L’Italia nelle prime carte contenute nei più antichi Codici greci conosciuti

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Lo studio della toponomastica e delle origini dei luoghi attraverso le antiche carte geografiche manoscritte conosciute

Palermo – Come è noto, la cartografia e le carte geografiche, manoscritte dell’antichità, possono fornire un valido contributo alla storiografia dei luoghi e dei toponimi, alla toponomastica, in quanto attraverso una serie di informazioni in essa contenute si può risalire all’età o alla presenza di un luogo, come ad esempio il suo toponimo nell’antichità o la sua approssimativa ubicazione. L’antica cartografia manoscritta rimane una valida testimonianza del passato dei luoghi e della geografia più in generale. Le carte geografiche manoscritte nella antichità sono quelle inserite in alcuni Codici manoscritti, di origine greca, i Codici greci manoscritti, rintracciati nel lontano Oriente dove essi erano stati compilati e trascritti, che a volte contenevano allegati di notevole importanza come mappe o carte geografiche manoscritte (1). Moltissimi di questi Codici, come quello del geografo alessandrino Claudio Tolomeo, erano sconosciuti allo stesso mondo latino che non li aveva mai copiati. Molti di questi codici greci furono rintracciati e riportati nel mondo latino ed occidentale solo agli albori del Rinascimento. Moltissimi dei Codici latini manoscritti come i Codex miniati da monaci amanuensi, forse derivati da antichi codici di origine più antica e greca, sono andati perduti e non sono stati mai del tutto rintracciati. Si sono persi irrimediabilmente alcuni Codici latini come ad esempio parte dell’opera di Sesto Giulio Frontino è stato un politico, funzionario e scrittore romano. Si conservano due sue opere: il De aquaeductu urbis Romae e gli Stratagemata. Questi ultimi sono in realtà com- mentari di una sua opera perduta, il De re militari, e consistono in quattro libri di Stratagemmi militari. L’opera si è conservata nel codice Cassinensis 361 di mano di Pietro Diacono (XII secolo), ritrovato nell’Abbazia di Montecassino da Poggio Bracciolini nel 1429. Come pure il testo originario della Geografia di Strabone. Si sono salvate ed a noi giunte opere di autori latini trascritti poi nei Codex miniati come ad esempio la Mappa Mundi in Historia naturalis di Plinio il Vecchio, una raccolta di 37 libri sui fatti e i fenomeni del mondo (2), ristampato a Firenze nel 1465. Nuovi elementi si aggiunsero nel corso del primo decennio del 1400 quando il testo della Geographia di Claudio Tolomeo, con la sua mappa, venne portato in Italia da Costantinopoli e tradotto in latino (3). Al tempo di Platone (427-347 a.C.), i Greci sapevano che il mondo era sferico, e Aristotile (384-322 a. C.), affermava che fosse anche suddivisibile in diversi ‘Klimata‘ (climi). Nel III secolo a.C., Alessandria d’Egitto, grazie alla sua fornitissima e famosissima biblioteca, divenne un enclave di studi, soprattutto quelli geografici con il suo direttore Eratostene (275-194 a.C.), che scrisse diversi trattati di Geografia tra cui proprio ‘Geographia’, ormai perso.

(Fig. 1) Ricostruzione del ‘Mappa Mundi’ contenuto nella ‘Geographia’ di Eratostene.

L’”Introduzione alla ‘Geographia’ o (Gheografikè ufeghèsis), di Claudio Tolomeo.

Eratostene, nei suoi trattati di geografia, descrisse e riprodusse tutto il mondo allora conosciuto con mappe e carte geografiche costruite e disegnate utilizzando la matematica e la geografia. Eratostene calcolò per la prima volta la circonferenza della Terra, discostandosi di poco dalla sua misura esatta. Il metodo scientifico utilizzato da Eratostene, fu adottato da Claudio Tolomeo (150 a.C., II sec. d.C.), che scrisse un trattato di geografia dallo stesso titolo di quello di Eratostene (forse suo maestro): ‘Geographia’ o Gheografikè ufeghesis. Quella di Tolomeo è la più antica opera superstite e il suo planisfero è una mappa del mondo così come si presume venisse visto e rappresentato nel II secolo d.C. dalla Civiltà Occidentale. Esso venne realizzato sulla descrizione contenuta nel libro di Tolomeo, Geographia , scritto nel 150 circa d.C. Sebbene le mappe autentiche non siano mai state trovate, la Geographia contiene migliaia di riferimenti di varie parti del mondo, con in più le coordinate, le quali hanno permesso ai cartografi di ricostruire la visione del mondo di Tolomeo, quando il manoscritto venne riscoperto intorno al XIV secolo. Quella di Tolomeo è la più antica opera superstite che adoperi osservazioni astronomiche per determinare la latitudine e la longitudine delle località, inserendole così in un reticolato geografico, metodo che l’astronomo greco aveva ereditato dai suoi predecessori d’età ellenistica Eratostene di Cirene ed Ipparco di Nicea, le cui opere originali sono tuttavia disgraziatamente andate perdute. Il planisfero di Tolomeo è una mappa del mondo così come si presume venisse visto e rappresentato nel II secolo d. C. dalla Civiltà Occidentale. In essa Tolomeo tratta, in 8 libri, i principi della geografia, intesa come conoscenza scientifica del mondo abitato (ecumene), le costruzioni – in modo moderno – delle carte, riportando in minuziosi elenchi oltre ottomila luoghi conosciuti con le coordinate geografiche, da cui i buoni cartografi potevano dedurre le originali ventisette carte corografiche, da lui stesso volute, tra cui il planisfero (Fig. 1). Non staremo quì a spiegare i principi innovativi del metodo scientifico utilizzato da Eratostene prima e di Tolomeo dopo. Di sicuro, le prime rappresentazioni su carta del mondo conosciuto all’epoca, sono opera di questi due grandi matematici. Di notevole importanza ed interesse rivestono i loro studi e le carte geografiche che nel medievo ne derivarono a causa dei numerosissimi toponimi che essi elencavano e citavano. Tolomeo elencava 8000 luoghi del mondo classico conosciuto e, quel poco che resta delle sue opere, rimane una testimonianza del passato.

(Fig. 2) Planisfero di Tolomeo  ricostituito dalla ‘Geographia’ del geografo alessandrino Claudio Tolomeo (circa 150 d.C.) nel XV secolo, che mostra la “Sinae” (Cina) all’estrema destra, oltre l’isola di “Taprobane” (Sri Lanka, più grande del normale) e l’”Aurea Cher- sonesus” (penisola del Sud-Est asiatico) (6-8).

(Fig. 3) Claudio Tolomeo, dettaglio dell’Est e del Sud-Est Asiatico nel planisfero di Tolomeo. Golfo del Gange (Golfo del Bengala) a sinistra; penisola asiatica del Sud-Est nel centro; Mar Cinese Meridionale a destra, con la “Sinae” (Cina).

L’Italia nelle carte dei più antichi Codici greci della ‘Geografia’ di Claudio Tolomeo

Tolomeo, lavorò alla biblioteca reale di Alessandria d’Egitto, la più grande dell’antichità che raccoglieva le vestigia della grande Scuola di Atene che purtroppo scomparse in seguito ai numerosi editti dell’Imperatore Costantino I. La biblioteca di Alessandria d’Egitto bruciò, e si dispersero irrimediabilmente moltissimi capolavori dell’antichità classica, alcuni dei quali furono solo in seguito recuperati nei primi secoli del medioevo. Le prime edizioni (rielaborate o ricopiate) della Geographia di Claudio Tolomeo che ci sono giunte, sono della fine del XIII secolo e sono carte bizantine (5). Come è noto, l’unica cartografia pervenutaci dal mondo antico è quella cosiddetta tolemaica, ovvero, alcune carte d’epoca bizantina, contenute in alcuni Codici greci-bizantini della Geographia di Tolomeo. Sono a noi giunte e sono conosciute anche altre carte geografiche medioevali, copie manoscritte delle originarie carte di origine greca contenute nella ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo. Queste carte manoscritte derivano da quelle redatte dal geografo greco e alessandrino Tolomeo e, malgrado queste carte siano annesse ai codici greci e latini conservati sino ai nostri giorni, esse non sono opera sua. Malgrado nessuna delle carte manoscritte annesse ai codici greci e latini conservati sino ai nostri giorni sia opera dello stesso Tolomeo, è lecito comunque ritenere che siano state redatte (dal XI al XV secolo) sulla scorta di dati e di notizie tramandate dal geografo alessandrino: la qualifica di carte tolemaiche è perciò, corretta e pienamente accettabile. L’antico testo della ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo, quasi dimenticata nel mondo occidentale per tutto il medioevo, ma sempre apprezzata tra gli arabi, ritornò in auge nel Rinascimento, allorquando fu rinvenuta a Costantinopoli (l’odierna Istambul in Turchia), dove è conservata e fu scoperta e giunse in Italia e fu conosciuta dal mondo latino-occidentale solo nel 1396, in pieno Rinascimento, grazie a Emanuele Grisolora che la portò in Italia. Un manoscritto greco della Geographia di Tolomeo (Vat. Greco, 177), fu acquistato dal monaco bizantino Maximos Planudes (1260-1310) che riferiva che esso non conteneva mappe, ma soltanto le osservazioni di Agatodemo. Oggi il manoscritto è conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Pare che questo antichissimo manoscritto, fosse stato voluto dall’Imperatore Andronico III ed il patriarca di Alessandria, Athanasios, fece eseguire una copia per l’Imperatore che si trovava a Costantinopoli.

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Le carte geografiche dell’Italia contenute nei codice greci più antichi

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Tabula VI del Codice VIND-HIST (4-13).
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conosciuti

L’Almagià (5), in un suo pregevole studio sulle carte tolemaiche contenute nei più antichi Codici greci conosciuti, scriveva in proposito (11): “Intorno alle carte che corredano la γεωγραφία di Claudio Tolomeo sussistono già da tempo gravissimi problemi che hanno dato luogo a complicatissime discussioni, riaccesisi poi negli ultimi anni, e specialmente da quando il padre Jos. Fischer (16), rese nota l’importante scoperta che, accanto ai codici greci già da lungo tempo conosciuti che contengono 27 carte  (una generale dell’intero mondo conosciuto e 26 carte regionali), esiste un’altra classe di codici contenenti 64 carte, cioè quella generale e 63 generali. Nei codici della prima classe (classe A) le carte si trovano alla fine del testo, o intercalate al libro VIII, in quelli della seconda (classe B), le carte, più numerose, sono inserite di seguito ai capitoli corrispondenti. Dei manoscritti greci finora conosciuti – poco più di una trentina- solo una minoranza è accompagnata da carte.”. Sempre sulla scorta dell’Almagià, apprendiamo che il Cuntz (7), ne indica sette fondamentali, dei quali tre soli contengono carte, e cioè il Vat. Urb. gr. 82 (Figg. 9-10-11-12-13) ed il Ven. Marc. gr. 516, che appartengono alla classe A, ed il Laurenziano XXVIII, 49 della classe B. Recentemente Borri (4), ci illumina su diversi aspetti della cartografia antica. Borri scrive in proposito: “Le predette carte manoscritte hanno avuto notevole influsso sulla formazione delle prime carte a stampa: gli studiosi (tra tutti, relativamente alla carta dell’Italia, Roberto Almagià, C. Capello, e J. Fischer) hanno, infatti, esattamente ed individuato le notevoli relazioni esistenti tra esse.”. E poi aggiunge: “Con qualche semplificazione si ritiene che, in relazione alla regione italiana, sia opportuno prendere in considerazione un ristretto gruppo di carte manoscritte greche (corrispondenti a quelle del Capello C., inserite nel Gruppo 1, Redazione A), e più precisamente quelle annesse ai codici (codex): Urbinate Greco 82 (Urb. 82), realizzato tra il 1000 ed il 1100 (Fig. 3); Laurenziano 626 (Laurent. 626), dell’inizio del secolo XV; Marciano 388 (Marc. 388); Vindobonensis Hist. (Vind. Hist), realizzato nel 1454 circa. Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist),  derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana. Infatti, dalla carta manoscritta annessa al codice greco della ‘Geografia’ di Tolomeo, detto ‘Vindobonensis Hist.’ (Vind. Hist) (Figg. 14-15-16-17), ed altre simili, derivano le tavole manoscritte annesse ai codici latini che,  come si vedrà, “saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (3). Delle carte citate e già ampiamente studiate dagli studiosi di cartografia, presentiamo alcune delle più antiche conosciute e fino a noi giunte, ovvero solo la carta d’Italia annessa al Codice Urbinate greco n. 82 (Figg. 6-7-8-9-10-11-12-13) ) e, la carta detta ‘Mappa mundi’ di Agatodemo, annessa ad un codice conservato nel Monastero greco-ortodosso di Vatopedi in Grecia (Figg. 4-5). La prima è conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana mentre la seconda è conservato al British Museum di Londra.

(Fig. 4) La ‘Mappa mundi’ di Agatodemo rappresentante il ‘Planisfero’, contenuta (probabilmente) in un Codice manoscritto greco della ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo, del XIII secolo, rinvenuto presso il Monastero di Vatopedì, sul Monte Athos in Grecia ed attualmente conservata al British Museum di Londra. Particolare che mostra l’ecumeno (il mondo abitato e conosciuto) della penisola italiana ed il Mare Mediterraneo.

(Fig. 5) Mappa mundi di Agatodemo rappresentante il ‘Planisfero’, contenuta (probabilmente) in un Codice manoscritto greco della ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo, del XIII secolo, rinvenuto presso il Monastero di Vatopedì in Grecia ed attualmente conservata al British Museum di Londra. Particolare che mostra l’ecumeno (il mondo abitato e conosciuto) della penisola italiana ed il Mare Mediterraneo.

La carta d’Italia annessa al Codice Urbinate greco 82, conservato alla BAV (10-11).

(Fig. 6) Il Codice Urbinate greco 82, tratto dalla Biblioteca digitale della BAV

(Fig. 7) Il Codice Urbinate greco 82, tratto dalla Biblioteca digitale della BAV

(Fig. 8) L’‘Ecumene’ tratto nel Codice Urbinate greco 82 alla Biblioteca Apostolica Vaticana

Delle carte citate e già ampiamente studiate dagli studiosi di cartografia, presentiamo alcune delle più antiche conosciute e fino a noi giunte, ovvero solo la carta d’Italia annessa al Codice Urbinate greco n. 82, della ‘Geografia’ di Tolomeo (Figg. 6-7-8-9-10-11-12-13). Per prima cosa dobbiamo dire che il Codice greco-bizantino detto Urbinate greco 82 (Figg. 6-7), è stato classificato e chiamato Urbinate in quanto esso è appartenuto alla Biblioteca di Federico da Montefeltro Duca di Urbino. Poi in seguito, il manoscritto è stato acquisito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana. La sua origine è antichissima. L’Almagià (5) che, dopo il Cuntz (7) aveva pubblicata la carta d’Italia (Figg. 9-10-11), scrive in proposito: “Il più antico codice greco conosciuto della Geografia di Tolomeo. La doppia facciata del codice misura circa cm. 54 x 84″. Sempre sulla scorta dell’Almagià (5), in un suo pregevole studio sulle carte tolemaiche contenute nei più antichi Codici greci conosciuti, apprendiamo  che il Cuntz O. (7), ne indica sette fondamentali, dei quali tre soli contengono carte, e cioè il Vat. Urb. gr. 82 ecc…Stessa cosa scrive in seguito il Borri (4), che ci illumina su diversi aspetti della cartografia antica. Borri scrive in proposito: “Con qualche semplificazione si ritiene che, in relazione alla regione italiana, sia opportuno prendere in considerazione un ristretto gruppo di carte manoscritte greche (corrispondenti a quelle del Capello C., inserite nel Gruppo 1, Redazione A), e più precisamente quelle annesse ai codici (codex): Urbinate Greco 82 (Urb. 82), ecc..”. Scrive sempre l’Almagià (5-11) a riguardo che: “L’Urb. gr. 82, già ascritto al XIII secolo, viene riportato dal Cuntz (7), e dall’Heiberg all’XI secolo. E’ pertanto il manoscritto più antico che si conosca dell’opera tolemaica, e la sua importanza fondamentale è oggi da tutti riconosciuta.”. Quindi, secondo il Cuntz (7), questo antico codice greco-bizantino, sarebbe stato realizzato tra l’anno 1000 ed il 1100. Il Cuntz (7) ha inoltre mostrato che per i toponimi contenuti e per la fattura, le carte manoscritte in esso contenute, come questa, la loro esecuzione, potrebbe essere collocata intorno al XI secolo. In ogni caso, il tipo del disegno rivela un’altra antichità. Il codice Urbinate greco 82 è tra un ristretto gruppo di carte manoscritte greche (corrispondenti a quelle del Capello (6), inserite nel Gruppo 1, Redazione A), quella dell’immagine annessa al Codice Urbinate Greco 82 (Urb. 82). Sempre l’Almagià (5), scriveva in proposito: ” Nelle Tavole I e Ibis, sono riprodotte le carte dell’Italia del Codice Urbinate greco 82, che appare in sostanza, anche per la parte cartografica, di gran lunga il più auterevole fra i codici greci finora conosciuti della “Geografia” di Tolomeo, ed è probabilmente il primo, fornito di carte, che sia giunto in Italia (3).” Poi l’Almagià (5) alla nota (3) aggiunge: “Il codice è su pergamena: i fogli misurano circa cm. 37 x 42, ma le carte occupano spesso un foglio doppio. Per la descrizione delle carte in generale si veda il Dinse I, pp. 385-88 (16).”. Oggi questo codice manoscritto viene conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana a Roma. I toponimi che figurano scritti con caratteri greci andrebbero ulteriormente indagati (10-11). Riguardo ai codici greci, ecco ciò che scrive la Treccani: “I codici più antichi, tutti del sec. XIII, sono conservati a Copenaghen (Universitetsbibl., Fabr. Havn. gr. 23), a Roma (BAV, Urb. gr. 82) e a Istanbul (Topkapı Sarayı Müz., Const. Ser. gr. 57). L’affascinante ipotesi avanzata da Diller (1940, p. 66) che il codice di Istanbul sia la copia che Planude teneva per sé mentre il codice Vaticano, di raffinata fattura, sia quella realizzata per l’imperatore Andronico II, necessita forse di essere ulteriormente dimostrata.”. Di questa interessantissima carta manoscritta, datata intorno all’anno 1000 (XI secolo), pubblichiamo le immagini tratte dal manoscritto originale digitalizzato, conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana a Roma. Sul sito: https://digi.vatlib.it/mss/detail/178029, si può leggere la scheda relativa al Codice greco Urbinate 82, dove si legge: che la sua collocazione è 1r-110r, dal seguente titolo in greco: “ΚΛΑΥΔΙΟΥ ΠΤΟΛΕΜΑΙΟΥ γεωγραφικῆς ὑφηγήσεως”. Nella scheda leggiamo un sommario: “Ptolemaei Claudii Geographia cum scholiis, tabulis et capitum indicibus, adiectis Agathodaemonis tabulis hexametrisque in geographicas tabulas Agathodaemonis.”. Mentre, nelle note leggiamo: “Fol. 1 ΚΛΑΥΔΙΟΥ ΠΤΟΛΕΜΑΙΟΥ γεωγραφικῆς ὑφηγήσεως cum lemmatis et scholiis ex eadem antiqua manu, et nonnullis autem ex manibus recentioribus. Praeit index capitum: Τάδε ἔνεστιν ἐν τῶ πρώτω, et sic in ceteris libris. Clauditur I liber fol. 10 subscr. ΚΛΑΥΔΙΟΥ ΠΤΟΛΕΜΑΙΟΥ γεωγραφικῆς ὑφηγήσεως τὸ πρῶτον. Inscriptio nempe et numerus librorum fine cuiusque libri iteratur, uti in vetustis codicibus. Deinceps reliqui libri usque ad VII, inter quem et VIII habetur orbis terrarum coloribus pictus, qualis erat Ptolemaei temporibus notus. Fol. 61 inc. liber VIII una cum tabulis geographicis XXVI splendide depictis, Europae scilicet Africae et Asiae. Fol. 109, infra subscriptio, quae uti titulus schematum, quae sequuntur, inest etiam in aliis codd.: Ἐκ τῶν Κλαυδίου πτολεμαίου γεωγραφικῶν βιβλίων ὀκτῶ (sic) τὴν οἰκουμένην πᾶσαν ἀγαθὸς δαίμων ἀλεξανδρεὺς μηχανικὸς ὑπετύπωσα. De Agathodaemone, qui primus saec. VI orbem a Ptolemaeo descriptum schematis expressit, (cf. FABR. H. Tom. V p. 272). Fol. 110 (Hexametri VII in Geographicas tabulas Agathodaemonis) litt. codici coaevis.”. La carta in questione è interessantissima oltre che per la sua datazione, ma anche e soprattutto per la sua origine probabile bizantina e per i numerosi toponimi che ivi sono citati. Essa andrebbe ulteriormente indagata.

(Fig. 9) Tavola Sesta d’Europa che raffigura l”Italia, contenuta nel Codice “Urbinas Graecus 82” (Urb. gr. 82), il più antico codice greco conosciuto della ‘Geographia’ di Tolomeo. L’immagine è tratta dalla Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana (5-10-11).

(Fig. 10) Tavola Sesta d’Europa che raffigura l”Italia, contenuta nel Codice “Urbinas Graecus 82” (Urb. gr. 82), il più antico codice greco conosciuto della ‘Geographia’ di Tolomeo. L’immagine è tratta dalla Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana (5-10-11).

(Fig. 11) Tavola Sesta d’Europa che raffigura l”Italia, contenuta nel Codice “Urbinas Graecus 82” (Urb. gr. 82), il più antico codice greco conosciuto della ‘Geographia’ di Tolomeo. L’immagine è tratta dalla Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana (5-10-11).

(Fig. 12) Particolare delle coste meridionali dell’Italia nel Codice Urbinate greco 82, il più antico Codice greco conosciuto della ‘Geographia’ di Tolomeo. L’immagine è tratta dalla Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana (5-10-11).

(Fig. 13) La Sicilia nel Codice Urbinate greco 82, il più antico Codice greco conosciuto della ‘Geographia’ di Tolomeo. L’immagine è tratta dalla Biblioteca digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana (5-10-11).

Il Codice greco del monastero di Vatopedi, il secondo conosciuto (11) 

(Fig. 18) L’Italia nel codice greco Vatopedi (XIII sec.), pag. LXXIII tratta dal testo di Langlois (18).

Intorno alle carte che corredano la γεωγραφία di Claudio Tolomeo nei manoscritti greci finora conosciuti – poco più di una trentina – solo una minoranza è accompagnata da carte. Di queste carte finora a noi giunte e conosciute, vi è la ‘Mappa Mundi’ (Figg. 4-5), manoscritta a foglio singolo detta ‘di Agatodemo’ rappresentante il Planisfero del mondo conosciuto, annessa probabilmente ad un antico codice greco del XIII secolo della ‘Geographia’ del geografo alessandrino Claudio Tolomeo, rinvenuto nel Monastero di Vatopedì (Monte Athos in Grecia), è oggi conservato al British Museum di Londra. Le immagini delle Fig. 4-5, illustrano il particolare che mostra la penisola italiana ed il Mare Mediterraneo, tratte dalla Tavola n. 1 del Codice, ovvero la Mappa Mundi o Planisfero.  Agatodemo o ‘Agathodaemon’ (in greco antico: Ἀγαθοδαίμων), fu un cartografo egiziano. Nativo di Alessandria, noto studioso o disegnatore di alcune carte o mappe della ‘Geografia’ illustrata del geografo alessandrino Tolomeo. Altre mappe si trovano allegate a diversi manoscritti di Tolomeo. Stando a quanto afferma l’Almagià (5), che sulla scorta del Cuntz (7) affermava che questo Codice, il manoscritto del monastero di Vatopedi (Athous Vatoped.), è un codice greco della classe A (27 carte), è perciò secondo in ordine di antichità fra i codici conosciuti:  “Altri codici importanti della classe A (27 carte) sono il manoscritto in greco-bizantino del monastero di Vatopedì (Athous Vatoped.) della fine del secolo XIII o del principio del seguente, e perciò il secondo in ordine di antichità fra i codici conosciuti, già riprodotti fotolitograficamente dal Langlois: esso deriva secondo il Cuntz (7) dall’Urb. 82.”. Sempre l’Almagià (5), nel suo pregevole studio, scriveva in proposito: “Le carte d’Italia nel cod. Vatop. Athous sono del tutto simili per contenuto e disegno, per quanto molto trascurate, specialmente quelle della Penisola, nella quale si notano molti rettangoli di città senza il nome (soprattutto nella Magna Graecia, ma anche altrove): la carta appare perciò non finita. La carta della Sicilia e Sardegna è più accurata ma di tipo e forma identica all’Urb. 82, da cui deriva.”. La carta detta ‘Mappa mundi’ di Agatodemo, annessa ad un codice conservato nel Monastero greco-ortodosso di Vatopedì in Grecia (Figg. 4-5), è conservato al British Museum di Londra. Il manoscritto della ‘Geographia’ è conservato a tutt’oggi nel monastero di Vatopedi sul Monte Athos in Grecia. Sfortunatamente è stato semidistrutto dai monaci che non disdegnavano di vendere pagine sciolte ai collezionisti, per cui la mappa del mondo è andata a finire al British Museum, e due o tre altre mappe si trovano ora a Leningrado. Il monaco bizantino Maximos Planudes (1260 – 1310), collezionista di manoscritti classici, dopo molte vicissitudini, riuscì ad acquistare un manoscritto della ‘Geographia’ che attualmente si trova nella Biblioteca Vaticana (Vat.gr.177). Tra le numerose opere che scrisse, vi è la traduzione in latino che fece della ‘Geographia’ di Tolomeo che riscoprì nel convento di Chora a Costantinopoli dove visse. Come lui riferisce, il manoscritto non conteneva mappe, ma soltanto le osservazioni che Agatodemo lasciò su come aveva realizzato la sua mappa del mondo. Massimo Planude (Maximos Planudes) era così soddisfatto di questo ritrovamento da celebrarlo in esametri. Con altri versi egli ci informa di come si decise a realizzare lui stesso una mappa. Ciò fece un gran rumore tanto che l’Imperatore Andronico III espresse il desiderio di avere per sé una copia del ‘Geographia’ con le mappe. Athanasios, patriarca di Alessandria (forse mio avo), che si trovava allora a Costantinopoli, fece eseguire una copia per l’imperatore e Planudes celebrò ancora l’evento con altri esametri. Siccome il manoscritto originale di Planudes con le sue mappe non è stato ancora trovato, non possiamo dire niente di definitivo circa le mappe originali della Versione A. C’era anche un grammatico con lo stesso nome di Agatodemo, il quale alcune lettere esistenti di Isidoro di Pelusio sono stati affrontati nel V secolo Alcuni storici pensano che sia l’Agathodaemon di Alessandria in questione. Altri autori, tuttavia, considerano il delineatore della mappa un contemporaneo di Tolomeo nel II secolo, che cita alcune mappe o tabelle (πίνακες), che sono coerenti nei manoscritti in quantità e temi con l’Agathodaemon di Alessandria. Diversi errori, nel corso del tempo, è apparso sulle copie di Agathodaemon di mappe Alessandria, Nicholas Donis, un monaco benedettino che ha vissuto intorno al 1470, restaurato e corretto queste copie, sostituendo i nomi originali in latino in greco antico. Le sue mappe sono allegate al manoscritto Ebneriano di Tolomeo. Sono gli stessi in numero e sono praticamente nella stessa sequenza di quelli di Agatodemus (17). Riguardo ai codici greci, ecco ciò che scrive la Treccani: “I codici più antichi, tutti del sec. XIII, sono conservati a Copenaghen (Universitetsbibl., Fabr. Havn. gr. 23), a Roma (BAV, Urb. gr. 82) e a Istanbul (Topkapı Sarayı Müz., Const. Ser. gr. 57). Da questi tre codici ha origine la c.d. redazione A, inizialmente con ventisette carte, a cui appartengono altri otto manoscritti greci; tra questi vanno citati almeno quelli dell’Athos (Vatopedi, 655) e di Venezia (Bibl. Naz. Marciana, gr. 516), ambedue degli inizi del XIV secolo. Il secondo non presenta l’orbis terrarum tradizionale ma, alla c. 4v, compare il cosmo, di forma circolare, con Sole e Luna che intersecano la circonferenza; uno spicchio è l’ecumene, raffigurato in forme e modi che, forse tramite Cosma Indicopleuste, risalgono alla c. greca.”. Nell’edizione del Langlois (18), in questo codice antichissimo, scritto in greco-bizantino, l’Italia ci pare rappresentato nelle pagine LXXI, LXXII, LXIII, LXIV, LXV.

Gli altri codici antichi conosciuti, contenenti carte geografiche dell’Italia

Dall’Almagià (5), apprendiamo che altri codici importanti della classe A (27 carte, ovvero una è la ‘mappa munti’ o planisfero e le altre 26 sono carte regionali), è il Paris gr. 1401 del sec. XIV o XV; il Codice Flor. Laurent. conventi soppressi 626 e il Codice Venet. Marc. gr. 388, entrambi del secolo XV e derivanti pure, direttamente o indirettamente dall’Urb. gr. 82.  Alla classe B (cioè composti da 64 carte), appartengono invece il Codice gr. D. 527 (997 nel Catalogo di Martini e Bassi) dell’Ambrosiana di Milano, del secolo XIV e perciò coevo del Laurenziano; il Londinensis Burney 111, ascritto al secolo XV; il Codice gr. 27 della Biblioteca del Serraglio di Costantinopoli, pure del secolo XV, e infine il Vat. Urb. gr. 83, che è di tutti questi il più recente, e probabilmente copia tardiva del codice milanese (Dinse I, 384).

(Fig. 19) Codice greco Vaticano Urbinate greco 83.

La carta dell’Italia annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VIND-HIST (Figg. 14-15-16-17) (14).

(Fig. 14) Tabula VI del Codice VIND-HIST (4-13).

La carta d’Italia annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VIND-HIST o Codex Vindobonensis, della Geografia di Claudio Tolomeo, la cui copia tradotta in latino è stato realizzata nel 1454 circa e, conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek di Vienna (4-13), contiene questa carta d’Italia manoscritta in greco (Figg. 14-15-16-17). La carta d’Italia annessa e contenuta in questo antichissimo codice greco di derivazione tolemaica è probabilmente più antica. La carta del codice VIND-HIST è molto simile al codice Urb. gr. 82 (Figg. 9-10-11-12-13) ed è probabile che anche questa carta, come il suo codice, risalgano ad un periodo che va dal XII al XIII secolo. Il manoscritto di Tolomeo a Vienna è uno dei più belli di tutti. Le mappe ad essa annesse, per un totale di ventisette, comprendono una mappa generale, dieci mappe dell’Europa, quattro dell’Africa e dodici dell’Asia. Tutti sono colorati, con l’acqua rappresentata dal colore oro, le montagne dal rosso o arancione e il terreno in bianco. I climi, i paralleli e le ore del giorno più lungo dell’anno sono contrassegnati sul margine destro delle mappe e i meridiani sui margini superiore e inferiore (13). Il Borri (4), scrive in proposito: “Le predette carte manoscritte hanno avuto notevole influsso sulla formazione delle prime carte a stampa: gli studiosi (tra tutti, relativamente alla carta dell’Italia, Roberto Almagià, C. Capello, e J. Fischer) hanno, infatti, esattamente ed individuato le notevoli relazioni esistenti tra esse.”. E poi aggiunge: “Con qualche semplificazione si ritiene che, in relazione alla regione italiana, sia opportuno prendere in considerazione un ristretto gruppo di carte manoscritte greche (corrispondenti a quelle del Capello C., inserite nel Gruppo 1, Redazione A), e più precisamente quelle annesse ai codici (codex): Urbinate Greco 82 (Urb. 82), realizzato tra il 1000 ed il 1100; Laurenziano 626 (Laurent. 626), dell’inizio del secolo XV; Marciano 388 (Marc. 388); Vindobonensis Hist. (Vind. Hist), realizzato nel 1454 circa. Un’attenta osservazione dei contorni, disegno orografico, ecc.., ci consente di affermare che dai predetti codici greci (ed in particolare dal Vind. Hist),  derivano le carte annesse ai codici latini che, come si vedrà, saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana. Infatti, dalla carta manoscritta annessa al codice greco della ‘Geografia’ di Tolomeo, detto ‘Vindobonensis Hist.’ (Vind. Hist), ed altre simili, derivano le tavole manoscritte annesse ai codici latini che,  come si vedrà, “saranno la fonte delle prime carte a stampa della penisola italiana.” (3).

(Fig. 15) L’Italia nel Codice greco Codex Vidobonensis Historia (Vind-Hist). L’immagine è tratta dal Borri (4-13).

(Fig. 16) L’Italia nel Codice greco Codex Vidobonensis Historia (Vind-Hist). L’immagine è tratta dal Borri (4-13).

(Fig. 17) Particolare delle coste meridionali dell’Italia tratto dalla Tav. VI della carta dell’Italia nel Codice greco Codex Vidobonensis Historia (Vind-Hist), particolare delle nostre coste. L’immagine è tratta dal Borri (4-13).

Dopo questo codice, tra i codici latini a noi noti e conosciuti che conservino l’originario tipo greco, vi è il Codice Laurenziano XXVIII, 49, che è il codice più autorevole della classe B e di cui parleremo nell’altro nostro studio ivi pubblicato: “I Codici latini conosciuti e manoscritti, redatti prima della stampa dei ‘Cosmographia’”. 

Note bibliografiche:

(1) Attanasio F., “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”, 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.- Feb.,1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; ” Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, rivista “I Corsivi”, Sapri, 1987, p. 9-10; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, Rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16; “Analisi sull’Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998.

Redazione e cura della pagina web: https://saprirovinata.wordpress.com/

(2) Plinio il Vecchio, Historia naturalis, 70 d.C., circa, Napoli, Biblioteca Nazionale, MS, V. A.,3., ristampato a Firenze nel 1465.

(3) I.G. De Agostini, Mostra tenutasi a Milano: Segni e sogni della terra – il disegno del mon- do dal mito di Atlante alla geografia delle reti, ed. de Agostini, 2001, p. 56.

(4) Borri A., L’Italia nell’antica cartografia, 1477-1799,  ed. Priuli e Verlucca, Torino, 1999.

(5) Almagià R., Monumenta Italia Cartographica, ed. I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore.

(6) Capello F.C., Descrizione degli itinerari alpini di Jaque Signot, Codici e stampe dei secoli XV e XVI, ed. Rivista Geografica italiana, vol. LVII, 1950.

(7) Cuntz O., Die Geographic des Ptolemaus, Berlino, ed. Weidmann, 1923, pp. 18-20.

(8) Lago L., Imago Munti et Italiae, contributi di L. Gambi, M. Milanesi, L. Rombai, Per la Mostra di Cartografia storica allestita dall’Università degli Studi di Trieste, in occasione del V Centenario della scoperta dell’America, ed. La Mongolfiera, Trieste, 1994.

(Fig. 1) Ricostruzione del ‘Mappa Mundi’ della ‘Geographia’ di Eratostene.

(9) (Fig. 2) Planisfero di Tolomeo  ricostituito dalla ‘Geographia’ tolemaica (circa 150 d.C.) nel XV secolo, che mostra la “Sinae” (Cina) all’estrema destra, oltre l’isola di “Taprobane” (Sri Lanka, più grande del normale) e l’“Aurea Chersonesus” (penisola del Sud-Est asiati- co).

(Fig. 3) Claudio Tolomeo, dettaglio dell’Est e del Sud-Est Asiatico nel planisfero di Tolomeo. Golfo del Gange (Golfo del Bengala) a sinistra; penisola asiatica del Sud-Est nel centro; Mar Cinese Meridionale a destra, con la “Sinae” (Cina).

(10) (Figg. 9-10-11-12-13) Tavola Sesta d’Europa che raffigura l”Italia, contenuta nel Codice “Urbinas Graecus 82” (Urb. gr. 82)(è la pagina 71v e 72r), il più antico codice greco conosciuto della Geographia di Tolomeo (11). Questa carta è stata pubblicata da Almagià R., op. cit. (5), Tav. I., ne parla nel Capitolo Primo: “La cartografia dell’Italia anteriormente al secolo XV – 1- L’Italia nelle Carte tolemaiche dei più antichi codici”, p. 1-2-3. La carta in questione che è contenuta nel Codice Urbinate greco 82 (11).

(11) (Figg. 6-7-8) Codice Urbinate greco 82, il più antico codice greco conosciuto della ‘Geographia’ di Tolomeo, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana e, la sua versione digitale è consultabile sul sito: https://digi.vatlib.it/search?k_f=1&k_v=Urb.gr.82; si veda in proposito: Stornajolo C., Codices urbinates graeci Bibliothecae Vaticanae descripti, Romae 1895, p. 128-129, 331. Per questo codice si veda pure: Claudii Ptolemaei Geographiae codex Urbinas Graecus 82, phototypice depictus consilio et opera curatorum Bibliothecae Vaticanae (Codices e Vaticanis selecti, 19), 4 voll., Lyon-Leipzig 1932.

(12) (Figg. 4-5) Mappa mundi di Agatodemo rappresentante il ‘Planisfero’, contenuta (probabilmente) in un Codice manoscritto greco della ‘Geographia’ di Claudio Tolomeo, del XIII secolo, rinvenuto presso il Monastero di Vatopedì in Grecia ed attualmente conservata al British Museum di Londra. Particolare che mostra l’ecumeno (il mondo abitato e conosciuto) della penisola italiana ed il Mare Mediterraneo. Le immagini sono tratte dal testo di Piero Falchetta, op. cit. (14).

(13) (Figg. 14-15-16-17) Le immagini, riguardano la Tav. VI della Carta manoscritta annessa al Codice greco “Vindobonensis Historia” o VINDHIST, (Codex Vindobonensis) (Vind-Hist), realizzato nel 1454 circa e, conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek di Vienna. Questa carta è stata pubblicata da Borri A., op. cit. (4), CM1, p. 11.

(14) Falchetta P., La Geografia di Claudio Tolomeo, stà nella rivista ‘Alumina’, ed. Nova Charta, Padova, n. 14, p. 57.

(15) Fischer Theobald, Sammlung mittela Iterlice Welt-und-See-Karten italienischen ursprungs ecc…(raccolta di mappamondi e carte marittime del medio evo d’origine italiana e da Biblioteche e d’Archivi italiani), Venezia, ed. Ongania, 1886.

(16) Dinse P., Die hand schriftlichen Ptlolemauskarten und ihere Entxick-lung im Zeitaller der Renaissange ‘Zentralblatt fur Bibliothekwesen’, XXX, 1913, pp. 379-403 (=Dinse I), pp. 385-88.

(17) Heeren, Commentatio de Fontibus Geograph. Ptolemaei Tabularumque iis annexarum; si veda pure: Raidel, Commentatio critico-literaria de Cl. Ptolemaei Geographia ejusque codicibus, p. 7.

Toponomastica figura 1
Toponomastica figura 2
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Toponomastica figura 9
L’Italia nel Codice greco Codex Vidobonensis Historia (Vind-Hist). L’immagine è tratta dal Borri (4-13).
L’Italia nel Codice greco Codex Vidobonensis Historia (Vind-Hist). L’immagine è tratta dal Borri (4-13).
Particolare delle coste meridionali dell’Italia tratto dalla Tav. VI della carta dell’Italia nel Codice greco Codex Vidobonensis Historia (Vind-Hist), particolare delle nostre coste. L’immagine è tratta dal Borri (4-13).
Dopo questo codice, tra i codici latini a noi noti e conosciuti che conservino l’originario tipo greco, vi è il Codice Laurenziano XXVIII, 49, che è il codice più autorevole della classe B e di cui parleremo nell’altro nostro studio ivi pubblicato: “I Codici latini conosciuti e manoscritti, redatti prima della stampa dei ‘Cosmographia’”.

(18) Langlois V., Géographie de Ptolémée, reproduction photolitographique du manuscrit grec du monastère de Vatopédi au Mont Athos, a cura di V. Langlois, Paris 1867, conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia e che può essere scaricato gratuitamente collegandosi al sito:  http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k9620080v/f15.image

Francesco Attanasio

 

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