“Portarmi ancora al mare” di Giada Lo Porto. Giulio Perrone-Erudita Editrice

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Palermo – Cosa succede quando una donna si mette nei panni di un uomo e immagina il flusso di pensieri che ognuno di noi dentro ha, ma che, nell’uomo, spesso stenta a uscire? E cosa succede quando il protagonista é un giovane medico che si trova a fare i conti con l’emergenza mondiale che ci ha travolto ma pure con i suoi sentimenti?

Ecco cosa ha provato ad immaginare la giornalista siciliana Giada Lo Porto nelle pagine del suo secondo romanzo “Portami ancora al mare”, edito dalla casa editrice Giulio Perrone-Erudita.

 

Una storia, quella raccontata in questo libro, dove c’è un chiosco circondato dagli alberi che se ci giri attorno ti trovi davanti al mare. Allora ti siedi e mangi il gelato più buono di Palermo guardando l’orizzonte. È il luogo preferito dei protagonisti, Andrea e Annalisa, un’amicizia lunga vent’anni, interrotta dal brivido di una notte. Giada Lo Porto dipinge con delicatezza una storia di affetto e lealtà sullo sfondo di un’emergenza mondiale capace di stravolgere la vita di ognuno.

 

Andrea è un giovane medico all’ultimo anno di specializzazione in medicina interna. Ha trent’anni e una carriera spianata, è fidanzato con Irene, la figlia del suo capo, il dottor Martini, il Professore come lo chiamano tutti, un uomo tutto d’un pezzo in cui Andrea ricerca l’approvazione che gli è mancata da ragazzo visto che il padre un giorno, di punto in bianco, ha deciso di abbandonare lui e la madre. Accanto a lui per vent’anni c’è sempre stata Annalisa, sono amici da sempre, da quando facevano il bagno nella stessa vasca, sempre insieme, non adesso, non parlano da sette mesi, da quando tra loro è cambiato tutto, il falò sulla spiaggia, una birra grande per due, non si sono fermati. Pensa a lei ma è troppo rischioso mettere a repentaglio il suo futuro per il brivido di una notte, non la cerca neppure adesso che fuori c’è un nemico invisibile che mangia il respiro alle persone. Fino a quando non se la ritrova lì, stesa su un letto d’ospedale, a lottare affinché il suo corpo torni sano. 

 

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