… Quattro chiacchiere su Franco & Ciccio

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Palermo – In questi ultimi mesi dell’anno che sta per finire, si sono svolte varie manifestazioni dedicate agli indimenticabili Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Ne parliamo col giornalista Franco Verruso, che si occupa di spettacolo ed è un appassionato cultore della celebre coppia che ha conosciuto personalmente e frequentato per alcuni anni. –Si, è vero, ci sono state varie celebrazioni per ricordare questi nostri grandi artisti che, per la verità, ne meriterebbero molte di più. E’ noto, infatti, che i critici del tempo non sono stati benevoli con Franco e Ciccio e, solo dopo la morte, come accade ai grandi, è stato riconosciuto il loro giusto valore artistico. Con notevole ritardo ci si è accorti delle loro grandi potenzialità, anche canore e spesso recitavano a soggetto, improvvisando, come mi riferiva l’attore palermitano Nino Terzo, loro compagno in tanti film. -Parlaci delle manifestazioni. –Non vorrei dilungarmi, quindi, mi limito alle più recenti: dal 14 agosto al 25 settembre, il Sanlorenzo Mercato, in collaborazione con “Cinematocasa”, ha organizzato una rassegna estiva di film dei nostri comici e, ogni lunedì ne proiettava uno preceduto da una mia breve anticipazione, a mezzo stampa, della trama e del cast, evidenziando altri eventuali attori palermitani presenti nel film. A Catania, poi, tra settembre e novembre si sono svolti due convegni su “I Caroselli” e, in quelle sedi, si è ricordata la coppia che aveva pubblicizzato un noto rasoio e una cera per pavimenti. Ancora a novembre, il sindaco Orlando nel consegnare la Pergamena Tessera Preziosa del “Mosaico Palermo”, all’attore Giampiero Ingrassia, figlio di Ciccio, ha evidenziato che Palermo deve molto a Franco e Ciccio e deve molto a Giampiero che torna nella nostra Palermo che vorremmo che lui pensasse essere anche la sua Palermo, com’è stata la Palermo di suo padre. –Infine, certamente la più commovente, è stata la due giorni dedicata a Franco Franchi in occasione dei 25 anni dalla scomparsa. Il 9 dicembre, infatti, a Casa Professa, la stessa chiesa dove si celebrarono i funerali, è stata officiata una messa per ricordare l’attore, alla presenza, tra gli altri, del sindaco e della figlia Maria Letizia. Il giorno dopo, presso la “Piccola Accademia dei Talenti”, la direttrice Simona D’Angelo ha voluto intitolare ai due comici la sala-teatro per dare un’identità artistica al luogo in cui svolge i

suoi corsi di recitazione, per rispecchiare lo spirito di umiltà e professionalità al quale si ispira. In quella sede sono stati trasmessi i video messaggi di Massimo Benenato e Giampiero Ingrassia. -Come hai conosciuto Franchi? -Nel 1950, la mia famiglia, da Bagheria, mia città natale, si trasferì a Palermo e una mattina con mio padre, in Piazza Colajanni, all’Albergheria, notai un gruppo di persone che applaudivano un tale che faceva, la ”posteggia” e imitava perfettamente, nei gesti e nei versi, la gallina e la scimmia, ma anche Totò, Hitler e Jerry Lewis. Poi, accompagnato da alcuni orchestrali, cantava noti motivi; eseguiva degli esercizi circensi e concludeva il numero rifacendo le caratteristiche “abbanniate” dei venditori. Questo attore di strada, dalla “faccia di gomma”, che riusciva ad unire il mento al naso e roteare gli occhi in un modo incredibile, si chiamava, in arte, “Ciccio Ferraù” ed era il futuro Franco Franchi (all’anagrafe Francesco Benenato) che, solitamente, si esibiva in altre piazze della città: Piazza Bellini, Piazza Venezia o dietro il Teatro Finocchiaro. Infatti, quando dieci anni dopo lo rividi, già famoso, avendo girato una dozzina di film con Ciccio, gli ricordai di averlo conosciuto mentre si esibiva in una piazza diversa dalle solite; e, lui, con la caratteristica mimica che lo distingueva, rispose: “Si, effettivamente, quella volta ero in tournée!” Ci rincontrammo nel 1964 e fu ospite ad un mio spettacolo di rivista. Legati da un’istintiva simpatia, quasi tutte le volte che tornava a Palermo, anche con Ingrassia e a volte con Enzo Andronico, ottimo attore-caratterista, ci davamo appuntamento per un caffè e per sapere qualcosa sulla loro attività che non conosceva sosta: teatro, numerosi film, sfarzosi spettacoli televisivi, incisioni di dischi e partecipazioni a varie trasmissioni. Questi incontri durarono fino agli anni settanta, poi si diradarono. L’ultima volta, al Biondo, li vidi con le rispettive mogli; con Ingrassia ebbi una lunga conversazione, in camerino, nel 1994, alla Sala Strehler del Biondo, in occasione dello spettacolo “Don Turi e Gano di Magonza”, e lui interpretava un vecchio puparo. –Quale sarà la prossima manifestazione a loro dedicata? –Il sindaco ha annunciato che nel 2018 sarà inaugurato il “Museo della Maschera palermitana”, intitolata a Franchi e Ingrassia”, per ricordare la celebre coppia ed altri attori divenute maschere espressione di un’intera città. –Ma tu, tra i tanti attori locali, vedi gli eredi di

Franco e Ciccio? –E’ una domanda che mi pongono spesso. -No, ad oggi, sebbene si facciano nomi di alcuni artisti, a mio modesto avviso, non vedo probabili successori. Oggi molti si improvvisano comici, abbozzano logorroici monologhi, realizzano pseudo scenette alla maniera di Franco e Ciccio, riuscendo, a volte, a strappare qualche risata e qualche applauso ma, certamente, non hanno il carisma e l’originalità dei loro più famosi predecessori che, come afferma lo scrittore Andrea Camilleri, non erano artisti volgari, non giocavano sul doppio senso, semmai giocavano sulla surrealtà e il loro gioco era di grandissima classe. Ed io aggiungerei, chi potrebbe ripetere, oggi, lo sketch de “La bilancia”?

Ida Cangemi

Franco Verruso con Franco Franchi
Franco Verruso e Maria Letizia Benenato

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