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Cefalù (Pa) – Cribbio! Dovevo pur svagarmi in qualche modo! No?!

E così sono andato a teatro. D’altronde non avrei potuto esimermi dal farlo data la mia veste di giurato del concorso poetico in itinere.

Ma, a questo punto, mi è consentito fare delle considerazioni? Mi è permesso sciorinare sul piatto un coacervo dei miei più assillanti problemi contingenti che coartano il mio attuale momento storico? Mi si starà a sentire se metto a nudo i miei lai?

E lasciatemi libero di esprimermi, perbacco!

Ho un cordoglio. Il cordoglio pressante che mi “molce il core” e che mi proviene dal fatto che da alcuni giorni una delle mie due affezionatissime cagne (da me corrisposte del pari), Scilla, meticcia di otto anni di grossa taglia, uscita con la madre dal recinto di campagna (come era solita usare), non ha fatto più ritorno alla greppia provocando un’algìa morale a me ed a tutta la mia famiglia.

Sicuramente sarà rimasta vittima di un cinghiale a quattro zampe di cui la contrada è piena (animale che l’Amministrazione Regionale o Chi per lei, in quanto razza protetta, lascia tranquillamente a piede libero anziché, per contenerne la popolazione predatrice, procedere all’immediato abbattimento di un certo numero di capi o al più umanitario confinamento della specie in siti che ne vietino la libera uscita; il che, questa apparente noncuranza amministrativa, questo incomprensibile ritardo nel provvedere, questa irragionevole indecisione d’intervento spingerebbe a far ritenere che lo Stato prediliga conservare l’animale più che l’uomo; tenute anche presenti, poi, le vipere che vengono disseminate in luoghi montani per la riproduzione!), o, più verosimilmente, caduta ad opera di un cinghiale a due zampe, il più pericoloso tra gli essere viventi, al quale la detta Scilla avrebbe dato fastidio entrando nel suo podere ed inseguendogli gatti od altri animali da cortile.

E di quest’ultima specie di cinghiali a due zampe il mondo è tanto pieno da far scaturire da tempo immemorabile nella mente dei Romani l’abusato concetto che recita in generale “homo homini lupus” ed in particolare “Homo animali lupissimus”.

E se poi, tanto per incrementare il mio cordoglio, a questi infascinosi pensieri ci aggiungiamo anche quegli altri che ci vengono elargiti dalle inadeguatezze dell’odierno vivere sociale (che so, che l’acqua dei rubinetti delle nostre case che paghiamo per potabile, potabile non è, che il cittadino non può in determinati siti operare migliorìe in un proprio immobile perché è tassativamente vietato, che la giustizia nazionale è più lenta di una lumaca, che le tasse, irriguardose, ci spellano vivi senza pietà), a non voler considerare, infine, che io attualmente sono preda di un’afonìa pronunciata che mi si è manifestata due giorni fa e che il medico mi ha tassativamente consigliato di tapparmi la bocca con un cerotto per non parlare, se aggiungiamo tutto ciò nel calderone, dicevo, c’é da preoccuparmi seriamente.

Tanto che ho saggiamente concluso che lo star seduto in poltrona nel mio studio con una coltre lanosa sulle spalle rimuginando i casi miei tribolanti ed aspettando una manna dal cielo che non viene (e se vogliamo proprio dirla tutta e non nascondere nulla, come ho mai potuto sperare, io, tapino, in un aiuto del Cielo per ritrovare la mia Scilla viva e vegeta quando quei poveri ebrei, a Dachau, od a Auschwitz o in altri siti, hanno tragicamente esalato l’ultimo respiro fra tormenti inauditi senza che la Bontà della Creazione li abbia affrancati dalla pazzia di un inumano ed ingeneroso Hitler?) non serve a niente; e che per uscire, o tentare di farlo, dal momentaneo travaglio esistenziale in cui mi dibatto per continuare a sopportare la pur grama giornaliera esistenziale usura m’é d’uopo che in qualche modo mi distragga, che pensi ad altro, che segua una fantasìa, qualunque essa sia, seppure riconosciuta irrealizzabile: insomma, e mi ripeto, bisogna, nel mio caso, rivolgere la mente in altre più sapide direzioni, più piacevoli, naturalmente, e che si rivelino disintossicanti, comunque.

Ma a cosa potrei pensare, porca miseria? Non certo alle latomie di San Callisto, ma certamente a qualche odalisca di passaggio, forse, ottomana o non ottomana che sia, per esempio, od a qualche sinuosa entraineuse, od a qualche irretente danzatrice del ventre insomma, di quelle che i califfi tengono velate ed in completa clausura per le loro invidiabili delizie.

Questo si che sarebbe salutare! Ma qui, ahimè, tutte queste prelibatezze non vi sono. Mancano. Siamo lontani mille miglia dai califfati.

Ed allora, a questo punto, è mestieri accontentarsi di ciò che offre il mercato; e poiché il mercato qui offre cultura ed atteso che la cultura riempia le menti allontanandole dalla prostrazione ed elevandole in virtuose volute pregne di cogitazioni formative, beh, rebus sic stantibus, asserisco che è una fortuna che vi sia un artista della tempra e del calibro di un Barracato a cui appigliarmi, che sappia con i suoi eterogenei spettacoli trarmi dall’immobilismo delle mie tribolate vicissitudini affrancandomi dalla trista depressione che m’ha invaso; un vate che con le sue multiformi culturali iniziative distragga e curi le mie inoculate incertezze aiutandomi a guardare la via da percorrere con maggior serenità di prima.

E così, malgrado il superiormente esposto e curando di non prender freddo, tenuto conto della mia qualità di facente parte (immeritatamente) della Giurìa del Concorso, come ho sopra accennato, mi sono recato ier sera, Sabato 21 Gennaio di quest’anno del Signore 2018, alle cinque della sera (Garcia Lorca con buona pace di tutti non c’entra), al rinomato cittadino teatro Cicero, tempio dello spirito e dell’arte, per assistere alla premiazione dei partecipanti al “3° Concorso Nazionale di Poesìa – LA VITA IN VERSI 2017 – Città di Cefalù”, progetto fattivamente ideato, covato, realizzato e supportato dal poliedrico Amico, ex Collega e concittadino, nonché artista di vaglia nel ramo poetico e letterario, autore di testi musicali, di video e di quant’altro, Antonio Barracato, già sopra da me menzionato, che il Cielo conservi per la magnificazione delle generazioni future; e, ove non lo faccia, mal ne incolga ai mortali ed agli stessi Dei protettori! Amen!

…Sudate o fochi a preparar metalli…! (Claudio Achillini ha visto giusto! Come una premonizione, un vaticinio, al pari d’una Sibilla Cumana, d’una Cassandra, ha capito che nel prosieguo della vita l’alacrità dell’arte non avrebbe mai subìto riprovevoli flessioni.

Siamo già alla terza edizione, quindi, di questa manifestazione che ha visto in brevissimo tempo il centuplicarsi delle adesioni provenienti da tutte le parti d’Italia.

Della quale, cresciuta, appunto, nel decorso di questi ultimi anni, opportunamente sostituendo il termine “calunnia” del testo di Cesare Sterbini musicato da Rossini nella celebre opera “Il barbiere di Siviglia” con quell’altro “rinomanza”, più pertinente al nostro caso e utilizzando alcune frasi della citata famosa cantica, potremmo ben proporre che la coniata “…rinomanza è un venticello… che piano piano, terra terra, va scorrendo, va ronzando… fà stordire e fà gonfiar sino a produrre un’esplosione come un colpo di cannone…un tremuoto, un temporale… che fà l’aria rimbombar…”.

Sic et simpliciter, la realizzazione barracatiana, partendo in sordina come la calunnia dello Sterbini, esplode oggi proprio come un colpo di cannone che fà rimbombare l’aria.

Onore e merito, dunque, al Nostro, che con estremo discernimento ed imperterrita sagacia, da “I Narratura” in poi, ha incentivato le sue iniziative finalizzate non certo ad una personale esaltazione nazionale del tipo “Cicero pro domo sua” (come qualche malevolo ipercritico potrebbe essere indotto a blaterare), bensì ad un ulteriore incremento culturale della nostra città, per quanto, bisogna pure ammetterlo e non celarsi dietro un mignolo, ognuno fà le cose anche per ottenerne un giusto riconoscimento.

In tale oprare, il Nostro, costantemente ed opportunamente favorito dalla lungimiranza del Sindaco del nostro Comune, Rosario Lapunzina (e su ciò ho sempre calcato la penna) i cui proficui intendimenti sono sempre andati nella medesima fattiva direzione divulgativa, per i suoi innegabili meriti è stato e rimane sempre sulla breccia.

La manifestazione si è svolta sotto l’egida dei seguenti Organismi culturali: del prefato gruppo “I Narratura”, dell’ “Associazione Muovi l’Arte”, di cui Antonio è Presidente e Direttore e, naturalmente, sotto l’alto patrocinio del Comune di Cefalù.

La serata, aperta dalla gradevole e timbrata voce della graziosa Serena Noce, giovane affermata cantante che si è prodotta in due momenti musicali (uno dei quali è stato un’anticipazione di un CD che uscirà fra breve) entrambi realizzati su testi dello stesso Barracato e musica di Serafino Barbera (che ha funto anche da chitarra narrante dell’evento oltre che scenografo e tecnico dell’amplificazione), è stata mirabilmente presentata da una pimpante Salva Mancinelli, che, oltre ad essere un giovane donna molto attraente è risultata anche un’esperta consumata conduttrice forgiata da qualche similare esperienza alle spalle.

A metà serata si è prodotta anche Maria Concetta Moreci, con un’ altra canzone il cui testo è sempre di Barracato e la musica sempre del Barbera.

Fotagrafa d’eccezione la brava ed estroversa Salvina Mirenna che ho visto piazzarsi nei punti giusti con la sua fedelissima camera.

Relativamente all’attribuzione dei premi, il Concorso, la cui giuria (composta dai Sigg.: Maria Teresa Rondinella <Presidente>, Antoniella Marinaro, Rita Di Martino, Salvina Mirenna, Antonio Franco, Santa Franco, Pina Granata, Salvatore Mirabile, Anna Laura, Matilde e Santo La Placa ed il sottoscritto) ha dovuto esaminare più di 400 liriche inviate da molte regioni italiane, ha sortito i seguenti risultati:

1) SEZIONE ITALIANO (nell’ordine di classifica)

CIVELLO PALMA (PA) con la poesìa “Clochard” – FLAVIO PROVINI (MI) “Amano i poeti” – PITINGARO CINZIA (C:buono) “Triste Ricordo” ex aequo con ANGELO ABBATE (Bagheria) “L’urlo del terrore”.

-premio speciale giurìa:

ANTONELLA VARA (Bagheria) “Se i sassi potessero parlare” – DOROTEA MATRANGA (Bagheria) “Se un fiore nasce”.

-menzione speciale d’onore:

SABRINA GALLI (Busto Arsizio) “Armonico sussurro” – DE ROMA EMILIO (Pietradefusi) “Quando.” – NADIA PEDRAZZI (Vignola) “Il silenzio” – ANNA MARIA DEODATO (Palmi) “Sotto le vesti” – ANGELA BONO (CT) “Esistenza” – PITRO VIZZINI (PA) “La luna di Elarian”.

-menzione d’onore:

GIULIO BERNINI (Monte Compatri) “Già schiara il cielo” – ELOISI EMANUELE (Cosenza) “Nel giardino dei ciliegi” – PASSACANTILLI FRANCESCO (RM) “La sponda ed altro” – ORIELLA PIVATO (Mestre) “Vento del nord”- TROVATO DANIELA (Acireale) “L’assenza” – MONICA MICHELA CONIGLIO (Petralia Sott.) “Mia amata Cefalù” – SALVATORE BORDINO (PA) “Penelope” – ALBINI DOMENICO (Manciano) “Il mendicante” – ANTONINO CALABRO’ (Aosta) “Eremo” – ANTONINO CAUSI (PA) “Le donne di Aleppo” – MUSTARDINO ANNA MARIA (Montespertoli) “In punta di piedi” – TIZIANA STASI (Crotone) “Lo spirito del mare” – RENATO DI PANE (ME) “Il tempo dei ricordi” – ANGELA DANIELA EVOLI (Augusta) “Barcollando su un filo d’acciaio” – GIUSEPPE MODICA (Ragusa) “Colori” – ROSALBA DI PIETRO (ME) “A Maria Costa poetessa del mare di Messina” – DELL’OGLIO CORRADO (TO) “Magica terrazza di Monreale” – FILIPPA D’IGNOTI PUGLISI (PA) “La strada” – LILIANA MANGANO (Collesano) “Case” – MARCELLO DI GIANNI (Bisaccia) “Un fiore ho amato” – FRANCESCO RIZZA (Gravina di Catania) “Io resto qui” – ANTONIO BIANCOLILLOO (Trani) “Le voglio baciare”.

2) SEZIONE VERNACOLO (nell’ordine di classifica)

FRANCESCO FERRANTE (Terrasini) “Lu gaipuni fa varuttaru” – ANGELO CANINO (Acri) “U chiuavu stuartu” – GIUSEPPE SALVATORE (Casali del Manco) “Se vinne” ;

-premio speciale giurìa:

PIETRO PINZARRONE (Chiusa Sclafani) “Pi tia” – LIA GAETANO (Monterosso Almo) “Terra priziusa” – LA ROCCA GIUSEPPE (Trappeto) “Notti d’Agustu” – ENZA VAZZANA (Cefalù) “A scrima ritta” –

-menzione speciale d’onore:

MANNINO NUNZIATA (Favara) “Si putissi” – PAOLO LANDRELLI (Calabria) “L’urtimu viaggiu” – GALOFARO ANTONIETTA (Castellammare del Golfo) “Matruzza mia” – NUCCIA PINA MANFRE’ (Cefalù) “U me paisi” –

-menzione d’onore:

SCALZI FILIPPO (Caporizzuto) “L’anima canta” – MARSEGLIA FAUSTO (NA) “E vvoce e Napule” – ANGELO ABBATE (Bagheria) “L’amuri pi la poesia” – PITINGARO CINZIA (C.buono) “Lamentu d’un migrante” – AGATA CORSINO (Custonaci) “E’ a vita” – PEPPINO BURGIO (Ragusa) “Chiù scuru di mezannotti” – ANTONAZZO ANNA (CT) “Nui nun semu” – LA SALA LAURA (Marineo) ” Ci su scarpi e scarpi” – JOSE RUSSOTTI (Malvagna) “Lamentu pi Turi, u poeta” – SALVATORE GAZZARA (ME) “Li casuddi di lu pardisu” – GIOVANNI MATTALIANO (PA) “U viculicchiu” – LIVIO NADIA LEONARDA (Sciacca) ” L’acidduzzu” – MALAMBRI’ GIOVANNI (ME) “E p’amuri mori” – MONICA CERRITO E MINUTELLA MAURO (?) “Un gestu d’amuri” – PROVVIDENZA PICONE (PA) “Attenta” – GRECO SALVATORE (Biancavilla) “Cianci u cori” – CITRANO FRANCESCA (Borgetto) “Putissi”.

3) UNDER 18: (nell’ordine di classifica)

LUDOVICA LI PANI “L’amicizia” – CALDARA ILARIA MARIA “Caro diario che mi ascolti” ex aequo con SARA D’ANIELLO “Terra dei morti” – ALESSIA PAOLA “Tempesta” ex aequo con YARI LAURIA “Vorrei”.

-premio speciale giuria:

BANDIERA GIUSEPPE “Che buffa la natura” – IV ELEMENTARE FIGLIE DELLA CROCE “Io vorrei” – SOFIA RUSSO “Tempestosamente adolescenti”.

Oltre ai premi inerenti al concorso e come sopra attribuiti, sono stati consegnati i seguenti riconoscimenti:

Premio alla carriera a Serafino Barbera; Riconoscimento di merito a Serena Noce ed a Maria Concetta Moreci che, come sopra espresso, hanno occupato la ribalta con spazi musicali su testi di Antonio Barracato e musiche di Serafino Barbera. Premio “Sicilia Antica” al poeta Gaetano Lia ed al poeta e scrittore Salvatore Mirabile.

Professionalmente apprezzabili i significativi interventi lettori di Giusi De Pasquale, deliziosa duttile attrice, e di Enzo Giannone, acclarato personaggio teatrale dall’inconfondibile espressivo tono vocale.

Entrambi, adusi alla ribalta, hanno dato voce ad alcuni componimenti poetici premiati in concorso.

Se non sono stato esatto nella elencazione dei premi e dei personaggi si imputi l’inconveniente alla mia senilità considerando il refuso una mera svista e non me ne si voglia.

Assolta la faticosa parte burocratica della manifestazione, lasciatemi volgere un’occhiata in giro per bearmi delle prestanze convenute.

Presenti in sala, gremita sino all’inverosimile, le Istituzioni cittadine rappresentate dal Sindaco Rosario Lapunzina, dall’Assessore alla Cultura Vincenzo Garbo e dalla Consigliera Antoniella Marinaro (già fattivo encomiabile pilastro del nostro Comune); e poi personaggi di spicco dell’arte e della cultura cefaludese e dei Comuni viciniori. Deploro l’assenza ingiustificata della Gallà, sempre adusa agli intrattenimenti culturali ed interlocutrice di vaglia, Consigliera Comunale anche lei, sicuramente impegnata nell’approntamento del lauto pasto serale per marito e figli (o, forse, i miei stanchi occhi abbacinati dalle multiple locali visioni non l’hanno vista, ahimé!).

Fra i molti intervenuti: Santa Franco (scrittrice), Pina Granata (poetessa, reduce da un’ultima prestigiosa premiazione conseguita nella penisola) e Tony Franco (fine dicitore ed affermato scrittore, tutti e tre nella veste di spettatori oltre che in quella di giurati), Rosalia Liberto, Enza Vazzana (una delle premiate); e inoltre le Sigg.re Pina Avanzato e Sylvia Patti, per tutta la serata, quest’ultima, nell’apparente veste di badante dei suoi nipoti nonché elegiaco esemplare della migliore fauna femminile e per altri versi conosciuta e molto apprezzata in manifestazioni che si svolgono all’ottagono di Santa Caterina.

Ed ancora molti degli autori delle liriche in concorso e quant’altri.

Alla fine della manifestazione il pigmalione dell’incontro, l’inscalfibile Barracato, dal sembiante inespressivo ma dalla mente poliedrica, ha offerto agli astanti un elegante momento conviviale con un buffet di ringraziamento (avrà vinto a qualche lotteria per lasciarsi andare ad ingenti spese); buffet che per modestia intestinale io ho subitamente disertato.

E poi, ve lo debbo proprio dire? Alle 19 e qualcosa sono tornato al talamo più moralmente sereno e fisicamente ritemprato.

Dal che ne viene che la cura impostami ha fatto effetto.

Ma di ciò, a voi, che ve ne frega?

Giuseppe Maggiore

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