Apre il MuME, uno dei più grandi del Meridione d’Italia

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Il Museo Interdisciplinare Regionale di Messina è un luogo dell’identità ritrovata. Tra Europa e Oriente, ricucito il racconto di duemila anni di storia sconvolta dal sisma del 1908.

Dopo l’anteprima di dicembre consegnati gli ultimi padiglioni con opere dal Medioevo al ‘900. Fra i capolavori assoluti due tele del Caravaggio e due tavole Antonello da Messina

Messina – Città cosmopolita lambita da due mari, porto naturale per i naviganti, transito obbligato per millenni tra Oriente e Occidente e baricentro di interessi culturali ed economici nel mezzo del Mediterraneo, Messina possiede finalmente il suo grande Museo Interdisciplinare Regionale (MuMe) del quale, dopo una prima parziale consegna il 9 dicembre scorso, saranno aperti al pubblico tutti i restanti settori espositivi che definiscono l’articolato percorso medievale moderno, con opere dall’XI secolo fino ai primi anni del Novecento. La cerimonia ufficiale si è svolta sabato scorso alla presenza del Ministro degli Esteri Angelino Alfano, del Presidente della Regione, Rosario Crocetta, del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Giovanni Ardizzone, di esponenti del governo regionale, parlamentari nazionali e regionali e delle massime autorità civili e religiose cittadine. Le sale del MuMe sono state aperte al pubblico gratuitamente dalle 20 fino alle 22.30.

Con i capolavori di Caravaggio, Antonello da Messina, Alibrandi, Gagini, Montorsoli – solo per citare i maestri più celebri – Il MuMe, oggi commisurato alla vastità e al prestigio delle sue collezioni civiche e delle centinaia di opere recuperate dalle macerie di chiese e piazze all’indomani del terremoto del 1908,  non è solo un contenitore d’arte. Piuttosto un autentico luogo d’identità, uno spazio museale di respiro europeo (come documenta la ricca e articolata collezione cosmopolita) dove la comunità siciliana (che lo attendeva da tempo) e quella internazionale – grazie al percorso museografico che ricuce la narrazione e insieme amplifica, integra e completa l’esposizione allestita dopo il sisma alla Filanda Mellinghoff – potrà “sfogliare” la lunga e straordinaria storia bimillenaria di cui Messina è stata protagonista anche nel campo delle arti.

 “Mantenendo fede agli impegni assunti – ha commentato Carlo Vermiglio, Assessore ai Beni Culturali e all’Identità siciliana – abbiamo raggiunto un traguardo importante per Messina grazie alla determinazione e al lavoro sinergico attuato da questo assessorato, dal dipartimento, dalla direzione e dal personale del museo. L’apertura del museo nella sua interezza rappresenta la riappropriazione di un luogo cardine per la storia di questa città, una “patria culturale” che racchiude e racconta l’eredità millenaria di questo territorio, comunicandone i valori, le idee e i tanti protagonisti che, nel passato,  hanno fatto di Messina un centro dinamico tra la Sicilia e l’Europa. Oggi restituiamo  a tutti i cittadini e ai visitatori un patrimonio troppo a lungo negato e, in una prospettiva futura, il museo deve rientrare in una visione strategica in cui la cultura possa essere il lievito della nostra società, ricucendo e mettendo a sistema il patrimonio artistico e traendo da esso modelli innovativi di sviluppo economico e di crescita sociale”.

Il DG del Dipartimento ai Beni Culturali e all’Identità siciliana, Gaetano Pennino, aggiunge: “E’ una promessa   che andava onorata perché dovuta alla città, alla Regione e alla collettività tutta. Siamo orgogliosi di offrire ai visitatori uno dei più bei musei presenti nel Meridione d’Italia che, sono certo, costituirà un’attrattiva di enorme rilievo per tutto il settore culturale, turistico ed economico della Sicilia orientale”.  

Il Direttore del Museo Regionale di Messina, Caterina Di Giacomo, sottolinea il valore socio-culturale della struttura: “Ventisette secoli di storia della città, dalla fondazione nell’VIII a. C. alle soglie del XX, quando la catastrofe tellurica sembrò annientarla, sono narrati nel nostro spettacolare Museo. Nessuna intenzione di farne un archivio della memoria; piuttosto un trampolino di lancio di quella “Messinanuova”, simbolo della ottimistica proiezione futurista, celebrata con la mostra di avvio della destinazione della storica Filanda, fino allo scorso dicembre sede della permanente, e deputata alla ospitalità di grandi eventi. In questi spazi, appena definiti, trova posto una amplissima selezione di opere e manufatti espressione del patrimonio di Messina, avamposto europeo sul bacino del Mediterraneo, dalle impareggiabili peculiarità cosmopolite,  nel quale si contestualizzano, radicando i propri messaggi nella ricettiva cultura artistica locale, i capolavori di Antonello, Montorsoli, Caravaggio, nostri ambasciatori nel mondo”.

Di una “opportunità per il riposizionamento di Messina nel panorama culturale ed economico mediterraneo ed europeo” parla Gianfranco Anastasio, Responsabile dei lavori di completamento della struttura, sottolineando come la consegna alla fruizione di tutto il nuovo museo sia un momento storico che conclude un percorso trentennale. “Gli interventi tecnici, espositivi e di valorizzazione – prosegue Anastasio – predisposti dagli staff interni al museo che si sono susseguiti con continuità negli anni, si sono sviluppati intorno all’idea di museo come “macchina urbana e sociale”, luogo aperto alle complessità del mondo contemporaneo, laboratorio per una rinnovata consapevolezza storica a partire dalle sue eccezionali collezioni artistiche, patrimonio vivo e strumento potente per costruire opportunità declinate al futuro”. Il MuMe è aperto dal martedì al sabato dalle 9 alle 19 (ultimo ingresso ore 18.30); domenica e festivi 9-13 (ultimo ingresso 12.30). Lunedì chiuso. Biglietti: intero 8 euro, ridotto 4. Ingresso gratuito la prima domenica del mese. La Biblioteca è consultabile dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13.30.

Il NuMe

Il Museo Interdisciplinare Regionale di Messina si inserisce in un ampio Parco Museale, che per dimensioni e superfici espositive e operative, si configura come uno dei più grandi del Meridione d’Italia. Ospita circa 750 opere (fra la sezione archeologica, il percorso medievale-moderno e le aree esterne) in un arco temporale che va dalla fondazione della città e fino alle soglie del XX secolo e riunisce  la storica collezione civica del Museo Peloritano e le centinaia di reperti architettonici e opere d’arte di chiese ed edifici storici distrutti dal terremoto del 1908 e faticosamente strappati alle macerie. Una parte di queste opere – circa 250 – sono state sempre esposte negli spazi della ex Filanda Mellinghoff, opificio ottocentesco risparmiato dal sisma e destinato per decenni a sede “temporanea” del museo dove, con il sistema della “rotazione”, venivano esposti periodicamente vari pezzi della grande collezione. La Filanda, all’interno del Parco Museale, sarà adesso destinata a mostre ed eventi temporanei anche in regime di art sharing con altre realtà museali come accaduto di recente con il Mart di Rovereto (“L’invenzione futurista”, nel 2015; e “Mediterraneo, luoghi e miti”, nel 2016) e con la Fondazione Musei Civici di Torino.

Il MuMe si estende, complessivamente, su oltre 17.000 mq, nell’area dell’ex monastero di S. Salvatore dei Greci, attorno al quale è stato concepito e progettato negli anni Ottanta.

La struttura architettonica iniziata nel 1984 viene consegnata nel 1995, ma non risulta idonea alla tipologia delle collezioni e i fondi insufficienti e discontinui per la definizione dell’allestimento in rapporto alle superfici di oltre 4700 mq. Negli ultimi anni, con la direzione della dott.ssa Caterina Di Giacomo – affiancata dai dirigenti delle Unità Operative afferenti al Polo Regionale, arch. Gianfranco Anastasio, responsabile dei lavori di completamento del Museo, arch. Rosario Vilardo, responsabile della Sicurezza e RUP dei procedimenti relativi agli ultimi interventi e  dott.ssa Grazia Musolino responsabile delle Movimentazioni e l’intero organico tecnico e amministrativo- è stato possibile dare un’accelerazione ai programmi finalizzati alla fruizione della struttura – di fatto mai consegnata alla comunità – definendo interventi di adeguamento tecnologico e completamento dei percorsi espositivi grazie a finanziamenti UE e seguenti impegni della Regione. Dopo l’anteprima del dicembre 2016, con la consegna della sezione archeologica e dell’ Ala Nord, per un totale di ca. 2.200 mq di superficie espositiva, vengono adesso consegnati i restanti 2500 mq di allestimenti con opere dal medioevo al Novecento.

Le risorse impegnate per il Museo Regionale di Messina:

1985 > 1994: Euro 7.900.000 (realizzazione nuovo Museo Regionale di Messina)

1995 > 2009: Euro 1.200.000 (modifica spazi)

2014 > 2015: Euro 1.988.800 (Po Fesr 2007-2013: adeguamento e modifica dotazioni e impianti

2016 > 2017: Euro 428.835 (capitoli ordinari – definizione allestimento e impianti, adeguamento percorsi accesso, evento)

 

Rampa Padiglione B, Capitelli (ex Duomo ME) e Crocifisso ligneo di ignoto (XIV-XV sec), Ph Parrinello
Sala Medioevo, Goro di Gregorio, Madonna degli storpi (XIII-XIV), prov. Duomo Messina, ph. Parrinello
Antonello da Messina, Polittico di San Gregorio (dat. 1473), ph. Parrinello
Sala Settecento, ph. Parrinello
Placido Campolo, Ambasceria della Vergine. Sullo sfondo lo Stretto di Messina, ph. Parrinello
la direttrice Caterina Di Giacomo, ph. Parrinello

Corale del 1481 (sezione editoria ‘400)

 

Orari | da martedì a sabato 9-19 (ultimo ingresso 18.30); domenica e festivi 9-13 (ultimo ingresso 12.30). Lunedì chiuso.

B​Iglietti​ | intero euro 8; ridotto euro 4.

Bibilioteca| dal lunedì al venerdì ore 9-13.30

MuMe | Storia di un Museo

Il Museo Nazionale di Messina nacque con Regio Decreto del 26 novembre 1914, a firma del re Vittorio Emanuele. Da allora la Filanda Mellinghoff , deposito delle opere più preziose recuperate dopo il Sisma e via via riadattata a sede museale ha sopperito alle funzioni garantendo la fruizione dei capolavori e di una significativa selezione di opere, pur considerata soluzione provvisoria per le superfici insufficienti ad esporre una quantità proporzionata alla reale entità del patrimonio.

Per riannodare le fila, bisogna risalire all’indomani del terribile terremoto del 1908 che ridusse il centro di Messina ad un unico, enorme rudere. Tra le macerie, furono recuperati migliaia di reperti storico-artistici, così come avvenne per il patrimonio dell’ottocentesco Museo Civico Peloritano, dal 1890 ospitato nell’ex monastero di S. Gregorio: i materiali furono trasferiti nell’area del monastero basiliano cinquecentesco dal 1860, trasformato in caserma militare, e crollato nel Sisma e collocati nelle aree esterne, le famose cataste, in capannoni o sotto tettoie. Dal 1911, l’edificio ottocentesco della Filanda nella stessa spianata, rimasto in piedi e affittato dalla Soprintendenza ai monumenti ed alle gallerie siciliane, ha ospitato opere e manufatti più importanti provenienti dai primi ricoveri nella chiesa di S. Maria Alemanna, dai magazzini generali del Dazio, dai magazzini della Dogana. Lavorarono in maniera convulsa, per impedire i saccheggi, Pasquale Mallandrino, regio ispettore per la provincia di Messina; Ettore Miraglia, allora giovane disegnatore; il soprintendente Antonino Salinas (che avrebbe poi fondato il museo archeologico di Palermo) e l’ispettore onorario Gaetano Columba.

Una prima, sommaria e provvisoria sistemazione si deve ad Enrico Mauceri, direttore dal 1914 al 1923, che riuscì ad inaugurare nel 1922, alla presenza del Principe Umberto, il Museo Nazionale di Messina. Mauceri aveva già previsto, lungo il viale di accesso al Museo, la sistemazione dei grandi capitelli, del pilastro ottagonale di casa Saponara, di stemmi gentilizi ed ecclesiastici, il mortaio con le protomi leonine, la serie di dolii in terracotta, alcuni monumenti funebri e la statua montorsoliana del Nettuno. Nel cortile interno avevano trovato posto, la Vera di pozzo a forma di capitello, allora affiancata dai monumenti di Carlo III di Borbone e Ferdinando II, restituiti all’arredo urbano nel 1973; e i portali rimontati delle chiese di S. Maria La Scala, S. Domenico e Santa Maria di Basicò. Mauceri lascia il Museo nel 1923 e gli succedono Ettore Miraglia (1923 – 1939) e Nicolò Catanuto  (1939 – 1949). Durante la guerra, il Museo fu trasformato dall’Ufficio speciale per i danni di guerra, in alloggio per le truppe tedesche ed inglesi: ingombro di materiali, subì saccheggi e atti vandalici. Sebbene la querelle sulla nuova sede museale fosse già iniziata all’alba del sisma del 1908, era prevalsa, alla fine di decenni tormentati, la convinzione che fosse meglio restaurare la Filanda, una costruzione dalle condizioni statiche ottime e dall’informe prospetto, di 14 stanze intorno ad un verdeggiante giardino-cortile. Nel 1949 giunge al Museo di Messina la nuova direttrice, Maria Accascina che, affiancata dal giovane architetto Nicola Tricomi, avvia un restauro in economia della Filanda. I lavori si concluderanno nel 1954: grazie agli esegui finanziamenti del Ministero e della Regione, la Filanda viene suddivisa in tre settori principali, dedicati a tele, sculture, arti minori e stampe; in seguito si aggiunsero le due salette al primo piano, nell’ex foresteria, per arredi lignei, maioliche e monete.

Maria Accascina si dedicò soprattutto alla riorganizzazione tecnico-amministrativa del Museo, alla catalogazione dei reperti rimasti all’esterno e nei magazzini storici, al recupero e l’inventario dei pezzi musealizzabili, all’eliminazione di pietrame di “scarto”, alla restituzione ai siti di provenienza, di fontane, monumenti e portali. Si pensò anche di “ricostruire” alcuni monumenti: le quattro fontane di via Cardines  (una delle quali fu ricollocata nel 1959), la fontana di piazza Ottagona (ricomposta a piazza Basicò nel ’52), il chiostro della chiesa di S. Francesco (ricomposto nel 1984), il cappellone di S. Gregorio (tuttora nei depositi). Alla Accascina seguirono, dal 1963 al 1972, i direttori Agnello, Scavizzi, Piccione e Consoli: sotto la loro guida, il Museo pian piano decadde sia come struttura (denunciata dal  dossier di Italia Nostra nel 1972) che come organizzazione. Franca Campagna arriva nel 1972 e resta quasi trent’anni, fino 2000, mentre la legge regionale n.80 del 1977 ha trasferito le competenze in materia di Beni culturali alla Regione Siciliana in concomitanza con un primo riordino delle sale. Nel 1984 la direttrice ,con il supporto tecnico dell’architetto Antonio Virgilio, muterà radicalmente gli spazi espositivi sostituendo alla classificazione per generi, fino ad allora adottata, un innovativo sistema storicistico integrato, basato su un percorso cronologico per ambiti culturali, dalla fase bizantino normanna al ‘700 (la carrozza senatoria). Dal 2000 al 2010 sotto la direzione di Gioacchino Barbera, per compensare il trasferimento dei materiali lapidei nella nuova sede, il percorso è stato rimodulato con l’inserimento di altre tele, e un allestimento, pensato per le mostre temporanee, dall’architetto Gianfranco Anastasio.

Il progetto del nuovo Museo

Nonostante il Museo Civico Peloritano distrutto dal terremoto venisse considerato al 5° posto fra gli edifici pubblici da ricostruire, tant’è che già nel 1916 l’architetto Valenti consegnava il progetto del nuovo edificio, in realtà né questo, pur approvato dal Consiglio superiore per i Lavori Pubblici, né quello redatto dall’architetto Dillon (1941), sospeso per la guerra, e che proponeva il restauro del complesso del Monte di Pietà e l’utilizzo dell’area retrostante, furono realizzati.

Nel 1974 il Ministero dei Beni Culturali e la Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d’Arte della Sicilia affidarono il Progetto della Galleria nazionale d’Arte di Messina a Carlo Scarpa e Roberto Calandra. Il progetto, rimase sulla carta per la decisione dell’Assessorato regionale di ricorrere all’appalto concorso, bandito nel 1983.

La realizzazione dell’edificio fu avviata nel 1985, con l’aggiudicazione alle imprese D’Andrea e Edilfer ed il progetto degli architetti Basile e Manganaro, dello strutturista ingegner Fleres e la coll. del professor de Fiore, i fondi regionali furono affidati al Comune di Messina quale Stazione Appaltante, attraverso tre lotti conclusi nel 1994 per un importo di euro 7.900.000.

A partire dal 1995, anno di consegna definitiva dell’immobile all’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, Ambientali e della P.I., si sono susseguiti fino al 2009, interventi di modifica e adeguamento degli spazi interni, delle dotazioni e delle strutture espositive, riconducibili a un Programma coerente avviato da Franca Campagna e progettato da Antonio Virgilio, seppure attuato con interventi parziali e cadenzati sull’esiguità delle risorse di volta in volta disponibili, per un costo complessivo di euro 1.200.000.

Le problematiche tecniche e gli imprevisti sono stati direttamente proporzionali alla vastità e complessità della struttura che insiste su mezzo ettaro di terreno, 17.118 mq complessivi di cui 5337 di area a verde, la sede del nuovo museo interessa una superficie coperta di 4700 mq su due livelli espositivi e un livello seminterrato di circa 3000 mq.

Dal 2010, direttore l’archeologa Giovanna Bacci (2010/2013), che cura il settore Archeologico, Caterina Di Giacomo, allora responsabile U.O. Collezioni ed Esposizione, ha assunto la responsabilità scientifica dell’allestimento in confronto costante con l’arch. Gianfranco Anastasio. L’attuale configurazione del percorso espositivo e il contestuale riassetto delle aree esterne e dei depositi, formalizzato al Dipartimento Beni Culturali nel dicembre del 2012, è il risultato di un processo di elaborazione, sviluppato nell’arco di oltre un decennio, con l’apporto specialistico dei dirigenti e funzionari storici dell’arte afferenti alla struttura museale.

Vengono finanziati con i fondi europei del programma Po FESR 2007/2013, iniziata la direzione di Caterina Di Giacomo i due progetti redatti dall’arch. Anastasio e dal suo staff, il primo, che riguarda i locali storici dell’ex Filanda Mellinghoff di Messina per un importo complessivo € 1.373.518,01 e consente di destinare la sede storica all’accoglienza di mostre temporanee (evento inaugurale la mostra L’Invenzione Futurista con il Mart di Rovereto dello scorso autunno), si avvia il 31.01.2014 e si conclude il 04.03 2015 , il secondo consegnato il 18.03.2014 e concluso il 09.09.2015 ha previsto “Lavori d’integrazione, adeguamento e modifica delle dotazioni e degli impianti Museo Nuovo”, per un importo complessivo € 1.988.800,00.

Lo staff tecnico individuato dal Dipartimento (arch. Giovanni Anastasio, arch. Rosario Vilardo con l’assistenza degli arch. Domenico Crisafulli e ing. Enrico Vita, Impiantista ing. Roberto Sannasardo, Responsabile Sicurezza arch. Antonino Rotella, RUP arch. Daniela Sparacino ) ha lavorato ad un ulteriore step con somme reperite sui capitoli dell’Assessorato Regionale Beni Culturali e sui residui del PO FESR (tot. € 330.000,00) necessarie alla messa a punto e collaudo dell’impiantistica di sicurezza, ed al trasferimento delle opere dalla sede storica della Filanda, sgomberata per consentire la realizzazione della seconda, grande mostra, in collaborazione con il Mart di Trento e Rovereto Mediterraneo Luoghi e Miti Capolavori del Mart evento collaterale alla inaugurazione parziale del nuovo Plesso nell’ambito di una manifestazione dal titolo suggestivo di Varo del Nuovo Museo di Messina, organizzata il 9 dicembre 2016.

Vengono aperti alla fruizione, alla fine di un lungo e complesso iter, il settore archeologico e la significativa, splendida ala nord , nel cuore del percorso , con i settori del Manierismo e del Seicento caravaggesco (oltre 1.970 mq) con straordinario riscontro mediatico e di pubblico.

Oggi si ritiene mantenuto l’impegno con la città per l’apertura, fissata il 17 giugno 2017, dei restanti 2500 mq. mediante ulteriori e definitivi interventi a valere sui capitoli del Dipartimento per un importo totale di € 112.000,00 (staff coordinato dall’ arch. Giovanni Anastasio con l’assistenza dell’ arch. Domenico Crisafulli e dell’ing. Enrico Vita, Impiantista ing. Roberto Sannasardo, Responsabile Sicurezza arch. Rosario Vilardo), mentre si provvede a ultimare lavori di somma urgenza per ottimizzare gli impianti di climatizzazione con l’impegno di tutto lo staff tecnico.

Il Museo oggi

Il Museo oggi mette in mostra l’intero suo patrimonio, alla luce degli ultimi studi, verifiche e attribuzioni, come anche i recuperi resi possibili dagli interventi di restauro, progettati e realizzati con finanziamenti regionali e grazie al concorso di sponsor privati; ogni opera – anche all’esterno – è corredata da didascalie ragionate e da un apparato didattico.

Il MuMe ha già avviato collaborazioni in art sharing con il Mart di Rovereto, con cui ha realizzato alla Filanda, le mostre “L’Invenzione futurista. Case d’arte di Depero” (2015) e “Mediterraneo. Luoghi e miti capolavori dal Mart” (2016); con la Fondazione Museo Civici di Torino, “Il Ritratto Trivulzio di Antonello. Un atteso rientro” (2016): scambio alla pari visto che la tavoletta bifronte di Antonello da Messina, la “Madonna col Bambino e francescano in adorazione” (recto) e “Ecce Homo” (verso), è stata esposta a Palazzo Madama. Il nuovo museo – pur garantendo una superficie espositiva di 4700 mq e un livello seminterrato di circa 3000 mq per depositi, uffici tecnici, biblioteca, archivi e laboratori – è riservato esclusivamente alla collezione permanente, troppo a lungo sacrificata: in tutto 20.000 reperti compresa una ricca sezione archeologico-numismatica, fondi archivistici, librari e monetari.

Il MuMe, un museo cosmopolita

Il plusvalore del Museo di Messina è il cosmopolitismo del suo patrimonio, riflesso di una città nata sul mare, porto naturale, transito obbligato tra Oriente ed Occidente, ma anche baricentro di interessi nel Mediterranei, più incline a scambi con la costa calabra che a contatti con il resto della Sicilia, impediti alla cinta dei monti Peloritani. Il patrimonio del MuMe è costituito da opere per la maggior parte di provenienza “estera”, da realtà (come la Scuole napoletana, romana, toscana, veneta, lombarda) valide ben prima dell’Unità. Ma il percorso inizia da molto più lontano e si intreccia fortemente alla storia della città. Si va dalla sezione archeologica legata alla fondazione greca e alla dominazione romana di Messina – settore curato da Giovanna Bacci – al percorso medievale avviato dalle iscrizioni arabo-normanne del XII secolo provenienti dal Duomo e dall’Annunziata dei Catalani. Punti di forza la Conca di Gandolfo del 1135 – l’unico pezzo analogo è al Metropolitan Museum di New York – e poi i mosaici del XIII, la splendida Madonnina degli storpi, appena restaurata, il suggestivo Crocefisso ligneo tardo – trecentesco. Segue il settore dedicato ad Antonello, alla sua scuola, ai fiamminghi. Fra le novità una sezione sull’editoria fra quattro e cinquecento con preziosi incunaboli e manoscritti illustrati. L’esplosione rinascimentale è rappresentata dall’Alibrandi nella sala a lui dedicata, mentre i temi manieristici continentali preparano la monumentale Piazza del Montorsoli. Quindi la rivoluzione caravaggesca, i due capolavori del genio lombardo, il seguito e la scuola di altissimo livello; nella rampa che conduce al secondo livello elementi marmorei e la collezione di maioliche veneziane della seconda metà del ‘500. Nel piano superiore la produzione artistica interdisciplinare a Messina della seconda metà del ‘600, il box riservato alle Icone realizzate nel diciassettesimo secolo, il ‘700 con l’esplosione rococò della grande sala della Carrozza, un sorprendente ‘800 con la sezione delle stampe di Aloysio Juvara e gli ultimi dipinti a ridosso del Terremoto.

Scrive Federico Zeri sul catalogo del Museo Regionale di Messina (1992): (questo museo, ndr) “…il Museo è la testimonianza di una lunga vicenda di cultura e di arte, incessante stratificazione culturale di cui oggi il poco rimasto, per il terremoto e per tutte le sventure che hanno preso di mira la povera Messina, attesta la ricchezza del patrimonio artistico di una città la più continentale dell’intera Sicilia che, oltre agli agganci a Napoli ed alla Spagna in ragione del l’appartenenza al vicereame, si allarga all’area adriatica sino a Venezia e alla costa dalmata, alle Fiandre.

Il percorso espositivo

Caterina Di Giacomo

Direttore del Museo Interdisciplinare Regionale e Responsabile scientifico del percorso museale

L’attuale configurazione finale del percorso espositivo, declinato e articolato in un ricco tessuto di relazioni fra le diverse discipline artistiche e ampie interrelazioni storiche e di contesto culturale, è il risultato di un processo di elaborazione che si è sviluppato nell’arco di oltre un decennio.

La revisione odierna – prosegue la Di Giacomo – risulta aggiornata alla luce delle risultanze di studi e attribuzioni, della verifica inventariale e archivistica condotta negli ultimi anni sull’intero patrimonio disponibile, nonché dei recuperi resi possibili dagli interventi di restauro progettati e messi in opera dal Museo stesso.

La struttura distributiva generale dell’allestimento si articola intorno ad alcune polarità, snodi tematici dell’intera organizzazione scientifica ed espositiva. Di particolare ed evidente rilievo sono le iscrizioni arabo normanne che avviano il percorso, i capitelli del Duomo, i mosaici trecenteschi , l’area riservata ad “Antonello da Messina”, la grande sala Alibrandesca, la “piazza manierista” con la produzione montorsoliana, la sala “Caravaggio” e l’area dei caravaggeschi, il prosieguo sei e settecentesco contrassegnato da elementi marmorei fortemente caratterizzanti fino alla sala della “Carrozza senatoria”.

Ognuna di queste zone, è stata ridefinita e qualificata in funzione delle esigenze di contesto e continuità storica nell’ordinamento oggi adottato attraverso l’individuazione di otto settori sottolineati cromaticamente dal Medioevo al primo novecento. L’itinerario medievale e moderno, che espone 350 opere, oltre alla significativa sezione archeologica (300 manufatti) è completato dalla significativa collocazione nelle aree esterne e nei piazzali di elementi architettonici provenienti dall’impianto urbanistico preterremoto”.

Museo Regionale di Messina

Allestimento e adeguamento tecnologico (1991 – 2017)

Il sistema storicistico integrato concepito da Franca Campagna (direttore della struttura fino al 2000) si è sempre ritenuto, nel corso della complessiva vicenda progettuale, linea guida del piano espositivo del nuovo edificio. L’attuale configurazione del percorso, assestato nel dicembre del 2012 così come quello del settore archeologico, curato da Giovanna Bacci (direttore 2010/2012) è il risultato di un processo di elaborazione che si è sviluppato, in maniera progressiva con l’apporto specialistico dei dirigenti e funzionari storici dell’arte afferenti alla struttura museale, in continuo confronto con i progettisti responsabili delle scelte museografiche e museotecniche, a partire dal progetto di configurazione spaziale e formale elaborato da Antonio Virgilio. La revisione odierna risulta aggiornata alla luce delle di studi e attribuzioni, della verifica inventariale e archivistica condotta sull’intero patrimonio, nonché dei recuperi resi possibili dai più recenti interventi di restauro.

Progettazione tecnica Responsabilità scientifica

1991/2000 Antonio Virgilio Franca Campagna

2000/2006 Antonio Virgilio Gioacchino Barbera

2006/2010 Gianfranco Anastasio “ “

2010/2017 Gianfranco Anastasio Caterina Di Giacomo

Collaborazioni tecnico scientifiche e procedimentali (1991/2016)

Giuseppa Crimi, Franco Grasso, Maria Amalia Mastelloni, Ugo Mazzola, Grazia Musolino, Luisa Paladino, Maria Pia Pavone, Daniela Sparacino, Antonino Romeo Rubino, Antonino Rotella, Roberto Sannasardo, Rosario Vilardo, Domenico Crisafulli, Lilly Aloisio, Elena Ascenti, Flavia De Domenico, Giovanna Famà, Giuseppa Larinà, Agostino Giuliano, Alessandra Migliorato, Antonella Piazza, Donatella Spagnolo, Enrico Vita.

Ultimi cantieri maggio/giugno 2017

Responsabile Unico del Procedimento Rosario Vilardo

Movimentazioni e restauri Grazia Musolino

Assistenza tecnica Domenico Crisafulli Enrico Vita

Apparati Didattici Lilly Aloisio, Elena Ascenti, Flavia De Domenico, Giovanna Famà, Agostino Giuliano, Giusy Larinà, Alessandra Migliorato, Antonella Piazza, Donatella Spagnolo

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