“Passi – Castello Maniace” di Alfredo Pirri, a cura di Helga Marsala

75

 

Siracusa – Lunedì 22 marzo, alle ore 11, presso il  Castello Maniace di Siracusa.

 

 

Una produzione ADITUS per la Regione Siciliana con la
Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Siracusa

 

Dopo la Galleria Nazionale, Palazzo Altemps e il Foro di Cesare a Roma, la Certosa di Padula a Salerno, l’ex Bunker di Tito in Bosnia, e altre prestigiose sedi in Italia e all’estero, l’installazione di Alfredo Pirri arriva per la prima volta in Sicilia.

 

Nel federiciano Castello Maniace, a Siracusa,

un gigantesco pavimento di specchi frantumati,

su cui trovano spazio antichi reperti del luogo,

apre un dialogo affascinante tra passato e presente


 Fino al 30 settembre 
Castello Maniace – Siracusa

 

 

Ottocento metri quadrati ricoperti di specchi calpestabili, una nuova, temporanea pavimentazione per la Sala Ipostila del Castello Maniace, dove si moltiplicheranno le immagini delle volte a crociera, delle colonne in pietra luminosa, della sobria architettura normanna.
Passi, la coinvolgente installazione itinerante di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), giunge per la prima volta in Sicilia, dal 23 marzo al 30 settembre 2021, operando un’affascinante trasformazione di un monumento millenario, grazie alla forza concettuale e al potere visionario dell’arte contemporanea. Si tratta della più grande edizione dell’opera realizzata fin qui in uno spazio chiuso, seconda solo a quella a cielo aperto pensata per il Foro di Cesare.  

Il Castello Maniace, luogo fortificato sin dai tempi degli antichi Greci, successivamente roccaforte bizantina – il nome viene dal comandante Giorgio Maniace, Principe e Vicario dell’Imperatore di Costantinopoli – fu edificato, per come lo conosciamo oggi, dall’architetto Riccardo da Lentini su ordine di Federico II di Svevia. Era il 1232 e una straordinaria testimonianza storico-artistica iniziava a prendere forma in luogo iconico della città di Siracusa. Oggi il Castello è un bene di pertinenza della Soprintendenza regionale di Siracusa.

 

 

Da un’idea della curatrice, Helga Marsala, l’approdo di Passi al Maniace si è reso possibile grazie all’impegno di ADITUS, concessionaria per i servizi aggiuntivi della Regione Siciliana per i principali siti archeologici e culturali della Sicilia orientale: in stretta collaborazione con la Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Siracusa, Aditus ha prodotto e realizzato la poderosa installazione, che all’interno dello storico edificio genera una trasformazione radicale, tra suggestioni di tipo estetico e simbolico, nel moltiplicarsi di luce, spazio, linee, forme: il soffitto e le pareti, sdoppiandosi e frammentandosi sullo specchio, destinato a infrangersi sotto il peso di migliaia di passi, produrranno immagini nuove, dilatate, plurali, irregolari.  

“La luce è rinascita, rinnovamento, continua offerta di spigolature e colori nuovi. Gli specchi infranti di Alfredo Pirri – sottolinea l’Assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – rimescolano le carte, spazzano via finte certezze, ci mostrano una realtà che può essere interpretata in chiave contemporanea attraverso occhi nuovi, attraverso uno sguardo altro rispetto all’ordinario. Riaprire il Castello Maniace con questa installazione apre a una rilettura dell’antico attraverso nuove forme narrative, crea un ponte ideale tra passato, presente e futuro e ci avvia sulla strada di una modernità da indagare secondo prospettive inedite. Uno specchio che si infrange, in generale, è anche metafora della nostra personalità, di un ego troppo spesso autocelebrativo che, però, proiettato in una dimensione irregolare deforma sé stesso e rivela particolari non conosciuti dell’essere umano e dello spazio circostante”.


Per il Dirigente generale del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Sergio Alessandro, “L’arte contemporanea dimostra di nuovo come sia possibile coniugare ricerca attuale e custodia del passato, intendendo la storia come bagaglio da vivificare e interpretare. Siamo orgogliosi – aggiunge – di ospitare quest’importante opera in uno dei luoghi più iconici della nostra isola. La tutela del monumento non esclude la sua trasformazione temporanea, quando si è dinanzi a progetti di alto profilo, orientati al rispetto dei luoghi e gestiti con profonda intelligenza.

Un particolare apprezzamento mi piace esprimerlo innanzitutto nei confronti del Soprintendente Irene Donatella Aprile, che con  lucida visione ha voluto offrire spunti di nuova luce a questi luoghi straordinari, e poi a tutto lo staff del Concessionario dei servizi aggiuntivi, Aditus: il sapiente management, ancora una volta espresso nel lavoro sul territorio, ha saputo coniugarsi con la sensibile cura del progetto da parte di  Helga Marsala e con il talento di un artista di livello internazionale come Alfredo Pirri”.

 

E proprio l’Architetta Irene Donatella Aprile, Soprintendente di Siracusa, ha creduto nel progetto, sposando l’idea – spiega – di “una reinvenzione in chiave contemporanea del monumento, in analogia con i più prestigiosi luoghi culturali italiani, di cui il Castello Maniace rappresenta una testimonianza altrettanto prestigiosa nel circuito culturale della Sicilia”.        

La Sala Ipostila si moltiplica a dismisura – sottolinea infine la curatrice, Helga Marsala – in una girandola percettiva densa di significati. Un incantesimo che trasporta il visitatore in una nuova dimensione, simile a un sogno o una vertigine. I luoghi a cui affidiamo la nostra identità culturale e la nostra memoria vengono messi in discussione grazie a un’operazione che, fra estetica e politica, trasforma l’aspetto di monumenti immutabili, “beni comuni” in cui la società si identifica; trasformando altresì la condizione dello sguardo e l’esperienza della visione.
Un modo per ribadire che la storia può e deve essere riletta criticamente, essendo sempre punto di partenza per nuove riflessioni. Il pubblico, protagonista di una performance collettiva, frantuma gli specchi camminandovi sopra. Grazie al tipo di materiale utilizzato – calpestabile in sicurezza – le fratture si moltiplicheranno, ma la superficie non arriverà a rompersi. Un’immagine di fragilità e resistenza, cicatrici come aperture verso significati altri e altre modalità di attraversamento”.

 

 

PASSI è il titolo di una serie di installazioni avviata nel 2003 da Alfredo Pirri – uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea italiana, attivo a partire dagli Anni Ottanta – con un fortunato intervento all’interno della Certosa di San Lorenzo a Padula (Salerno), a cura di Achille Bonito Oliva. Da quel momento il progetto è stato accolto in diverse sedi storiche, in Italia e all’estero, integrando nel suo nome quello dello spazio che lo ospitava: edifici sacri come la stessa Certosa di Padula e l’Abbazia di Novalesa, spazi culturali come il Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro e la Cinemateca jugoslava di Belgrado, istituzioni museali come Palazzo Altemps (Roma), Museo Novecento (Firenze) e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma), siti archeologici come il Foro di Cesare (Roma) o siti industriali come l’ex Centrale termoelettrica di Daste e Spalenga a Bergamo o l’ex bunker antiatomico voluto da Tito a Konjic, in Bosnia.

 

Per questo debutto in Sicilia, nell’affascinante corrispondenza tra lo specchio del mare che circonda il castello e il piano specchiante all’interno della Sala Ipostila, l’installazione trova un modo per ridisegnare l’ambiente, realizzando una perfetta sintesi tra architettura e natura, tra storia e arte contemporanea.

Sul pavimento in frantumi “galleggiano”, come testimonianze emerse dagli abissi, alcuni reperti provenienti dal Museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, in dialogo con le leggerissime sfere colorate realizzate dall’artista: sono pesanti “proiettili” in pietra di antiche catapulte, divenuti qui oggetti misteriosi, metafisici, dal forte valore simbolico e formale.
In una seconda sala, intitolata all’aspetto grafico e progettuale del lavoro, sono esposti dei frammenti di capitelli ritrovati in loco, memorie storico-architettoniche accostate ad altre opere di Pirri: due nuovi disegni e una maquette di specchi dedicati al Maniace, insieme a una serie di acquerelli recenti.

Il Castello, macchina scenica luminosa e insieme macchina da guerra, mette insieme la potenza dell’arte e del paesaggio con l’epica della morte e del potere propria del suo passato di fortezza militare e dimora reale.               

 

Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) vive e lavora a Roma.

Il suo lavoro al confine tra pittura e scultura, architettura e installazione, s’impone all’attenzione del pubblico internazionale fin dalla metà degli Anni Ottanta. Lo spazio diventa per lui paesaggio abitato da presenze plastiche, in cui la superficie pittorica genera luce e ombra, in chiave costruttiva e insieme poetica. L’arte di Pirri crea un confronto armonico con l’architettura e tende alla creazione di uno spazio abitabile, che è allo stesso tempo luogo di una funzione pubblica. «In tutti questi anni il mio interesse per lo spazio è rimasto predominante, fino a sfiorare l’architettura. Si tratta di un interesse politico, inteso come tentativo di mostrare qualcosa di necessario alla sopravvivenza stessa, una specie di battaglia a favore dell’esistenza».

Tra i suoi principali progetti, «Passi» realizza attraverso gli specchi la capacità della luce di modulare e alterare gli ambienti, ridefinendoli sul piano della percezione e della memoria. 

Alfredo Pirri ha esposto in numerose sedi nazionali e internazionali, tra cui: Museo Nazionale Romano – Palazzo Altemps, Roma (2018); MACRO, Roma (2017); Museo Novecento, Firenze (2015); London Design Festival (2015); Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (2013); Palazzo Te, Mantova (2013); Project Biennial D-0 ARK Underground Konjic in Bosnia Herzegovina (2013); Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, con l’opera permanente «Piazza» (2011); Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (2007); Maison Européenne de la Photographie, Parigi (2006); Biennale dell’Avana (2001); Accademia di Francia a Roma -Villa Medici (2000); MoMa PS1, New York (1999); Walter Gropius Bau, Berlino (1992); Biennale d’Arte di Venezia (1988).

 

Castello Maniace,

Il Castello Maniace è costruito per volontà di Federico II fra il 1232 e il 1240. L’edificio, a pianta rigorosamente quadrata, è chiuso da un poderoso muro perimetrale con quattro torri cilindriche agli angoli. Il nome risale al generale bizantino Giorgio Maniace, che nel 1038 riconquista la città agli Arabi. L’ingresso è segnato da un portale marmoreo strombato a struttura ogivale. Sopra l’arco, nel 1614, viene collocato lo stemma spagnolo. Ai lati del portale, due mensole contenevano su due arieti di bronzo, di cui uno solo si è salvato ed è oggi conservato al Museo archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo. Quelle che si ammirano oggi all’interno dell’antiquarium sono due copie donate dal Rotary Club di Siracusa. Della struttura originaria restano le due navate coperte da volte a crociera lungo il lato meridionale. L’ala Nord-Est invece, nella cui torre era ricavata una polveriera, nel 1704 è distrutta da un’esplosione causata da un fulmine.
Il Maniace nasce non solo come elemento della difesa dell’area meridionale dell’impero di Federico II, ma anche come residenza per la corte itinerante del re e per le riunioni del Parlamento.
Nei secoli successivi subirà continui rimaneggiamenti ed estensioni.

Nel XV secolo diventa anche prigione. Nel XVI secolo, all’esterno del manufatto federiciano, sono impiantate le batterie di cannoni che lo collegano al sistema delle fortificazioni cittadine. Oltre il fossato sopra il quale passa un ponte, viene realizzata la porta attribuita all’architetto di Siracusa Giovanni Vermexio. Nel XVII secolo l’architetto militare fiammingo Carlos de Grunenbergh munisce il Castello di una difesa a punta di diamante e costruisce due semi-baluardi nella parte antistante l’ingresso. Infine, in età borbonica, viene costruita la casamatta, recentemente restaurata.

Nel 2018, dopo un’opera di attento restauro a cura della Soprintendenza di Siracusa, il castello è stato restituito alla città, tornando ad occupare la posizione di rango che gli spetta nel patrimonio storico-culturale del territorio.

CONDIVIDI