Agata Rubata di Valerio Musumeci. Bonfirraro Editore

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Bonfirraro nel 2021 riparte con un libro giallo-noir  ambientato a Catania e scritto da un giornalista catanese.

Vogliamo iniziare l’anno in questo modo, anche perché la coincidenza dell’annullamento della Festa di Sant’Agata (Patrona della città di Catania) non è cosa che potrà verificarsi ancora, come sta accadendo quest’anno.

Il libro sarà in uscita il 28 gennaio.

La festa della Patrona di Catania è un evento che, ogni anno, viene ripreso da molte testate straniere e mandato in diretta anche su TV estere, per l’importanza e la singolarità di questa festa così sentita”.

 

Questo libro è un’opera di fantasia. Ogni riferimento a persone esistenti e situazioni reali è puramente casuale. Le descrizioni della Festa di Sant’Agata che si trovano nel romanzo non hanno pretesa di accuratezza documentari-stica. Le frasi in latino riportate nel sogno a pagina 180 sono tratte dal Manoscritto 173 conservato presso la Biblioteca Capitolare di Trento, citato nella tesi di laurea di Anna D’Ambrosio, disponibile in rete, che l’autore ringrazia per il suo lavoro.

L’autore

Valerio Musumeci

 

Per lungo tempo, almeno un anno e mezzo dall’inizio del lavoro, l’epigrafe a questo libro è consistita in alcuni versi della canzone Strani giorni di Franco Battiato, scritti con il compianto Manlio Sgalambro (1924-2014). Ascoltavo ieri sera un cantante, uno dei tanti, e avevo gli occhi gonfi di stupore nel sentire: “Il cielo azzurro appare limpido e regale”. Il cielo a volte, invece, ha qualche cosa di infernale. Questa strofa si sarebbe incontrata poi nel corso del romanzo, dando un contributo determinante alla trama. (Non amo, nei libri, gli ammiccamenti fine a se stessi, messi lì soltanto per suggestionare il lettore. Per me tutto ciò che si mette nel piatto dev’essere commestibile. E gli scarabocchi con l’aceto balsamico servono solo a mascherare di aver cotto male il filetto). Più o meno quando il romanzo ha trovato la sua impostazione definitiva, ho deciso di sostituire i versi di Battiato e Sgalambro con quelli del grande Luis Bacalov (1933-2017). Si tratta della celeberrima themesong del film Django di Sergio Corbucci (1966), utilizzata anche da Quentin Tarantino nella sua rivisitazione del 2012.Qualcosa, in quelle parole, mi colpiva profondamente.

Dopo parecchi ascolti, ho capito che era l’uso del termine “shower” (letteralmente “doccia”, ma anche “pioggia”, “scroscio”, “secchiata”), che come si vedrà è incredibil-mente consonante con l’immagine che mi frullava in testa per la conclusione della storia. Presente anche in Strani giorni, ma in modo assai meno nitido. Da questo punto di vista, ricordarmi di Django è stato un vero colpo di fortuna. O un’illuminazione. O un aiuto. Scelti i versi, si poneva per me il problema di individuare la mano che li aveva scritti. I crediti del brano, infatti, citano soltanto Bacalov: il quale è certamente autore della musica. Ma le parole?Dopo qualche ricerca, meno approfondita di quanto avrei voluto, sono giunto alla conclusione che appartengano al grande Franco Migliacci (classe 1930. Tanto per dire, l’autore di Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno), uno dei parolieri più importanti del Nove-cento italiano, dal 2003 fino al 2005 presidente della SIAE.

 

Tuttavia Migliacci non è accreditato come autore del testo, e il brano non compare nella sua produzione ufficiale. Dunque? A contribuire alla stesura, secondo il database Di-scosgm.com, fu il cantautore britannico Robert Mellin (1902-1994. Tanto per dire, l’autore del testo di My one and only love, incisa tra gli altri da Frank Sinatra, Dean Martin, Sting e Bob Dylan). In effetti, l’utilizzo metaforico del termine “shower” suggerisce un’intimità da madrelingua con l’inglese. Anche Mellin, a ogni modo, non risulta nei crediti del brano. L’originale, orchestrato e diretto da Bacalov, fu inciso da Rocky Roberts (1938-2005. Tanto per dire, il cantante di Sta-sera mi butto). Sua è la voce che si ascolta durante i titoli di testa e di coda del film di Corbucci. Anni dopo il pezzo fu inciso, in italiano, anche da Roberto Fia (tanto per dire, l’autore della musica di Uno su mille ce la fa10 di Gianni Morandi). E sono certo che cercando ancora, ancora avrei trovato, come sempre avviene. Capite dunque perché qui sopra ho dovuto limitarmi a scrivere “Bacalov”, come da crediti originali. E tutta-via l’immagine dei versi è talmente perfettamente ade-rente a ciò che immaginavo per la fine di questo libro che mi sembrava giusto rendere merito al vero, anzi ai veri autori. Ciò detto, se siete arrivati alla fine di questa nota, suppongo siate pronti ad affrontare il romanzo. L’autore, come vedete, ce l’ha messa tutta per disincentivarvi. Adesso sono solo fatti vostri.

 

 

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