Albedo

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“…sua enim quique prudentia deus est…”  (Per ognuno la propria saggezza equivale all’aiuto di un dio)

 

L’albedo, vocabolo desueto ma pregnante, sta ad indicare “…la frazione di luce o più in generale di radiazione solare incidente che è riflessa in tutte le direzioni. Essa indica, dunque, il potere riflettente di una superficie …” (sic).

Già dal titolo di questo volumetto gentilmente elargitomi dalla lungimiranza di Icelman (acronimo o inizialismo di Emanuele Miceli, personaggio non nuovo alla scrittura e fotografo d’eccezione, favorevolmente conosciuto e molto apprezzato nel circondario e fuori d’esso) e da me gradevolmente accettato, a prima vista quasi  trascurabile tomo tascabile, ma, all’attenta lettura invece, compendio profondamente nutrito, oculato, maturo (multum in parvo) e bene articolato soprattutto nelle sue inquadrature capitolari, ben diviso, insomma (il testo è essenzialmente articolato in tre ben distinte parti ma pur sempre complementari: la prima si dispiega attraverso un calibrato racconto in cui l’Autore parla della formazione primordiale della luce e del rapporto tra luce ed ombra, elementi focalizzati nella loro fisica interdipendenza; luce a cui dà il nome di Fotone, fenomeno catalizzatore che viene osservato e studiato sin dal suo primo apparire nella dimensione cosmica universale e che poi, quasi un essere umano, viene stigmatizzato in tutte le peculiari manifestazioni del suo formarsi e del suo concretizzarsi nell’eterno complice conflitto (armonica disarmonìa) con la sua antagonista, l’ombra; la parte intermedia, di pura intonazione riflessiva-filosofica, nella quale l’Autore gestisce le proprie riflessioni sulla materia e connota la fotografia come elettivo luogo dell’anima (“…la fotografia è vivere la vita con attenzione continua ai dettagli ed ai particolari. Fotografare è principalmente capire cosa può o non può funzionare nell’inquadratura…” e poi ancora “…la fotografia è danzare sulla stessa frequenza del Cosmo…una preghiera di ringraziamento per esserci…-sic-); e la terza parte, infine, l’ultima, squisitamente tecnica, dove la didattica prende il sopravvento ed inquadra sotto determinati aspetti concentrici il processo creativo tendente al raggiungimento della perfezione estetica), già da questo titolo, Albedo, dicevo, s’intuisce, s’acquisisce, ci s’imbatte e ci si rafferma nel concetto veridico d’una serietà d’intenzione da parte dell’Autore, d’una estrema sua volontà di ricerca, d’un impegno profondo e costante profuso a piene mani, d’una alacrità induttiva, elementi tutti non scaturiti certamente dalla cattedratica arroganza del sapere o dalla inane voglia d’una mera esibizione protesa a calcare il proscenio d’una prestigiosa ribalta, bensì progetto volto ad accreditare dimensioni culturali mirate, seppure eterogenee, nell’ambito della composizione metafisica dell’immagine con l’intento specifico di portare avanti con estrema onestà intellettuale e spirito d’iniziativa un discorso che promana dai raggiungimenti acquisiti sul campo della propria esperienza di lavoro, dalla propria passione per la materia trattata, la luce, appunto, quale elemento determinante ed insostituibile della fotografia e, se vogliamo, secondo le intuizione dell’Autore, anche del vivere.

Assistiamo, così, alla nascita, al crescere ed allo standardizzarsi di una componente insostituibile nel nostro decorso esistenziale. 

L’excursus della trattazione, come accennavo, quindi, prende le mosse dal miracolo cosmico che, attraverso la deflagrazione della materia, ha generato corpi celesti e pianeti e quant’altro gravita nell’universo.

Ai tanti maestri dell’arte del calibro di un Salgado, di un McCurry, Adams, Capa, Basilico, Battaglia, Berengo Gardin, Bischof, Brandt, Burri, Cartier-Bresson, Doisneau, Fontana, Erwitt, Giacomelli, Frank, Ghirri, Haas, Ho, Horst, Penn, Horvat, tanto per nominare i più grandi, e di alquanti che nel tempo con i loro raggiungimenti hanno consolidato lo studio del fenomeno fotografico, oggi si aggiunge anche l’albedo del Nostro che non sfigura per niente a cospetto dei suoi illustri predecessori.

Sudate o fochi a preparar metalli!” declamava nel 1629 Claudio Achillini  all’indirizzo di Luigi XIII gratificando d’un mirifico serto la politica della Francia di quel tempo; così come nel presente io, al par di Quello, tenti di fare nei riguardi del nostro Icelman, che alla sua coerenza professionale ha oggi aggiunto oggi un importante tassello.

Nel testo, infatti, l’Autore gestisce il proprio carisma elaborativo con l’attenzione dell’evoluto neofita congiunta all’abilità professionale che tanti anni di studio e di sudato lavoro nel settore hanno cristallizzato e sedimentato.

L’assunto, che è supportato da una certosina e molteplice documentazione, tratta, come s’è capito date le premesse, d’una materia in continua evoluzione, nella quale l’elemento primordiale, basilare ed insostituibile, la luce, viene analizzata nelle sue più appariscenti diramazioni.

Lo studio analitico delle potenzialità e delle possibilità di tale elemento rappresenta la tematica essenziale delle osservazioni dell’Autore dispiegate nell’intero arco del trattato; a Lui va il merito di aver intrapreso una indagine capillare e complessa su un terreno spesso superficialmente esplorato.

La lettura è avvincente ed allo stesso tempo istruttiva.

Scritto con la sagacia che è propria di Emanuele, questo è un saggio che si rivolge in primis principalmente agli iniziati ed agli appassionati in secundis; ma la chiosa profferta, piana ed allo stesso forbita, esaustiva nel suo genere e calibrata nelle menzioni, condotta a mò di racconto e di intimistiche personalissime considerazioni, fà sì che sia fruibile anche da parte dei non addetti ai lavori.

Un testo a cui dà impronta un eclettismo imperante e che del lato tecnico fà il suo leitmotiv conduttore

Il libro, che nelle prime pagine si avvale di due illustri citazioni di Michelangelo Merisi e di Rodney Smith, e di cui l’Autore ha eseguito personalmente anche l’impaginazione, è stato licenziato alle stampe nel 2021 pure direttamente dallo Stesso attraverso la piattaforma di selfpublishing Youcanprint di Lecce.

Da leggere, da studiare e da meditare.

 

Giuseppe Maggiore

 

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