Revival (sul romanzo “Altavilla” di Tonino Russo)

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Cefalù (Pa) – E’ semplicemente una mia impressione o no?

Ma ho la sensazione, netta, veridica, palpabile, precisa, spesso confortata dagli accadimenti, che l’attuale leitmotiv culturale nostrano, oltre che dalla Fondazione Culturale Mandralisca, organismo dove le due inerenti vestali, Laura Gattuso e Rosalia Liberto, culturalmente la fanno da padrone, oltre che dai cultori dell’associazione del Cinema Di Francesca, dove abilmente il Prof. Cristina, opportunamente coadiuvato dalla cognata Caterina Di Francesca ed ancor prima anche dalla di lei sorella nonché propria moglie, la compianta Angela, tiene alto il lungimirante mecenatismo della famiglia indicendo incontri, conferenze, presentazioni di libri e quant’altro del genere, ho la netta sensazione, opinavo, che il detto leitmotiv culturale esca più dagli “Incontri in biblioteca” del nostro mirifico Comune che dalle altre eterogenee locali collaterali plurime manifestazioni di pensiero, fattive, sicuramente non mancanti di riconosciuto meritato prestigio.

Ohibò, mi ripropongo l’ambàge: è così oppure no?

Mi sia concesso il beneficio del transeat.

Cito alcuni esempi, i più recenti, a supporto dell’asserito, manifestazioni che si sono svolte in passato, prevalentemente (o quasi esclusivamente) nella sala delle Capriate del predetto Ente Locale sotto l’egida, appunto, del già citato dicastero “Incontri in biblioteca, dalle parole ai libri”; quali: “La notte della Colpa” di Vito Catalano, “Due anni a Brancaccio con Padre Puglisi” di Mario Catalano, “La tela dei boss” di Riccardo Lo Verso, o la conferenza sul compianto castelbuonese Antonio Castelli tenuta dal Prof. Giuseppe Saja nei locali del Circolo Unione o quella su Ruggero II profferta dal Prof. Paolo Tocco nella solita sala consiliare.

Insomma, a voler tirare le somme, le molteplici trame riguardanti storia-letteratura-scuola-cronaca sono state dipanate con gran profitto di ascolto principalmente sotto l’ala programmatrice della  biblioteca comunale in discorso.

Inoltre, bisogna pure asseverarlo: Cefalù è piena di Organismi di tutto rispetto versati alla conoscenza, di cellule di pensiero tutte in progress, in continua positiva evoluzione, che non mancano di far onore alla città ed ai suoi abitanti, a qualsiasi estrazione sociale questi ultimi appartengano.

Ora è la volta di “Altavilla, ascesa e decadenza di una famiglia normanna” di Tonino Russo, testo che, per molti versi, è collaterale a quello già dibattuto in precedenza dal predetto Prof. Tocco.

Facciamo un po’ di storia, dunque; riconsiderare il passato non guasta mai. Serve ad attestare il presente ed a preventivare l’avvenire: chi siamo, da dove veniamo, dove potremmo andare e che obiettivi potremmo raggiungere; e, soprattutto, chi ci ha supportato prima.

In buona sostanza, noi camminiamo sulla polvere degli avi ed è opportuno che i polverici granelli del loro passaggio vengano individuati, valutati, commemorati e tenuti nella debita considerazione, ove, naturalmente lo meritino.

Ed in questo caso la memoria è più che meritata.

Un popolo si riconosce dal suo DNA storico-culturale.

L’epopéa di questa grande famiglia, gli Altavilla, una delle più importanti di origine normanna, protagonista degli avvenimenti storici della Sicilia, dell’Italia meridionale e degli Stati Crociati, prosapia che diede soprattutto alla nostra isola fama e ricchezza e che alitò negli anni epici della conquista normanna in uno dei momenti più drammatici e decisivi della storia italiana ed europea, nella stesura di Russo acquisisce connotati attuali.

L’intricata saga che si concluse trionfalmente il giorno di Natale del 1130 con l’incoronazione di Ruggero II d’Altavilla come re di Sicilia e che circoscrive un particolare delicato periodo, quello  dal 1016 al detto 1130, che vide gli invasori normanni travolgere la tenace resistenza dei Longobardi, dei Bizantini e dei Saraceni conquistando tutta la parte meridionale dello stivale e fondando il regno siculo, è il cardine vitale più radicato che ha condizionato ab imis le vicende formative della nostra società isolana.

Di provenienza normanna, sotto Roberto il Guiscardo, sovrano dei Ducati di Puglia e Calabria, gli Altavilla strapparono Sicilia e Malta al dominio musulmano e costituirono, per mano del Gran Conte Ruggero I detto il Bosso, la Contea di Sicilia.

Col figlio di quest’ultimo, Ruggero II, succedutogli, il Ducato e la Contea furono integrati nel creato Regno di Sicilia; regno la cui capitale fu designata Palermo.

Nella qualità di primo re dell’isola, Ruggero II completò l’unificazione dell’Italia meridionale ottenendo la sovranità sul Principato di Capua, sul Ducato di Napoli e sulla Contea dei Marsi; nonché espanse i domini della Famiglia anche a Corfù ed all’Africa settentrionale.

Il che portò la Corte di Palermo ad essere ritenuta come il più ricco e sofisticato centro socio-culturale d’Europa.

Sulla falsariga di tali avvenimenti sanciti dalla storia Russo ripercorre tutte le fasi che hanno portato al potere gli Altavilla, dinastia che fu il cardine del periodo focalizzato, tutt’altro che oscuro ma illuminista; e, successivamente, tratta della loro discesa, del loro disperdersi nella bruma del letargo temporale nel 1198, anno della morte dell’Imperatrice Costanza, moglie di Enrico VI di Svevia e madre di Federico II, il famoso stupor mundi.

Il racconto si snoda tra storia e romanzo descrivendo con impegno e sagacia passioni, amori, guerre, ricchezze immense e, sullo sfondo, quasi a far da scenografica cornice, una sovranità mediterranea in cui Normanni, Arabi, Ebrei, Musulmani e Greci vivevano in simbiosi in una dimensione idilliaca, ricca sia culturalmente e artisticamente che economicamente ridondante.

Il libro, pubblicato nello scorso anno nella collana “Logos in fabula” per i tipi di “Diogene multimedia”  è stato presentato nella Sala delle Capriate del Comune di Cefalù lo scorso 10 Gennaio alle ore 18 sotto il patrocinio della nostra città, dell’Assessorato alle Politiche Culturali nella sezione “Dalle parole ai libri – Incontri in biblioteca –”, nonché della citata Biblioteca Comunale, sodalizio, quest’ultimo, presieduto dal Prof. Giuseppe Saja, personaggio aduso alla indizione ed alla direzione di consimili incontri.

L’Autore, con impegno e passione e con uno stile semplice e piano, elabora l’epopea normanna in Italia a partire dall’anno mille, con particolare riferimento alla Sicilia, della quale tratta il periodo più ricco e florido di sempre, sia culturale che sociale, caratterizzato dal ritorno alla cristianità e dalla nascita del Regnum Siciliae, portando in primo piano figure e personaggi che si distinsero sulla ribalta storica del tempo.

Un’epoca brillante, ahimé non più ripetuta.

Il pregio indiscutibile dell’opera, che ha dei precedenti illustri in John Julius Norwich, è quello di aver “romanzato” la vicenda storica degli Altavilla togliendole quel fumus espositivo che alligna in tutti i testi che ne trattino con intendimenti docenziali e rendendo vitali e contemporanei i personaggi che si sono distinti nell’ambito di essa.

Ma chi è l’autore del testo in esame? Chi è Tonino Russo?

Per chi ancora non avesse a conoscerlo, Russo è un politico acquisito dalla letteratura.

Lo scrittore, che è al suo secondo romanzo (il primo, sempre sulla falsariga storiografica, è stato “Guglielmo il buono, la fatale imprudenza”), ha alle spalle una carriera politica di tutto rispetto; talché, attesa l’indiscutibile valenza dell’attuale testo, gli Altavilla, meditata opera che pianamente trasporta il lettore nei meandri più profondi di formative storiche vicende senza peraltro alterarne la veridicità, talmente chi legge viene avvinto dai fatti, dai personaggi, dalle conquiste militari, culturali e sociali che ne determinarono l’imporsi e dalla fama del regno che si espanse, da insinuarsi in lui l’amletico dubbio se egli, l’Autore, sia più scrittore che politico o viceversa e fino a che punto nella dimensione dell’uno ed in che misura possa entrare la capacità dell’altro.

Così, a puro titolo informativo, tanto per tracciare un breve excursus del Russo basandomi sulle notizie doverosamente assunte ad integrazione di quelle già in mio possesso per la indispensabile documentazione da ammannire a beneficio della veridicità dell’assunto che vado sciorinando, declino quanto appresso:

Nato a Monreale nel 1971, inizia la sua carriera politica militando nella FGCI e poi nella Sinistra giovanile dei Democratici della quale nel 1994 diviene Segretario Provinciale di Palermo, e, dopo appena due anni, Segretario Regionale della Sicilia. Durante il quale ultimo periodo riveste anche il ruolo di stretto collaboratore dell’Eurodeputato Claudio Fava.

Nel 1999 lo vediamo Capogruppo dei DS al Consiglio Comunale di Monreale, nonché responsabile dell’organizzazione dei DS della Sicilia.

Nel 2006 viene eletto Segretario Regionale dei Democratici di Sinistra della Sicilia subentrando ad Angelo Capodicasa.

Nel 2007 viene confermato alla guida della segreteria italiana del 4° Congresso dei DS sostenendo la mozione di Piero Fassino che mirava  alla costruzione del Partito Democratico.

Alle primarie del PD nel 2007 sostiene la candidatura a Segretario Nazionale di Walter Veltroni e viene eletto Vice di Francantonio Genovese alla guida del Partito in Sicilia.

Alle politiche del 2008 entra alla Camera dei Deputati nella lista del Partito Democratico nella Circoscrizione Sicilia.

Nel Dicembre del 2012 si candida alle primarie del PD in provincia di Palermo indette per eleggere i candidati del Partito al Parlamento Italiano in vista delle Elezioni Politiche Italiane del 2013 ed ottiene il settimo posto su venti candidati in provincia di Palermo. L’otto Gennaio del 2013 la Direzione Nazionale del PD candida Tonino Russo in dodicesima posizione per il Senato della Repubblica nella circoscrizione Sicilia” (sic).

Che annotare di più, se non che nel personaggio si possono riscontrare tutti quegli elementi che fanno d’un politico d’impegno uno scrittore  d’eccezione?

Ora lo troviamo qui, nella prestigiosa sede della Sala delle Capriate, a presentare un testo, culturalmente ineccepibile che parla di noi, della nostra esistenza d’un tempo che fu, delle nostre origini, della nostra cultura e, se vogliamo ed indiscutibilmente, della nostra arte anche.

Presenti, a rappresentare le locali istituzioni ed a fare gli onori di casa, il Prof. Vincenzo Garbo, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Cefalù, il già sopra nominato Prof. Giuseppe Saja nella sua espressa veste di Presidente della prefata biblioteca e qui come moderatore dell’incontro, personaggi, entrambi, che in diversa maniera hanno disquisito sul libro, e la Prof.ssa Santa Franco, intervistatrice di classe e letterata anche lei, che, perfettamente a giorno del testo in esame, ha egregiamente conversato col Russo facendo emergere dal dialogo la linfa creatrice che ha animato l’Autore durante la stesura del pregevole libro.

A conclusione, significativa l’interrogazione di una delle astanti, Daniela Mendola, rivolta all’Autore, circa l’attribuzione votiva del Duomo di Cefalù: se al Cristo Pantocratore od alla Madonna. E l’Autore ha affabilmente spiegato che insistono sull’argomento due correnti di pensiero, entrambe supportate da apposita esaustiva certificazione; correnti che assumono, ognuna secondo un proprio teorema, la duplice attribuzione e che lui per intima convinzione esistenziale ha scelto l’attribuzione al femminile.

Presente in sala un attento seppur contenuto scelto pubblico che, applaudendo, non ha mancato di esprimere il proprio consenso alla serata ed a quanto nella stessa è stato espresso.

Giuseppe Maggiore

 

 

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