Al Jolly, che piacere, aver rivisto la… “Rivista!”

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Palermo – Anche stavolta Giovanni Nanfa ha fatto centro. Con pochi ma validi elementi, infatti, è riuscito a creare l’atmosfera di quel genere di spettacolo molto popolare tra la fine degli anni ’30 e la metà degli anni ’50: la rivista. Ma, soprattutto, Nanfa, è riuscito, anche a trasformare in attrici brillanti, le sorelle Francesca e Agata Serio, componenti il duo vocale “Serio Sisters”, specializzate in canzoni vintage e non solo (recentemente si sono esibite con Le Sorelle Marinetti, ndr). Accanto a loro, i “D’Amore Brothers”, al secolo i fratelli Ciccio e Claudio D’Amore, cantanti-attori-ballerini e il giovane comico-fantasista-trasformista, Manfredi Di Liberto. Dopo un’originale e orecchiabile sigla d’apertura, eseguita al piano dal M° Maurizio Tiranno, arrangiatore di tutte le canzoni dello show, ecco la prima scenetta che vede Agata Serio, nel ruolo di una portinaia d’uno stabile litigare con un inquilino (Ciccio D’Amore) perché ritiene che l’uomo usi un linguaggio osceno; finale a sorpresa con l’intervento di Francesca Serio e Claudio D’Amore. Impossibile per il cronista elencare le numerose e riuscite parodie eseguite ma, tra le tante, da segnalare “Carmela è una bambola” e “E Vui durmiti ancora” (quest’ultima rivolta a certi politici). E’ la volta, quindi, di Manfredi Di Liberto nel doppio ruolo di medico e ammalato e dopo alcune gustose divagazioni sulla crisi di coppia, segue una serie di gustose caricature sulla malasanità, il pronto soccorso e vari tipi di medici e pazienti che coinvolge tutti gli attori. Col canto natalizio “Jingle Bells”, si chiude il primo tempo. Lo spettacolo riprende con i fratelli D’Amore che cantano “Just a Gigolo /I Ain’t Go Nobody”, seguito da una gara di ballo; poi Manfredi Di Liberto esegue i suoi fantastici numeri: innamorato di uno… struzzo e alle prese con un figlioletto … di colore; poi, nei panni di un clochard, esegue un 

numero di originali giochi di prestigio.

Le Serio Sisters”, ricordano Giuni Russo, interpretando magistralmente. “Alghero”. Con una divertente satira sui soccorsi alimentari ai terremotati e relativi “doni” offerti da vari politici, si conclude lo spettacolo. Gli artisti, apparsi sulla scena per i saluti finali, ricevono lunghi e scroscianti applausi dai numerosi spettatori divertiti. Indovinata la scelta di Giovanni Nanfa di inserire le canzoni “In riva al Po”, “Si fa ma non si dice” e “Il mio muchacho ha una fattoria nell’Ecuador”, cantate dalle “Serio Sisters” e dai “D’Amore Brothers”, tratte dal film di Mario Monicelli e Stefano Vanzina, “Vita da cani”, del 1950, che vede protagonista, appunto, una compagnia di rivista.

Franco Verruso

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