Il Castello La Grua Talamanca di Carini

1489
Castello di Carini

 

Carini (Pa) – Il Castello La Grua Talamanca di Carini era in origine una roccaforte di avvistamento dei nemici, proprio come la maggior parte dei castelli siciliani sorti in posizioni strategiche. La prima costruzione risale al periodo arabo, anche se non restano testimonianze in tal senso. Le notizie storiche cominciano ad apparire nel periodo normanno (XI-XII secolo) sotto il feudatario Rodolfo Bonello. Nel 1238 la proprietà del castello passa alla famiglia Abate e nel 1397, per volere del re di Sicilia Martino I, la famiglia La Grua acquisisce il castello e con esso la baronia di Carini. Quando l’unica figlia di Umberto La Grua, Ilaria, sposò Gilberto Talamanca, diede origine alla dinastia La Grua Talamanca, da cui prende oggi il nome il castello. La famiglia La Grua Talamanca rimase proprietaria del castello a lungo anche se, dopo la caduta del feudalesimo nel 1812, fu costretta a lasciare la Sicilia per trasferirsi in Francia e il castello, abbandonato, cadde nel degrado. Nel 1975 crolla l’ala ovest e gli eredi decidono di donare il castello al Comune di Carini che agli inizi degli anni ’80, inizia i lavori di restauro. Il castello è noto soprattutto per la storia della baronessa di Carini, Laura Lanza di Trabia, figlia di Cesare Lanza, che viene data in moglie a 14 anni a Vincenzo La Grua Talamanca, appena sedicenne. Non fu un matrimonio d’amore e ben presto Laura, stanca dei continui impegni del marito, trova conforto in Ludovico Vernagallo, amico di famiglia, per il quale nutre una certa simpatia anche prima del matrimonio. I due diventano amanti ma quando il padre viene a conoscenza dell’affaire, va su tutte le furie ed il 4 dicembre 1563 uccide la figlia, dando vita ad uno dei primi delitti d’onore del periodo.

All’aspetto esterno, molto sobrio e austero, tipico del periodo medioevale, si contrappone un interno, molto più colorato. Sebbene il castello sia ancora in fase di restauro, sono molte le parti che si possono visitare, anche con una guida. Di notevole interesse sono le stanze affrescate, che spesso mostrano stili diversi e sovrapposti, a dimostrazione del fatto che nel corso dei secoli sono stati parecchi, i lavori svolti nel castello e gli abbellimenti. La particolarità degli affreschi sta nei colori chiari, pastello, che misti alla luce proveniente dalle ampie finestre, danno un senso di serenità a bellezza. Sulla volta della stanza della baronessa si trova il bellissimo affresco di Penelope ed Ulisse.

Architettura e merlature del castello

Dal punto di vista architettonico, le mura medievali risalgono all’XI e XII secolo. Elementi arabo-normanni sono riscontrabili sulla seconda porta del castello, dove l’arcata a sesto acuto ne prolunga lo slancio. Lo stemma è della famiglia Abbate. I portali sono sormontati da alcuni scudi che rappresentano una gru, allusiva della casata La Grua; altri mostrano tre zolle di terra, probabilmente simbolo dei Chiaramonte. In quello del piano superiore si trova lo stemma dei Lanza-La Grua, caratterizzato da due leoni rampanti.

Piano terra

Entrando a piano terra, si trova una stanza con volta a crociera che originariamente era un muro esterno. Un altro vano, privo del pavimento, mostra le fondamenta di strutture precedenti. Un grande salone è diviso da due arcate a sesto acuto con colonna centrale. Nel lato est del castello si possono vedere: in un locale un lavatoio in pietra di Billiemi; una cappella affrescata a trompe-l’oeil, una statua in marmo che raffigura la Madonna di Trapani.

La cappella gentilizia

Nella cappella si ammira un artistico tabernacolo ligneo del primo decennio del Seicento con colonnine corinzie che scandiscono prospettivamente lo spazio. Un matroneo in legno permetteva la vista dal piano superiore.

Piano superiore

Al piano superiore, all’ingresso di quella che era l’ala quattrocentesca del castello, troviamo un portale marmoreo dove, tra due fenici che rinascono dalle fiamme, c’è la scritta Et nova sint omnia (E tutto sia rinnovato), che è la continuazione di un’altra dicitura presente su un secondo portale marmoreo sempre sul lato sud-ovest dove si legge Recedant Vetera (Sia cancellato il passato), probabilmente collocate quando l’edificio, sotto la direzione dell’architetto netino Matteo Carnalivari, cambiò la sua destinazione d’uso trasformandosi da caserma a dimora signorile (seconda metà del Quattrocento)

Il soffitto ligneo del salone delle feste

Dalla porta accanto si accede al salone delle feste, caratterizzato da un soffitto ligneo a cassettoni, con stalattiti decorate con stemmi nobiliari, salmi dedicati alla Madonna e didascalie allegoriche, tra le quali quella sull’asse centrale: In medio consistit virtus e quelle sulle mensole laterali: Et in estremis labora. Il soffitto ligneo fu realizzato in concomitanza con i lavori di riammodernamento, fatti quando i La Grua Talamanca si imparentarono con la famiglia Ajutamicristo. Un esempio simile si conserva infatti presso il palazzo palermitano della stessa casata, capolavoro dell’architettura gotico-catalana in Sicilia.

Salone delle feste

Il salone delle feste del piano nobiliare è un classico esempio di ambiente quattrocentesco con soffitto ligneo a cassettoni, un camino impreziosito dallo stemma dei la Grua ed ampie finestre. Il soffitto conserva una parte originale dove è visibile una scritta in latino In Medio Consistit Virtus, ovvero Nel mezzo sta la virtù, per indicare che era stata realizzata solo per decorazione mentre è la struttura laterale quella portante. Dalla porta laterale sinistra della sala si entra nella stanza cara alla baronessa di Carini, dove, si narra, avvenissero i suoi presunti incontri con Ludovico Vernagallo.

Le altre stanze

Interessanti sono le stanze affrescate, come quella in cui si trova la pittura murale che ritrae Penelope ed Ulisse. Una scaletta conduce alle cucine. Un vano, infine, merita attenzione perché si caratterizza per le vele e i pennacchi terminanti in pietra di Billiemi di stile gotico-catalano.

Il Comitato direttivo

Giuseppe Buzzotta (Palermo, 1983; vive e lavora a Palermo).

Nel 2008 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Palermo e nel 2011 è tra i fondatori e direttori di L’A PROJECT, centro di ricerca per il contemporaneo a Palermo.

La sua pittura si pone come una ricerca di immagini che cercano l’assenza di separazione tra le cose della realtà. Oltre l’aspetto dualistico, sul confine tra il mondo fisico, reale, e quello simbolico e mnemonico, le opere hanno svariate possibilità di realizzazione tecnica proprio nel tentativo di unificare le espressioni del fare nell’arte. Queste immagini fanno i conti col presente, che è anche intrinsecamente ricordo, giocano col tempo e le sue insensatezze. Il segno trasforma lo spazio vasto, vissuto sempre come cielo, cioè come una vastità entro la quale si osservano fenomeni conosciuti e fenomeni ignoti.

Nel 2016 insegna disegno presso l’Accademia Rosario Gagliardi di Siracusa. Tra i programmi di residenze cui ha preso parte: 2016, International Art Castel, Trivadrum National Gallery, Kerala, India; 2015 Ficarra Contemporary Divan Summer School con Lois Weinberger curata da Lòrànd Hegyi; 2014 Progetto Mandrione#1, Fondazione per l’Arte, Roma; 2013 LET IT GO / Togli il fermo, Colonna Resort curato da Nari Ward e S.A.C.S Museo Riso Palermo; 2010 Real Presence 10 curato da Dobrila Denegri e Biljana Tomic, presso Militar Museum di Belgrado, Rep. Serba. Mostre personali: 2013 Ente da fare, Cripta 747 Torino, Vanishing Point, Gum Studio, Torino; 2012 TERRA COTTA ( E = + ), L’A project space, Palermo; nel 2011 MODULO un progetto con Vincenzo Schillaci curato da Cristian Frosi, Renato Leotta, Diego Perrone, Artissima Lido; 2009 Semper Vivum, audio/video project, RISO, Museo d’arte contemporanea della Sicilia. Tra le collettive più significative: 2015 Le Declinazioni della Pittura curata da Arianna Rosica, Galleria Francesco Pantaleone, Palermo; 2014 Ah si va a Oriente curata da Daniela Bigi, Fondazione per l’Arte, Roma; 2013, Let it go / Togli il Fermo, American Academy, Roma; 2012 Associations Libres, progetto di The Dena Foundation for Contemporary Art, curato da Chiara Parisi e Nicola Setari, exhibition design Christian Frosi e Diego Perrone, La Maison Rouge – Fondation Antoine De Galibert, Parigi.

Daniela Bigi (Roma, 1967; vive e lavora a Roma).

È docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove insegna dal 1997, e co-direttore della rivista “Arte e Critica” e del supplemento “ArteeCriticaCity”. A partire dai primi anni Novanta, dopo essersi occupata di primo Novecento con alcuni studi confluiti nel suo libro Il Teatro delle Arti. Le attività espositive dal 1937 al 1943 (ENAP, 1994) ed essere entrata nella redazione di “Arte e Critica” (1993), si è dedicata con particolare attenzione al dibattito culturale e agli artisti emersi a partire dalla metà di quel decennio, occupandosene attraverso la scrittura di saggi e articoli, l’organizzazione di convegni, seminari e workshop, la curatela di mostre, la realizzazione di numeri tematici di Arte e Critica, in una multidimensionalità di interventi tesa a far convergere la dimensione accademica, la ricerca storica e il lavoro al fianco degli artisti, con incarichi di tipo sia istituzionale che legati all’ambito del non-profit. Ha inoltre ideato e diretto programmi espositivi per istituzioni pubbliche e private, ha preso parte a commissioni giudicatrici e giurie di premi, ha curato residenze e progetti di intervento di artisti nazionali e internazionali in piccoli contesti urbani. In risposta ai modelli globalizzati dell’attività curatoriale, ha scelto di lavorare in una dimensione di ricerca e di produzione in cui l’arte, l’artista e i territori di riferimento fossero al centro dell’indagine e dell’operatività. In tal senso, negli ultimi anni, molta parte del lavoro di progettazione e di curatela lo ha svolto in Sicilia.

Dal 2014 è curatore presso la Fondazione per l’Arte di Roma, per la quale ha ideato un programma di residenze e di mostre dedicato alla scena italiana emergente, una piattaforma di dialogo incentrata sulla verifica delle istanze, delle posizioni poetiche e del sistema valoriale di cui è portatrice la nuova generazione di artisti. È co-fondatrice dell’Osservatorio dell’Accademia di Palermo (2007) e co-direttore artistico delle attività espositive di Palazzo Ziino a Palermo. Dal 2014 cura la Rubrica Arte del supplemento del Giornale di Sicilia “Gattopardo”.

Gabriella Ciancimino (Palermo 1978; vive e lavora a Palermo).

Approfondisce il suo interesse per la storia e la filosofia applicata all’arte frequentando l’Accademia d Belle arti di Palermo (indirizzo Pittura) presso cui consegue il Diploma nel 2004. Negli stessi anni svolge attività giornalistica accompagnata da militanza politica, avviando l’indagine sulle dinamiche relazionali e sulla comunicazione. L’esperienza che considera importante per la sua formazione e lo sviluppo del suo linguaggio è la partecipazione ad alcuni programmi di residenza per artisti in Europa e Africa, tra cui the Research Residency at Centre Culturel Blaise Senghor in Dakar (Senegal) e l’ Expedition 9 / Montagnes du Rif (Rabat, Morocco), Beni – Boufrah Village, Rif Mountains (Morocco). Da anni porta avanti una ricerca sul paesaggio come “luogo” di riflessione e al contempo di salvaguardia della memoria storica e di azione collettiva. Partendo dall’assunto che l’arte ha un ruolo centrale come catalizzatore di cambiamento sociale, ha sviluppato la tendenza a creare opere site-specific coinvolgendo varie comunità in un dialogo sul concetto di resistenza e di libertà applicato alla relazione con l’ambiente circostante. Così il suo studio antropologico è accompagnato dalla ricerca sperimentale, condotta con media differenti come il video, la musica, l’installazione, il disegno, la grafica e la scultura. Ha esposto all’American Academy in Rome (2009-2013), a L’appartement 22 (Rabat, MO, 2010/2012), alla Biennale Benin (2012), Museo Villa Croce (Genova, 2013), al PAV (Torino 2013), alla Kunsthalle Mulhouse (2013, FR), al MACBA (2014 Barcellona), alla Prometeogallery (Milano, 2016), al MMOMA (Mosca, 2016). Ha inoltre preso parte a progetti come Volume 1 project of “Sentences on the banks and other activities”, Darat al Funun (Amman, Giordania 2010) e Working For Change. Project for A Moroccan Pavilion alla 54. Biennale di Venezia (2011).

Le sue opere sono state acquisite da alcune collezioni pubbliche tra cui, Palazzo Riso (Palermo), Museo del Novecento (Milano), Museo Villa Croce (Genova) e Frac Provence-Alpes-Côte d’Azur (Marsiglia, FR).

Valentina Bruschi è storico dell’arte, giornalista pubblicista e curatore. Dal 1999 al 2004 ha lavorato sia al Programma di Arte Contemporanea di The British School at Rome in qualità di Assistant Curator (occupandosi degli artisti in residenza e delle personali di Mark Wallinger, Yinka Shonibare, Martin Creed, Sophy Rickett, Relph & Payne, tra le tante), che alla redazione cultura del quotidiano Il Messaggero. Dal 2005 vive a Palermo dove ha collaborato con l’Assessorato Regionale Beni Culturali per l’avviamento di RISO – Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia e per la definizione del primo nucleo della collezione permanente del nuovo museo. Nel 2008 ha curato la performance di Vanessa Beecroft, VB62, come project manager per la Fondazione G.O.C.A allo Spasimo di Palermo. Ha partecipato al Comitato Scientifico di S.A.C.S (Sportello Arte Contemporanea in Sicilia) di RISO, organizzando diverse residenze, mostre e incontri e ha curato la personale di Marzia Migliora, “Aqua Micans” per la Fondazione G.O.C.A, in occasione della IX Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani) nel 2013. Ha pubblicato numerosi saggi critici per artisti italiani e internazionali in cataloghi e pubblicazioni di settore e continua la collaborazione alle pagine culturali di quotidiani nazionali come Il Foglio. Attualmente è Responsabile Mostre e Ricerca Scientifica al Museo Civico di Castelbuono (Palermo) e cura il progetto di residenza nomade “Viaggio in Sicilia – progetto di Planeta per l’Arte e il Territorio”.

Maria Rosa Sossai è ricercatrice nel campo delle pratiche artistiche e delle politiche dell’educazione. Nel 2012 ha fondato ALAgroup, www.alagroup.org, accademia libera delle arti, un collettivo indipendente che concepisce la pratica curatoriale e artistica come un processo di conoscenza condiviso, che continua la ricerca iniziata nel 2008 con esterno22, www.esterno22.com, un’associazione per l’educazione all’arte. Con ALAgroup, ha curato tra gli altri: “Literary Creation”, sezione della Mediterranea 18 Young Artists Biennale, Tirana. La residenza e il workshop “We+Museum= To Dream a Vision or to Vision a Dream?” degli artisti Driant Zeneli e Valentina Bonizzi presso Campus in Camps a Betlemme. “Un’educazione”, ciclo di laboratori e mostre di artisti italiani e internazionali al FAI – Villa e Collezione Panza a Varese. “Quale Educazione per Marte?” con l’artista Valerio Rocco Orlando. Dal 2013 al 2015 ha diretto AlbumArte spazio | progetti per l’arte contemporanea, associazione culturale non profit di Roma. Ha curato mostre e progetti in gallerie, fondazioni e musei in Italia e all’estero, tra gli altri al museo MAN di Nuoro, agli Istituti italiani di cultura di Istanbul e di Seoul, al Tel Aviv Museum, al SongEun ArtSpace di Seoul, alla Krishnamurti Foundation di Bangalore. A Roma ha collaborato con la Fondazione Pastificio Cerere, l’Istituto Polacco, la Nomas Foundation, the American Academy e la Real Academia de España. Insieme a Laura Cherubini, ha curato la mostra itinerante di Carla Accardi a Toruń, Budapest, Salonicco e Atene.

Scrive per le riviste di arte contemporanea Flash Art, Arte e Critica, Artribune, Shifter, VLNA. Con Torri del vento ( Palermo) ha pubblicato Vivere insieme L’arte come azione educativa nel 2017, con Silvana Editoriale (Milano) Arte video, storie e culture del video d’artista in Italia nel 2002 e Film d’artista, percorsi e confronti tra arte e cinema nel 2009.

Il Castello di Carini ospiterà un centro d’arte contemporanea.

Nasce MOON, progetto legato al territorio: dal 15 luglio le mostre

Un nuovo progetto per il Castello di Carini: un antico maniero che si apre all’arte contemporanea, a spazi reinventati, ad una nuova narrazione internazionale. Alla GAM (Galleria d’arte Moderna) di Palermo è stato presentato “MOON”, nuovo progetto che all’interno della fortezza medievale, grazie ad un recente rinnovamento di sei locali che si trovano a pianoterra, proporrà una nuova piattaforma culturale, strettamente legata al territorio ma, nello stesso tempo, aperta ad una dimensione culturale internazionale.

Ne hanno parlato il sindaco di Carini, Giovì Monteleone, l’assessore comunale alla Cultura Salvatore Badalamenti, Giuseppe Buzzotta, ideatore e direttore artistico del progetto “Moon” e i due membri del comitato direttivo, Daniela Bigi, direttore di Arte e Critica, e l’artista Gabriella Ciancimino.

MOON è un centro d’arte internazionale indipendente, ideato da Giuseppe Buzzotta: ovvero luogo di creazione, sede espositiva, spazio aperto, luogo per residenze, workshop e incontri. Nasce come risposta progettuale all’esigenza del Comune di definire un programma di ricerca dentro il contemporaneo capace di tradursi anche in progetto politico, in termini di possibile incidenza nella vita di una comunità attraverso l’arte.

MOON – spiega Giuseppe Buzzotta, giovane artista palermitano impegnato da tempo nella costruzione di una rete di relazioni europee per artisti – nasce da un’idea sviluppata in un anno, dopo un decennio passato a Carini, alla scoperta del territorio e delle sue potenzialità, ma anche delle criticità e delle aspirazioni”.

Questo è il nuovo corso di Carini – interviene il sindaco della cittadina, Giovì Monteleone – che sta cercando il suo rilancio sul territorio attraverso la cultura”. Forte di oltre 40 mila visitatori ogni anno, “Il Castello di Carini è il punto nevralgico di questo progetto di apertura al territorio e attenzione per i giovani artisti”, spiega l’assessore Salvatore Badalamenti.

MOON agirà come un vero e proprio centro per l’arte contemporanea, cominciando con l’indagare nuove pratiche per rapportarsi all’arte e alla storia e per riposizionarle al centro di un programma di sviluppo di una comunità, come ama sottolineare l’assessore Salvatore Badalamenti, che ha fortemente voluto la nascita di un progetto di respiro internazionale.

Previsto già un cartellone di mostre, seminari e workshop, costruiti dal comitato direttivo formato da Giuseppe Buzzotta. Daniela Bigi e Gabriella Ciancimino; a loro si unisce il board curatoriale composto dallo storico dell’arte e curatrice Valentina Bruschi e dalla ricercatrice e curatrice Maria Rosa Sossai.

Il castello La Grua Talamanca aprirà ufficialmente le porte all’arte contemporanea il 15 luglio, dando avvio ad una programmazione che intende aprirsi su più livelli:

  1. sono previste residenze d’artista con possibilità di produzione. Gli artisti ospiti potranno scegliere o di lavorare all’interno del display mostra, scegliendo di costruire percorsi espositivi in alcuni dei tanti spazi che il Castello offre ai vari piani, oppure di progettare interventi aperti alla cittadinanza, ovvero fondati su ampie modalità di relazione e di condivisione con la comunità cittadina;

  1. dimensione espositiva come territorio di ricerca per gli artisti emergenti.

  2. omaggi ad artisti storici noti e meno noti;

  3. mostre collettive che permettano di indagare questioni condivise da artisti nazionali e internazionali legati da un’appartenenza generazionale;

  4. workshop tenuti da artisti, rivolti soprattutto ai giovani;

  5. programmi di performance, live set, videoscreening;

  6. lectures.

La programmazione inaugurale si articola in tre tipologie di intervento: una mostra/focus dedicata al lavoro dell’artista greca Mary Zigouri, attualmente presente a Documenta14 a Kassel e Atene, conosciuta per le sue performance di grande impatto, che spesso coinvolgono anche il pubblico presente; una residenza con mostra dell’artista romano Gianni Politi, che lavorerà nel piano nobile del Castello; una doppia personale che vedrà confrontarsi gli emergenti Campostabile e Stefania Zocco.

Nei mesi a seguire, a Carini arriveranno anche gli artisti internazionali Ute Mueller e Christoph Meier. Le mostre apriranno i battenti in contemporanea e occuperanno l’estate. Il castello di Carini – che ogni anno tocca i 40 mila visitatori – è aperto ogni giorno, compresi i festivi dalle 10 alle 14 e dalle 16 alle 20. Il biglietto di ingresso (che comprenderà sia la visita del castello che le mostre) varia tra 1,50 euro a 3,50 euro a persona. Ogni sabato sera, ingresso libero ed orario continuato. “Vogliamo che il Castello divenga uno spazio fruibile anche con idee innovative che possano nascere in corsa – dice Daniela Bigi – deve essere aperto ai giovani artisti, una casa da abitare, dove lavorare e produrre”.

Il format cambierà di volta in volta, si procederà quindi, con la libertà, la varietà, le asimmetrie e lo spirito di ricerca del centro indipendente, ma in una cornice, quella del Castello di Carini, che ha tutta la profondità storica e la qualità architettonica di un’istituzione di grande statura, che intende dialogare con le strutture e la comunità artistica internazionale.

L’intento è duplice: da una parte prendere parte al dibattito più attuale interno all’arte contemporanea attraverso la presenza di artisti, critici, curatori e figure di primo piano della scena nazionale e internazionale, dall’altra assumere un ruolo attivo nel programma di crescita culturale del territorio di Carini. Saranno coinvolte le imprese e gli artigiani dell’area, si immaginano collaborazioni, investimenti e nuove forme di sviluppo; è centrale l’idea di un dialogo stretto con le associazioni che lì agiscono da anni, ascoltandone le proposte per immetterle in una prospettiva più ampia di reti internazionali. Nella stessa direzione è in programma la costruzione di percorsi specifici rivolti ai giovani, per sostenerli nel prendere consapevolezza delle loro potenzialità singole e di comunità.

Le residenze d’artista, le mostre, i workshop, le attività performative saranno alcuni dei momenti da sviluppare con la cittadinanza e la scena giovanile, su cui si focalizzeranno i lavori di MOON.

Forte presenza avrà la didattica, nella collaborazione con istituzioni e accademie siciliane e non solo, accogliendo idee e partecipando a progetti indipendenti della scena artistica contemporanea internazionale. Il fine è quello di contribuire attivamente alla definizione di una nuova visione dell’educazione dopo anni in cui questo aspetto centrale della vita dei singoli e delle società ha subito nel nostro paese forti rallentamenti e gravi disaffezioni.

In questo senso MOON condivide con l’Amministrazione l’immagine di una società in cui ogni singolo sappia essere parte critica e riconoscere l’autenticità nelle espressioni artistiche, disponendosi come risorsa al servizio di una comunità che torna a crescere in rapporto alle esperienze dei suoi componenti.

La città di Carini, con la sua storia millenaria, segnata dall’arte, dalle leggende, da risorse naturalistiche e architettoniche, diviene dunque un luogo ideale per alimentare questo dialogo trasversale, etico e politico, a partire dal fare arte e dal progettare insieme intorno all’arte. Il lavoro che si svolgerà a Carini sarà inserito nel più ampio cantiere progettuale che Palermo rappresenterà tra il 2017 e il 2018. La sede di Moon a Palermo, che garantirà questo legame con la città, le sue istituzioni, i suoi artisti, sarà presso A&D, giovane struttura che si occupa di interior design e che ha da tempo aperto le sue porte alle residenze d’artista.

MOON

Castello di Carini

Orari: lunedì-domenica 10 > 14 e 16 > 20

Biglietti: 1,50/3,30 euro.

Sabato sera ingresso libero.

Comitato Direttivo

Giuseppe Buzzotta

Daniela Bigi

Gabriella Ciancimino

Partner istituzionali

Accademia di Belle Arti di Palermo

Accademia di Belle Arti di Siracusa Made Program

Comune di Carini

S.T.

CONDIVIDI