“Stanze d’artista. Capolavori del ’900 italiano”: Massimo Campigli

1949
“Le spose dei marinai” 1934, olio su tela, Massimo Campigli
“Le Amazzoni” 1928, olio su tela, Massimo Campigli
“Donne con ombrello”, 1932, olio su tela, Massimo Campigli

Roma – “Stanze d’artista. Capolavori del ’900 italiano”, la mostra ospitata dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma dedica a ciascuno uno spazio esclusivo in cui alle opere sono affiancate le parole degli autori, tratte dai loro diari, lettere e scritti teorici o critici, così da offrire un commento critico quale migliore non potrebbe essere provenendo dalla stessa fonte creativa dei capolavori presentati. Biografia di Massimo Campigli.

Massimo Campigli (Max Ihlenfeldt) – Berlino 1895 – Saint-Tropez 1971 – Pittore, scrittore, giornalista. Massimo Campigli (pseudonimo di Max Ihlenfeldt), inizialmente vicino al Futurismo milanese, pubblica sulla rivista “Lacerba” il testo “Giornale + Strada” (1914). Dopo la Prima guerra mondiale, il “Corriere della Sera” lo invia come corrispondente a Parigi, città in cui dipinge da autodidatta esponendo opere che palesano una ricerca già sensibile all’accuratezza dei mezzi espressivi. L’insuccesso della mostra alla Casa d’aste Bragaglia di Roma (1923) è occasione per una riflessione sul proprio lavoro, che lo conduce a sostituire le figure longilinee e stereometriche con personaggi voluminosi e statuari, vicino a quelli di Picasso e Léger. La partecipazione alle mostre itineranti del Novecento, a quelle degli Italiens de Paris, alle biennali veneziane, alle triennali milanesi e alle quadriennali romane incoraggiano la committenza pubblica e privata. Nel 1928 a Roma rimane affascinato dalle figure femminili stilizzate viste al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. La manifestazione di purezza e rigore compositivo di quelle antiche forme ispira le sue donne, archetipiche e senza tempo, inserite in spazi ruvidi dipinti con toni smorzati, rialzati da qualche accento cromatico o dalla biacca. Nel 1931 torna a Milano e nel 1933, in seguito alla distruzione dell’affresco per la V Triennale, sottoscrive il “Manifesto della pittura murale”. La II Quadriennale di Roma (1935) conferma l’affermazione di Campigli, che vince il terzo premio per la pittura esponendo tre opere, “Bagnanti”, “Le nozze” e “Le spose dei marinai”, quest’ultima acquistata dal Governatorato per la collezione comunale. La grande tela è abitata da donne dalle forme poligonali che stanno nello spazio come “in un fortilizio”. Negli anni Quaranta Campigli amplia il suo repertorio ritraendo le figure femminili a teatro, al circo, al ballo, intente a suonare o al telaio (“Teatro”, 1943; “Donne al piano”, 1947). Verso la fine degli anni Cinquanta compie l’ultima svolta guardando all’arte africana e oceanica, di cui è già da qualche tempo collezionista: a partire da forme geometriche elementari concepisce le figure in modo bidimensionale (“Composizione con l’ombrellino”) decorando sfondi e tessuti con losanghe, zig zag e serpentine. Negli anni Quaranta e Cinquanta è intensa l’attività espositiva, che lo conduce a viaggiare tra l’Italia e la Francia, ma anche a New York, a Bucarest, in Olanda. Dal 1949 si reca sempre più spesso a Saint-Tropez dove nel 1960 fa costruire La Fetiche, la villa in cui trascorre gli ultimi anni della vita.

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo

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