“Donnafugata” di Costanza DiQuattro. Una sorta di diario privato che percorre la storia di un casato pieno di fascino

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Palermo – Immergersi nelle sue pagine è un viaggio nella storia e nelle bellezze architettoniche della Sicilia che, in una carezza lunga quasi un secolo, ci consente di ammirare il ritratto di un illuminato uomo pubblico, ma pure la storia frugale e aggraziata di una famiglia unica e insieme qualunque.

S’intitola “Donnafugata” il libro di Costanza DiQuattro (Ed. Baldini + Castoldi).

 

Il libro

Donnafugata è un luogo, a due passi da Ragusa, tra carrubi secolari, muri a secco e campagna scoscesa. Donnafugata è un tempo, l’Ottocento, tra dominazione borbonica, moti di fierezza popolare e alba della dignità operaia. Donnafugata è un casato, tra i più antichi di Ibla, che di quella terra e quei giorni incarna gioie, patimenti e futuro. Alla sua testa c’è lui, il barone Corrado Arezzo De Spucches, di cui il libro è quasi un diario privato: da quando, ginocchia sbucciate e balia Annetta appresso, scappava bambino da don Gaudenzio e quella camurria del suo rosario; agli anni in cui, ragazzo, compie gli studi a Palermo e lì fa sua la voglia di rivoluzione; a quelli in cui, marito, padre e poi nonno, vive e invecchia «circondato dalle fimmini», amandole tutte teneramente e sopravvivendogli con il cuore spaccato.

 

L’autrice

Costanza DiQuattro (Ragusa, 1986),  laureata in Lettere moderne all’Università di Catania, dal 2008 si occupa attivamente del “Teatro Donnafugata”, appartenente alla sua famiglia e restituito alla fruizione del pubblico dopo sei anni di restauri. Nel 2010 ne assume la direzione artistica insieme alla sorella Vicky, dando inizio a importanti collaborazioni artistiche con prestigiosi teatri nazionali e compagnie teatrali di fama. Parallelamente alle stagioni di prosa, di musica classica e di teatro per bambini, coadiuvata da uno staff tutto al femminile, si apre alla organizzazione di festival e
mostre. Ha collaborato con «Il Foglio» e, poi, con alcune testate online siciliane. Il suo campo di scrittura spazia dalla critica sociale al costume, dal mondo della cultura a quello più strettamente legato al teatro. 

 

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