Non dipingerai i miei occhi, di Grazia Pulvirenti, Editoriale Jouvence

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Storia intima di Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani

Pagg. 145 – € 16.50 – eBook € 8.99

Premio della critica Anna Maria Ortese edizione 2020

di Modigliani tutta la sua sensuale devozione.
Giulia Villoresi, «Il Venerdì»

 

Il libro può essere visto letto anche con un capitolo memorabile e eroico della storia della pittura non solo europea a Parigi.

Massimo Onofri, Avvenire

Grazia Pulvirenti in queste pagine liriche cerca di gettare luce su una figura sempre rimasta in margine.
Giuseppe Scaraffia, Sole 24ore Domenicale

 

 

Jeanne Hébuterne, compagna e modella di Modigliani, suicida il giorno dopo la morte dell’amato, è stata una grande artista e una donna audace e disinibita, ribelle e anticonformista. La sua figura è però sbiadita fra le pagine delle biografie del pittore e nell’imponente letteratura dedicata alle avanguardie artistiche del primo ventennio del Novecento, e alla Parigi di quegli anni folli.

 

In Non dipingerai i miei occhi accade qualcosa di inedito: forse unico tra gli osservatori che vi si sono accostati, Grazia Pulvirenti presenta Jeanne Hébuterne nella sua singolarità e non più soltanto come l’ultima donna di Modì.

Questa è un’opera di fantasia, che ha voluto restituire a Jeanne la sua voce, i suoi colori, le sue bizzarrie, reinventando, al di là del mito, la “vera storia” di donna scandalosa e artista, ricostruendo le vicende della sua vita su fonti documentarie, da cui sono tratte le citazioni riportate in corsivo nel testo.

 

La narrazione, sincopata come la vita di Jeanne, è affidata alle voci che emergono da immagini di dipinti e disegni esistenti e d’invenzione, al fine di restituire, al di là della patina dell’arte, la fragilità dei corpi, la miseria e la povertà di esistenze sbilenche, la trama di sofferenze e passioni, giornate folli di ebbrezza e disperazione, alla ricerca della bellezza vissuta come missione e maledizione.

Pulvirenti scava nell’anima di Jeanne e Amédé e ne rivela le contraddizioni laceranti, le ambivalenze e ambiguità, le esitazioni e gli inciampi, al contempo allargando la visuale all’esaltante microcosmo della cosiddetta École de Paris – invero assai cosmopolita ma che vide i suoi componenti incontrarsi come per magia nella capitale francese ai primi del Novecento. In tal modo Non dipingerai i miei occhi diventa anche una ricostruzione d’ambiente e d’atmosfera di sorprendente veridicità.

 

Pulvirenti coniuga felicemente energia inventiva e perizia documentaria così che, quasi senza accorgersene, il lettore corre tra i caffè di Montparnasse e la «collina comunarda e popolosa» di Montmartre, si addentra nei vicoli del Quartiere Latino, visita atelier improvvisati dentro bugigattoli o anguste mansarde, si fa largo in gremiti bistrot e stordisce nelle fumerie d’oppio, tutto pur di respirare, anche solo per un attimo, quella stessa bellezza vissuta più di un secolo fa da una comunità di artisti eccezionale – Henri Matisse, Constantin Brancusi, André Derain, Pablo Picasso, Fernand Léger, Georges Braque, Maurice Utrillo, Gino Severini, Marie Vassilieff, Tsuguharu Foujita, Diego de Rivera, Marc Chagall, Juan Gris, Moïse Kisling, Chaïm Soutine, e molti altri.

 

Per vedere alcune opere di Jeanne Hébuterne: www.artnet.fr

 

L’autrice

Professore ordinario di Letteratura tedesca presso l’Ateneo di Catania, Grazia Pulvirenti si è sempre interessata alle arti figurative, che hanno costituito il punto di raccordo dei suoi principali interessi. Oltre ad aver frequentato i corsi di arte all’Università di Vienna, ha approfondito nella sua ricerca di germanistica questioni relative al rapporto fra arti e letterature, pubblicando al riguardo saggi come Le Muse inquiete (Olschki, 2003) e La farfalla accecata (Bruno Mondadori, 2008). Con Storie menti mondi. Approccio neuroermeneutico alla letteratura (Mimesis, 2018) ha dato vita a un nuovo filone di studi a carattere neuroermenutico per l’indagine del testo letterario e delle sue componenti visuali. Si è inoltre occupata della tecnica dell’ekphrasis, ovvero della descrizione di opere d’arte in letteratura fino al punto di applicarla in Non dipingerai i miei occhi. Storia intima di Jeanne Hébuterne e Amedeo Modigliani, suo esordio nella narrativa. La cifra figurativa è centrale anche nella sua attività di regista teatrale di opere liriche. Sia la sua Bohéme (2008) che la sua Traviata (2010) sono ambientate tra dipinti che si animano rievocando suggestivamente le particolari atmosfere temporali delle opere.

Massimo Onofri propone Grazia Pulvirenti al Premio Strega 2021 con la seguente motivazione:

 

«Tutti sanno chi è Amedeo Modigliani. Molti meno sono coloro che conoscono Jeanne Hébuterne, la sua giovane compagna e modella, morta suicida il giorno dopo la scomparsa dell’amante. Per un romanzo che ambisce – e perfettamente riesce nel tentativo- a restituirci la «storia intima» di questo rapporto. Una storia che parte da Montparnasse, da «quel miraggio (…) dove si animano i sogni d’arte e gloria di tanti miserabili»: per dire d’un libro che potrebbe essere letto anche come un capitolo eroico della storia della pittura non solo europea a Parigi. Tanti i quadri citati: per aggiungere, però, che continuamente intervengono a sovra-determinare il senso della pagina, se è vero che la critica d’arte, padroneggiata con grazia e leggerezza, vale sempre e solo in funzione della critica della vita. Jeanne Hébuterne è una creatura straziata e straziante: una donna il cui punto di vista -nella simbiosi tra autore e personaggio- resta quello privilegiato. Tanti, insomma, i piani del romanzo, epperò convergenti in direzione del tema decisivo: l’amore come assoluto singolare e la sua perdita come totale disfatta biologica. Nei modi d’un sentimento che innerva ogni pagina: la vita è tutto ciò che abbiamo, ma è anche -leopardianamente- tutto ciò che dobbiamo patire.»

 

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