“Giuseppe” di El Grinta, Edizioni Albatros

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Il libro scritto dal padre su un figlio difficile, che tutti i genitori dovrebbero leggere

Il romanzo è ispirato al suicidio realmente accaduto nella notte tra il 24 ed il 25 marzo 2014 a Milano, quando cioè Giuseppe, il figlio ventunenne dell’autore, apre la finestra della sua camera, all’ottavo piano di un palazzo, e si lancia nel vuoto

El Grinta ricostruisce la vicenda a ritroso, a partire dalla notte maledetta, attraverso le pagine di un diario che auguriamo a chi ora ci sta leggendo e a chiunque altro, di non scrivere mai.

Le colonne portanti del racconto (dove trovano ampio spazio anche le emozioni dell’autore) sono due: l’identità di genere indefinita e il disagio giovanile che porta all’auto distruzione.

E’ il mal di vivere di chi si è sentito sin dalla preadolescenza intrappolato nel proprio corpo e, infatti, Giuseppe è anche la storia di Noemi, alter ego femminile che assume contorni definiti nella vita dei genitori solo nel momento in cui il figlio si toglie la vita, lasciando una lettera piena di dolore, rivelazioni e domande.

 

El Grinta, partendo proprio da questa lettera già di per sé molto completa e pubblicata integralmente e fedelmente nel libro, assembla un diario costruito per immagini, in cui il ritmo della narrazione è scandito dal susseguirsi di scene immediate, riferite – piuttosto che raccontate – senza indulgenze né per sé né per gli altri personaggi che animano la vicenda. Tutto in modo verace, diretto e senza mezzi termini.

Il racconto, con l’obiettivo dichiarato di onorare la memoria di Giuseppe, cerca anche di capire la forte componente dell’hikikomori (1) di questo figlio difficile.

E’ il libro che forse tutti noi genitori dovremmo leggere.

Ben indicato anche per i ragazzi, a partire dalla terza media.

Da novembre 2017 a novembre 2019, prima cioè che il covid fermasse l’attività in presenza delle scuole, è stato presentato per tutta Italia in 24 Istituti Superiori e una Inferiore (solo alle terze medie) – tra cui diverse dell’Isola, a seguito del posizionamento al secondo posto ex aequo al Premio Piersanti Mattarella, narrativa edita, 2016.

Giuseppe, da agosto 2016 ad aprile 2019, ha poi ricevuto 21 riconoscimenti letterari in tutta Italia ed è stato pubblicato in seconda edizione a maggio 2018 (la prima è di maggio 2016). 

Anche qualche Pubblica Amministrazione, come il Comune di Salerno e il Comune di Gela, hanno voluto ospitare una sua presentazione per la comunità da loro amministrata, fino ad arrivare a novembre 2020, quando, attraverso il libro e la testimonianza diretta dell’autore, l’Amministrazione Comunale di Viareggio ha voluto tenere anche un incontro on line, con un credito formativo riconosciuto dal MIUR, per i docenti che vi partecipavano.

Per le scuole, di fatto, è l’occasione per creare un bel dibattito e cercare di fare tutti assieme – studenti, loro docenti, psicologi dello Sportello Ascolto se presente, dirigente scolastico e padre scrittore – proiezioni per il futuro e per le proprie vite, soprattutto se attraversate da problemi che non si riesce a risolvere da soli, proprio per non finire di scegliere come Giuseppe di togliersi la vita o comunque di isolarsi.

Anche gli psicologi che garantiscono lo Sportello Ascolto, in quelle scuole che lo hanno previsto, sono ben lieti di partecipare a queste presentazioni (in qualche caso, dopo di esse, addirittura la richiesta di avvalersi di loro, è aumentata), perché, solitamente, chi subisce un dolore così grande, tende a chiudersi e non ad aprirsi, consentendo invece, con la testimonianza che reca, il momento di riflessione di cui stiamo dicendo.

La componente dell’hikikomori sebbene sia davvero molto forte in quella che è stata la vita di Giuseppe, durante le presentazioni nelle scuole, spesso però rimane in ombra perché il massimo dell’attenzione è orientata verso l’altra componente del libro, quella dell’identità di genere ancora indefinita.

In un certo senso, questo è ovvio perché, chi soffre di hikikomori, di solito, è un problema per la famiglia (se c’è!) ma non per la scuola, se non altro perché a scuola vi va poco, mentre lo studente o la studentessa che presenta un’identità di genere ancora non definita può essere un problema nella classe dove è presente fino a catalizzare l’attenzione di tutto l’istituto.

Buona vita, EL Grinta!

Giuseppe, al momento, è andato esaurito, è in fase di ristampa e non si trova in libreria. Chi vuole reperirlo, può contattare direttamente l’autore o attraverso la sua pagina Facebook “El Grinta Milano” (prezzo: 19 €uro).

El Grinta è nato a Venezia il 28 settembre 1958. Appartiene, però, ad una famiglia meridionale e, infatti, è cresciuto a Salerno. Qui, nel 1976, ha iniziato l’attività giornalistica per “Agire”, una rivista parrocchiale, conseguendo poi il primo premio per la narrativa ad un concorso letterario (Premio “Ortensio Cavallo”, 1977). Dal 1980 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1982 si è laureato in Scienze Politiche, all’Università Statale cittadina. Nello stesso anno si è trasferito a Milano, dove ha cominciato a lavorare in qualità di consulente stampa per aziende del settore informatico ed alta tecnologia. Attualmente è impiegato come dirigente presso un’importante azienda italiana.

La grande passione per il racconto scritto, accantonata da quasi 26 anni, all’enorme dolore per la perdita di Giuseppe, il primo dei 3 figli scomparso suicida a Milano all’età di 21 anni il 25 marzo 2014, riappare con decisione ed appunto grinta nella sua vita, consentendogli di andare avanti e trovare la forza per rialzarsi.

Con Giuseppe questo padre riesce a ridare senso alla sua esistenza ed a “resuscitare” il figlio almeno in spirito: scritto con l’unico obiettivo di ritrovare la sua compagnia, tra l’altro in coincidenza di una separazione dalla moglie avvenuta dopo 23 anni di matrimonio, e solo con la sommessa speranza di potere innalzare una cappella al Cimitero con i proventi conseguenti ai diritti di autore (“è la mia morfina” scrive già nelle prime pagine), nel giro di circa 2 anni di fatto, cambia vita.

Il modo di scrivere di El Grinta immediato, diretto e senza mezzi termini, che va oltre anche al Verismo stesso, ne fa una lettura piacevole e ricercata sia dalla critica che dal pubblico, rendendolo inconsapevolmente già “tagliato” per una traduzione cinematografica.

Nota della redazione (1)

Hikikomori (引き籠もり o 引きこもり, letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”) è un termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi fisicamente dalla vita sociale in-persona, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento. Tali scelte sono causate da fattori personali e sociali di varia natura. Fonte Wikipedia

 

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