Simposio gemellare. Due realtà culturali a confronto

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Cefalù (Pa) – In simbiosi, biunivoche, complementari, similari negli intenti e negli scopi, animate dallo stesso catalizzatore: il sapere.

Due entità spiritualmente vicine seppure dislocate in ambiti geograficamente all’opposto.

Da una parte l’Associazione Culturale Cenacolo Italiano “Via 25 Novembre” di Cefalù e dall’altra il Centro Lunigianese di Studi Danteschi con sede a Mulazzo.

Scopo dell’incontro dei due Organismi, che si è tenuto nella Sala delle Capriate del Palazzo di Città di Cefalù in data 1 Febbraio del corrente anno alle ore 16,30, incontro voluto ed organizzato dalla poliedrica lungimiranza del nostro poeta e scrittore Antonio Barracato, è stato quello di sottoscrivere una convenzione dallo Stesso siglata nella qualità di Presidente del Cenacolo Cefaludese sopra menzionato e dal Rettore del predetto Centro Lunigianese, Mirko Manuguerra, insigne umanista e studioso di Dante e della sua opera somma.

Tale convenzione, nell’ottica di consentire alla città di Cefalù di ospitare i referenti della Dantesca Compagnia del Veltro e pure l’Ambasciatore del Premio internazionale di Poesia per la pace Universale “Frate Ilaro” al fine di uno scambio culturale ad alto livello a beneficio pubblico e ad edificazione della espansione conoscitiva letteraria nei reciproci comprensori delle due parti contraenti.

Presente in loco per dar corpo alla cerimonia, il Presidente del Consiglio Comunale Avv. Giovanni Iuppa, che, in mancanza del Sindaco Rosario Lapunzina assente per motivi inerenti alla sua alta carica, ha fatto gli onori di casa nei confronti del gradito ospite Manuguerra, nel contempo sottolineando con una breve digressione laudativa la instancabile e proficua attività artistica propulsiva di eventi svolta dal nostro Barracato nell’ottica di far emergere sempre di più Cefalù nel panorama culturale nazionale; presente pure la Vice Presidente del summenzionato sodalizio cefaludese, Sig.a Matranga, che si è anche lei prodotta in un esaustivo efficace intervento consono ai personaggi ed al tema dell’incontro e la tesoriera del nominato Cenacolo, Salvina Mirenna, per l’occasione anche credibile ed agguerrita fotografa di scena.

Barracato ha aperto la seduta presentando doviziosamente l’ospite e dando termine alla sua elaborata disamina con la lettura di alcuni versi del suo recente lavoro di traduzione nel nostro atavico vernacolo della Divina Commedia; traduzione molto apprezzata dall’ospite e dal pubblico in sala, convenuto numeroso per l’occasione.

L’arch. Salva Mancinelli, Assessore (ormai le donne si sono talmente appropriate anche della terminologia maschile, che a noi, poveri uomini, ahimé, non resta che l’esilio morale in un terreno in cui, a torto od a ragione, egregiamente o purtroppo, abbiamo concettualmente predominato: “Assessore”, quindi, e non “Assessora”!) alle Politiche ambientali Ecologìa e Igiene, nel dare, col suo modo di porgere spigliato, elegante e fiorito, il benvenuto all’illustre ospite gli ha anche trasmesso il saluto del Primo Cittadino pervenutole seduta stante tramite messaggio.

E che dire dei due illustri sottoscrittori della citata convenzione, personaggi di spicco di indubbio valore umano, culturale ed artistico, operativi in un panorama nazionale spesso screditato da falsi profeti (il cui solo merito è quello di appartenere alla categoria dei sepolcri imbiancati), messo in ombra da ancestrali pregiudizi e sobillato da inani contrasti ideologici, se non attestarne la incontrastata valenza supportata dalla costanza dell’impegno, dall’onestà intellettuale ed dai fattivi risultati dagli Stessi conseguiti?

Una presenza, quella di entrambi, efficace e propositiva che fà onore soprattutto alle regioni da cui gli Stessi provengono.

Di Barracato s’è detto tutto in lungo ed in largo, ad iosa; ed il qui ripeterne le tappe, che nel breve giro di quattr’anni l’hanno meritatamente portato alla considerazione di cui adesso gode, sembrerebbe un inefficiente sovrappiù.

Ma, in effetti, non lo è: perché è sempre positivo e rende anche onore a chi ne dice, esaltare le valenze di un personaggio quando esse valenze, eclatanti e sempre in crescendo, stanno sotto gli occhi di tutti, elogiatori o detrattori che siano.

Da quattr’anni a questa parte, infatti, con le sue poesie, con i suoi testi e con le sue produzioni artistiche Antonio Barracato non ha fatto altro che mietere successi: premi, attestati di benemerenza, menzioni di merito, diplomi, coppe, quadri.

La sua inesauribile vena creativa ha fatto sì ch’Egli abbia ricevuto più di 300 meritatissimi riconoscimenti.

Poeta, scrittore, organizzatore di eventi (concorsi di poesia: “La poesia di fà strada”, “La vita in versi”), ideatore e creatore di organismi culturali (“I Narratura”, “Il Cenacolo letterario via 25 Novembre”), responsabile di un blog telematico (CefalùArt); fra i suoi lavori di encomiabile fattura licenziati alle stampe emergono i tre romanzi “Strati e Stratuzzi”, “Squarci di vita”, “Verità celate”. Ha pure toccato il campo delle commedie.

Il Nostro è stato anche presidente dell’Associazione artistica culturale “Muovi l’Arte”, da Lui a suo tempo creata ma non più vigente, ed ha messo i propri locali, ubicati, appunto, nella locale via XXV Novembre 1856 da cui prende il nome il suo Cenacolo (data storica, quest’ultima, che vide in quel lontano tempo lo Spinuzza, eroe cefaludese, liberato e messo a capo della turba che insorse nel paese contro il predominio borbonico), a disposizione di quanti vogliano promuovere eventi artistici intesi alla valorizzazione della nostra millenaria città.

Che dire di più se non: onore al merito?

Assolto il primo, passo al secondo.

Circa il relatore della disamina, ospite della serata, appositamente intervenuto per stilare il cennato sodalizio, Mirko Manuguerra, nato a La Spezia nel 1960, umanista illuminato e sensibile studioso dell’opera dantesca, magnifico rettore del prefato Centro Lunigianese (C.L.S.D.), piluccando a destra e a manca (chi non è a giorno come me su determinati argomenti o su determinati personaggi è mestieri che pilucchi) ho appreso che è tra i padri costituenti dell’ “Associazione Astrofili Spezzini (AAS)”, nonché fondatore di una rivista di cultura scientifica “Astronomica” ed autore dell’opera “Nova lectura Dantis”.

Fra le sue più importanti creazioni culturali:

ha fondato a Mulazzo il sopra già nominato “Centro Lunigianese di Studi Danteschi (CLSD)” di cui è Presidente, organismo culturale che si propone la promozione di studi e ricerche intorno a tutto ciò che nella vita e nell’opera di Dante abbia avuto attinenza col territorio della Lunigiana storica.

Inoltre tale sodalizio risulta altamente apprezzabile perché attraverso lo strumento della Carta di Mulazzo (2016) ha favorito la creazione on-line della Enciclopedia della Lunigiana Storica, testo che si compone di quattro sezioni fondamentali: “Dizionario Enciclopedico”, “Pantheon Lunigianese”, “Canone Lunigianese”, “Attività del Comitato Lunigiana Dantesca 2021”.

Manuguerra ha pure creato il Museo “Casa di Dante in Lunigiana”, il bollettino elettronico dantesco “Lunigiana Dantesca”, la tradizione di “Lectura Dantis Lunigianese”, di cui massima espressione è la soluzione generale dell’intero poema dantesco in chiave neoplatonica (“Via Dantis”), il Premio “Pax Dantis”, il circolo culturale neoplatonico della “Dantesca Compagnia del Veltro”, le “Cene Filosofiche” ed il “Wagner La Spezia Festival”; ed ha dato corpo a molti altri eventi di rinomata fattura che rendono onore all’Autore, alla Regione in cui lo Stesso alita ed all’intera nostra nazione.

Nell’ambito dei suoi studi ha organizzato anche congressi e tavole rotonde chiamando dantisti e filosofi del calibro di Claudio Bonvecchio, Giuseppe Ledda, Enrico Malato, Emilio Pasquini, Quirino Principe, Giovanni Reale ed altri ancora.

Dal suo noto eclettismo ed in allegoria della “Pax Dantis” sono nati studi circa l’interpretazione dei due Angeli Guardiani di “Pur”, cioè il Papa e l’Imperatore.

In campo teologico ha formalizzato una dimostrazione dell’esistenza di Dio invertendo l’argomento di Anselmo d’Aosta attraverso un sincretismo sviluppato su Parmenide, Avicenna, Ockam e Leibnitz; mentre in campo filosofico ha formulato una spietata critica a tutti i sistemi di pensiero corporativistici accusandoli di essere la causa assoluta della presenza della guerra nella storia.

Quest’ultimo lavoro, “Critica contro l’antropocentrismo imperante” gli ha procurato non solo il plauso di un grande del pensiero quale può essere considerato Emanuele Severino, filosofo, accademico e compositore, autore che nei suoi scritti ha fatto spesso riferimento a pensatori come Parmenide, Eraclito, Aristotele, Hegel, Nietzsche, Leopardi, Heidegger e Gentile, ma gli ha anche fatto lucrare il fumus di intellettuale abbastanza scomodo.

La sua esposizione, molto profonda, erudita e forbita, profferta in questa nostra storica sala capriatesca ha riguardato il poema dantesco nella sua interezza, facendone risaltare il concetto della fede, sentimento connubiato con la speranza su cui è imperniata tutta l’opera.

Chiede, infatti, S. Pietro a Dante, nell’incontro reciproco (canto XXIV del Paradiso) cosa sia la fede e Dante risponde che la fede “…è substantia di cose sperate…”; e che la fede senza la speranza trasforma il desiderio in virtù.

Da tale argomentare scaturiscono dei concetti basilari che alitano nella costruzione di tutto il fiabesco universo del poema dantesco.

In buona sostanza, secondo Manuguerra, la Comoedia (titolo che dal Boccaccio è stato poi completato con “Divina” nel suo “Trattatello in laude di Dante” scritto fra il 1357 ed il 1362 e stampato nel 1477) focalizza il cammino di Dante intriso di speranza nello spazio temporale di sette giorni; quanti, cioè, secondo la Bibbia, ne occorsero per la creazione del mondo. E tale incedere del sommo Poeta si dispiega l’ungo l’itinerario che può rappresentare tutta la vita di ciascuno di noi.

Circa, poi, la datazione del focalizzato viaggio di Dante descritto nella Commedia, così come si evince dall’opera del relatore “La fisica di Dante e l’enigma astronomico della datazione del viaggio nella Divina Commedia”, la stessa è fissata al 4 Aprile del 1300.

Per quanto attiene, poi, alla teologìa di cui è permeato il testo dantesco, dottrina che da taluni pare non sia stata vista come contenuto di poesia, riporta il Manuguerra che Foscolo, a tal proposito, aveva indicato come fonte attendibile Boccaccio e che questi, per accreditare maggiormente la propria convinzione, si era rifatto ad Aristotele il quale asseriva che “… i primi poeti furono i primi teologanti …”

Pertanto, così come il Purgatorio rappresenta l’anticamera del bene, Beatrice rappresenta l’esperienza della fede.

La declamazione dei versi ed il loro commento sono le fasi precipue della “lectura Dantis” il cui schema si fa risalire alle lezioni del Boccaccio iniziate addirittura nel 1373 in Orsammichele a Firenze; recitazione che può essa stessa essere considerata come momento di interpretazione esegetica.

Nel XX secolo i vari momenti di declamazione (lectura espressiva) e relativo commento (lectura esegetica) si sono ramificati originando interpretazioni esegetiche distinte ed interdipendenti quali: lectura Dantis ravennate, genovese, romana e così via.

E la declamazione stessa (lectura Dantis) si è andata sempre più evolvendo intensificandosi in vere e proprie caratterizzazioni teatrali; una delle quali, ad alto livello e di impostazione classica, è stata da Gassman tenuta anche nella cattedrale di Cefalù una ventina di anni fa.

Tutto quanto sopra, la summa dei concetti espressi dal Relatore nell’arco del suo serale intervento, in buona parte trovano riscontro nella metodica interpretativa di un altro grande cultore dell’opera di Dante, il nostro compianto Prof. Steno Vazzana di sana memoria.

A conclusione della conferenza, il Prof. Tony Franco ha brillantemente dialogato col Manuguerra chiudendo il riuscitissimo incontro fra il generale consenso di un pubblico particolarmente attento e partecipe.

 

Giuseppe Maggiore

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