Repetita iuvant

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Premiato con il primo premio nella sezione Vernacolo con l’ opera “A sofferenza” alla 3a Edizione del Premio Letterario “Citta’ di Fermo
Premio Internazionale di Letteratura – Arese Milano prima edizione 2017 – Menzione di merito per la videopoesia “L’eta del tramonto”

 

(le ripetizioni giovano – Orazio, Ars poetica)

…dalle stalle alle stelle…0vverossia …escalation di un poeta…

Cefalù (Pa) – Disquisire di una cosa, della valenza di un personaggio o di quant’altro, sia in maniera positiva che negativa ai fini di una attendibile e ragionata valutazione del soggetto, non riveste la benché minima importanza, stante che l’interessante è che se ne parli; e quanto più ad iosa se ne parla, tanto più alla cosa, al personaggio focalizzato od al quant’altro non può che venirne rinomanza.

In tal modo la “cosa”, il “personaggio” od il “quant’altro” permangono nel calpestare una ribalta, rimanendo nell’immaginario collettivo.

Parlare, dibattere, discutere, contrastare, questionare, ecc., sono i prodromi che favoriscono la epigonale pubblicità.

Che poi il reclamizzare qualcosa o qualcuno avvenga con una disamina condotta fra il serio ed il faceto (castigat ridendo mores) è un modus agendi ottimale che, secondo i casi, può aumentare o meno la visibilità della cosa, del personaggio trattato o del quant’altro.

Assolto dignitosamente ciò, non mi resta che focalizzare il personaggio Barracato, Antonio Barracato, e radiografarne la valenza in lungo ed in largo.

Ma, per far ciò, debbo superare varie problematiche.

Infatti, e qui sta l’intoppo, la remora, l’inconveniente ostativo, l’incaglio, l’inciampo, la difficoltà, insomma, perché, oggi, valutare il carisma di un tal personaggio dopo tutti i premi, le benemerenze, le citazioni, gl’inviti, le menzioni di merito, quelle speciali e quant’altro che soprattutto da tre anni a questa parte il Nostro ha ricevuto (una settantina, circa, oltre quelli di cui già era in possesso), non è una cosa che si può far così, a cuor leggero, con spensieratezza, senza pensarci su più e più volte.

Ciò per un minimo di etica personale o, quanto meno, per deontologìa professionale, ammesso che si agisca nell’ambito di una qualsiasi professione, ma, più pertinentemente, letteraria.

E’ oltremodo necessario, insomma, conoscere a fondo la produzione del personaggio del qual si tratta, osservandone i comportamenti, il modo di porsi, il suo relazionarsi nel sociale, onde trarne un giudizio più che attinente alla entrinseca realtà dell’artista.

E, per far ciò bisogna studiare attentamente l’uomo, cercando di carpirne i moti dell’animo per sceverarne la linfa poetica.

Nel nostro caso ne vale la pena? Attesi i presupposti, certamente si.

Appare, infatti, rischioso lanciarsi inculturalmente alla ventura, inoltrandosi in una dimensione critica senza aver la possibilità di ancorare la materia su basi attendibili e senza ponderare bene i pro ed i contro della tematica in itinere col pericolo possibile di naufragare nel pelago della più avventata incompetenza.

Ne vale della propria credibilità.

Eh, amici cari, bisogna discernere, valutare, esser certi, aperti di mente, precisi, convinti di ciò che si ha da dire, al fine di evitare abbagli ed imprecisioni che possano indurci a formulare in maniera impropria quello che si era ipotizzato di dire con tanta ispirata magniloquenza e creare al personaggio più nocumento che gloria; o, se vogliamo essere equanimi, più gloria che nocumento.

Barracato non è più, insomma, quello di una volta, la sprovveduta monade che arrancava per conquistare un fantasmagorico “posto al sole”; bensì, oggi quest’uomo è un addottrinato autore della più bell’acqua, artista di chiara fama, pigmalione di merito, osannato da turbe di cultori dell’arte e di benpensanti, d’altri rinomati personaggi già baciati dal prestigio, da autorevoli politici che hanno eletto l’arte ad emblema del proprio carro di Tespi e da tutti coloro, inoltre, che, esibendosi con lui, dallo stesso con lungimiranza sono stati sospinti alla notorietà.

Basta fare dei nomi, ma non li faccio.

Barracato, oggi, è un eclettico vernacolare poeta, uno scrittore posato, riflessivo, un filmaker, un inglobato in associazioni culturali d’eccellenza, ecc., coadiuvato da secondi, da terzi e da quarti, ed è mestieri, ove si voglia disquisirne, che, come assumevo prima, ci si addottrini a nostra volta per dimostrare che siamo coscienti di quello che vogliamo dire e che sappiamo dirlo.

Che si sia parlato di lui, ripetutamente e più o meno bene, analizzando la sua linfa poetica, il suo duplice lirismo sentimentale e sociale, le sue realizzazioni fotografiche, i suoi video, e quant’altro, suffraga il concetto che il personaggio è degno di nota.

Giornali, blog, inserti televisivi, seminari, recital vari, ecc., ne hanno strombazzato a dismisura vita, morte e miracoli rendendo improvvisamente pubblica un’entità privata.

Un tal ciangottare torna sempre utile per tener viva l’immagine d’un personaggio.

E poi, scusatemi, non si parla a vanvera di chicchessia se costui non rivesta importanza alcuna. E, nel nostro caso, all’aggiungersi ai suoi precedenti plurimi successi altri più recenti, prestigiosi e di indubbia maggiore importanza, non si può, soprattutto da parte di un amico sincero, lasciare che la penna, intinta in critico inchiostro, rimanga inoperosa, demandando ad eterogenei probabili altri aedi di turno il rimarcare i meriti del Nostro; o men che meno, permettere a qualsiasi scrittorucolo di provincia di cimentarsi in un impegno più grande di lui licenziando alle stampe imprecisioni e scorrettezze di rilievo sul conto del Medesimo.

Pertanto, per poterne parlare dignitosamente e senza tema di sfigurare col fornire ai posteri un’immagine stereotipata del personaggio, di conseguenza dando appiglio a taluno di poter trinciare considerazioni poco benevole sul nostro conto ricamando sulla nostra pochezza di cultura e disinformazione, ci pare più che necessario preventivamente acculturarci a nostra volta, come ho accennato sopra, prima di intraprendere con la massima serietà e buona volontà questo gravoso impegno di analisi.

Così, per degnamente prepararci a tale impresa, ci siamo costretti ad una rigorosa disciplina che ci purgasse di tutte le nostre inettitudini che, ad annoverarle, staremmo qui sino alle riesumate calende greche per definirle tutte; a che, quindi, il nostro spirito purificato si mostrasse in grado di sopperire alla bisogna autoimpostaci.

Cosicché:

invocato ripetutamente il nome di Calliope e con l’immagine di Essa innanzi agli occhi, dopo aver maturato intime riflessioni, osservato spirituali precetti suffragati da approfonditi ritiri spirituali, da protratti silenzi, da congrue pause meditative, il tutto corroborato e supportato da salutari digiuni, reiterate privazioni sessuali, multiple mortificazioni corporali e quant’altro, parametri che, purtroppo, non mancano di crocifiggere una non secondaria parte della vita umana, mi accingo con spirito sereno e pertinace volontà a disquisire dell’artista trattato.

E tale disciplina, rigorosa quant’altre mai, eseguita con scienza e coscienza malgrado gli estremi sacrifici corporali e spirituali a cui mi sia dovuto sottoporre, non ha mancato di vessare proficuamente la mia luminosa esistenza, da un lato, si, mondando le mie innegabili plurime carenze e dall’altro sfiancandomi alquanto, tuttavia riempiendomi l’animo di una esaltante freschezza da paragonasi al bicchiere di limpida fresca acqua che viene porto all’assetato dopo ore di estenuante cammino nel deserto sotto un infausto sole.

Come si fà, infatti, a non considerare tutte le testate giornalistiche che hanno riportato le notizie dei fasti del Nostro elogiandone l’estro, la creatività e la lungimiranza?

Qui, per giusta cronaca, trascrivo alcune di esse, le più importanti, o quelle da me reputate tali:

“Qualecefalù”, “Cefalù & Madonie”, “Espero news”, “Madonie notizie.it”, “Madoniepress”, “Murialdo Sicilia.org”, “Madonielive”, “Cefalùsport”, “Il Caleidoscopio delle Madonie report &news”, “Balaram”, “Maroneum…”.

Ne ho dimenticato qualcuna? Ho sbagliato qualche vocale nella denominazione delle stesse? Mi si faccia grazia e si sorvoli.

Debbo continuare? Infastidirei i lettori (ove ve ne siano) e me stesso ricercandone altre?

Non è mio costume. Ritorno al tema, quindi.

Oggi, il Nostro, è un uomo ricercato (fortunatamente per lui non dalla polizia).

Chi lo chiama di qua, chi lo chiama di là, chi di su, chi di giù; e lui, naturalmente e giustamente, ci sguazza in questo vivaio di favorevoli opinioni e di osannanti elogiative congratulazioni, più o meno sincere, come l’anatra nello stagno, come l’ippopotamo nel fiume, come un gallo nel pollaio, per non citare anche l’alligatore nella melma.

E fà bene, perché tiene fermo a mente l’avvertimento che recita: “carissimo amico, brevis est gloria mundi”; o meglio, sostituendo al brevis est” il “sic transit”, si avrà un aforisma più attinente alla realtà del tipo “…carissimo amico, sic transit gloria mundi…”.

E lasciamo pure il termine “amico” e non ripristiniamo il “beatissime pater”, che sarebbe, si, più consono, ma indubitabilmente più gravoso.

Si pensi: nella sua multiforme poliedrica attività artistica il Nostro è stato anche in carcere, ai “Cavallacci” a Termini Imerese, all’ “Ucciardone” ed al “Pagliarelli” a Palermo; oh, intendiamoci, non come convittore, per carità (è un’anima buona, il poeta di cui parlo, che non ha mai fatto male neanche ad una mosca, almeno che io sappia); ma come artista versato nel sociale, che, col suo gruppo, ha portato la poesìa fra i reclusi contribuendo ad una loro spirituale maggiore elevazione.

E meno male che ne sia rivenuto fuori e non l’abbiano fatto prigione, attesa la sua fisionomia per qualche deprecabile verso un po’ patibolare.

Quindi Barracato.

Da diverse fonti, dunque, ho appreso che il mio amico, il bancario, il creatore del rinomato parterre “I narratura”, facente parte di ben altri prestigiosi organismi, il pigmalione di tanti lirici aspiranti al soglio ribalteo, poetici personaggi che, aggregati a lui, hanno intensificato il proprio accesso ad una meritata (o immeritata?) notorietà, ha recentemente conseguito altri prestigiosi premi che deve ancora ritirare in qualche sede di questa nostra democratica nazione nella quale lo Stesso ne ha fatto incetta partecipando ad innumeri concorsi letterari.

Barracato di qua, Barracato di là, di su, di giù (è una ripetizione, questo passo; ma iuvat, come assume il titolo!). Dovunque ti giri vedi la sua faccia apparentemente inespressiva dietro la quale, tuttavia, si cela un illuminato poeta.

Chi mai l’avrebbe detto o pensato, nei lunghi anni in cui abbiamo lavorato assieme in banca, gomito a gomito, che accanto a me vegetasse un genio che si sarebbe rivelato un giorno quale riconosciuto artista nel campo letterario?

Il “genio” è qualcosa che si accosta al divino!

Secondo Emanuele (Kant, intendo! E chi altri se non lui, di vaglia, vi sono?) il “genio” è “…la disposizione innata dell’animo, mediante la quale la natura dà la regola all’arte…”; e continua assumendo che “…il genio è la felice sintesi di immaginazione e intelletto, di spontaneità e di regole non scritte…per cui l’artista gode di assoluta libertà creativa dove l’intelletto è presente, ma non condizionante…lasciando libero il proprio naturale gusto estetico”…

Personaggio geniale, il Nostro, che mi figgo di proporre all’elitario pubblico da cui ho l’onore di essere seguito.

Egli è veramente la scoperta artistica del secolo una gemma nel pagliaio, una fiaccola sotto il moggio (mai più opportunamente a taluno fu attribuita una simile espressione), una cascata lirica di acute osservazioni e sentimenti; e, nel prosieguo, analizzerò minuziosamente il tono elegiaco dei suoi scritti, la valenza delle sue argomentazioni ed i sentimenti che riesce a far scaturire dai suoi encomiabili versi.

L’arcana noesi si coniuga col palese, il dovizioso col povero, il lungimirante con l’imprevidente e vai di questo passo…

Ora, fatta di necessità virtù, debbo mandare avanti questa prolusione con i pochi mezzi intellettivi che l’avara natura ha voluto elargirmi, per quanto gli stessi siano supportati, purificati e sostanziati, grazie all’invocazione preliminare innalzata alla Dea Calliope, che, col suo divino senno, mi ha aperto una epistemologica via da seguire che mi consentirà di adempiere con successo l’impegno assunto.

Quindi proseguo, adesso con più cognizione di causa di prima, infervorato dalle acquisizioni da me raccolte.

Ma… scusatemi…che mi succede?… Di chi sto parlando?…Di Barracato, mi si suggerisce…ma chi mi suggerisce?…E chi lo sa…Barracato?…E chi è costui?…Chi lo conosce?…Chi l’ha sentito mai nominare? …Non me ne ricordo più…Stasera mi pare di avere le traveggole!

Ma che mi son messo a far panegirici senza costrutto?…

E poi, io, spendermi per un estraneo, così senza guiderdone?… Mah!…

Ah, ho capito, mi sono svegliato adesso.

Sicuramente ieri sera avrò mangiato qualcosa di acido…

Pippo Maggiore

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