitatori meno indulgenti.

Le Ph sono di Andrea di Napoli

Andrea di Napoli

Albergheria
Brancaccio
Brancaccio
Danisinni
Danisinni
Vucciria

 

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